La “Belle Époque”
In Francia e in Italia
Storia pag. 3
L’origine del termine ............................................................pag.
La Belle Époque: 3
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La società di massa 6
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Sviluppo economico e industriale italiano 7
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Il sistema giolittiano 9
Diritto
La nascita dei primi sindacati, e dei movimenti popolari ........................................ pag.11
Le “suffragette” ........................................................................pag.13
Storia dell’arte
La nuova borghesia e la nascita del mercato dell’arte ........................................pag.14
La ................................................................................pag.17
Viaggi senza ritorno: italiani a Parigi
(Medardo Rosso, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi)
................................................................................pag.20
Giovanni Boldini: biografia
Educazione visiva
Il segno e la pennellata dinamica boldiniana................................................pag.21
Ritratto di Mademoiselle Lanthelme, Boldini, 1907......................................pag.23
Effetti di luce ........................................................................pag.24
La scultura rossiana: .................................................................pag.26
Aetas aurea (Donna con bimbo), Rosso, 1886
Letteratura italiana
................................................................................pag.27
Il Decadentismo ....................................................................pag.31
Joris Karl Huysmans: la biografia
Controcorrente.......................................................................pag.32
D’Annunzio ........................................................................pag.34
Gabriele: la biografia
................................................................................pag.36
Il piacere
Storia del costume
................................................................ della Belle Époque ........................................
La moda femminile pag.38 2
Storia
L’origine del termine
La Belle Époque:
L'espressione Belle Époque significa: l'epoca bella, i bei tempi, questo termine nacque in Francia subito dopo la prima guerra mondiale per definire il periodo, immediatamente anteriore alla Grande Guerra, che va dal 1871 al 1914.
La Belle Époque nasce in parte da una realtà storica, fu un periodo di sviluppo, spensieratezza e fede nel progresso.
Dal punto di vista filosofico questo periodo è influenzato del pensiero positivista, che domina nella cultura europea fra il 1849 e il 1890.
Il positivismo stato fondato dal filosofo francese August Comte nel suo corso di filosofia positiva, uscito nel 1842.
Secondo Comte, l’unica conoscenza possibile è quella che si realizza secondo il metodo scientifico, il quale si propone di analizzare il rapporto di causa-effetto nei fenomeni obiettivamente e sperimentalmente osservabili.
L’ideologia del progresso assumerà però, negli anni Settanta, una connotazione di tipo evoluzionistica.
Si sviluppa in questi anni una cultura di carattere materialistico, deterministico ed evoluzionistico che appunto caratterizzano il pensiero positivista.
Dalla fine dell'Ottocento in poi le invenzioni e i progressi della tecnica furono all'ordine del giorno.
I benefici che queste scoperte avevano portato nella vita delle persone erano diventati sempre più visibili: l'energia elettrica, i servizi igienici, la minore paura di affrontare le malattie e l'ignoto.
Tutto questo aveva determinato un profondo ottimismo sulle possibilità dell'uomo, cui niente sembrava precluso.
Questa convinzione era fondata sull'espansione, economica e non solo, sull'assenza di preoccupazioni, sulla pace tra la Francia stessa e i suoi vicini europei e sulle scoperte tecnologiche.
All'alba del XX secolo, il mondo occidentale guardava con fiducia e ottimismo al futuro, sicuro che progresso, benessere e pace avrebbero continuato a guidare i suoi passi verso conquiste sempre nuove.
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Queste aspettative sembrarono realizzarsi per tutto il primo quindicennio del nuovo secolo, un periodo di grandi speranze.
In effetti, all'inizio del Novecento il mondo occidentale aveva molte ragioni d'orgoglio: eliminata la maggior parte delle epidemie e ridotta notevolmente la mortalità infantile, gli abitanti del pianeta toccavano ormai il miliardo e mezzo.
Alla crescita demografica fece riscontro un impressionante aumento della produzione industriale e del commercio mondiale che, tra il 1896 e il 1913, raddoppiarono.
Nello stesso 1913 la rete ferroviaria del globo aveva raggiunto un milione di chilometri e le automobili cominciavano ad affollare le strade delle metropoli americane ed europee.
Parlando di trasporti, la corsa alla costruzione dei nuovi enormi e sfarzosi transatlantici costituiva il lato più grandioso di quest'epoca tecnologicamente avanzata, ma ancora legata a certi sentimenti romantici e utopistici.
Non a caso, l'affondamento della nave più potente del mondo, il Titanic, avvenuto nel 1912 è stato considerato come il più bel sogno infranto della Belle Époque.
Dopo la grande depressione avvenuta dal 1870 al 1896, la Francia entrò in un periodo di crescita economica alquanto sostenuta che si può far derivare dalla seconda rivoluzione industriale.
Nacque il cabaret, il cancan, il cinema, nuove invenzioni resero la vita più facile a tutti i ceti e livelli sociali, la scena culturale prosperava, e l’arte prendeva nuove forme con l’Impressionismo e l’Art Nouveau.
Il termine Belle Époque può anche descrivere, infatti, visto il fiorire di nuovi stili e modi, l'arte e l'architettura di questo periodo in altri Stati.
La borghesia celebrava la propria egemonia con Esposizioni Universali, in cui si esibivano le ultime strabilianti meraviglie della tecnica; con conferenze di esploratori che raccontavano le grandezze e le miserie di mondi lontani, il cui contrasto con l'Occidente inorgogliva gli ascoltatori e li confermava nella loro certezza di appartenere a un mondo superiore, che nulla mai avrebbe potuto incrinare.
L’aristocrazia russa era in questo periodo storico sempre in prima linea; da un lato per il livello e la quantità degli acquisti, dall’altro per la qualità degli artisti che da lì provenivano, soprattutto musicisti e ballerini o coreografi.
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Affrontare la vita con questo spirito significava caratterizzarlo in modo spensierato e positivo.
Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire, anche e soprattutto dopo cena, di recarsi a chiacchierare nei caffè e ad assistere a spettacoli teatrali.
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La società di massa
L’irruzione delle masse nella storia, tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo secolo, diede vita a un nuovo tipo di società che può essere definita società di massa.
Con la nascita delle prime città nell’inizio del Novecento le folle lasciarono d’essere una moltitudine indifferenziata, e cominciarono ad organizzarsi formando una vera e propria società di massa.
Le masse riuscirono a inserirsi autonomamente nella lotta politica quando nacquero i partiti di massa.
Il primo partito nacque in Germania: Partito socialdemocratico tedesco, fondato nel 1875.
In Italia il primo partito di massa fu il Partito dei lavoratori italiani, nacque nel 1892 e nel 1895 prese il nome di Partito socialista italiano.
Questo periodo a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento fu segnato dal moltiplicarsi dei Sindacati e delle Camere del lavoro, e da una brusca impennata della curva degli scioperi: nel 1901 gli scioperi furono 1034 con 189.271 partecipanti e nel 1902 essi furono 801 con 196.699 partecipanti, cifre che non erano neppure paragonabili con quelle degli anni precedenti che di rado superavano l’ordine di qualche migliaio.
Il maggiore beneficiario di questo improvviso e larghissimo risveglio della coscienza democratica delle masse fu naturalmente il Partito socialista, il partito cioè che scriveva sulla sua bandiera il principio della lotta di classe.
Non erano solo gli operai e i contadini ad accorrere nelle file del partito: quest’ultimo e i suoi capi esercitavano un forte potere di attrazione anche su larghi strati della piccola e media borghesia.
Gli inizi del secolo vedevano inoltre l’ingresso sulla scena politica anche dei cattolici: papa Pio X, preoccupato dell’avanzata del movimento socialista, attenuerà prima e toglierà definitivamente la prescrizione che proibiva ai cattolici di partecipare alle elezioni.
Anche le condizioni delle donne stavano cambiando con la nascita della società di massa, soprattutto a causa del lavoro fuori di casa, svolto ora anche dalle borghesi, che cominciavano ad entrare, sia pure che lentamente, nelle professioni riservate fino a quel momento solo ai maschi.
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Sviluppo economico e industriale italiano
Dagli ultimi anni del secolo XIX l’economia di tutta l’Europa capitalistica entrava in una nuova fase di sviluppo accelerato e di grande espansione.
L’Italia, che aveva risentito forse più di ogni altro paese europeo gli effetti della precedente crisi, trasse da questa generale ripresa economica lo slancio per una nuova crescita e per il suo autentico decollo: fin dall’anno 1896 tutti gli indici economici mostrano, infatti, una netta tendenza all’ascesa.
La società di massa, articolata in classi e gruppi sociali, ebbe la sua base economica nella seconda rivoluzione industriale, che si fondò sull’impiego dell’acciaio, sullo sviluppo della chimica e sull’uso dell’elettricità come fonte di energia.
Infatti le grandi quantità di acciaio di cui fu possibile disporre, intorno al 1875, incrementarono la crescita dell’industria dei trasporti, con la costruzioni di navi, binari, piccoli e grandi macchinari.
Spettacolare fu il successo dell’industria meccanica ed automobilistica, per esempio, si concentrava al Nord.
Infatti a Torino nel 1899 nacque la fabbrica italiana automobili Torino (FIAT), e a Milano nel 1910 nacque l’anonima lombarda fabbrica automobili (ALFA).
Un’altra industria quasi interamente nuova fu quella elettrica, nell’espansione della quale molti videro, con un ottimismo eccessivo, la possibilità di emancipare l’Italia dalle pesanti importazioni di carbone.
Effettivamente nel primo decennio del secolo una parte notevole della popolazione aveva visto migliorare le proprie condizioni di vita: molti italiani raggiunsero se non il benessere, la possibilità di una vita in cui vi era posto anche per gli svaghi, per le vacanze al mare o ai monti, il teatro, per la conversazione nei salotti.
Un’altra moda del momento era quella dello sport e in particolare dell’automobilismo, con le “mitiche” macchine italiane: le Fiat, le Maserati, l’Alfa Romeo.
Per il grosso pubblico vi era invece il calcio, che divenne rapidamente popolarissimo, e il ciclismo, con il suo massacrante Giro d’Italia.
Il grande cambiamento che l’Italia subì è che da paese prevalentemente agricolo quale esso era ancora alla fine del diciannovesimo secolo, si avviava così rapidamente a divenire un paese agricolo-industriale.
In conseguenza di questo sviluppo industriale alcune delle principali città italiane vennero assumendo sempre più l’aspetto di grossi centri industriali.
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Il rapido sviluppo di grandi settori dell’industria della penisola si associò molto spesso al basso costo della manodopera.
Le categorie più deboli, prevalentemente la manodopera femminile e quella di provenienza contadina, lavoravano spesso dodici ore al giorno o anche più.
Per quanto riguarda poi i salari, essi si tenevano bassi, nonostante gli aumenti che si erano avuti in seguito alle agitazioni e agli scioperi dei primi anni del secolo, dal largo impiego di donne e fanciulli, pagati rispettivamente la metà e un terzo di un operaio adulto.
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Il sistema giolittiano
Tra il 1901 e il 1909 Giolitti fu il grande arbitro della vita politica italiana: egli assunse la carica di presidente del Consiglio nel novembre 1903 e la conservò fino a 1914 con un’interruzione tra il marzo 1905 e il maggio 1906.
Infatti il periodo tra il 1903 e il 1914 fu definito l’età giolittiana, durante la quale si realizzò l’inserimento delle masse nella vita politica italiana.
Giolitti improntò la propria condotta politica al realismo e affermò che il governo non doveva intervenire nelle vertenze fra sindacati e imprenditori.
Inoltre Giolitti cercò di ridurre l’altissimo tasso di analfabetismo, riconoscendo nella scuola uno strumento fondamentale per la “nazionalizzazione” dei cittadini e la fusione delle culture regionali.
Giolitti si dedicò all’esperimento di politica liberale e di rinnovamento che il paese da lui si attendeva.
Anch’egli era idealmente ancora attaccato alla prospettiva risorgimentale di un rinnovamento dal basso della società italiana, che investisse in primo luogo il mondo delle campagne, ma era troppo poco dottrinario per non avvedersi che lo sviluppo industriale, a prescindere dalle forme in cui si era realizzato, e la nascita del movimento operaio erano fenomeni irreversibili e che l’industria e i sindacati erano ormai i gruppi di pressione più organizzati e le forze più dinamiche dell’intera società italiana.
Giolitti favorì la crescita dell’industria, arretrata rispetto ad altri paesi.
Lo sviluppo industriale però incontrava numerosi ostacoli nel clima culturale; inoltre, era un fenomeno che riguardava soprattutto il nord.
Consapevole della gravità della “questione meridionale”, Giolitti attuò una serie di provvedimenti economici in favore del Mezzogiorno, con leggi speciali per favorire l’industrializzazione.
Proprio nel Mezzogiorno la politica giolittiana mostrò i suoi punti deboli alimentando il sistema delle clientele, e fu duramente criticato da Gaetano Salvemini.
Durante l’età giolittiana i deputati erano eletti nel Mezzogiorno grazie alla forza delle loro clientele, cioè del numero di elettori di cui riuscivano a procurarsi i voti concedendo favori.
Le difficili condizioni economiche costringevano ogni anno 600 000 italiani a emigrare in America.
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Grazie alla prudente linea politica, Giolitti riuscì a superare senza danni anche i momenti di grave tensione sociale, come lo sciopero generale del 1904.
Inoltre, tentò di stabilire rapporti di collaborazione con i socialisti riformisti, guidati da Filippo Turati.
Nelle elezioni tenute nel 1913, Giolitti riuscì a ottenere, grazie al patto Gentiloni, che i cattolici votassero per il suo partito, così Giolitti ottenne la maggioranza, ma la base parlamentare del suo sistema si erose: condizionato dal sostegno dei cattolici, attaccato dalla sinistra, Giolitti si dimise nel 1914.
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Diritto
La nascita dei primi sindacati e dei movimenti popolari
Con la organizzazione autonoma delle masse nascono anche i primi sindacati.
Essi si proponevano di conseguire aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro, cioè obiettivi essenzialmente economici, ma la formazione di grandi organismi sindacali finì con l’assumere anche un peso politico.
Insieme con quella dei partiti di massa (partiti socialdemocratici), la nascita dei sindacati mostrò infatti che le masse volevano e potevano intervenire direttamente nella gestione della cosa pubblica e tutelare da sé i propri interessi.
I sindacati assunsero la forma di federazioni di mestiere, ossia organizzazioni di operai che esercitavano lo stesso tipo di lavoro.
Le prime nacquero in Germania nel 1892 e in Francia nel 1895.
Accanto ai sindacati dei lavoratori si formano anche associazioni di imprenditori che avevano lo scopo di tutelarne gli interessi.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: La Belle Èpoque In Francia e in Italia
Autore: Altini Debora
Descrizione: a belle epoque è una breve stagione di nemmeno 40 anni che dalla fine dell'800 termina negli orrori degli anni della prima guerra mondiale. questa epoca bella deve l'universalità della denominazione in lingua francese al fatto indiscusso che parigi n
Materie trattate: Storia ,Diritto,Storiadell'arte,educazionevisiva,letteraturaitaliana,storiadelc
Area: umanistica
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