Annamaria Petruzzelli
Liceo classico “Carlo Troya”
Anno 2008-2009
Collegamenti interdisciplinari
- Italiano: G. Ungaretti, “Sentimento del tempo”
- Inglese: James Joyce, “The stream of consciousness”
- Storia: Primo Levi, “Se questo è un uomo”; 27 gennaio, “Giornata della memoria”
- Storia della letteratura latina: Agostino e il tempo (Le Confessiones)
- Psicologia: La memoria; tempo e memoria
- Filosofia: Henry Bergson, “Tempo della scienza e tempo della vita”
- Biologia: L’encefalo umano (il morbo di Alzheimer)
- Storia della pedagogia: Piaget e lo sviluppo cognitivo
- Storia dell’arte: Salvator Dalì, “La persistenza della memoria”
Cos’è il tempo?
Il termine tempo proviene dal latino “tempus, temporis”.
Ci sono numerose ipotesi:
- Qualcuno fa derivare il termine dal sanscrito “tāpas”, che significa “calore”, attribuendogli la nozione primitiva di atmosfera.
- Altri al lituano “tempti, tampyti”, che significa “distendere”, con la nozione di “estensione” o “durata”.
- Altri, e sembra l’ipotesi più indovinata, fanno derivare il termine dalla stessa radice del verbo greco “temno”, traducibile con “separo”, “divido”, che porta all’idea di “sezione”, “periodo”, “epoca”, “stagione”.
Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Tutti gli eventi possono essere descritti in un tempo che può essere passato, presente o futuro.
La complessità del concetto è da sempre oggetto di studi e riflessioni filosofiche e scientifiche da parte dell’uomo.
Cos’è la memoria?
“La memoria – la capacità di acquisire e immagazzinare informazioni, che siano semplici come i dettagli della routine giornaliera o complesse come la conoscenza astratta della geografia e dell’algebra – è uno degli aspetti più notevoli del comportamento umano.
Ci consente di risolvere i problemi che affrontiamo nella vita di tutti i giorni schierando contemporaneamente numerosi fattori, un’abilità vitale per la risoluzione dei problemi. In un senso più esteso, la memoria garantisce la continuità della nostra vita. Ci fornisce un quadro coerente del passato che colloca in prospettiva le esperienze in corso, un quadro che può non essere razionale o accurato, ma che comunque permane.
Senza la forma agglomerante della memoria, le esperienze sarebbero scisse in tanti frammenti quanti sono i momenti della vita.” Eric Kandel
Tempo e memoria
Definire che cos’è il tempo non è cosa facile. Il tempo che passa corrisponde allo scorrere della vita, al passaggio di attimi, di momenti, che ormai sono stati vissuti e non torneranno più. Il tempo è una dimensione molto importante, senza la quale nulla avrebbe senso e significato. Ancora oggi sorge la domanda: che cos’è in realtà il tempo? Cercando il significato di questo termine sul vocabolario, possiamo vedere che esso è “quella dimensione nella quale si concepisce e si misura lo scorrere degli eventi”.
Ognuno di noi potrebbe dare una propria definizione di tempo, a seconda del proprio modo di pensare e delle proprie esperienze. Oggi è facile interrogarsi su tematiche come questa, in particolar modo lo fanno i giovani, pieni di aspirazioni per il loro futuro e interessati proprio a questioni che sono state da sempre oggetto di riflessione nel corso dei secoli.
Il tempo che scorre porta via con sé tante situazioni, tante esperienze: alcune volano via e vengono cancellate per sempre dalla nostra mente, altre rimangono fisse nella nostra memoria. Alcuni momenti si ricordano con più facilità, forse perché più piacevoli e significativi, forse perché nella nostra vita c’è sempre qualcosa o qualcuno che ci rimanda ad essi; altri vengono rimossi, forse perché siamo noi che cerchiamo in tutti i modi di cancellarli, anche se non è facile.
Le esperienze meno piacevoli o che hanno lasciato un segno indelebile in ciascuno di noi sono quelle che riaffiorano prima alla nostra memoria. È proprio grazie alla nostra mente che siamo in grado di ricordare... la memoria non ci impedisce di dimenticare quello che lo scorrere del tempo porta via con sé e non ci ridà più.
Nel tentativo di comprendere cosa fosse in realtà il tempo, molti autori nel corso della storia si sono impegnati nel dare la propria visione di questo argomento; conseguentemente, per ricordare gli avvenimenti che hanno caratterizzato il nostro passato, gli storici hanno colto gli avvenimenti, anche quelli più tragici e appunto “indimenticabili”, che ora si trovano sulle pagine dei libri o vengono raccontati in filmati.
La tematica “Tempo e memoria” mi ha sempre affascinata. Il tempo che scorre mi ha permesso di crescere, di capire i miei errori e di imparare. Il ricordo mi permette tuttora di pensare, di riflettere e comprendere, ma soprattutto di non dimenticare.
È attraverso la spiegazione di alcuni autori e di alcuni argomenti particolari che posso evidenziare questa tematica. Partendo proprio dalla nostra letteratura italiana, fino a concludere con quella straniera.
Giuseppe Ungaretti e Primo Levi rappresentano lo stesso rapporto tra tempo e memoria: il primo con l’opera “Sentimento del tempo”, il secondo con “Se questo è un uomo”, che parla della tragicità dell’Olocausto ebraico e ci permette di ricordare la brutalità del potere nazista.
Così è stato istituito il 27 gennaio come “Giorno della memoria”, in onore delle vittime della Shoah ed ogni anno, in occasione di questa giornata, vengono fatte delle riflessioni, degli attimi di silenzio e vengono trasmessi molti film. Il più significativo per me è stato “Schindler’s List” di Spielberg, che dà risalto e centralità allo sterminio ebraico e dimostra come la grandiosità d’animo di un individuo abbia messo a rischio la propria vita per poter salvare quella degli altri.
Dunque, se non ci fosse la memoria, non sarebbe possibile ricordare: gli studi hanno dimostrato che ognuno di noi possiede diversi tipi di memoria e che proprio il cervello, che è la “macchina” più potente del nostro corpo, ci permette di elaborare le informazioni e di conservarle per breve tempo o per un tempo più lungo e duraturo.
Anche nella storia dell’arte alcuni pittori si sono cimentati nel rappresentare la loro concezione di fugacità del tempo; basti pensare a Salvator Dalì ne “La persistenza della memoria”. Evidente è anche come lo scorrere del tempo evidenzi il fluire della vita: ciò viene dimostrato da Piaget, che rappresenta le fasi dello sviluppo di un bambino e ci permette di cogliere i cambiamenti della sua crescita.
Autori come Bergson, Agostino e Joyce hanno dato una propria interpretazione del tempo. La verità è che tutte sono differenti tra di loro e ognuno di noi potrebbe cimentarsi nel parlare a proprio modo del “tempo e della memoria”.
Quando ogni uomo avrà raggiunto la felicità,
il tempo non ci sarà più.
(Fëdor Dostoevskij)
Giuseppe Ungaretti: Sentimento del tempo
“Ci sono tre momenti nel mio modo di sentire successivamente il tempo. Nel primo mi provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica; nel secondo, una civiltà minacciata di morte mi induceva a meditare sul destino dell’uomo e a sentire il tempo in relazione con l’eterno; l’ultima parte del Sentimento del tempo ha per titolo L’Amore, e in essa mi vado accorgendo dell’invecchiamento e del perire nella mia carne stessa”.
G. Ungaretti
“Ungaretti commenta Ungaretti”, 1963
“Sentimento del tempo” è una delle raccolte di poesie di Giuseppe Ungaretti. Il tema centrale è la percezione fra il presente, il passato e l’eterno. Il poeta cerca di superare l’autobiografismo e vuole dar voce a conflitti eterni, a drammatici interrogativi, alla ricerca di certezze, al mistero e alla tensione esistenziale.
La guerra non fa più da sfondo alle liriche. I temi trattati, oltre al dolore e al mistero dell’esistenza, sono la morte, la memoria e la poesia come capacità di impedire la distruzione del ricordo. Nell’opera è presentata, così, una vera e propria riflessione esistenziale da parte del poeta.
L’uomo Ungaretti tenta ora di farsi Uomo, cercando di scavare nelle proprie paure e nelle proprie emozioni. Il cammino, tuttavia, non è lineare e non mancano situazioni di conflitto tra il sentimento religioso e le esperienze dolorose nella storia del singolo o della comunità.
Roma, luogo della memoria
Lo scenario in cui Ungaretti colloca le liriche di questa raccolta è la città di Roma. In effetti la loro composizione risale proprio al soggiorno del poeta nella capitale. Le ragioni di tale ambientazione vanno ricercate soprattutto nei significati che il poeta attribuisce a questa città e nella loro connessione con il tema fondamentale del tempo.
Roma, per il poeta, viene considerata innanzitutto come il “luogo della memoria”: la città è colma di antichi monumenti e il ricordo degli antichi splendori è ancora presente nei resti degli edifici sparsi nella città. È proprio la consunzione di tali edifici che evidenzia come il trascorrere del tempo faccia perire tutto, anche le civiltà più illustri.
L’altro aspetto che fa di Roma un luogo privilegiato per poter cogliere il “sentimento del tempo” è rappresentato dalle sue numerose opere barocche. L’epoca barocca, infatti, ebbe un senso acuto del trascorrere del tempo.
Dunque la memoria, da un lato consente di recuperare il passato, ma dall’altro finisce per identificarlo nei resti di quei monumenti, oramai erosi dal tempo. C’è infine ancora un aspetto per cui l’antichità romana diviene fonte di ispirazione per la poesia ungarettiana.
In numerose liriche fanno la loro comparsa alcune divinità della mitologia greco-romana, come Apollo e Giunone: esse sono le voci del vocabolario accorse a rievocare i fantasmi, le ombre che riemergono dal passato, e coprono quella sensazione di vuoto che si prova sia di fronte all’arte barocca, sia davanti al Colosseo.
La sezione centrale dell’opera si intitola La fine di Crono: Crono è il padre di Giove ed è proprio il simbolo del tempo. Egli esemplifica gli intendimenti dell’intera raccolta, ossia quell’eternità che l’uomo, soprattutto attraverso la poesia, cerca costantemente di raggiungere già in questa vita, ma essa si attuerà soltanto dopo la morte.
Analogie e differenze tra “L’Allegria” e “Sentimento del tempo”
Le poesie di “Sentimento del tempo” segnano una svolta fondamentale nella direzione di un ritorno alla tradizione. La parola poetica utilizzata nell’Allegria viene immessa nella tradizione letteraria, che ha i suoi nomi-guida in Petrarca e Leopardi.
I due poeti sono vicini ad Ungaretti anche per quanto riguarda la riflessione sul tempo: Leopardi, infatti, sente la fine di una civiltà giunta al culmine della sua evoluzione, mentre Petrarca si trova di fronte a un mondo, quello della classicità, da ripristinare attraverso la memoria dell’antico.
Terminata la guerra, Ungaretti aveva continuato la sua meditazione sulla poesia e sulla condizione dell’uomo. La prima lo porta al recupero dell’endecasillabo e del settenario, che non si riduce ad una pura esercitazione stilistica e metrica, ma risponde all’esigenza morale che avverte il poeta di comunicare agli uomini le sue arcane scoperte, di essere insomma il poeta “veggente”, teorizzato dai simbolisti.
Quanto alla seconda meditazione, sulla condizione dell’uomo, il titolo “Sentimento del tempo” è fortemente allusivo: sta ad indicare, infatti, il veloce scorrere del tempo, il rapido fluire delle cose, delle persone amate, che produce, per contrasto, la nostalgia del passato e un più tenace attaccamento alla vita.
Accanto a questo tema del fluire delle cose, appare l’altro tema della raccolta, scaturito da un avvicinamento di Ungaretti alla fede: il sentimento di Dio, in cui solamente si placa l’angoscia esistenziale del poeta.
Nel “Sentimento del tempo”, Ungaretti evidenzia un altro suo modo possibile di intendere il tempo: esso è infatti qui sentito come durata, come causa del mutare di tutte le cose, in un processo continuo di distruzione e rinascita.
Nell’Allegria, invece, le singole poesie miravano a fissare quell’istante in cui si manifesta, in modo quasi magico, il mistero della vita: il tempo viene così concepito come un’entità discontinua, un insieme di attimi separati e distinti tra di loro.
L’“Allegria” privilegiava la prima persona del presente indicativo, proprio per marcare l’esperienza della guerra, vissuta dal poeta in prima persona; nel “Sentimento del tempo” domina l’indicativo imperfetto, che ha essenzialmente valore evocativo.
Nel “Sentimento del tempo”, il poeta rinuncia alla frantumazione in versicoli, ma li organizza in strofe costruite su una sintassi che può essere anche complessa.
Scriverà Ungaretti in proposito: «Non cercavo il verso di Jacopone o quello di Dante, o quello del Cavalcanti, o quello del Leopardi: cercavo in loro il canto. Non era l’endecasillabo del tale, non era il novenario, non il settenario del tale altro, era il canto italiano, era il canto della lingua italiana che cercavo nella sua costanza attraverso i secoli, attraverso voci così numerose e così diverse di timbro e così gelose della propria novità e così singolari nell’esprimere pensieri e sentimenti; era il battito del mio cuore che volevo sentire in armonia con il battito del cuore dei miei maggiori di una terra disperatamente amata».
Di luglio
Di luglio (Sentimento del tempo)
Quando su ci si butta lei,
Si fa d’un triste colore di rosa
Il bel fogliame.
Strugge forre, beve fiumi,
Macina scogli, splende,
È furia che s’ostina, è l’implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
È l’estate e nei secoli
Con i suoi occhi calcinanti
Va della terra spogliando lo scheletro.
Quando sovviene l’estate, il bel fogliame assume un triste colore rosa.
Essa distrugge le pareti in cui scorrono i corsi d’acqua, asciuga i fiumi, sgretola gli scogli, splende, è come rabbia che si ostina, è implacabile, aumenta la grandezza dei luoghi, impedisce la visione dei confini, questa è l’estate che riduce gli occhi a calce, a causa del suo calore, e rende sempre più nudo lo scheletro della terra.
Analisi del testo
Il “sentimento del tempo” e del suo inevitabile trascorrere riguarda in questa poesia la stagione estiva, vista come momento che distrugge la natura stessa. Il soggetto è l’estate (v. 8). Il primo verso evidenzia un tono di accanimento dirompente, che si traduce nell’uso di un verbo “forte” associato a particelle monosillabiche (su ci si butta lei), introducendo un ritmo abbastanza aggressivo.
Gli effetti devastanti sulla natura vengono evidenziati nei versi 4-7, che sembrano scorrere impetuosi e travolgenti. Il periodare è breve, basato su rapide sequenze, sull’unione tra un verbo e il suo complemento oggetto. Si tratta di ottonari divisi, con perfetta simmetria, in due parti di quattro sillabe, con accenti che cadono martellanti sulle sillabe dispari.
Dopo l’indicazione del soggetto il ritmo si placa: all’immediatezza dell’azione subentra la considerazione degli effetti che questa stessa azione ha prodotto nel suo cammino secolare. Il lento fluire del discorso si racchiude negli esiti di una fissità macabra: dagli “occhi calcinanti” allo “scheletro” dissepolto.
Questa poesia contiene un esempio significativo del “barocco” ungarettiano, come ricerca di uno stile più ricco, che corrisponde ad un’idea della natura come interrotto e continuo travaglio.
In tale ambito rientra anche il motivo della metamorfosi, presente nei vv. 2-3; esso è introdotto dal verbo di movimento “si fa” e consiste nel passaggio dal verde del fogliame al colore di rosa, accompagnato dall’antitesi “bel/triste”.
Lo stile di Ungaretti sembra avvicinarsi a quello della poesia dannunziana; ma al panismo di D’Annunzio si sostituisce qui il prevalere di un destino di dissoluzione e di morte. L’elemento decisivo risulta quello di una perplessità esistenziale, di una sospesa incertezza di fronte al mistero delle cose.
Primo Levi: “Se questo è un uomo”
“Se questo è un uomo” è un romanzo autobiografico di Primo Levi e rappresenta la coinvolgente testimonianza di quanto fu vissuto in prima persona dall’autore nel campo di concentramento di Auschwitz.
Levi diceva testualmente che “il libro era nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi”..
Entrato nel 1943 nelle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà, Primo Levi fu catturato dai tedeschi e deportato nel Lager di Auschwitz, in quanto ebreo. Riuscì però a scampare allo sterminio e a ritornare così a Torino, la sua città natale.
Il libro è una testimonianza sulla crudeltà non solo fisica, ma anche morale, che mirava prima di tutto a distruggere la sostanza umana stessa del deportato.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: il tempo e la memoria
Autore: Petruzzelli Annamaria
Descrizione: la mia tesina tratta del tempo in tutte le sue sfaccettature e si ricollega al tema della memoria, prendendo in esame alcuni eventi storici e il film shinder's list.
Materie trattate: Italiano, Filosofia, Storia, Storia Dell'arte, Biologia, Latino, Inglese, Pedagogia, Psicologia
Area: umanistica
Sommario: Italiano: Giuseppe Ungaretti, Il sentimento del tempo, poesia "Di luglio" Primo Levi, I campi di concentramento, Vita nei lager, Confronto tra l'Inferno di Dante e Se questo è un uomo Filosofia: Henry Bergson, Tempo della scienza e tempo della coscienza Storia: la Shoah, Lo sterminio degli ebrei, film Shinder's list Inglese: James Joyce, the stream of consciounsness Storia dell'arte: Salvator Dalì, La persistenza della memoria Biologia: L'encefalo umano, la malattia di Alzheimer Pedagogia: Jean Piaget, lo sviluppo cognitivo Psicologia: La memoria, tipi di memoria Latino: Agostino, le confessioni, il tesoro della memoria