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Tesina di maturità

“La verità che cerco non è lì dentro, ma in me”

- 1 - “A Clizia

Perché Apollo senza di lei

Non è nessuno”

Indice

  • Prefazione, pag. 4 - 2 -
  • Introduzione, pag. 5
  • Scienze – La memoria umana, pag. 6
  • Accenni di neuroanatomia e neurofisiologia, pag. 6
  • Come si immagazzinano i ricordi, pag. 13
  • Il morbo d’Alzheimer, pag. 16
  • Esperienze personali con alcuni ospiti dell’istituto “De Pagave” affetti da Alzheimer, pag. 20
  • Informatica – Sfida fra memoria umana e artificiale, pag. 23
  • Breve storia dell’archiviazione virtuale, pag. 23
  • Come funziona un hard disk, pag. 24
  • Il sistema binario, pag. 26
  • Confronto fra le capacità umane e artificiali, pag. 27
  • Storia dell’Arte – Rapporto fra realtà e arte, pag. 28
  • La memoria
  • Magritte -, pag. 29
  • Storia – La Seconda Guerra Mondiale nella memoria dei civili, pag. 31
  • Breve cronologia della Seconda Guerra Mondiale, pag. 31
  • La vita quotidiana a Novara durante la guerra, pag. 32
  • Racconti di vita di alcuni ospiti dell’Istituto “De Pagave” vissuti durante la Seconda Guerra Mondiale, pag. 34
  • Filosofia – La terapia del ricordo, pag. 42
  • Irvin D. Yalom – Le lacrime di Nietzsche, pag. 44
  • Latino – La concezione della senilità, pag. 46
  • Epistulae ad Lucilium – La bellezza della vecchiaia, pag. 47
  • Letteratura – Ricordi di carta, pag. 50
  • Marcel Proust – Alla ricerca del tempo perduto, pag. 50
  • Virginia Woolf – To the lighthouse, pag. 52
  • Mappe concettuali, pag. 53
  • Conclusione, pag. 56
  • Ringraziamenti, pag. 57
  • Bibliografia, pag. 58 - 3 -

Prefazione

Il lavoro che avete fra le vostre mani è frutto di una lunga elaborazione, che ha subito diverse trasformazioni nel tempo, modificandosi nella struttura, nel contenuto e nel messaggio finale.

È nata come relazione sulla schizofrenia, poi è passata ad essere sulla follia e, infine, è giunta ad essere sulla memoria.

Ho voluto focalizzare la mia attenzione su un certo stadio della memoria, ossia la memoria come recupero di una propria identità e della propria

Alla ricerca del tempo perduto

persona. Il titolo della trattazione è una frase tratta da “ ” di Proust.

Ho trovato queste parole molto eloquenti perché in grado di riassumere quello che era il mio intento: dimostrare che l’uomo è ciò che ha vissuto.

Questa riflessione è nata dalla mia esperienza di volontario presso l’Istituto “De Pagave”.

Lì, una volta a settimana prendo parte ad un’attività chiamata “Laboratorio cinque sensi” con il ruolo di facilitatore.

In questo laboratorio, che ha luogo con cadenza settimanale, cinque ospiti di questo istituto affetti da Alzheimer vengono portati in una sala tranquilla, lontana dal luogo dove normalmente trascorrono le loro giornate, al fine di sollecitarli nell’uso dei propri sensi, per cercare di stimolare ciò che rimane delle loro facoltà cerebrali.

A volte si assiste a scene strazianti, ma che mi hanno fatto crescere moltissimo.

Da questa esperienza è nata la mia personale ricerca su che cosa volesse dire possedere una identità e sono giunto alla conclusione che la propria identità risieda nella propria memoria, intesa come l’insieme di ogni piccolo, minuscolo attimo di vita che esperiamo dalla nascita alla morte.

Resomi conto di ciò, mi sono sentito diverso, mi sono accorto di aver sviluppato una capacità ed un modo diverso con cui affrontare ed analizzare la vita.

Proprio per questo motivo, mi sono sentito in dovere di ringraziare queste cinque persone per la maturità a cui mi hanno fatto giungere.

Ho deciso di rendere loro omaggio dedicando a questi ospiti il mio lavoro, come a voler relazionare la conclusione di una prima fase della mia crescita, alla quale mi auguro possa seguire una successiva fase più profonda, una fase di studio che, se mi consentirete di abbandonare questo liceo, verterà verso la Medicina, verso lo studio dei delicati meccanismi della Neurologia, con

vecchierel canuti e bianchi

una particolare attenzione all’anziano perché lì, nei , risiede la massima espressione di un’identità, di un Io, che però a causa di malattie come l’Alzheimer rischia di sparire nel nulla lasciando solo carcasse prive di storia.

- 4 -

Introduzione

Dopo aver definito il tema della memoria, mi è risultato facile collegare tutte le materie all’interno della trattazione.

Mi sono reso conto che, nel corso del secolo che si è concluso da ormai quasi un decennio, l’attenzione che è stata dedicata allo studio della memoria e della psicologia è stata notevole.

L’obiettivo della mia relazione, come è stato spiegato nella prefazione, è quello di mostrare quanto la memoria sia fondamentale per ognuno di noi perché la nostra esperienza ci rende ciò che siamo.

Proprio sulla base di questa riflessione ho scelto di partire dall’illustrazione del sistema nervoso.

Questa spiegazione ha il duplice scopo di spiegare le basi anatomiche della memoria e di mostrare il morbo d’Alzheimer, oltre che sotto il punto di vista patologico, anche dal punto di vista umano, riportando le mie esperienze all’interno del “Laboratorio cinque sensi”.

Così di letteratura ho portato l’attenzione su due importanti opere “Al Faro” “Alla ricerca del tempo perduto” di inizio secolo: della Woolf e di Proust.

Del primo

the interior monologue

libro mi è sembrato interessante evidenziare della signora Ramsay, che ben si presta nel mostrare la struttura a rete della memoria e le ricadute della memoria sulla vita attuale; così la seconda opera mostra l’affannarsi di un uomo alla ricerca delle proprie radici e delle proprie memorie, luoghi dell’anima senza i quali ogni uomo non può ritenersi tale.

Ho deciso di non analizzare questi due testi in due sezioni specifiche, ma ho preferito inserire all’interno del lavoro di tanto in tanto qualche brano tratto da questi due capolavori; in questo modo si può vedere come i due autori abbiano trattato il tema della memoria e della relativa formazione dell’identità nelle diverse applicazione analizzate nel corso della trattazione.

Alla fine è stato aperto un capitolo in cui sono state brevemente spiegate le motivazioni che hanno portato alla scelta di determinati passi per particolari ricerca.

Valorizzando ancora una volta la mia esperienza all’Istituto “De Pagave”, ho deciso di intervistare tre signore vissute durante la Seconda Guerra Mondiale, sia per sapere come si viveva nelle città durante la guerra (considerato che di solito si parla sempre di cosa succede al fronte e raramente di quello che succede a casa), sia per dedurre dai loro racconti come la loro memoria ha reagito al passare del tempo davanti un

l’analisi del

evento di così devastante portata.

Per quel che concerne filosofia, porto “Le lacrime di Nietzsche”, romanzo di I. D. Yalom, che ben mostra come anche nei casi più estremi, come Nietzsche che è il filosofo del qui ed ora, sia necessario sempre e comunque tornare a riconsiderare la propria storia.

Proprio a questo proposito ho collegato anche informatica, rendendola una sintesi fra matematica e fisica, per mostrare come, per quanto un computer possa essere potente ed aggiornato, la mente umana resterà sempre superiore a quella virtuale di una macchina.

L’argomento di arte infine è stato scelto basandomi sulla riflessione che intercorre fra l’arte e lo scorrere della vita.

A causa della complessa articolazione del discorso in alcuni capitoli, è stato ritenuto necessario realizzare anche alcune mappe concettuali conclusive così che con una sola rapida consultazione sia possibile capire come è stato strutturato il discorso.

Le materie che sono state sviluppate anche in mappa concettuale sono scienze (pag. 53), informatica (pag. 54) e storia (pag. 55). - 5 -

Scienze – La memoria umana

Accenni di neuroanatomia e neurofisiologia

Ogni nostro movimento, sensazione, pensiero e tutte le altre cose che ci rendono persone, sono rese possibili grazie a quello straordinario apparato chiamato sistema nervoso.

Esso è divisibile in due aree: il sistema nervoso centrale (o S.N.C.) comprende tutte quelle strutture neurali contenute all’interno della scatola cranica, con l’aggiunta del midollo spinale, ossia l’insieme di neuroni che corrono all’interno delle vertebre; il sistema nervoso periferico (o S.N.P.) è l’insieme dei nervi che, partendo dalla colonna vertebrale, si diramano per tutto il corpo e tornano al midollo.

Il neurone

L’unità morfofunzionale di base dei sistema nervoso è il neurone; esso è una cellula particolarissima, in quanto strutturata in maniera tale da poter trasferire impulsi di natura elettrica. 1

Il neurone qui raffigurato è un motoneurone, ossia un neurone che, dal midollo spinale, trasmette il segnale alla giunzione neuromuscolare.

Esso si compone di due parti principale: il corpo cellulare (1), chiamato anche soma cellulare o pirenoforo, e le fibre che da esso partono, come l’assone (2), detto anche cilindrasse o neurite, e i dendriti (4).

Nel soma cellulare si trovano due parti importanti; all’interno della cellula vi è il nucleo (3) mentre, verso l’esterno, la membrana cellulare forma i dendriti, che terminano con recettori rivolti verso le sinapsi delle cellule circostanti.

L’assone non è altro che un prolungamento della membrana plasmatica che si assottiglia e si allunga, terminando con delle estremità molto particolari, dette sinapsi (7), di cui parleremo in seguito.

All’interno dell’assone si trovano dei microtubuli che sono la struttura portante della cellula, in quanto consentono al neurone di mantenere tale forma.

Attorno al cilindrasse si trova una sorta di guaina (5) che percorre tutto il neurite, presentando strozzature regolari, dette Nodi di Ranvier (6).

Ciò che forma tale guaina è in realtà un insieme di cellule che cambiano in base alla parte di sistema nervoso considerato.

Nell’SNC, le cellule in questione sono dette oligodendrociti (B), mentre nel SNP si trovano le Cellule di Schwann(A).

Indirizzo del sito internet: http://skylliceous.unblog.fr/files/2008/02/neurone.gif - 12/05/09

1 - 6 - 2

Queste cellule formano attorno all’assone quella che viene chiama guaina mielinica, che favorisce il passaggio dell’impulso perché, facendo da isolante attorno al cilindrasse, l’impulso “salta” da un nodo all’altro, compiendo così il suo percorso molto più velocemente.

È per conduzione saltatoria.

questo motivo che si dice che l’impulso ha una

La presenza di mielina sull’assone fa prendere il nome di fibre mielinizzate a quei fasci nervosi dove l’assone è ricoperto da questa guaina; sono riconoscibili macroscopicamente in quanto la guaina mielinica conferisce una colorazione bianca; questi fasci costituiscono la sostanza bianca.

sostanza grigia

cosiddetta Viceversa, la è quella parte del tessuto nervoso dove non c’è mielina; generalmente tale parte è composta dai pirenofori, i quali non hanno questa copertura perché devono ricevere tramite i dendriti gli impulsi dalla altre sinapsi.

Le sinapsi

In fisica, si ritiene che più un sistema sia complesso, maggiori siano le sue capacità di elaborazione.

La stessa cosa si può dire per il cervello: non c’è animale il cui cervello possa essere paragonato a quello dell’uomo.

Ciò che rende così straordinario e così potente il cervello, è l’immenso numero di collegamenti che esistono fra le diverse cellule nervose e fra le cellule nervose e gli altri tessuti del nostro corpo.

Questi collegamenti sono rappresentati dalle sinapsi.

Giusto per dare una vaga idea di quante possano essere le sinapsi, si pensi che nella sola corteccia cerebrale di un adulto ci sono più o meno cento miliardi di neuroni; tale numero di neuroni, se messi in fila, costituirebbero un filo lungo come l’Italia intera.

Su un neurone, si trovano in media 10.00 sinapsi.

Con una semplice moltiplicazione, arriviamo allo 1015, sbalorditivo numero di cioè 10 seguito da 15 zeri, che è il numero approssimativo di sinapsi presenti nella sola corteccia cerebrale.

Biologica

Pusceddu Nardella M., Testoni G., , v. B, pag. 932, Trevisini Editore, Milano

2 - 7 - 3

Esistono due tipi di sinapsi.

La sinapsi elettrica (A) non ha nulla di affascinante in quanto, tramite il collegamento diretto fra sinapsi e cellula ricevente, la differenza di potenziale passa da una cellula all’altra portando avanti l’impulso elettrico.

Questo tipo di sinapsi ha anche il difetto di non permettere alcun tipo di modulazione del segnale, che ha quindi solo la facoltà di proseguire senza essere amplificato o soppresso.

La sinapsi chimica (B) è invece uno di quei meccanismi in grado di lasciare gli studenti a bocca aperta per la loro microscopica perfezione, un po’ come l’operone, un po’ come la perfetta struttura dell’occhio, un po’ come tutte le bellezze senza senso.

Non si trova a diretto contatto con la membrana della cellula ricevente, ma c’è una microscopica distanza, detta spazio sinaptico.

A causa di questo spazio, la sinapsi deve usare un mezzo che metta in comunicazione le due cellule, preparando la cellula ricevente alla ricezione dell’impulso elettrico.

Ciò può avvenire grazie ai neurotrasmettitori o neuromediatori.

Ciò che differisce fra queste due sostanze è il raggio d’azione: il neurotrasmettitore influenza solo lo spazio sinaptico in cui viene emesso, mentre il neuromediatore può influenzare un’area più vasta anche attorno alla sinapsi che lo ha rilasciato.

A parte questa differenza, entrambi hanno la caratteristica di poter modificare l’impulso elettrico.

gamma-

Possono infatti favorirne il passaggio, come l’acetilcolina, o inibirlo, come l’acido aminobutirrico.

Quando l’impulso nervoso giunge al pirenoforo e incomincia a correre lungo l’assone, entrano in gioco le proteine canale che regolano il passaggio di sostanze fra l’interno della cellula e l’ambiente esterno.

Nella porzione pre-sinaptica, le proteine canale

++

cominciano a far entrare calcio sottoforma di ioni Ca che, una volta all’interno del citoplasma, fanno spostare le vescicole dentro cui si trova il neurotrasmettitore fino alla membrana, liberandolo per esocitosi nello spazio sinaptico.

Una volta che il neurotrasmettitore si collega alla terminazione post-sinaptica, esso deve essere rimosso per permettere alla terminazione di tornare allo stato iniziale.

Questo avviene generalmente con un reuptake, cioè le molecole del neurotrasmettitore in questione vengono riassorbite per endocitosi nel citoplasma della cellula pre-sinaptica.

Questo discorso non vale per l’acetilcolina, la quale ha bisogno di essere demolita da un enzima detto acetilcolinesterasi.

Per capire meglio i meccanismi di trasduzione dell’impulso elettrico da una cellula all’altra, è necessario introdurre brevemente alcuni termini che caratterizzano la situazione elettrica del neurone.

Biologica

Pusceddu Nardella M., Testoni G., , v. B, pag. 935, Trevisini Editore, Milano

3 - 8 -

È necessario subito precisare che la membrana cellulare non permette il passaggio di cariche, quindi ioni, essendo composta da un doppio strato fosfolipidico.

Perché gli ioni possano passare tramite la membrana, devono sfruttare diversi sistemi, come la pompa sodio-potassio o le proteine canale.

Quando la cellula è a riposo, si dice che è polarizzata, ossia c’è equilibro fra le cariche positive all’esterno della cellula e quelle negative del citoplasma.

Una volta che arriva l’impulso, si ha un’attivazione dei mezzi di comunicazione fra ambiente esterno ed interno e si invertono le rispettive polarità.

Questo stato si chiama depolarizzazione, ed è quello che fanno scattare i neurotrasmettitori nella cellula bersaglio affinché possa accogliere l’impulso in arrivo dalla terminazione pre-sinaptica.

La depolarizzazione quindi è un processo che permette il passaggio dell’impulso ma, come dicevamo prima, lo si può anche inibire.

Questo avviene per merito dei neurotrasmettitori inibenti che instaurano lo stato di iperpolarizzazione, cioè si ha un incremento dello stato di polarizzazione per il quale c’è un maggior accumulo di cariche negative all’interno e di cariche positive all’esterno, così che, al passaggio del prossimo impulso, questo troverà la strada sbarrata da questa eccessiva polarizzazione della cellula che non permetterà lo stato di depolarizzazione utile alla trasmissione dell’impulso.

Una volta che l’inibizione o la trasmissione dell’impulso ha svolto la propria funzione, avviene il fenomeno denominato ripolarizzazione, ossia la condizione della cellula torna allo stato di riposo tipico della polarizzazione.

Struttura del sistema nervoso

Il sistema nervoso, come detto in precedenza, si divide in Centrale e Periferico.

L’SNP consiste solamente nei fasci nervosi che, partendo dal midollo spinale, si diramano per tutto il

efferenti

corpo fino ai loro organi bersaglio con nervi detti, cioè che portano l’impulso dal

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo

La verità che cerco non è lì dentro, ma in me

Autore

Emanuele Andrea

Descrizione

Il lavoro che avete fra le vostre mani è frutto di una lunga elaborazione, che ha subito diverse trasformazioni nel tempo, modificandosi nella struttura, nel contenuto e nel messaggio finale. È nata come relazione sulla schizofrenia, poi è passata ad essere sulla follia e, infine, è giunta ad essere sulla memoria. Ho voluto focalizzare la mia attenzione su un certo stadio della memoria, ossia la memoria come recupero di una propria identità e della propria persona. Il titolo della trattazione è una frase tratta da "Alla ricerca del tempo perduto" di Proust. Ho trovato queste parole molto eloquenti perché in grado di riassumere quello che era il mio intento: dimostrare che l'uomo è ciò che ha vissuto. Questa riflessione è nata dalla mia esperienza di volontario presso l'Istituto "De Pagave". Lì, una volta a settimana prendo parte ad un'attività chiamata "Laboratorio cinque sensi" con il ruolo di facilitatore. In questo laboratorio, che ha luogo con cadenza settimanale, cinque ospiti di questo istituto affetti da Alzheimer vengono portati in una sala tranquilla, lontana dal luogo dove normalmente trascorrono le loro giornate, al fine di sollecitarli nell'uso dei propri sensi, per cercare di stimolare ciò che rimane delle loro facoltà cerebrali. A volte si assiste a scene strazianti, ma che mi hanno fatto crescere moltissimo. Da questa esperienza è nata la mia personale ricerca su che cosa volesse dire possedere una identità e sono giunto alla conclusione che la propria identità risieda nella propria memoria, intesa come l'insieme di ogni piccolo, minuscolo attimo di vita che esperiamo dalla nascita alla morte. Resomi conto di ciò, mi sono sentito diverso, mi sono accorto di aver sviluppato una capacità ed un modo diverso con cui affrontare ed analizzare la vita. Area: umanistica

Materie trattate

  • Biologia: Edoardo Boncinelli, "
  • Storia: Antonella Braga, "La città e la guerra - Novara 1940-1945";
  • Filosofia: Irvin D. Yalom, "Le lacrime di Nietzsche";
  • Latino: Seneca, "Epistulae ad Lucilium";
  • Letteratura inglese: Virginia Woolf, "Al Faro";
  • Letteratura francese (svolta nel programma di letteratura italiana): lettura antologica de "Alla ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust;

Sommario

  • Prefazione;
  • Introduzione;
  • Scienze - La memoria umana;
  • Informatica - Sfida fra memoria umana e artificiale;
  • Storia dell'Arte - Rapporto fra realtà e arte;
  • Storia - La Seconda Guerra Mondiale nella memoria dei civili, pag. 31
  • Filosofia - La terapia del ricordo,
  • Latino - La concezione della senilità;
  • Letteratura - Ricordi di carta,
  • Mappe concettuali,
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
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