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Valentina Sardella

La memoria nelle piazze

Le piazze sono i cuori pulsanti delle città: dall’agorà dell’antica Grecia, simbolo della democrazia e di civiltà, fino alle piazze del ‘900 che hanno visto passare su di sé stragi, guerre e rivoluzioni; mi propongo quindi di ripercorrere la funzione e il ruolo che le piazze hanno avuto nella storia, non solo come scenari inanimati ma come simboli di epoche e di ideali.

La funzione della piazza nell’antichità

  • L’Agorà
  • La piazza dell’età ellenistica
  • Analisi di un estratto delle “Siracusane” di Teocrito come emblema della vita cittadina nell’antichità
  • Il Foro
  • Analisi di un estratto dal “Gorgoglione” di Plauto: la vita della piazza romana

Le piazze nel Medioevo e nel Rinascimento

  • Piazze religiose e piazze civiche

I tumulti di piazza

  • Place de la Concorde durante la rivoluzione francese
  • Analisi di un estratto dai “Promessi Sposi” di Manzoni: la rivolta del pane

Le piazze nel ‘900 fra stragi, guerre, divisioni e proteste

  • Potsdamer Platz a Berlino
  • Dalla Repubblica di Weimar al crollo del muro
  • Piazzale Loreto
  • Piazza San Venceslao
  • Piazza Fontana
  • Piazza Tiananmen
  • Piazza della Loggia

Le piazze della modernità: i non luoghi

Analisi dei quadri di De Chirico “Le piazze d’Italia”: luoghi senza tempo.

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Premessa

La memoria di piazze e città. Milano

Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio villeggiatura

Mi riposo in piazza del Duomo

Invece di stelle

Ogni sera s’accendono parole

Nulla riposa nella vita come la vita

U. Saba, “Il Canzoniere”, Torino 1961

L’architetto William Morris ha scritto nel 1881:

“L’architettura abbraccia la considerazione di tutto l’ambiente fisico che circonda la vita umana; non possiamo sottostarci ad essa, fino a che facciamo parte della civiltà, poiché l’architettura è l’insieme delle modifiche e alterazioni introdotte sulla superficie terrestre in vista delle necessità umane, eccettuato il solo puro deserto.

Né possiamo confidare i nostri interessi nell’architettura a un piccolo gruppo di uomini istruiti, incaricarli di creare, di scoprire, di foggiare l’ambiente dove poi dovremo stare noi, e meravigliarcene apprendendolo come una cosa bell’e fatta; questo spetta invece a noi stessi, a ciascuno di noi, che deve sorvegliare e custodire il giusto ordinamento del paesaggio terrestre, ciascuno con il suo spirito e le sue mani, nella porzione che gli spetta.”

L’anima di una città la si può scorgere fra i suoi edifici, nei suoi monumenti e nelle sue piazze, ma ciò che compone maggiormente il carattere di un luogo sono le persone e la storia degli abitanti del passato che hanno lasciato la loro traccia indelebile nell’atmosfera di quel luogo.

Le città non sono fatte dagli architetti, ma da tutte le persone comuni, i cittadini, che in quella città ci hanno vissuto o ci stanno tuttora vivendo.

Se si vuole ascoltare si può capire che le città hanno un’anima composta da tutte le anime che questa ha raccolto e tuttora raccoglie in sé.

Lo spirito di ogni città è in grado di dialogare con chiunque, con i suoi abitanti che conoscono quello spirito da sempre e con i viaggiatori che entrano in contatto con esso per la prima volta.

Di una città ci si può innamorare perdutamente ma la si può anche odiare e detestare, alle città sono rivolti gli stessi sentimenti che si rivolgono ad un essere umano, perché le città non sono solo cemento ma sono soprattutto anima, le città vivono grazie alle persone che le vivono, le abitano ogni giorno, soffrono, gioiscono, offrono la vita a palazzi e strade che disabitati sarebbero solo mattoni e calce.

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Le piazze in particolare sono i cuori pulsanti delle città, i luoghi in cui si dà più spazio alla gente e dove sono veramente le persone a comporre il paesaggio, per questo le piazze sono luoghi aperti, per dare la possibilità di esprimersi e di relazionarsi con gli altri pubblicamente.

La piazza è il luogo dove l’uomo si mette in gioco e vive il mondo, dove il cittadino crea e si mette in mostra come se all’interno della piazza lo spazio architettonico facesse un passo indietro per lasciare all’uomo la possibilità di diventare egli stesso parte dello spazio urbano.

L’architettura è una creazione inscindibile dalla vita civile e dalla società in cui si manifesta, essa è per sua natura collettiva che si è connaturata al formarsi della civiltà e col tempo è nata una ricerca di funzionalità e di intenzionalità estetica che sono i caratteri stabili dell’architettura.

L’architettura, sia quella pubblica che quella privata, è parte integrante dell’uomo, è la scena fissa delle vicende umane; carica di sentimenti di generazioni, di eventi pubblici, di tragedie private, di fatti nuovi e antichi.

L’elemento collettivo e quello privato, società e individuo si contrappongono e si confondono nella città.

L’architetto a capo del movimento Bauhaus Walter Gropius, nel suo libro “Discussione sulle piazze italiane (Milano 1954)”, racconta di essere tornato da un viaggio in Messico e di essere rimasto affascinato dalle piazze:

“Ero rimasto molto colpito dall’intensa vita nel cuore dei villaggi messicani. Ognuno di essi possiede una piazza piuttosto grande con portici tutto intorno, e la gente è sempre lì a comprar nelle botteghe, a pettegolare, mentre i giovani fanno la corte alle ragazze. Questo è il vero centro della vita del villaggio”

Gropius sostiene la fondamentale importanza dei luoghi pubblici come le piazze circondate da porticati, luoghi in cui le persone si realizzano dal punto di vista sociale, luoghi di incontro e di arricchimento culturale, per Gropius è importante studiare la piazza come luogo d’incontro dal punto di vista sociologico per creare nelle nuove città luoghi in cui la gente possa realizzare lo stesso spirito di comunità e di scambio che v’era nelle piazze del passato, come luoghi di unione e di memoria.

Così mi propongo di ripercorrere il tempo dal punto di vista fermo e inerte delle piazze che hanno “subito” e “osservato” in prima persona i tumulti della storia.

Tuttavia sarebbe impossibile affrontare in poche pagine un argomento così vasto quindi mi limiterò a proporre degli esempi di piazze che hanno simboleggiato un’epoca e che sono state il punto di riferimento di importanti avvenimenti storici, ogni secolo ha avuto le sue piazze-simbolo, luoghi “parlanti” che sintetizzano il modo di pensare e le idee di un intero periodo.

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Con l’evolversi della storia anche il volto delle piazze è cambiato perché è cambiata l’idea di centralità, il foro poteva essere per i romani il luogo dove comunicare come oggigiorno la piazza mediatica della rete serve per parlarsi, scambiarsi informazioni e merci, dai luoghi a non luoghi, partendo da questa idea cercherò di approfondire gli avvenimenti storici che hanno caratterizzato e modificato il ruolo sociologico e culturale di alcune piazze.

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Agorà

ἀγορά è il termine con il quale nella Grecia antica si indicava la piazza principale della polis, con l’andare del tempo l’agorà divenne il centro stesso della polis sia dal punto di vista economico e commerciale (in quanto sede del mercato) che dal punto di vista religioso, poiché vi si trovavano i luoghi di culto del fondatore della città o della protettrice.

Tuttavia nella mentalità greca l’agorà rappresentava anche il luogo della democrazia per antonomasia, essendo sede delle assemblee cittadine. Era lì che si svolgevano molte attività civili: vi si mantenevano o si creavano numerose relazioni interpersonali e vi si prendevano numerose decisioni, da cui però venivano escluse le donne. Essendo il cuore pulsante di ogni attività era situata “nell’Astu”, la città bassa; la sua funzione politica venne acquisita quando, terminata l’epoca micenea che vedeva un re al comando, così le istituzioni furono spostate appunto nella città bassa, mentre precedentemente si trovavano nel palazzo reale situato sull’acropoli.

Nella polis tutti coloro che possedevano la qualifica di cittadini avevano gli stessi diritti e gli stessi doveri; si riunivano in assemblea ed eleggevano i magistrati, cioè gli esecutori del volere collettivo. Le polis erano principalmente delle città-stato. Già gli antichi sostenevano che la polis ad Atene era un luogo con case, mercati, templi, teatri, ma erano gli Ateniesi stessi a fare la polis.

All’interno della polis vi era poi un’altra netta divisione che era quella tra acropoli e agorà. In breve l’acropoli era la parte “alta” della città dove si trovavano i templi e i luoghi del culto. Qui si viveva la vita religiosa e vi era spesso un clima silenzioso di meditazione e spesso questa parte della città era su un monte o, comunque, lontana dal centro città; l’agorà e l’acropoli erano collegate da una lunga cinta muraria che le difendeva da attacchi esterni.

La polis gravitava attorno all’agorà, che è la piazza in cui i cittadini si riuniscono in assemblea per discutere i problemi della comunità e decidere collegialmente sulle leggi che occorrono; essa è contemporaneamente il luogo del mercato e il centro economico e politico, e perciò vi sorgono gli edifici pubblici, gli uffici, i teatri.

L’agorà è un’autentica invenzione urbanistica, che non trova riscontro né nei centri del Vicino Oriente né in quelli micenei dove tutto dipendeva dal re e non c’era bisogno di un luogo dove tenere l’assemblea. Questa innovazione fu inserita grazie alle grandi modifiche urbanistiche iniziate durante l’età di Pericle intorno al V secolo a.C.

Proprio nel momento di trapasso fra l’età classica e l’ellenismo si compie il tentativo legato al nome di Ippodamo da Mileto di applicare i concetti di regolarità geometrica ad una intera città, quindi c’è la presenza di un razionale programma di sviluppo, che vincola in una certa misura la crescita futura della città: un piano regolatore, come diciamo noi oggi.

Ippodamo da Mileto e altri ignoti progettisti hanno tentato di estrarre dal corpo della città alcune caratteristiche: l’orientamento, la forma, la dimensione dei lotti, la collocazione degli edifici pubblici e di formularle razionalmente a priori.

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La piazza in età ellenistica

Teocrito: la confusione della vita cittadina

“ω θεοι, οσσος οχλος. πωσ και ποκα τουτο περασαι

χπη το κακον; µυρµακες αναριθµοι και αμετροι”

Teocrito nelle Siracusane non ci descrive una scena di piazza, ma la confusione di una città: le due protagoniste Gorgo e Prassinoa si accalcano per la strada affollata, cercano di arrivare a Palazzo per assistere al conto di Adone, le Siracusane è uno dei mimi urbani più vivaci che Teocrito abbia scritto in cui le due protagoniste discutono sulla difficoltà di vivere in periferia, la confusione per la strada, il rapporto con i mariti.

A mio parere da come Teocrito descrive la vita cittadina si può immaginare come fosse la piazza del mondo ellenistico; le strade gremite di gente, venditori ambulanti, schiamazzi e confusione.

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Sintesi

Le piazze sono i cuori pulsanti delle città, dall'agorà greca, simbolo della democrazia, fino alle piazze del '900, fra stragi e rivoluzioni. Le piazze non sono scenari inanimati della storia, ma simboli di epoche e ideali.

Materie trattate: latino, greco, italiano, storia, storia dell'arte.

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