Vicentini Filippo classe 5^F corso E.R.I.C.A.
I.T.C. “Cesare Battisti”
L’internazionalizzazione delle aziende:
Dai presupposti storici alle moderne
Strategie di marketing
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Un breve excursus su questo crescente fenomeno economico riguardante, più o meno direttamente, ognuno di noi, condizionando beni e servizi che consumiamo quotidianamente, e per il quale i rapporti tra gli Stati si fanno sempre più stretti, espressione di una globalizzazione che trae le sue origini da molteplici fatti storici.
Una riflessione, inoltre, sulle conseguenze di questo evento a livello demografico e commerciale, con lo sviluppo di innovative e persuasive tecniche di prendendo in particolare come riferimento una nota azienda locale e l’evoluzione dei promozione, suoi messaggi pubblicitari nel corso degli anni.
Indice
Presentazione
Introduzione
Capitolo 1: La storia dell’Unione Europea
- La situazione dopo la Seconda Guerra Mondiale
- Verso l’Europa unita: la CECA
- La Comunità Economica Europea
- L’Unione Europea
Approfondimento in lingua tedesca: “Die deutsche Wirtschaft”
Capitolo 2: La popolazione europea
- Aspetti demografici
- I flussi migratori
- Risvolti della demografia in ambito economico
Capitolo 3: Marketing and Advertising
- What marketing is about
- Main points related to marketing strategy
- Advertising
Capitolo 4: Imprenditorialità e arte: il caso Tassoni
- La capacità comunicativa dell’arte
- Il caso Tassoni (paragrafo corredato di presentazione digitale PowerPoint)
Bibliografia
Sitografia
Note finali
Presentazione
Il mondo, passato o attuale che si preferisca intendere, è in fase di costante sviluppo. O meglio: la società umana che lo popola è caratterizzata dalla continua ricerca di condizioni di vita complessivamente migliori.
Questa ricerca trova sfogo nelle più disparate attività che da sempre contraddistinguono la nostra specie, in una progressione ascendente e cronologica alla cui base si trovano i bisogni primari e, via salendo, quelli secondari e terziari.
Lo sviluppo di nuovi metodi di produzione, di nuove energie, di trasporti, di macchine che possano sostituirci nel lavoro manuale è soltanto una frazione di ciò che sostanzialmente intraprendiamo per garantirci un’esistenza più serena e agiata.
Credo che la scienza dell’economia sia uno dei più affascinanti parametri per misurare, stimare e rendersi conto di quanto la nostra società si sia evoluta non solo nel corso dei secoli, ma anche dei più semplici cinquantenni, decenni e addirittura lustri o anni, permettendoci di vivere con standard elevati e prospettive medie di vita più che positive.
Credo inoltre che essere a conoscenza dei processi economici che hanno contraddistinto ideologie, periodi storici e aree geografiche sia un bagaglio fondamentale per capire il nostro tempo, la nostra politica internazionale e, generalmente, la nostra mentalità, le scelte che abbiamo preso conformemente o contrariamente ad altri popoli.
Il mio intento è quello di prendere in esame un aspetto della realtà economica odierna e darne una spiegazione, per quanto mi possa essere possibile, anche alla luce degli avvenimenti passati, tenendo in considerazione frangenti e pagine della nostra storia che hanno contribuito a rendere il mondo ciò che oggi conosciamo: una rete fittissima di relazioni di natura economica, politica, finanziaria, culturale e non solo, accomunate dalla consapevolezza che l’uomo riesce a ottenere il risultato più brillante in condizioni di cooperazione, di stabilità e di organizzazione.
Questo è il motivo per cui ho deciso di trattare un argomento prettamente economico, riguardante la realtà di oggi, e per cui, nel complesso, ho scelto di formare la mia preparazione in un ambito contestuale, che possa assecondare questa personale curiosità, abbinandola agli strumenti delle lingue straniere, ormai da tempo indispensabile chiave per questo fenomeno.
Allo stesso modo spero di poter continuare questo progetto in sede accademica e, concretamente, partecipando al corso di laurea in Economia e Management (impartito in tre lingue) presso la Libera Università di Bolzano.
Introduzione
È risaputo che, ormai da molto tempo, la prospettiva economica stia liberandosi dei limiti che in precedenza restringevano il campo d’azione di attività e aziende.
Geografici e territoriali
Con questo non si intende che prima tale opportunità fosse esclusa, ma sicuramente scoraggiata da diversi fattori esterni: nelle età più remote la rischiosità del transito di merci in zone pericolose, la difficoltà e soprattutto l’onerosità del viaggio per trasferire beni introvabili nei luoghi di destinazione (si pensi alle spezie, alla seta e ai beni di lusso che fecero la fortuna di Venezia e delle città marinare), il pagamento dei diritti doganali e di transito, i tempi di esecuzione lunghi e l’elevato rischio di insuccesso.
Inoltre si consideri che, generalmente, i prodotti ordinari erano nella maggior parte destinati alla zona nella quale avveniva la loro manifattura e ciò determinava un ovvio disinteresse verso la loro esportazione.
Con l’instaurazione dei regimi coloniali, le potenze del vecchio mondo si accaparrarono nuovi mercati da cui attingere risorse, materie prime e manodopera, e contemporaneamente a cui vendere i propri prodotti finiti, indirizzando gli interessi e gli investimenti in tali aree d’espansione.
È quindi fondata la conclusione secondo la quale entrambe le parti potessero trarre vantaggio da questo tipo di legame: si pensi all’India, che fu oggetto di una spinta modernizzatrice considerevole da parte del Regno Unito, attraverso la costruzione di infrastrutture e l’organizzazione di un apparato istituzionale avanzato1; è altresì vero che i subordinati alla “patria acquisita”, come rapporti coloniali divennero frequentemente delle cosiddette “economie di rapina” o delle piantagioni dell’America testimoniano gli esempi Latina, nelle quali furono costrette a lavorare in condizioni di schiavitù complessivamente circa 11 milioni di individui2.
Questi rimasero comunque passi importanti verso l’internazionalizzazione delle capacità produttive e dei mercati, che coinvolsero un lasso di tempo molto ampio, fino alla metà XX secolo circa.
In tempi più recenti, le devastazioni e i dissesti provocati dal susseguirsi delle due guerre hanno chiarito che l’alleanza e la collaborazione danno la possibilità di maturare le condizioni migliori per ottenere una prosperità duratura: la vocazione internazionale degli scambi si è accentuata con il nascere di grandiosi progetti a livello mondiale (come il W.T.O., l’Organizzazione Mondiale del Commercio) ed europeo, istituzioni con compiti di regolamentazione, monitoraggio e controllo delle economie partecipanti, che tuttora
1 La Gran Bretagna intraprese una forte campagna vòlta a sviluppare diversi aspetti della colonia indiana: si costruirono ponti, ferrovie, si fondarono università e collegi che contribuirono alla formazione di intellettuali indiani.
2 Fonte: BBC - http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/6445941.stm
Garantiscono un regolare svolgimento delle pratiche commerciali e dei rapporti tra stati membri: l’Unione Europea.
In particolare
Capitolo 1: La storia dell’Unione Europea
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1.1 La situazione dopo la Seconda Guerra Mondiale
Negli anni successivi al termine della seconda guerra mondiale, l’Europa dovette fare fronte a una situazione drammatica, date le profonde lesioni all’apparato produttivo e alla popolazione di tutti i suoi stati.
A livello internazionale, le conseguenze del conflitto furono il rafforzamento economica e politica degli Stati Uniti d’America, nel clima di della ormai evidente superiorità bipolarismo che andava creandosi con questi ultimi e l’URSS.
Il piano Marshall di aiuto economico da parte della potenza statunitense (chiamato ufficialmente ERP, European Recovery Program) fu attuato tra gli anni 1947-1951 e prevedeva elargizioni per 11 miliardi e 780 milioni di dollari a fondo perduto, alle quali si aggiunse un miliardo e 139 milioni sotto forma di prestito1.
Gli USA, in questo modo, non vollero soltanto aiutare la ricostruzione di un mercato per loro stessi molto redditizio, ma anche spingere gli stati europei a distanziarsi dall’ideologia comunista che si impose nell’Europa orientale.
In fin dei conti, gli stati europei avrebbero dovuto essere influenzati a tal punto da adottare (o comunque consolidare) il capitalismo e la produzione di massa sul modello degli Stati Uniti, che auspicarono anche all’unità economico-politica della regione.
Proprio su questa tematica si formularono principalmente tre proposte:
- La proposta confederale, secondo la quale ogni stato avrebbe mantenuto la propria sovranità, nonostante la formale unità europea;
- La proposta funzionalista, ovvero di unione a carattere funzionale per la risoluzione di problemi comuni degli stati membri, nell’ottica di una progressiva integrazione dei settori economici e politici;
- La proposta federalista, secondo cui (imitando USA) sarebbe dovuta l’organizzazione avvenire un’unificazione politica, sostituendo gli stati nazionali con un’unica federazione e lasciando alle rappresentanze territoriali solo poche competenze: questa ipotesi nacque già in precedenza, addirittura verso la fine del XVIII secolo, ebbe come personalità ispiratrici Immanuel Kant e Claude-Henri Saint-Simon e fu supportata poi nel XIX secolo da Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo.
Furono personaggi come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi a riproporla con il “Manifesto di Ventotene” (1941), nel quale degli ipotetici Stati Uniti d’Europa si contrapponeva all’espansionismo dei la fondazione totalitarismi.
Con questa prospettiva si fondò nel 1943 il Movimento Italiano per la Federazione Europea, che sostenne la necessità di una Costituzione Europea.
Dopo il Congresso di L’Aja d’Europa, che ebbe (1949), si ottenne la creazione di un Consiglio per un valore soltanto consultivo e sostanzialmente non soddisfece i propugnatori di questa teoria.
1 “You Too Can Be Like Us”: Selling the Marshall Plan, in “History Today”, ottobre 1998.
Fonte: D. Ellwood,
1.2 Verso l’Europa unita: la CECA
La proposta funzionalista, quindi, fu quella che trovò effettivo riscontro e fu attuata attraverso l’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (la quale coordinava le politiche statali delle economie contemplate nel piano Marshall) e, nel 1951, attraverso la creazione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), la quale contava sei stati fondatori: Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo.
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Sintesi internazionalizzazione delle aziende tesina
Questa tesina maturità ragioneria descrive il tema dell'internazionalizzazione delle aziende.
È risaputo che, ormai da molto tempo, la prospettiva economica stia liberandosi dei limiti geografici e territoriali che in precedenza restringevano il campo d’azione di attività e aziende. Con questo non si intende che prima tale opportunità fosse esclusa, ma sicuramente scoraggiata da diversi fattori esterni: nelle età più remote la rischiosità del transito di merci in zone pericolose, la difficoltà e soprattutto l’onerosità del viaggio per trasferire beni introvabili nei luoghi di destinazione (si pensi alle spezie, alla seta e ai beni di lusso che fecero la fortuna di Venezia e delle città marinare), il pagamento dei diritti doganali e di transito, i tempi di esecuzione lunghi e l’elevato rischio di insuccesso. Inoltre si consideri che, generalmente, i prodotti ordinari erano nella maggior parte destinati alla zona nella quale avveniva la loro manifattura e ciò determinava un ovvio disinteresse verso la loro esportazione.
Con l’instaurazione dei regimi coloniali, le potenze del vecchio mondo si accaparrarono nuovi mercati da cui attingere risorse, materie prime e manodopera, e contemporaneamente a cui vendere i propri prodotti finiti, indirizzando gli interessi e gli investimenti in tali aree d’espansione. È quindi fondata la conclusione secondo la quale entrambe le parti potessero trarre vantaggio da questo tipo di legame: si pensi all’India, che fu oggetto di una spinta modernizzatrice considerevole da parte del Regno Unito, attraverso la costruzione di infrastrutture e l’organizzazione di un apparato istituzionale avanzato1; è altresì vero che i rapporti coloniali divennero frequentemente subordinati alla “patria acquisita”, come testimoniano gli esempi delle cosiddette “economie di rapina” o delle piantagioni dell’America Latina, nelle quali furono costrette a lavorare in condizioni di schiavitù complessivamente circa 11 milioni di individui2. Questi rimasero comunque passi importanti verso l’internazionalizzazione delle capacità produttive e dei mercati, che coinvolsero un lasso di tempo molto ampio, fino alla metà XX secolo circa.
In tempi più recenti, le devastazioni e i dissesti provocati dal susseguirsi delle due guerre mondiali hanno chiarito che l’alleanza e la collaborazione danno la possibilità di maturare le condizioni migliori per ottenere una prosperità duratura: la vocazione internazionale degli scambi si è accentuata con il nascere di grandiosi progetti a livello mondiale (come il W.T.O., l’Organizzazione Mondiale del Commercio) ed europeo, istituzioni con compiti di regolamentazione, monitoraggio e controllo delle economie partecipanti, che tuttora garantiscono un regolare svolgimento delle pratiche commerciali e dei rapporti tra stati membri: in particolare l’Unione Europea.
Collegamenti
Internazionalizzazione delle aziende tesina
- Storia - Formazione dell'Unione Europea, cenni al periodo coloniale.
- Tedesco - Economia Tedesca (Die deutsche Wirtschaft).
- Geografia Economica - La popolazione europea, risvolti della demografia in ambito economico.
- Inglese Commerciale - Marketing and Advertising.
- Storia dell'Arte - L'arte pubblicitaria e il suo sviluppo nel Novecento.