Istituto superiore Denina
Sezione associata Silvio Pellico - Indirizzo aziendale
- Saluzzo –
Monge Cuniglia Cristina, classe V A
A.S. 2007/2008
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Introduzione pag. 4
Perché il fumo attrae pag. 5
La storia del tabacco pag. 7
Ma da che cosa è composta
Una sigaretta? Pag. 11
Quante sigarette si fumano
Nel mondo pag. 12
E quante in Italia? Pag. 13
Altre curiosità dall’Italia e
Dal mondo… Pag. 14
Il fumo analizzato dal punto
Di vista di un autore del ’900 pag. 16
Quali sono i provvedimenti sul
Fumo? Serviranno? Pag. 23
Legislazioni sul tabacco pag. 24
Il tabacco dal punto di vista
Economico pag. 26
Le multinazionali del tabacco pag. 32
La storia della più famosa multinazionale del tabacco:
La Philip Morris
I recenti passi dell’azienda
I risultati economici-finanziari
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La Marlboro pag. 36
Principali linee di sigarette
Proposte dalla Marlboro
The multinational pag. 38
Alcune pubblicità dal passato pag. 40
Bibliografia pag. 48
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Il fumo è un vizio che accomuna molte persone… tra queste ci sono io…
Rappresenta per tanti un’abitudine amata, ma allo stesso tempo odiata. Amata perché fumare una sigaretta è, sotto diversi punti di vista, un piacere, un modo per distendersi e per rilassarsi; odiata perché una volta che si inizia a fumare non si può più fare a meno della sigaretta. Questo lavoro mi ha coinvolta da subito e mi ha permesso di conoscere il mio piccolo “piacere” sotto diversi punti di vista: storico, economico, giuridico e letterale.
Soprattutto mi ha dato l’occasione di comprendere tutto ciò che sta dietro ad un oggetto così piccolo e tanto desiderato. 4
Forse la sigaretta attrae perché rappresenta un segno di emancipazione, un modo per sedurre e uno strumento per acquistare sicurezza in se stessi.
Nel cinema, la “cicca” veniva usata per aumentare notevolmente il sex-appeal delle attrici ed è poi diventata parte integrante dei set cinematografici. Inoltre, nei film comparivano numerosi messaggi pubblicitari di varie ditte produttrici di sigarette. Essi apparivano, altresì, durante le riprese televisive di eventi sportivi e di spot pubblicitari di abbigliamento, nei cartelloni durante le manifestazioni rivolte ai giovani e nei pannelli stradali.
Per liberare le nuove generazioni dal tabacco, nelle scuole, sono stati introdotti programmi di educazione sui rischi del fumo e sono state imposte restrizioni, dalla legge, per quanto concerne la pubblicità.
Quest’ultimo è uno strumento protettivo molto importante, ma nonostante gli spot antifumo, molti sono convinti che essere fumatori sia “figo”. Non a caso moltissimi giovani iniziano a fumare.
Essi si sentono più grandi, più uomini e più maturi. Ma, molto spesso, gli adolescenti incominciano perché vedono nella sigaretta un’arma molto efficace per “attirare” le ragazze o i ragazzi.
Alcuni, per fortuna, si rendono conto della dipendenza che iniziano ad avere alla sigaretta e riescono a smettere in tempo, ma per molti altri il piacere di una “cicca” diventa un vizio a cui è difficile rinunciare.
Si inizia con la sigaretta fumata in compagnia, a cena con gli amici, quella che segue il caffè, poi con quella che si fuma dopo aver mangiato e voilà… il vizio è preso. A quel punto non si pensa nemmeno più a rinunciarvi e il piccolo piacere occasionale diventa un automatismo e successivamente una dipendenza psichica. 5
Se non si fuma per un po’ si ha come l’impressione che manchi qualcosa alla tua personalità… E allora ecco che si prende una sigaretta dal pacchetto, la si porta alla bocca, la si accende, la si tiene tra le dita e si inizia a “tirare” per sentire il suo gusto penetrante nella gola.
Il tabacco era diffuso tra molte popolazioni del nord e del centro America. Esso era particolarmente utilizzato dai Maya che lo fumavano con particolari pipe o addirittura lo masticavano. Inoltre veniva bruciato per scopi terapeutici, durante i riti propiziatori e i sacrifici agli dei. Infatti, essi pensavano che il tabacco avesse poteri magici.
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Per quanto riguarda la scoperta del prodotto da fumo in Europa, essa coincide con la scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo. Fu importato, infatti, nel vecchio continente inizialmente come souvenir e la pianta venne ritenuta da alcuni studiosi dell’epoca un medicinale con poteri eccitanti.
Ma esso si diffuse a livello diplomatico e legislativo in tutto il continente quando l’ambasciatore Jean Nicot de Vellemain inviò a Caterina de’ Medici e a Francesco II alcuni semi di tabacco, insistendo sulle loro proprietà curative, in particolare delle patologie respiratorie e cardiocircolatorie. Le convinzioni che Nicot sosteneva con molta tenacia fecero sì che il suo nome fu legato per sempre al tabacco. Il principio attivo di questa pianta fu studiato e analizzato però per la prima volta, nel 1809, dal chimico francese Vanquelin, che lo chiamò Nicotina in onore dell’ambasciatore.
Per quanto riguarda la diffusione del tabacco come fenomeno popolare, esso si espanse molto rapidamente tra la fine del ’500 e gli inizi del ’600 in Spagna, Gran Bretagna, Francia e poi in tutto il mondo.
In Italia questa pianta venne conosciuta solo nel 1561 grazie al Cardinale di Santa Croce che la coltivò nei giardini vaticani.
Il tabacco divenne quindi “famoso” a partire dal 1600.
Esso veniva consumato differentemente a seconda del rango sociale. I proletari lo masticavano, i borghesi lo fumavano nelle pipe, gli aristocratici invece lo portavano alle narici e lo annusavano.
Il suo uso diventò una vera e propria moda che conquistò anche le donne. Alcune intraprendenti Dame fondarono l’Ordine della Tabaccheria, il cui motto diceva “Noi dichiariamo di non aver trovato fino ad oggi nulla all’infuori del tabacco degno del nostro amore costante. Il tempo ci fa trovare dei difetti nei nostri amanti, dell’ingratitudine nelle nostre amiche, del ridicolo nella moda che noi cambiamo. Solo il tabacco noi troviamo degno di essere amato”.
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Nel ’700 esso veniva utilizzato per combattere la peste, le polmoniti, le piaghe, le ulcere gastriche e soprattutto le carie dentarie; serviva anche come toccasana per i piccoli malesseri come emicranie, nausee e capogiri.
Così, con il pretesto di curarsi dai malesseri, la dipendenza aveva inizio.
Nel 1800 si diffuse l’uso di avvolgere i pezzetti di tabacco non più in una foglia, ma in un pezzetto di carta velina: nasceva così la sigaretta, il piccolo “oggetto dei desideri” di molti fumatori. Quindi, la fabbricazione delle sigarette soppiantò velocemente gli altri mezzi di assunzione della sostanza. La preparazione di questo prodotto, però, avveniva manualmente e quindi con un certo costo. Nel 1784 a Siviglia, in Spagna, fu fondata la prima fabbrica di cicche. La Philip Morris (che sarà trattata più avanti nella tesi) aprì invece a Londra nel 1847 e la Louis Rothmans aprì, sempre a Londra nel 1890.
Perciò, nel 1880, venne brevettata la prima macchina per il confezionamento meccanico di sigarette. Questa produceva all’ora centinaia di migliaia di unità contro le 1.000/1.200 sigarette fabbricate da un’operaia.
Il fumo, in passato, ha rappresentato il simbolo di una vita piena di sfarzo e lusso, ma più avanti ha rappresentato un piacere accessibile a tutti.
Le razioni militari di sigarette che venivano assegnate ai soldati arruolati per combattere durante la Prima Guerra Mondiale comprendevano una quotidiana quantità di sigarette che si aggirava sulle 20 unità. Però, durante gli anni ’30, il Regime Nazista e i suoi capi militari iniziarono ad occuparsi della salute dei cittadini rivolgendo la loro attenzione al problema tabacco, concludendo che all’epoca rappresentasse la causa principale del cancro al polmone.
Inoltre, essi vedevano nel fumo la principale causa di contraddizione al culto del cittadino ariano forte e sano che essi stavano cercando di imporre. Dal 1933 al 1945 in Germania venne lanciata una martellante campagna antifumo, pienamente sostenuta dal Führer poiché identificava il fumo come una pericolosa abitudine comunista e come un simbolo di decadenza e di malcostume. 8
Dagli anni cinquanta in poi le comunità mediche e i governi hanno promosso e condotto campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica evidenziando gli effetti negativi di questo vizio così diffuso. Negli anni ’60 furono introdotte sul mercato sigarette dotate di un filtro e furono immessi in commercio dei tipi di sigaretta con minore contenuto di nicotina, ma essa ottenne pochissimo successo. Dal 1964 si decise di vietare la pubblicità di sigarette ma ciò non servì a niente.
Oggi il fumo ha cessato di essere un fatto individuale. È infatti stato constatato come anche il fumo passivo possa arrecare seri e preoccupanti danni alla salute: oltre ad influenzare negativamente le prestazioni dei non fumatori, è irritante, tossico e cancerogeno. Agli inizi degli anni ’80, un giapponese, Takeschi Hirayama, pubblicò uno studio statistico che dimostrava che in un campione di 50.000 donne sposate, le mogli dei soggetti fumatori, si ammalavano di cancro al polmone con frequenza doppia rispetto alle mogli dei non fumatori.
Il fumo rappresenta una causa di morte per il 40% di tutti i casi tumore, per il 34% delle malattie cardiovascolari, per il 26% di altre malattie respiratorie.
La metà delle persone che fumano moriranno a causa di questa abitudine e l’altra metà perderà un’aspettativa di vita che si aggira tra i 25 e i 30 anni. Ciò che colpisce è pensare che un giovane che ha 25 anni e fuma due pacchetti di sigarette al giorno, ha una speranza di vita di 8 anni di meno rispetto a quella di un non fumatore.
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In una sigaretta vi sono 5000 diverse sostanze (i cosiddetti “prodotti di combustione”). L’85% del peso del fumo è costituito da azoto, ossigeno e anidride carbonica e i restanti gas sono le sostanze con tossicità più elevata. Tra questi vi sono quattro gruppi particolarmente dannosi per l’organismo:
Nicotina
1. Essa è responsabile della dipendenza e dà assuefazione.
È quella famosa sostanza che causa la sindrome di “astinenza” che può presentarsi nelle sospensioni brusche degli accaniti fumatori (essa si manifesta sotto forma d’irritabilità, sensazione di malessere, ridotta concentrazione, sonnolenza, ecc…).
Sostanze ossidanti, radicali liberi e sostanze cancerogene
2. Sono altamente tossiche e portano, a lungo andare, a bronchite cronica, enfisema polmonare, tumore e cancro ai polmoni.
Monossido di carbonio (CO)
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3. Esso è quel famoso fumo che esce dai gas di scarico delle automobili ed è presente nello smog. È la causa del famoso “fiatone” che ci viene correndo poiché è il componente che riduce la quantità di ossigeno che circola nel sangue.
Ogni anno vengono fumate, nel mondo, 6 mila miliardi di sigarette (che corrispondono a 7 milioni di tonnellate). Questa cifra è in costante aumento non solo nel Terzo Mondo, dove dal 1970 il consumo di tabacco è cresciuto del 75%, ma anche in tutti i paesi industrializzati.
È curioso pensare che ogni fumatore si “tira” 6.5 kg all’anno di tabacco e che si fuma in media 7.300 sigarette in sei mesi!
I fumatori sono 1 miliardo e 100 milioni (1/3 della popolazione globale con più di 15 anni). Il paese dove vengono consumate più “cicche” è la Cina dove 300 milioni di accaniti fumatori consumano 1.880 miliardi di sigarette all’anno. È ciò che colpisce di più: il numero di tabagisti cinesi aumenta del 2% all’anno.
Il numero di vittime del fumo è però altissimo: nel mondo vi sono 3,5 milioni di morti all’anno (di cui 2 milioni nei paesi industrializzati e 1 milione nei paesi emergenti). Attualmente la sigaretta rappresenta la causa di circa il 20% di tutte le morti nei Paesi sviluppati.
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In Italia il business fa affluire nelle casse dello Stato 25 milioni di euro con un gettito fiscale per lo Stato che viene al secondo posto dopo quello della benzina.
I fumatori sono circa 13 milioni con un calo del 2,9% per gli uomini e un aumento del 2,4% per le donne.
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Tesina - premio maturità 2008
Titolo: il tabacco e le sue multinazionali
Autore: Cristina Monge Cuniglia
Descrizione: il vizio del fumo e le multinazionali ad esso legate
Materie trattate: italiano, letteratura, legislazione, economia
Area: umanistica
Sommario: Il fumo è un vizio che accomuna molte personeâ⬦ tra queste ci sono ioâ⬦ Rappresenta per tanti un'abitudine amata, ma allo stesso tempo odiata. Amata perché fumare una sigaretta è, sotto diversi punti di vista, un piacere, un modo per distendersi e per rilassarsi; odiata perché una volta che si inizia a fumare non si può più fare a meno della sigaretta. Questo lavoro mi ha coinvolta da subito e mi ha permesso di conoscere il mio piccolo "piacere" sotto diversi punti di vista: storico, economico, giuridico e letterale. Soprattutto mi ha dato l'occasione di comprendere tutto ciò che sta dietro ad un oggetto così piccolo e tanto desiderato.