Estratto del documento

Il “giovedì nero” alla luce delle nuove tecniche matematiche di analisi del trend

Andrea Giannuzzi

V D – A. S. 2006/2007

Liceo Scientifico-Classico “G. Stampacchia”

Sommario

Il “surplus problem”...............................................................................................................................5

Domanda e offerta ................................................................................................................................6

Cenni di economia classica ....................................................................................................................6

L'economia classica e gli Stati Uniti .......................................................................................................7

Taylorismo e fordismo: scienze dell'offerta.............................................................................................7

Una domanda inarrestabile....................................................................................................................8

Le conseguenze in borsa ........................................................................................................................8

Cronaca di un disastro annunciato ......................................................................................................10

Il giovedì nero .....................................................................................................................................11

Dalla crisi nominale alla crisi reale .......................................................................................................12

Il ruolo del liberismo ..........................................................................................................................13

Il giovedì nero e l'analisi tecnica ..........................................................................................................13

Introduzione alla teoria di Elliott.........................................................................................................13

La serie di Fibonacci ............................................................................................................................14

L’inconscio collettivo ...........................................................................................................................15

Le onde di Elliott ................................................................................................................................16

Interpretazione psicologia delle onde ...................................................................................................17

Le onde di Elliott - II ..........................................................................................................................17

Il calendario di Fibonacci ....................................................................................................................20

Onde di Elliott e calendario di Fibonacci: conclusioni.........................................................................21

Medie mobili: semplicità ed efficienza .................................................................................................21

Medie mobili: esito..............................................................................................................................23

Considerazioni ....................................................................................................................................24

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«To the Congress of the United States:

No Congress of the United States ever assembled, on surveying the state of the Union, has met with a more pleasing prospect than that which appears at the present time. [...] The great wealth created by our enterprise and industry, and saved by our economy, has had the widest distribution among our own people, and has gone out in a steady stream to serve the charity and the business of the world. The requirements of existence have passed beyond the standard of necessity into the region of luxury. Enlarging production is consumed by an increasing demand at home and an expanding commerce abroad. The country can regard the present with satisfaction and anticipate the future with optimism.»

«Al Congresso degli Stati Uniti:

Nessuna assemblea del Congresso degli Stati Uniti, convocata per esaminare lo stato dell'Unione, si è mai trovata dinanzi a una situazione così favorevole com'è quella odierna [...] La grande ricchezza, creata dal nostro spirito d'iniziativa e dalla nostra industriosità e salvaguardata dal nostro risparmio, è stata distribuita tra il nostro popolo nel modo più ampio ed è uscita dalle nostre frontiere per beneficare e far progredire tutto il mondo. I consumi quotidiani hanno oltrepassato la soglia del bisogno per entrare nella regione del lusso. Una produzione in crescita è consumata da una domanda interna sempre più alta e da un commercio estero in espansione. Il paese può guardare al presente con soddisfazione, e al futuro con ottimismo.»

Il presidente C. Coolidge al Congresso, 4 dicembre 1928

. . .

investor buys General Motors at $100, sells to another at $150, who sells it to a third at $200. Everyone makes

“One

money”

“Un investitore compra General Motors [s'intende ovviamente una azione, NdA] a 100$ e la vende ad un altro a 150 $, che – a sua volta – la rivende ad un terzo a 200 $: tutti ci guadagnano.”

W. Payne al “World's Work” di gennaio 1928

3

. . .

wife of a Long Island broker shot herself in the heart; a utilities executive in Rochester, New York, shut himself in his bathroom and opened a wall jet of illuminating gas; a St. Louis broker swallowed poison; a Philadelphia financier shot himself in his athletic club; a divorced in Allentown, Pennsylvania, closed the doors and windows of her home and turned on a gas oven. In Milwaukee, one gentleman who took his own life left a note that read, “My body should go to science, my soul to Andrew W. Mellon, and sympathy to my creditors.”»

«La moglie di un intermediario si è sparata al cuore; un dirigente pubblico di Rochester, New York, si è chiuso nel bagno ed ha aperto un tubo del gas; a St. Louis un broker si è avvelenato; a Philadelphia un finanziere si è sparato al circolo di atletica; un divorziato di Allentown, Pennsylvania, ha chiuso le porte e le finestre della sua casa ed ha aperto il gas della cucina. Nel Milwaukee, un gentiluomo che si è tolto la vita ha lasciato un biglietto che recita: “Il mio corpo dovrà andare alla scienza, la mia anima ad Andrew W. Mellon e la mia compassione ai miei creditori.”» 1929: The Year of the Great Crash

W. K. Klingaman, (1989)

1 Ministro del Tesoro probabilmente ritenuto concausa del disastro, per tormentarlo. 4

Il secolo breve “Nell'abisso

Come Hobsbawm, che ha pittorescamente intitolato un capitolo intero de

economico”, ampia ed esaustiva è la storiografia circa le cause che hanno prodotto un dissesto giudicato incomparabile dall'economia ufficiale solo quando è stato definitivamente superato. 2

is the time to buy stocks.”, pretty intelligent people are now buying stocks...”

«This «Some ; «Il declino è nei valori

nominali, non nei servizi tangibili e nel benessere... L'America è ora negli otto anni di prosperità, come previsto

3

commercialmente.» ; «La caduta di Wall Street non significa che ci sarà una generale, seria crisi degli affari. [...] Il commercio ritornerà a fare il suo lavoro, provvidenzialmente libero come il vento, finanziariamente più forte che

4

mai.» ; di frasi del genere erano a quanto pare ricolme le più autorevoli testate giornalistiche del tempo, e tali furono ancora per mesi e mesi dopo il crollo di dicembre, mentre la caduta, di fatto, rimaneva inarrestabile.

Anche le autorità accademiche tradivano un diffuso ottimismo: la Società Economica di Harvard giudicava “improbabile” un'altra seria depressione all'indomani nel novembre 1929 (appena un mese prima del completo tracollo, insomma) e profetizzava un risanamento borsistico già per la primavera ventura. In realtà la parola “fine” al disastro poté essere posta solo nel 1932 e, alle conseguenze che determinò, solo anni più tardi.

Il “surplus problem”

In realtà i problemi non erano del tutto assenti come sembravano suggerire questi pomposi pronosticatori, tanto che lo stesso Coolidge, nel discorso al congresso del 1928, paragrafi e paragrafi dopo gli euforici annunci tipici degli “anni ruggenti” ne tocca uno di fondamentale importanza: il “surplus problem”.

«[...] While these developments in fundamental research, regulation, and dissemination of agricultural information are of distinct help to agriculture, additional effort is needed. The surplus problem demands attention. As emphasized in my last message, the Government should assume no responsibility in normal times for crop surplus clearly due to overextended acreage. The Government should, however, provide reliable information as a guide to private effort; and in this connection fundamental research on prospective supply and demand, as a guide to production and marketing, should be encouraged. Expenditure of public funds to bring in more new land should have most searching scrutiny, so long as our farmers face unsatisfactory prices for crops and livestock produced on land already under cultivation.»

«[...] Mentre questi sviluppi in fondamentale ricerca, regolazione e diffusione dell'informazione agricola sono ciascuno d'aiuto all'agricoltura, è necessario un ulteriore impegno. Il problema della sovrapproduzione richiede attenzione. Come sottolineato nel mio ultimo messaggio, in tempi normali il Governo non dovrebbe assumersi alcuna responsabilità per la sovrapproduzione agricola, chiaramente dovuta ad un eccessivo aumento della superficie coltivata. Il governo deve, però, fornire anche affidabili informazioni che guidino gli sforzi privati in prospettiva della domanda e dell'offerta, della produzione e della vendita. L'impiego di fondi pubblici per rendere coltivabili nuove terre deve essere più minuziosa, se non altro per evitare le facce insoddisfatte dei nostri agricoltori che guardano ai prezzi del il raccolto e della vendita del bestiame prodotto su terre già coltivate.»

Nonostante il tono particolarmente conciliante, questo estratto deve aver lasciato di stucco più d'uno nella platea: Coolidge, conosciuto come “Cal il silenzioso” per via della sua abitudine a parlare solo quando veramente necessario, era uno di quei zelanti repubblicani difensori del “laissez faire” che aveva contribuito al boom economico di quegli anni. Ora, invece, Cal parlava “addirittura” di «informazioni guida» per il mercato.

La sovrapproduzione, insomma, doveva davvero essere davvero straordinaria.

E, in effetti era così: questo squilibrio cronico tra domanda e offerta continuò ad acutizzarsi sino a determinare di lì a poco il crepuscolo del liberismo.

2 R. W. McNeel, analista di mercato, New York Herald Tribune, 22 ottobre 1929;

3 S. Chase, economista ed autore, New York Herald Tribune, 1 novembre 1929;

4 Business Week, 2 novembre 1929. 5

Domanda e offerta

Ma cosa vuol dire sovrapproduzione? Ogni mercato, com'è noto, è dominato dal principio della domanda e dell'offerta: in un sistema perfetto la domanda sarebbe uguale all'offerta, e i guadagni sarebbero massimi perché ogni sforzo ad “offrire” sarebbe senz'altro ripagato. Nella realtà, però, questo “incontro” tra domanda e offerta è chimerico perché la domanda non è mai prevedibile con esattezza; per questa ragione l'obiettivo dell'imprenditore (sia esso un industriale o un agricoltore) è quello di vendere, se non altro, “più o meno” quanto produce, mettendo in conto già dall'inizio un certo margine di invenduto.

Cenni di economia classica

Poiché, come appena detto, quello della domanda e dell'offerta è il meccanismo elementare di ogni mercato, tale legge è stata oggetto di studio sin dalla nascita della scienza economica; si potrebbe dire, addirittura, che la stessa scienza economica nasce come studio della rapporto tra le due.

Il grande padre dell'economia A. Smith (1723-1790), infatti, se ne occupò già in quella che è considerata La ricchezza delle nazioni ancora oggi la Bibbia dell'economia politica: (1776), osservando che:

«Il prezzo di mercato di una data merce è regolato dalla proporzione tra la quantità che è effettivamente portata sul mercato e la domanda di coloro che sono disposti a pagarne il prezzo naturale [il prezzo “medio” necessario a coprire i costi della merce e quelli di sussistenza del produttore, NdA], ossia l'intero valore della rendita, del lavoro o del profitto che si deve pagare per portarvela. Costoro possono essere detti richiedenti effettivi, e la loro domanda domanda effettiva. Infatti essa è sufficiente a portare la merce sul mercato. Questa domanda è diversa dalla domanda assoluta. [...] Il prezzo effettivo al quale comunemente si vende una merce è detto prezzo di mercato. Esso può essere al di sopra o al di sotto o esattamente uguale al suo prezzo naturale.»

Se il prezzo di mercato è al di sopra del prezzo naturale, l'offerta salirà perché vale la pena di investire in quella determinata merce. Secondo Smith, ancora, decidere se produrne un quantitativo maggiore è una scelta personale che persegue unicamente i propri interessi ma che, sommata agli interessi degli altri produttori, finirà per approvvigionare adeguatamente la popolazione portando ad un nuovo equilibrio.

«Se, al contrario, la quantità portata sul mercato dovesse essere inferiore alla domanda effettiva, talune delle parti componenti il suo prezzo aumenteranno al di sopra del loro saggio naturale. Se questa è la rendita, l'interesse di tutti gli altri proprietari terrieri li ridurrà naturalmente a coltivare altra terra per produrre quella merce; se sono i salari o il profitto, l'interesse di tutti gli altri lavoratori li indurrà a impiegare maggiore lavoro e capitale nel produrla e portarla sul mercato. La quantità portata sul mercato sarà presto sufficiente a soddisfare la domanda effettiva. Tutte le differenti parti del suo prezzo si ridurranno presto al loro saggio naturale e l'intero prezzo al suo prezzo naturale.»

Una benefica, quasi provvidenziale “mano invisibile”, insomma, porterà sempre ed in ogni caso ad un equilibrio che soddisfi tutti adeguatamente. Questa visione non deve sembrare troppo semplicistica o ispirata al più ingenuo ottimismo: Smith conduce un'approfondita analisi critica della realtà economica del suo tempo in ogni minimo particolare (dai compiti dello Stato e della Chiesa al ruolo della donna, dalla divisione del lavoro al risparmio e al lusso), e tale paradigma economico (almeno per il diciottesimo secolo) era quanto di più confacente alla realtà si potesse scrivere.

5 La ricchezza delle nazioni, pag. 142;

6 La ricchezza delle nazioni, pag. 144. 6

Da queste considerazioni muove J. B. Say (1767-1832) per giungere all'omonima legge, nota anche come “degli sbocchi” per una ragione molto semplice: il denaro è solo “merce rappresentativa” e in realtà, secondo Say, ogni prodotto, se viene scambiato, è sempre per procurarsi un altro prodotto; poiché il venditore diventerà all'occorrenza anche compratore (quando sarà lui ad avere necessità di un prodotto che non possiede) l'offerta alimenterà, sotto “sbocchi” diversi, una domanda esattamente pari a se stessa (v. Trattato di politica economica, 1803). È di facile intuizione, allora che, per Say, un'eccedenza della domanda è impossibile se non in misura strettamente locale e temporanea.

Persino il secondo grande economista della scuola classica D. Ricardo (1772-1823) confermerà la “legge di Say” nel suo Principi di economia politica (1817): «Nessuno produce se non allo scopo di consumare o di vendere, e nessuno vende se non allo scopo di acquistare una qualche altra merce che possa essergli utile immediatamente o contribuire alla produzione. Producendo, un individuo diventa quindi necessariamente o il consumatore dei propri prodotti o il compratore di prodotti altrui».

L'economia classica e gli Stati Uniti

Nonostante le tranquillizzanti teorie del secolo precedente, agli albori del XX secolo ancora ritenute inoppugnabili nel loro impianto spesso oggettivamente rigoroso, crisi di sovrapproduzione più o meno rilevanti cominciarono a presentarsi già dalla seconda metà dell'Ottocento. La colpa, allora, è da imputarsi alle teorie o in chi le interpretava? Se è innegabile che quella di Say (e, quindi, quella di Ricardo) sia una teoria relativamente spinta in quelle che sono le sue tesi, il liberalismo di Smith è, al contrario, moderato ed estremamente ragionevole. Il problema è che Smith aveva analizzato un contesto completamente diverso da quello cui si volevano applicare – ancora – i suoi studi, ovvero quello di una società borghese pre-capitalista dove effettivamente valevano gran parte delle intuizioni che egli spianò a Say: un piccolo commerciante, un operaio, un imprenditore non accumulavano capitali perché percepivano a malapena un reddito di sussistenza che, rimesso nel mercato, contribuiva a costituire una liquidità sufficiente a favorire l'incontro tra domanda e offerta.

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Materie trattate: Storia, Filosofia, Matematica.

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