La seconda guerra mondiale
Dopo il 1929, la crisi economica generale spinse molti paesi verso una politica autoritaria al proprio interno ed espansionistica all’esterno. Il caso più clamoroso, ovviamente, fu quello della Germania nazista. Infatti, la prima iniziativa di politica estera di Hitler, fu quella di far uscire la Germania dalla Società delle Nazioni. Hitler voleva che fossero abolite tutte le limitazioni previste dal trattato di Versailles, come aveva più volte ribadito nei discorsi al popolo tedesco.
Non appena assunse il potere, infatti, Hitler rivendicò il diritto del proprio paese a difendersi dotandosi di armamenti e di un esercito adeguati. Nel 1935, la Saar, una ricca regione carbonifera, scelse con un referendum popolare di ricongiungersi alla Germania.
Il 7 marzo 1936 Hitler tentò il primo atto di forza militare: l’esercito tedesco rioccupò la Renania, che secondo il trattato di Versailles doveva rimanere smilitarizzata.
La politica espansionistica del Reich incominciò con il successo della Saar e con il fallimento nella conquista dell’Austria. Fu lo stesso Mussolini ad evitare che Hitler conquistasse il territorio austriaco, disponendo addirittura truppe sul confine.
Per accreditare il fascismo a livello internazionale, Mussolini si presentò in un primo tempo come garante dell’ordine europeo, ma successivamente approfittò di questo prestigio internazionale per procedere indisturbato alla conquista dell’Etiopia.
A partire dal 1935, la Germania nazista cominciò a stabilire delle alleanze. L’anno successivo, l’Italia, lasciata sola dalla Società delle Nazioni, rafforzò il suo rapporto con la Germania, Asse Roma-Berlino. Successivamente, nel 1937, si allargò l’alleanza con il Giappone, Asse Roma-Berlino-Tokio.
Le potenze occidentali affrontarono Hitler con molte esitazioni. Gli Stati Uniti erano impegnati nel New Deal, Francia e Gran Bretagna preferivano tollerare le prepotenze dei nazisti, piuttosto che rischiare una nuova guerra.
Hitler era consapevole di questo e decise di approfittarne. Il 12 marzo 1938 le truppe naziste occuparono l’Austria. Ma Hitler non era ancora soddisfatto e prese di mira la Cecoslovacchia. I nazisti, infatti, pretendevano il controllo dei Sudeti, regione della Cecoslovacchia dove vivevano circa 3 milioni di Tedeschi. Il governo ceco, in un primo momento, non era disposto a cedere, ma successivamente si arrese, poiché lasciato solo da Francia e Gran Bretagna.
Nel marzo del 1939, i nazisti completarono lo smembramento della Cecoslovacchia, occupando la Boemia e la Moravia.
Contemporaneamente, Hitler cominciò a rivendicare la città di Danzica e il corridoio polacco che avrebbe consentito di unire la Prussia orientale con il resto del Paese.
Nel frattempo, anche l’Italia fascista aveva seguito l’esempio dei nazisti occupando l’Albania, nel 1939. Fu proprio in questo periodo che Italia e Germania rafforzarono la loro alleanza firmando il Patto d’Acciaio, il 22 maggio 1939.
Ma l’accordo più inaspettato fu quello tra il ministro degli Esteri sovietico Molotov e quello tedesco von Ribbentrop, patto Molotov-Ribbentrop. Con una nota segreta i due dittatori si accordarono per la spartizione della Polonia. Con l’appoggio russo Hitler era pronto a invadere la Polonia, convinto che la Francia e la Gran Bretagna non avrebbero avuto il coraggio di una guerra, ma questa volta si sbagliava.
Il 3 settembre ebbe così inizio il 2° conflitto mondiale, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania.
Nell'inverno 1939-1940 l'esercito russo proseguì l'avanzata occupando la Lituania, la Lettonia, l'Estonia e la Finlandia. Nel maggio 1940 i nazisti invasero il Lussemburgo e l'Olanda accerchiando i francesi e mettendo in fuga gli inglesi a Dunkerque.
La Francia venne divisa in due: il settentrione sotto l'occupazione tedesca, il meridione fu affidato al governo collaborazionista del maresciallo Henri-Philippe Pétain, con sede a Vichy.
Mussolini, nonostante fosse legato ad Hitler e alla Germania dal “patto d’acciaio”, con il quale si impegnava in caso di conflitto ad intervenire a favore dell’alleato, si vide costretto, a causa della grave impreparazione delle forze armate italiane, a proclamare lo stato di non belligeranza dell’Italia: non entrava in guerra, ma non era nemmeno neutrale.
Il 10 giugno 1940, l'Italia dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna, perché Mussolini era convinto che la guerra stesse per finire e temeva di rimanere a mani vuote. Commise un grave errore: sottovalutò la forza della Gran Bretagna e non tenne conto della possibilità che gli Stati Uniti entrassero in guerra. Le prime iniziative belliche dell'Italia rivelarono subito l'insufficienza delle forze armate.
Il tentativo di strappare Malta agli inglesi fallì.
Dopo iniziali successi, anche l'attacco contro i possedimenti inglesi dell'Africa Settentrionale, Sudan e Somalia inglese, agosto 1940, fu fermato.
Il fallimento più grave fu in Grecia, il 28 ottobre 1940, dove l'esercito italiano fu respinto ed ebbe gravi perdite.
Sia in Africa che in Grecia solo l'intervento dei Tedeschi consentì di riprendere la conquista.
Con la sconfitta della Francia, Hitler era quasi riuscito ad imporre il dominio tedesco sull’Europa. Restava solo la Gran Bretagna a contrastarlo, che con il governo guidato da Winston Churchill, aveva respinto le proposte di pace avanzate dal Fuhrer. Vista l'impossibilità di raggiungere un accordo, Hitler decise di invadere la Gran Bretagna, ma per farlo era necessario distruggere l'aviazione inglese. Per due mesi l'aviazione britannica, Royal Air Force, e quella tedesca, Luftwaffe, si scontrarono nella battaglia d'Inghilterra, agosto-settembre 1940.
La seconda guerra mondiale
Nella primavera del 1941 la Germania fu costretta ad intervenire a sostegno dell’Italia, che stava rischiando una pericolosa disfatta militare:
- Nel Nord Africa, le truppe naziste guidate dal generale Rommel, giunsero a pochi centimetri dal canale di Suez;
- Nei Balcani, la Germania conquistò la Iugoslavia, la Grecia e l’isola di Creta.
Ma lo sforzo maggiore l’esercito tedesco lo impiegò per l’invasione dell’URSS. Dopo la parentesi dell’accordo per la spartizione della Polonia, Hitler aveva deciso di tornare al suo programma iniziale: la conquista dello “spazio vitale” ai danni dell’Unione Sovietica e la distruzione dello Stato comunista.
Il 22 giugno 1941, dunque, la Germania invase la Russia seguendo il cosiddetto piano Barbarossa. All’impresa partecipò anche l’Italia. Alla fine dell’autunno l’avanzata si arrestò, anche se non definitivamente. Col sopraggiungere del lungo e freddo inverno russo, si passò anche qui dalla “guerra lampo” alla guerra di logoramento.
Il 7 dicembre 1941, ci fu una svolta decisiva nella guerra: i giapponesi decisero di colpire senza preavviso la base americana di Pearl Harbor, nelle Hawaii, che distrusse gran parte della flotta statunitense. L'11 dicembre anche Germania e Italia dichiararono guerra agli USA, che vennero così coinvolti pienamente nel conflitto.
Nel giro di pochi mesi i Giapponesi occuparono vastissimi territori. Dopo l’iniziale sorpresa, però, gli Stati Uniti riuscirono a rovesciare la situazione. E tra la fine del 1942 e il 1943 ottennero alcune importanti vittorie.
In Africa settentrionale un'offensiva delle truppe italo-tedesche portò alla conquista di Bengasi; con un secondo attacco, assai più determinato, alla fine di maggio, riuscirono a penetrare in Egitto e a raggiungere El-Alamein. Sul fronte sud-orientale, nel maggio del 1942 i tedeschi scatenarono una nuova offensiva per impadronirsi dei giacimenti petroliferi del Caucaso; a settembre raggiunsero il Volga, nei pressi di Stalingrado. Gran parte dell’Europa era occupata dai tedeschi o sotto il controllo di regimi fascisti.
Le sconfitte del 1942-1943 dimostrarono l’inferiorità delle potenze dell’Asse. Ora che la guerra lampo era finita su tutti i fronti, la superiorità dell’apparato economico degli Stati Uniti diventa decisivo.
Dopo la vittoria in Africa, le forze anglo-americane, gli Alleati, controllavano il Mediterraneo. Forti di questo, nel luglio 1943 sbarcarono in Sicilia. Vennero accolti dalla popolazione come dei liberatori. Gli italiani volevano la fine della guerra ed erano anche stanchi del fascismo.
Nel marzo del 1943, a Torino ci furono i primi scioperi contro il carovita, i primi dall’avvento del fascismo. Agli italiani appariva evidente che Mussolini aveva sbagliato a condurre il Paese in guerra.
Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini. Lo stesso giorno il re informò il duce che aveva affidato l’incarico di formare un nuovo governo al maresciallo Pietro Badoglio.
Subito dopo il colloquio con il re, Mussolini venne arrestato e reso prigioniero sul Gran Sasso.
Il nuovo primo ministro il 3 settembre firmò a Cassibile, in Sicilia, l’armistizio con gli Alleati, che fu reso pubblico solo l’8 settembre successivo.
Successivamente, il re e Badoglio fuggirono da Roma per porsi al sicuro a Brindisi, lasciando il Paese allo sbando.
Intanto, il 12 settembre 1943, i Tedeschi liberarono Mussolini dalla prigionia del Gran Sasso. Pochi giorni dopo il duce costituì al Nord un nuovo Stato fascista sottomesso alla Germania, la Repubblica Sociale Italiana, RSI, con sede a Salò, sul lago di Garda. Da quel momento iniziò in Italia la lotta di liberazione.
L’Italia era divisa in due:
- Il Centro-settentrione, governato dalla Repubblica di Salò, sostenuta dai Tedeschi;
- Il Sud, dove sopravviveva il Regno d’Italia con l’appoggio degli Alleati.
Dal 1943 in Italia rinacquero i primi partiti antifascisti, che diedero vita al Comitato di Liberazione Nazionale, CLN. Il CLN cercò soprattutto di coordinare l’azione dei partigiani. I partigiani agivano con dei sabotaggi, azioni di disturbo, attentati a cui i Tedeschi spesso rispondevano con feroci rappresaglie.
Oltre alla Resistenza Armata, ci fu una Resistenza passiva, infatti, molti non ebbero il coraggio di schierarsi contro il fascismo ma appoggiarono lo stesso la resistenza: dando una mano ai partigiani. I partigiani, giunsero a essere circa 200.000 verso il 1945.
Così anche in Italia iniziò la Resistenza, cioè la lotta contro il nazifascismo che già si era sviluppata in altri paesi europei.
Durante la resistenza, gli esponenti del CLN erano divisi sulla questione istituzionale, cioè sulla sorte della monarchia italiana. La situazione si sbloccò, nel marzo 1944, Svolta di Salerno, allorché il segretario del partito comunista Palmiro Togliatti dichiarò in un celebre discorso tenuto a Salerno che per il momento la scelta tra monarchia e repubblica poteva attendere la fine della guerra. A guerra finita sarebbe stato il popolo a decidere attraverso un referendum.
Mentre in Italia la guerra continuava, un secondo fronte, dopo quello italiano, venne aperto dagli Alleati in Europa occidentale.
Il 6 giugno 1944 la più grande flotta da sbarco della storia prendeva terra in Normandia, nel nord della Francia, sotto la guida del generale americano Eisenhower.
Più di un milione di uomini attaccarono i Tedeschi, che infine dovettero ritirarsi.
Alla metà di settembre la Francia era completamente liberata. A Est, intanto, la Germania dovette subire una forte controffensiva russa. Nel 1945 la sorte della Germania appariva segnata.
Il 7 marzo le truppe alleate superavano il Reno.
Contemporaneamente, l’Armata Rossa, esercito sovietico, occupate Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, entrava in Austria e in Germania.
Il 30 aprile Hitler si suicidò, insieme ad altri capi nazisti, proprio mentre i Russi stavano entrando a Berlino. Il 7 maggio 1945, il suo successore, l’ammiraglio Karl Donitz firmava la resa senza condizioni della Germania. Per la Germania la guerra si concludeva con circa sei milioni di morti.
In Italia, Re Vittorio Emanuele III decise di ritirarsi e lasciò la vita politica tutta al figlio Umberto. Così nacque un governo guidato dal liberale Ivanoe Bonomi, in cui erano presenti i rappresentanti dei partiti del CLN. L’Italia venne liberata, oltre che dagli Alleati, anche grazie all’aiuto della Resistenza, che riuscirono a scacciare i Tedeschi il 25 aprile, data che poi è stata scelta come Festa della Liberazione.
Il 27 aprile Mussolini venne catturato a Dongo, sul lago di Como, mentre tentava di fuggire in Svizzera. Il 28 venne fucilato, su ordine del CLN, con la compagna Clara Petacci.
Nella primavera del 1945 la guerra era ormai finita in Europa, ma proseguiva nell’Oceano Pacifico. I Giapponesi resistevano accanitamente affidandosi anche ai kamikaze, piloti suicidi che si lanciavano sulle navi nemiche con aerei carichi di esplosivo.
La resa del Giappone avvenne tra il 6 e il 9 agosto, sconfitto dagli Americani nel Pacifico, dopo che due bombe atomiche, usate per la prima volta dagli Americani, avevano distrutto le città di Hiroshima e Nagasaki. Il 2 settembre il Giappone firmò la resa senza condizioni.
Era la fine della seconda guerra mondiale. Il bilancio conclusivo del conflitto fu di circa 50 milioni di morti, oltre a un numero impreciso di feriti e dispersi.
Alla fine del conflitto, la situazione economica mondiale non era buona. In questo mondo stremato, si imposero gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, le due superpotenze.
Tra il 4 e l’11 febbraio del 1945, prima ancora della completa risoluzione del conflitto, si tenne la Conferenza di Yalta, Crimea: Roosevelt, Churchill e Stalin si riunirono per decidere l’assetto post-bellico dell’Europa.
- L’URSS si assunse l’impegno di dichiarare guerra al Giappone, come infatti accade l’8 agosto;
- Si procedette alla definizione delle zone di occupazione della Germania e si stabilirono i criteri per la “denazificazione” del Paese;
- Si stabilì che nei Paesi liberati si sarebbero tenute libere elezioni per l’autodeterminazione della forma del governo;
- Si decise che la Polonia sarebbe stata risarcita a occidente a scapito della Germania, che avrebbe ceduto alcuni territori orientali all’URSS.
- Si progettò l’istituzione di un’Organizzazione delle Nazioni Unite, con lo scopo di risolvere pacificamente le controversie internazionali.
La conferenza di Potsdam e l’assetto post-bellico
I capi dei tre grandi vincitori della guerra, USA, Gran Bretagna, URSS, si incontrarono a Potsdam, presso Berlino, nell’estate del 1945. Il punto centrale della conferenza fu la risoluzione del problema dell’assetto della Germania, che il 7 maggio a Reims aveva firmato la resa senza condizioni, per mano dell’ammiraglio Karl Donitz, successore di Hitler. Si delineò così in modo definitivo la suddivisione del territorio in zone di occupazione, controllate dai vincitori. Anche Berlino venne divisa in quattro zone di occupazione.
Tuttavia già durante la conferenza vennero meno le condizioni di pacifica collaborazione fra le forze antinaziste. L’URSS insisteva perché fosse riconosciuta la propria influenza in quelle aree. Ben presto la divisione in blocchi contrapposti determinò una vera e propria spartizione dell’Europa e un’irrimediabile frattura fra gli ex alleati.
Un passo importante nella riorganizzazione politico-economica del mondo fu segnato con la Conferenza di Bretton Woods che regolò i rapporti economici e finanziari nell’interesse dei Paesi occidentali. Tali accordi prevedevano l’istituzione di un Fondo monetario internazionale e di una Banca mondiale.
I trattati di pace
I trattati di pace furono stilati a Parigi e firmati a New York il 10 febbraio del 1947. I dissensi fra l’URSS, le cui armate mantenevano il controllo dei Paesi europei liberati, e le potenze occidentali emersero in maniera nettissima durante i lavori. Tra le più importanti questioni irrisolte vi fu l’assetto postbellico della Germania, che rimase divisa in quattro zone. Allo stesso modo non vennero definite le situazioni di Austria e Giappone.
La “denazificazione” della Germania si attuò a vari livelli: i membri delle SS furono imprigionati. I più importanti gerarchi nazisti vennero processati a Norimberga e la maggior parte di essi furono condannati per crimini contro l’umanità.
La Francia riottenne l’Alsazia e la Lorena. La Polonia vedeva ridimensionati i suoi confini orientali, dovendo cedere le province orientali all’Unione Sovietica. L’URSS mantenne l’annessione di Estonia, Lituania e Lettonia. Il Giappone perdeva i suoi territori occupati nell’area del Pacifico.
L’Italia venne trattata da Paese vinto e subì pesanti clausole. Le isole del Dodecaneso e Rodi vennero assegnate alla Grecia, l’Istria e parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia.
Cesare Pavese
Fra realtà, simbolo e mito
Tra i tanti personaggi noti arrestati durante il fascismo, per attività contro il regime, ci fu anche Cesare Pavese.
Egli, infatti, nel maggio del 1935, fu arrestato e condannato a 3 anni di “confino”, poi ridotti a 1, a Brancaleone, vicino Reggio Calabria.
Il pensiero e la poetica
Scrivere per Pavese significa innanzitutto costruire se stesso come uomo.
Egli lavora, intorno a due temi: Realismo e Simbolismo.
Nelle sue opere è presente la realtà, ma questa viene analizzata attraverso i simboli, i miti della nascita e della morte e il contrasto, irrisolto, amore-sessualità.
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Sintesi grandi eventi del 1900 tesina
La seguente tesina di maturità ha come obiettivo quello di descrivere i grandi eventi che hanno caratterizzato il 1900, effettuando vari collegamenti interdisciplinari. In Storia vengono descritte le terribili vicende che hanno caratterizzato la Seconda guerra mondiale, in Italiano il neorealismo letterario e Cesare Pavese e viene data anche una certa attenzione alla struttura della Divina Commedia di Dante Alighieri.
La tesina inoltre descrive anche la Costituzione italiana in Diritto, in Scienze delle finanze invece vengono presentate l’imposta e l’equità impositiva; in Economia aziendale viene descritta la determinazione delle imposte dirette, in Inglese The Third Industrial Revolution e infine in Informatica la figura di Steve Jobs e la multimedialità e gli ipertesti.
Collegamenti
Grandi eventi del 1900 tesina
- Italiano - Cesare Pavese e il neorealismo letterario.
- Divina Commedia - Struttura della Divina Commedia.
- Storia - Seconda guerra mondiale.
- Diritto - La Costituzione italiana.
- Scienze delle finanze - Imposta / Equità impositiva.
- Economia aziendale - La determinazione delle imposte dirette.
- Inglese - The Third Industrial Revolution.
- Informatica - Steve Jobs / La multimedialità e gli ipertesti.