Estratto del documento

Alberto

Anno scolastico Liceo G. Della

2006/07, Rovere, indirizzo Fabrizio

Scienze sociali -

Comunicazione

Savona

V.S.

Il carcere 1

Indice

  • Introduzione
  • Domande iniziali
  • Cap. 1 La pena

1.1 Che cos’è la pena

1.2 Vari tipi di pena

1.3 Lavori forzati

1.4 Accenni di storia della pena

Cap. 2 La struttura del carcere

2.1 Le istituzioni totali

2.2 Il concetto di panoptico

2.3 La visione sociale del carcerato

2.4 Il carcere come esperienza 2

Cap. 3 Normalità e devianza

3.1 Il concetto di devianza e le teorie

3.2 Norme sociali: l’appartenenza e l’esclusione sociale,

la trasgressione

3.3 Devianza e comunicazione

Cap. 4 La comunicazione

4.1 La comunicazione in carcere

Cap. 5 La sfiducia nel sistema

carcerario

5.1 Il crollo dell’imperativo funzionale

5.2 Sfiducia dovuta al clima:

costi e il sovraffollamento

I

5.3 La mancata certezza della pena

Cap. 6 Conclusioni

Bibliografia 3

Introduzione

I motivi che mi hanno spinto ad affrontare questo argomento sono principalmente due.

1) L’interesse personale verso le problematiche sociali, la devianza in particolare. Che cosa porta gli individui a commettere atti delittuosi?

La risposta alla domanda non giustifica solamente l’esistenza del carcere, ma ne spiega la sua funzione principale: evitare che il comportamento deviante venga reiterato. Da qui nasce il bisogno di risolvere le problematiche del carcere dalla radice. Infatti la situazione penitenziaria italiana è in uno stato di profonda crisi che investe non solo il lato economico ma anche quello che riguarda la gestione dei carcerati; però quello che si è cercato di fare in questi ultimi anni è tentare di sanare la situazione a partire dai problemi e non da ciò che li crea.

2) Ma soprattutto il bisogno che la società ha di rinnovarsi: a partire dallo studio della società.

La sociologia contribuisce a rendere le persone più consapevoli della realtà che li circonda, spingendoli ad adottare scelte ragionate che consentono di migliorare la condizione dell’individuo. A mio parere per fare ciò l’uomo deve abbandonare la logica del guadagno per far maturare in ogni individuo la consapevolezza sociologica, teorizzata da Comte alla fine del XVIII secolo.

L’argomento scelto però può essere tratto sotto molti punti di vista, il che costituisce un impedimento, infatti l’argomentazione potrebbe facilmente risultare incompleta come troppo ampia, in una prima stesura, la tesina risultava essere di oltre 100 pagine, poi ridotte a poco più di 40. Perciò riassumendo si cercherà di trattare gli aspetti principali, fornendo una panoramica di come è organizzato il carcere, per metterlo in relazione con la sua storia, ed altri temi didattici affrontati lungo i cinque anni di studio.

Il carcere inoltre è un argomento molto trattato, i dibattiti, la letteratura, la filosofia ecc. ecc. Perciò il rischio è quello di cadere nel banale; fornendo dati ripetitivi e una visione poco originale e soprattutto non personalmente critica.

Per questi motivi il lavoro è diviso in due parti, i primi capitoli si occupano principalmente di descrivere ciò che è il carcere e come è organizzato, riportando anche un’esperienza diretta, mediante intervista. (Cap. 1 e 2)

Nella seconda parte, si analizza l’aspetto sociale, psicologico e comunicativo del carcere. (Cap. 3 e 4) Per giungere alle conclusioni che hanno il loro preambolo nel capitolo riguardante la sfiducia che si instaura verso questo sistema di pena. (Cap. 5)

Infine le conclusioni si propongono di offrire una visione personale e critica nei confronti dell’argomento; ma soprattutto proporre soluzioni che portino a una funzionalità migliore. (Cap. 6) 4

Domande iniziali

  1. Dal punto di vista del recupero del detenuto è utile questo sistema di pena?

  2. L’organizzazione carcere è ancora funzionale al nostro tempo? 5

1.1 Che cos’è la pena

In diritto, la pena è la conseguenza giuridica della violazione di un precetto penale.

La pena criminale può essere definita come la sofferenza comminata dalla legge penale ed irrogata dall’autorità giudiziaria mediante processo a colui che viola un comando o un divieto della legge medesima.

Caratteristica essenziale è l’afflittività; consiste, infatti, nella privazione o diminuzione di un bene individuale (libertà, vita, patrimonio). La pena può svolgere varie funzioni: una funzione meramente retributiva, una funzione di prevenzione generale e una funzione di prevenzione speciale.

Secondo la teoria retributiva, la sanzione penale deve servire a compensare il male provocato dall’azione illecita.

Secondo la teoria della prevenzione generale, la pena consiste in una minaccia che serve a distogliere la generalità dei consociati dal compiere fatti socialmente dannosi.

Secondo la teoria della prevenzione speciale, la pena svolge un compito intimidatorio volto alla dissuasione del condannato dal commettere nuovi reati.

Esiste la possibilità che la pena non si verifichi, estinzione, le cause sono principalmente quattro.

  • La morte del reo.
  • L’amnistia, l’indulto.
  • La remissione della querela.
  • La prescrizione.

Queste quattro cause di estinzione della pena non dipendono direttamente dall’imputato. Tranne una, la prescrizione. Per far sì che un reato cada in prescrizione, deve trascorrere il tempo massimo della pena applicabile, senza che sia stata pronunciata una condanna definitiva.

Nel 1996 i processi conclusi con sentenza di non luogo a procedere per prescrizione dei termini si contavano in 56.486, nel 2003 gli stessi sono saliti a 206.000, quadruplicando.

10F

Dunque, la pena, si propone di infliggere una punizione a chi trasgredisce la legge; ma da dove nasce l’esigenza di una pena, di un carcere e soprattutto di una legge?

Se queste ultime, fossero solamente limitazioni artificiose della libertà umana, per trovarne traccia dovremmo aspettare la nascita della sociologia; mentre invece, le carceri, le pene e le leggi esistono da tempi molto antichi, questo dimostra che sono state create per un bisogno organizzativo umano.

A queste domande ha già cercato di rispondere un filosofo del XVII secolo, Thomas Hobbes. Il Leviatano. Nel quale si occupò di uno studio. La sua opera principale fu un approfondito studio della società e dello Stato. Il punto centrale della sua tesi è una scissione tra lo stato di natura (jus naturalismo) e uno stato di diritto (jus

Cifre estrapolate da un’interrogazione parlamentare del 22 marzo 2005

1 6

positivismo). A partire da questa distinzione, Hobbes esaminò come l’uomo passi, necessariamente, da una condizione all’altra. Il suo pensiero verrà estrapolato direttamente dai suoi testi.

Il punto di partenza è la definizione hobbesiana per cui l’uomo è incapace di vivere per natura in società organizzate. L’individuo che in uno stato di natura si trova in una guerra di tutti contro tutti, è costretto a limitare le proprie libertà per costruire una società; ma alcuni individui cercheranno di ostacolare ciò prevalendo sugli altri: “[...] qui per presenza dei malvagi anche i buoni se non vogliono essere uccisi debbono ricorrere alle virtù della violenza e dell’inganno [...]” Hobbes aggiunge:

21F

Dunque per natura non siamo spinti a cercare amici, ma a poter ottenere per mezzo di essi onore e vantaggi “[...]”. Gli uomini, accecati dal desiderio di gloria

32F

sono incapaci di costruire una società; infatti quando la gloria è data a tutti non è data a nessuno.

Hobbes approfondendo il concetto di stato di natura si sofferma sulla differenza tra diritto e legge. Il diritto naturale coincide con la libertà di usufruire del proprio potere per conservare il proprio stato di natura. “[...] il diritto consiste nella libertà di fare o di astenersi dal fare, mentre la legge stabilisce e impone una delle due cose [...]”. 4

3F

Perciò la libertà altrui va rispettata, se si vuole che venga rispettata la propria.

Hobbes pensa, dunque, che l’uomo ha la necessità di trasferire i propri diritti, attraverso un contratto, nelle mani di un sovrano. Questo contratto, in cui si adempie il trasferimento dei diritti, non può essere redatto solo in forma orale ma ha bisogno di un supporto che lo renda chiaro; ed ecco la nascita della Legge. “[...] i vincoli delle parole sono troppo deboli per poter tenere a freno l’ambizione, l’avarizia, l’ira e le altre passioni, quando non c’è il timore di un potere coercitivo al di sopra di loro [...]”. “[...] l’uomo deve adempiere i patti che ha assunto; senza di

54F

che i patti sarebbero inutili, e nient’altro che vuote parole e, rimanendo il diritto di tutti su tutte le cose, saremmo ancora nello stato di guerra.” 6

5F

Hobbes afferma, inoltre che, quando è stato stipulato un patto il romperlo è ingiusto e la definizione di ingiustizia è il mancato adempimento del patto. E tutto ciò che non è ingiusto è giusto.

Di conseguenza i nomi di giusto e ingiusto non possono avere un senso prima che sia costituito un potere coercitivo per costringere tutti gli uomini all’adempimento dei loro impegni col terrore di pene più grandi del beneficio che essi pensano di poter ricavare dalla rottura del patto stesso; [...]”

E colui che, avendo sufficienti garanzie che gli altri osserveranno verso di lui le stesse leggi, non le osserva da parte sua, cerca non la pace, ma la guerra e per conseguenza la distruzione della sua natura con la violenza [...]” 7

6F

L’uomo dunque ha bisogno di un potere che lo diriga, lo indirizzi verso il bene comune e lo distolga, con il terrore, dall’idea di infrangere le leggi. Per questi motivi gli uomini si accordano fra loro di sottomettersi ad una persona o ad un’assemblea di persone, volontariamente, dando così vita allo stato per istituzione.

De cive, epistola dedicatoria.

2 De cive, cap. I

3 Leviatano, parte I, cap. XIV

4 Leviatano, parte I, cap. XIV

5 Leviatano, parte I, cap. XV

6 Leviatano, parte I, cap. XV

7 7

I vari tipi di pena

1.2

Le pene si distinguono in:

Pene principali: quelle inflitte dal giudice con la sentenza penale di condanna: la pena di morte (per gli Stati ove è ancora in vigore), l’ergastolo, la reclusione, la multa.

Pene accessorie: le pene che conseguono di diritto alla condanna, come effetto penale della stessa.

La reclusione

La reclusione è la limitazione della libertà personale (prevista dalla Costituzione Italiana all’art. 13) che viene eseguita in due casi:

  • Flagranza di reato, quando la persona viene colta nell’esecuzione di atto incriminabile, e viene eseguita dalle forze dell’ordine competenti che devono comunicare l’accaduto al giudice competente entro e non oltre 48 ore.
  • Gravi indizi di reato, quando la persona è soggetta ad indizi che affermino che abbia compiuto un reato, e viene eseguita direttamente dal giudice competente in materia.

La pena della reclusione si estende da

L’articolo 23 del Codice Penale recita: quindici giorni a ventiquattro anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della pena, può essere ammesso al lavoro all’aperto.

Ergastolo

L’ergastolo, chiamato comunemente “carcere a vita”, è la massima pena prevista nell’ordinamento giuridico italiano. Nell’ordinamento italiano l’ergastolo è previsto per alcuni delitti contro la personalità dello Stato, contro l’incolumità pubblica e contro la vita cui si aggiungono i reati per cui è ancora prevista la pena di morte (che sostituisce l’ergastolo ex D. lgs. lgt 10/08/44 n. 224). L’ergastolo è altresì previsto quando concorrono più delitti per ciascuno dei quali è prevista la pena non inferiore a 24 anni (art. 73 co. 2 c.p.). La perpetuità di tale pena è mitigata dalla possibilità concessa al condannato di essere ammesso alla libertà condizionale dopo avere scontato 26 anni, qualora ne venga ritenuto attendibilmente provato il ravvedimento. Tale limite è ulteriormente eroso dalle riduzioni previste per la buona condotta del reo, grazie alle quali vengono eliminati 45 giorni ogni sei mesi di reclusione subiti. La riforma penitenziaria del 1986 ha consentito infatti che il condannato all’ergastolo possa essere ammesso, dopo l’espiazione di almeno 10 anni di pena, ai permessi premio, nonché, dopo 20 anni, alla semilibertà. 8

La pena di morte

Il pamphlet Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria

Nel 1764 la pubblicazione del pamphlet stimolò la riflessione sul sistema penale vigente. Nel trattato Beccaria si esprimeva contro la pena di morte:

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.»

Tuttavia, la condanna di Beccaria verso la pena di morte, pur nella sua portata storicamente innovativa, non era espressa in termini assoluti:

«La morte di un cittadino divien necessaria quando la nazione recupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi.»

Esilio

Essere in esilio significa stare lontano dalla propria patria, città, stato o nazione a causa dell’esplicito rifiuto del permesso di farvi ritorno, o sotto la minaccia di essere imprigionato o giustiziato in caso di ritorno.

Si usa comunemente distinguere tra esilio interno (o confino), ovvero il reinsediamento forzato all’interno della propria nazione di residenza, e l’esilio esterno, ovvero la deportazione al di fuori della nazione di residenza.

Uno dei più famosi esiliati di fine ‘800 fu il capitano Dreyfus, condannato per alto tradimento e mandato in esilio. Ma grazie all’interesse dell’opinione pubblica, che dimostra il vero motivo dell’esilio, ovvero le origini semite del capitano, Dreyfus fu liberato e riaruolato. Questo anche grazie alla lettera aperta, intitolata J’accuse, che Emile Zola invia al presidente della Repubblica francese.

L’affaire Dreyfus e la conclusione di J’accuse verranno riassunti in francese.

L’affaire Dreyfus

Issu d’une famille israélite, Dreyfus est capitaine dans l’armée. En 1894, il est accusé de haute trahison et condamné à la deportation. Mais l’affaire d’espionnage se transforme bientôt en affaire politique. Le 13 janvier 1898, Zola écrit dans le journal L’Aurore, J’accuse.

Il accuse le conseil de guerre d’avoir condamné un innocent et d’avoir acquitté un coupable par antisémitisme et pour couvrir l’Etat-major. La France est coupée en deux, d’un coté les dreyfusard (la gauche, la bourgeoisie radical, la Ligue des droits de l’homme), da l’autre les anti-dreyfusard (l’extrême droite, qui s’affirme à cette époque, les antisémites. Les haines se déchaînent. Le procès est réouvert et on découvre que certains officiers chargés de l’enquête avaient commis de faux. Dreyfus ne sera réhabilité qu’en 1905 9

J’accuse

Voici la conclusion de la lettre ouverte de Emile Zola:

Mais cette lette est longue, monsieur le Président, et il est temps de conclure.

J’accuse le lieutenant-colonel du Paty de Clam d’avoir été l’ouvrier diabolique de l’erreur judiciaire, en inconscient, je veux le croire, et d’avoir ensuite défendu son œuvre néfaste, depuis trois ans, par la machination les plus saugrenues et les plus coupables.

J’accuse le général Mercier de s’être rendu complice, tout au moins par faiblesse d’esprit, d’une de plus grandes iniquités du siècle.

J’accuse le général Billot d’avoir eu entre les mains les preuves certains de l’innocence de Dreyfus et de les avoir étouffées, de s’être rendu coupable de ce crime de lèse-humanité et lèse-justice, dans un but politique et pour sauver l’état-major compromis. J’accuse le général de Boisdeffre et le général Gonse de s’être rendus complices du même crime, l’un sans doute par passion cléricale, l’autre peut-être par cet esprit de corps qui fait des bureaux de la guerre l’arche sainte, inattaquable. J’accuse le général de Pellieux et le commandant Ravary d’avoir fait une enquête scélérate, j’entends par-là une enquête de la plus montreuse partialité, dont nous avons, dans le rapport du second, un impérissable monument de naïve audace. J’accuse les trois experts en écritures, les sieurs Belhomme, Varinard et Couard.

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Sintesi

Analisi del sistema carcerario dagli studi classici a quelli moderni, al fine di comprendere se il carcere italiano sia ancora funzionale agli attuali bisogni della società.

Materie interessate: Filosofia, storia, scienze sociali, comunicazione, diritto, francese.

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