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Indice

1. Introduzione: il valore del dubbio tra relativismo ontologico e relativismo gnoseologico.

2. La relatività: la verità fisica della velocità della luce. La relatività ristretta e la relatività generale.

3. La rinuncia alla verità nella letteratura di Eliot e Pirandello. Eliot’s pessimism: The Waste Land. Lo smascheramento di Pirandello e il suo pessimismo: l’impossibilità di un ritorno all’unità.

4. Le “categorie di pensiero e le nuove verità del ‘900. Kant, l’innamorato deluso della filosofia che non rinuncia alla speranza razionale. I filosofi disincantati fino al ‘900: “I maestri del sospetto”, il valore delle loro intuizioni verso una nuova verità. Il Kant del ‘900.

5. Conclusione: perché mi piace Einstein.

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La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso (A. Einstein)

Il valore del dubbio tra relativismo ontologico e relativismo gnoseologico

Tutta la filosofia occidentale ha inizio con Parmenide. Sembrerebbe alquanto strano, ma nella formula “L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può non essere” troviamo forse l’unica e sola verità dell’universo. È pur vero che il filosofo di Elea non sapeva spiegarsi il divenire dell’esistenza e affermava infatti l’eternità e la fissità dell’essere.

Contestatori del pensiero eleatico furono Protagora e Gorgia, i quali giunsero a conclusioni estremamente diverse. Il primo affermava che “l’uomo è misura di tutte le cose” e quindi poneva l’accento sulla molteplicità delle interpretazioni, senza mettere comunque in discussione l’essere e attestandosi su una posizione di relativismo gnoseologico. Il secondo invece estendeva il dubbio al piano dell’essere, arrivando al concetto di “relativismo ontologico”, che porta al nichilismo.

È a partire da questo errore, nato con Gorgia, che echi mistificatori arrivano nel presente che viviamo.

Se riflettiamo sul significato di relativo dobbiamo inevitabilmente concludere che esso si riferisce sempre a qualcosa di esistente. Sembrerebbe apparentemente banale, ma le grandi conquiste civili quali la democrazia, il rispetto, la giustizia etc. nascono da un atteggiamento che considera anche l’altro e hanno, per così dire, una struttura dialogica. Il dialogo, affinché sia costruttivo, implica che i due interlocutori siano messi sullo stesso livello, in modo da considerare sia la tesi dell’uno che quella dell’altro. La nostra stessa Costituzione, in rapporto ad una società aperta, considera le differenze una ricchezza da salvaguardare. Infatti uguaglianza significa che le differenze che esistono tra gli individui non possono giustificare trattamenti differenziati. Ciò è vero anche nella morale cristiana (non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te). Quindi il relativo definisce i rapporti tra tutto, parti, e verità.

L’atteggiamento relativo non mira a dissolvere ogni verità, come grossolanamente si pensa, bensì a riscoprirla, attraverso il dubbio critico, che fiorisce nel confronto con gli altri. D’altra parte, non esisterebbe alcuna verità senza la sua negazione.

La Teoria della Relatività di Einstein si può considerare la seconda rivoluzione scientifica dopo quella di Galileo. La grande rilevanza delle teorie einsteiniane sta nel fatto che l’uomo diventa parte integrante delle leggi fisiche. Se prima, con Newton e la meccanica classica, si credeva che le entità di spazio e tempo esistessero indipendentemente dall’esistenza o meno dell’uomo sulla terra, con Einstein esse dipendono fortemente dall’uomo, divengono delle categorie umane del soggetto in grado di pensarle.

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La crisi di certezze assolute e immutabili è un denominatore comune degli intellettuali del Novecento, che comunque approderanno a conclusioni diverse.

Sullo scenario europeo non manca chi rinuncia alla ricerca della verità, denunciando l’intera società borghese, e ravvisando in essa uno stato di decadenza e contraddittorietà troppo profondo per una qualsiasi via di salvezza. È il caso di Pirandello ed Eliot, nei quali l’idea di progresso scompare definitivamente.

I filosofi del Novecento invece fanno i conti con le intuizioni dissacranti dei “maestri del sospetto”, che avevano messo in crisi la consolidata percezione della coscienza, basata sul cogito cartesiano. Inoltre si abbandona, ad esempio con Nietzsche, la ricerca epistemologica, o ci si affida al determinismo pretenzioso e sterile come nel caso di Marx e Freud.

La soluzione era arrivata già con Einstein, di cui spesso trascuriamo il pensiero e il suo senso di verità, troppo presi dalle sue scoperte scientifiche. Einstein e Popper, infatti, non abbandonano la ricerca della verità, che viene considerata un’entità in perenne mutamento e fondata sul dialogo critico, nell’orizzonte della condivisione e della solidarietà, in cui soltanto è possibile una speranza di progresso.

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La relatività, la verità fisica della velocità della luce

Appare quasi paradossale pensare che uno scienziato come Einstein, “uomo del relativo”, teorico appunto della Teoria della Relatività, sia giunto ad una verità: che non esista velocità maggiore di quella della luce.

Prima di Einstein…

  • Con Aristotele si riteneva l’esistenza di un quinto elemento, l’etere, che egli riteneva il costituente immutabile ed eterno del mondo celeste. Con Cartesio si identificò lo spazio con la materia e si ritenne impossibile l’esistenza del vuoto. Egli immaginò che lo spazio fra i corpi di grosse dimensioni fosse pieno di “materia sottile”, l’etere, in perpetuo movimento circolare intorno a diversi centri. I vortici di etere nella concezione cartesiana, comunicavano il movimento ai pianeti e spiegavano la gravità terrestre.

Tuttavia la natura dell’etere suscitava molti interrogativi: esso doveva essere talmente tenue da essere presente anche nello spazio apparentemente vuoto e così rigido da permettere alla luce di raggiungere la massima velocità possibile in natura. Nonostante ciò, l’etere fu ritenuto reale fino alla fine del XIX secolo. Anche Maxwell, che sistematizzò le osservazioni sui fenomeni elettrici, magnetici e luminosi, ne ammise l’esistenza.

Nel Novecento c’era una dicotomia irrisolta tutta interna alla fisica: una opposizione tra due modelli del mondo fisico. Da una parte la meccanica statistica, che si occupava di studiare la materia ponderabile (molecole e atomi), dall’altra l’elettromagnetismo di Maxwell: mentre le leggi di Newton della meccanica erano dipendenti dal sistema di riferimento inerziale prescelto, quelle di Maxwell, che prevedevano per la velocità della luce un valore costante c, non lo erano. Vi era la difficoltà di appianare il contrasto tra relativismo galileiano ed elettromagnetismo.

Con gli esperimenti di Michelson e Morley, che utilizzarono per primi l’interferometro, si voleva cercare conferma all’ipotesi che la velocità della luce rispetto all’etere fosse diversa da quella misurata rispetto alla Terra. Nell’ipotesi che la Terra si muovesse attraverso un etere fisso, la velocità di propagazione di un raggio luminoso parallelo alla direzione del moto della Terra in un dato istante sarebbe risultata diversa da quella di un raggio a esso perpendicolare.

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Nell’interferometro di Michelson-Morley, due raggi perpendicolari venivano ricongiunti per mezzo di un sistema di specchi per dar luogo a frange di interferenza chiaramente osservabili. Se l’ipotesi dell’etere fosse stata corretta, ripetendo l’esperimento con lo strumento ruotato, e invertendo quindi i ruoli dei due raggi luminosi, si sarebbe dovuta osservare una variazione nella figura di interferenza. L’esperimento, di grande rilevanza per lo sviluppo della conoscenza scientifica, diede risultato negativo e di conseguenza negò l’esistenza dell’etere.

Una soluzione, che arginasse l’imbarazzo del fallimento dell’esperimento, fu proposta da Lorentz, il quale lo criticò duramente. Infatti, elaborò nuove equazioni per trasformare le coordinate spazio-temporali di un evento da un sistema di riferimento inerziale a un altro.

Mentre nelle trasformazioni di Galileo la coordinata temporale è uguale in tutti i sistemi di riferimento, in quelle di Lorentz essa si modifica al pari delle coordinate spaziali. Lorentz aveva determinato le sue trasformazioni al preciso scopo di rendere le equazioni di Maxwell valide nella stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali. Le trasformazioni di Lorentz, infatti, contengono quelle di Galileo come caso limite: quando la velocità di un oggetto in movimento e la velocità relativa dei sistemi di riferimento rispetto ai quali la velocità dell’oggetto è misurabile sono molto minori della velocità della luce, si riducono alle trasformazioni galileiane. Applicate all’esperimento di Michelson e Morley, le trasformazioni prevedono che il braccio dell’interferometro parallelo alla direzione del moto orbitale terrestre subisca una contrazione, tale da spiegare esattamente il mancato spostamento delle frange d’interferenza.

La relatività ristretta e la relatività generale

“I concetti che tu hai creato guidano ancora oggi il nostro modo di pensare, sebbene ora noi sappiamo che essi dovranno essere sostituiti da altri più lontani dalla sfera dell’esperienza immediata, se vogliamo aspirare a una profonda comprensione delle leggi della fisica.” Einstein, rivolto idealmente a Newton

Nel 1905 Albert Einstein pubblica sulla rivista Annalen der Physik un articolo intitolato “Elettrodinamica dei corpi in movimento”: era l’inizio della teoria sulla relatività ristretta.

La relatività affonda le sue radici nel relativismo classico, e si pone come raccordo delle osservazioni operate dagli scienziati del ‘900. Infatti essa si compendia di due postulati.

Primo postulato

Le leggi secondo cui variano gli stati di un sistema fisico non dipendono dal fatto di essere riferite all’uno o all’altro di due sistemi di coordinate in moto relativo uniforme.

Secondo postulato

Un raggio di luce si muove in ogni sistema inerziale di coordinate con la stessa velocità c, sia se venga emesso da una sorgente fissa o da una sorgente in movimento.

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Il primo è il principio relativistico galileiano esteso a tutte le leggi della fisica; si reinterpretano le teorie di Maxwell per i corpi stazionari estendendole a quelli in movimento: i fenomeni elettromagnetici non possiedono proprietà corrispondenti all’idea di quiete assoluta. Il secondo assume che la velocità della luce (nel vuoto) sia costante per qualunque osservatore. Se infatti la velocità della luce non fosse una costante universale, le equazioni di Maxwell dell’elettromagnetismo non potrebbero avere la stessa forma rispetto a tutti i sistemi di riferimento inerziali. Inoltre, in contraddizione con il primo postulato, misurare la velocità della luce sarebbe un mezzo per distinguere l’uno dall’altro i diversi sistemi.

“Prima si credeva che, se ogni cosa dovesse improvvisamente sparire dal nostro mondo, rimarrebbero comunque lo spazio e il tempo. Dopo la relatività speciale e quella generale sono convinto che insieme a ogni cosa dovranno sparire anche lo spazio e il tempo”

Risultava comunque difficile capire come la luce avesse la stessa velocità per un osservatore che si avvicini a essa o che le si allontani. I due postulati richiedono l’abbandono della concezione di spazio e tempo fondata su un’idea di continuum spaziale che fluisce attraverso un continuum temporale, e comporta l’assunzione di un continuum spazio-temporale in cui distanze ed intervalli variano al mutare del sistema di riferimento; il tempo quindi diverrà una quarta dimensione.

I diagrammi spazio-tempo

Il cronotopo o lo spazio-tempo implica che le posizioni in cui si verificano gli eventi giacciano lungo una stessa retta. Sull’asse delle ascisse si riporta la coordinata spaziale x e sull’asse delle ordinate il rapporto della velocità della luce c per il tempo t.

c t

oggetto con velocità costante

e

t

o

f

e

r

m

o

linee di universo:

Le linee tracciate sono dette con cui si rappresentano i vari eventi (nascita di un bambino, esplosione stellare).

Se un oggetto è fermo, la sua linea di universo è una retta verticale, parallela all’asse del tempo: mentre il tempo scorre, la coordinata spaziale x non varia. Notiamo invece che per la luce la linea è inclinata di un angolo maggiore π/4, corrisponderebbe ad una velocità maggiore di c.

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Il concetto di simultaneità

“Supponiamo di affermare che quel treno arriva alle ore sette: questa affermazione significa che la sovrapposizione della lancetta piccola dell’orologio con il numero sette e l’arrivo del treno presso l’orologio sono due eventi simultanei”

La sincronizzazione degli orologi

  • Nella frase sopra riportata, Einstein si riferiva però alla simultaneità tra eventi che accadono nello stesso luogo. Nel caso in cui occorra confrontare correttamente i tempi in cui si verificano due eventi che accadono in due luoghi diversi, bisogna utilizzare due orologi sincronizzati e tecnologicamente uguali, uno posizionato nel punto in cui accade il primo evento, l’altro nel punto in cui accade il secondo.

Un processo di sincronizzazione può essere effettuato inviando a due osservatori posti vicino agli orologi un segnale che viaggi nello spazio il più velocemente possibile. Poiché finora non è stata scoperta una metodologia di comunicazione più rapida delle onde elettromagnetiche, poniamo esattamente nel punto di mezzo della congiungente i due orologi, una sorgente di onde, scelte, per esempio, nel campo delle radiazioni luminose che, come sappiamo, viaggiano sempre alla stessa velocità in qualsiasi direzione. Nel momento in cui arriva il segnale messo dalla sorgente, ogni osservatore potrà regolare il proprio orologio esattamente al tempo t=0. Questa tecnica permette di sincronizzare due orologi, reciprocamente fermi, e tra loro distanti.

Una volta sincronizzati gli orologi, posizionati nei due sistemi di riferimento, possiamo affermare che due eventi che accadono in luoghi diversi sono simultanei se i corrispettivi orologi associati agli eventi registrano la stessa ora.

La simultaneità è relativa

  • Tutto cambia se i due orologi non sono fermi, ma sono in moto reciproco e localizzati in diversi sistemi di riferimento inerziali.

Un uomo si trova al buio al centro di un lungo vagone di un treno in moto con velocità costante. A un certo istante, utilizzando un’apposita sorgente, l’uomo invia due pennelli luminosi diretti verso le due estremità del vagone, sulle cui pareti si trovano dei dispositivi in grado di segnalare l’arrivo della radiazione luminosa. Poiché la velocità della luce è costante, l’onda raggiungerà i due dispositivi segnalatori nello stesso intervallo di tempo.

Per l’osservatore posto all’interno del vagone i due eventi, “luce che raggiunge la testa” e “luce che raggiunge la coda” avvengono simultaneamente. L’osservatore, che a terra, col proprio orologio, vede passare il treno, osserva che la luce si muove con velocità costante in entrambe le direzioni; però nota che, nel valutare la stessa sequenza di eventi, mentre la parete superiore si avvicina verso la luce, quella anteriore si allontana da essa. Per il secondo osservatore quindi i due eventi, “luce che raggiunge la testa” e “luce che raggiunge la coda”, non sono simultanei. Un segnale luminoso colpisce con un certo anticipo il dispositivo che si avvicina verso la luce. L’osservatore di terra dirà che i due orologi non sono sincronizzati: segnano la stessa ora per eventi che non accadono esattamente nello stesso istante. In conclusione possiamo dire che la simultaneità è un concetto relativo.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo

La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso

Autore: Del Monaco Flavia

Descrizione

Tutta la filosofia occidentale ha inizio con Parmenide. Sembrerebbe alquanto strano, ma nella formula "L'essere è e non può non essere, il non essere non è e non può non essere" troviamo forse l'unica e sola verità dell'universo. È pur vero che il filosofo di Elea non sapeva spiegarsi il divenire dell'esistenza e affermava infatti l'eternità e la fissità dell'essere. Contestatori del pensiero eleatico furono Protagora e Gorgia, i quali giunsero a conclusioni estremamente diverse. Il primo affermava che "l'uomo è misura di tutte le cose" e quindi poneva l'accento sulla molteplicità delle interpretazioni, senza mettere comunque in discussione l'essere e attestandosi su una posizione di relativismo gnoseologico. Il secondo invece estendeva il dubbio al piano dell'essere, arrivando al concetto di "relativismo ontologico", che porta al nichilismo. È a partire da questo errore, nato con Gorgia, che echi mistificatori arrivano nel presente che viviamo. Se riflettiamo sul significato di relativo dobbiamo inevitabilmente concludere che esso si riferisce sempre a qualcosa di esistente. Sembrerebbe apparentemente banale, ma le grandi conquiste civili quali la democrazia, il rispetto, la giustizia etc. nascono da un atteggiamento che considera anche l'altro e hanno, per così dire, una struttura dialogica. Il dialogo, affinché sia costruttivo, implica che i due interlocutori siano messi sullo stesso livello, in modo da considerare sia la tesi dell'uno che quella dell'altro. La nostra stessa Costituzione, in rapporto ad una società aperta, considera le differenze una ricchezza da salvaguardare. Infatti uguaglianza significa che le differenze che esistono tra gli individui non possono giustificare trattamenti differenziati. Ciò è vero anche nella morale cristiana (non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te). Quindi il relativo definisce i rapporti tra tutto, parti, e verità. L'atteggiamento relativo non mira a dissolvere ogni verità, come grossolanamente si pensa, bensì a riscoprirla, attraverso il dubbio critico, che fiorisce nel confronto con gli altri. D'altra parte, non esisterebbe alcuna verità senza la sua negazione. La Teoria della Relatività di Einstein si può considerare la seconda rivoluzione scientifica dopo quella di Galileo. La grande rilevanza delle teorie einsteiniane sta nel fatto che l'uomo diventa parte integrante delle leggi fisiche.

Area: umanistica

Sommario

Fisica: La teoria della Relatività di Einstein, la verità fisica della velocità della luce. Inglese: Eliot, The Waste Land. Italiano: Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Uno, nessuno e centomila. Filosofia: Kant, Critica della Ragion Pura, Critica della Ragion Pratica, Marx, la struttura e sovrastruttura, Nietzsche e la sua "scuola di sospetto", dalla "morte di Dio" alla figura del "superuomo", Freud e la scomposizione della psiche umana, Albert Einstein, con la sua Teoria della Relatività, Eliot e Pirandello. Filosofia: Kant

Bibliografia

  • N. Abbagnano, G. Fornero, Il nuovo protagonisti e testi della filosofia (volumi 2B e 3A), Paravia, Varese 2007
  • A. Caforio, A. Ferilli, Il senso della fisica (volume 2), Le Monnier scuola, Varese 2009
  • M. Spiazzi, M. Tavella, Lit and lab (volume 3), Zanichelli, Milano 2004
  • G. Baldi, S. Giusso, M. Rossetti, G. Zaccaria, Dal testo alla storia dalla storia al testo (volume su Svevo e Pirandello), Paravia 2002
  • Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, Tascabili economici Newton, Roma 1994
  • Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Supplemento a Famiglia cristiana numero 19 del 7 maggio 1997
  • F. W. Nietzsche, Al di là del bene e del male, Rusconi libri, 2004
  • A. Einstein, Il mondo come lo vedo io, Newton Compton, 2005
  • Articolo tratto dall'archivio storico del Corriere della Sera, su www.archiviostorico.corriere.it, scritto da Giulio Giorello il 18 settembre 1994
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