Genialità e follia
Licei sperimentali Giuseppe Antonio Pujati – Sacile (Pordenone)
Esame di stato a. s. 2008/2009
Genialità e follia
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Genialità e follia
Tesina di Ciurla Diana
Liceo Linguistico
Classe 5^GL
Io e Te
fingiamo
il distacco
per, poi, però
tornare insieme.
“Mia amata follia”, Elisabetta Bartone
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Genialità e follia
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Genialità e follia
Premessa
Il tema della follia da sempre affascina l’essere umano, in particolar modo nel periodo romantico, nel quale viene associata alla passione amorosa, al genio, che permette all’individuo di uscire da sé per meglio esprimere la propria interiorità e per stabilire un contatto più intenso con la propria Essenza creando così autentici capolavori, ed infine viene associata alle pulsioni sepolte nella coscienza, che negli anni successivi verranno analizzate dalla psicoanalisi. Ecco dunque che si forma un interessante binomio: Genialità e Follia, due aspetti dell’essere umano che sembrano rafforzarsi a vicenda e che permettono all’individuo di raggiungere una condizione non comune a molti; la creazione artistica abbraccia la follia, non chiudendo l’abisso del caos come fa la razionalità, lasciando così emergere le parole liberamente. Sarà poi la ragione a tentare di riordinarle. È proprio per questo motivo che spesso le opere, sia si tratti di poesia, di quadri, oppure di scritti prosaici, risultano difficili da comprendere. Gli artisti sono in grado di percepire cioè che l’uomo si preclude usando ragione e razionalità, ciò che sta al di là di ogni schema preposto, cercando di racchiudere queste sensazioni e di esprimerle con gli strumenti a loro disponibili: la parola nel caso dei Poeti, la musica per i compositori e così via.
Il binomio Genialità e Follia viene preso in considerazione fin dall’antichità, quando Platone per primo nota la maniacalità del temperamento artistico ed arriva a distinguere lo squilibrio psichico vero e proprio dall’entusiasmo creativo, il divin furore, che ispirava poeti e veggenti.
Nonostante il passare del tempo il problema non ha perso di fascino ed importanza nella società e tutt’ora è argomento di dibattiti.
Nel corso dell’Ottocento le diagnosi cliniche rafforzano le idee platoniche sul collegamento tra Genio e Follia e teorie di psicologi come Moreau (1804 – 1884), Lombroso (1836 – 1909), Moeius (1853 – 1907) ebbero una notevole influenza sugli psichiatri del nostro secolo.
“La Follia è la virtù dei Geni”
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Genialità e follia
Anonimo
La concezione di follia nel corso della storia
“La follia è la condizione più diffusa tra gli uomini.”
Erasmo Da Rotterdam
Dopo la concezione platonica, che vedeva la Follia come strumento utile alla creazione artistica, l’argomento non è certo stato accantonato ed ha preso punti di vista diversi nel corso dei vari periodi storici.
Periodo medioevale: tra scienza e magia
Alla fine del II secolo d.C. si affermano nel mondo della medicina europea le idee di Galeno di Pergamo, medico di origini greche che visse ed operò presso le corti latine di Marco Aurelio, Lucio Vero e Settimio Severo. Rifacendosi alle teorie ippocratiche secondo le quali la malattia e la salute di una persona dipendevano da fattori e circostanze umani e non da superiori interventi divini, trova come causa del disturbo mentale uno squilibrio umorale del cervello, dando dunque una spiegazione organica della malattia mentale.
Alle teorie scientifiche si contrappongono quelle legate alla magia, arte fortemente praticata durante il Medioevo. Secondo la superstizione il disturbo mentale era da collegarsi al contatto con particolari soggetti ed animali oppure riconducendolo alle varie congiunzioni astrali. I rimedi prevedevano l’uso di amuleti e di speciali formule o l’attuazione di riti magici.
Una terza spiegazione arriva dal mondo della religione, per il quale il soggetto che manifesta disturbi psichici è posseduto da spiriti maligni oppure viene classificato come indemoniato. In questo caso interviene l’intera comunità religiosa pregando, richiedendo un esorcismo oppure arrivando addirittura a perseguitare i soggetti ed a condannarli al rogo.
Questa ultima spiegazione è quella che avrà maggior successo nel periodo medioevale, in cui la follia sarà vista come segno del peccato. Il folle però è anche visto come persona in grado di vedere realtà superiori, colme di misteri ed è dunque associato alla figura del mago. È per questo motivo che a partire dalla fine del 1400 molte persone furono bruciate sul rogo, accusate di stregoneria. Tra loro molti erano affetti da disturbi mentali.
1600 e 1700: il grande internamento
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Durante questo periodo le città si sviluppano prendendo le forme proprie della civiltà moderna. Parigi è la città che ha maggiore influsso sul resto dell’Europa e ciò che avviene nella capitale francese troverà riscontro nel resto del continente. L’Hospital General ed altre strutture simili, liberate ormai dai lebbrosi, vengono utilizzate per ospitare i soggetti rifiutati dalla società. Vengono qui relegati libertini, prostitute, maghi, mendicanti, omosessuali, aspiranti suicidi, sifilitici, atei e folli. Tutte quelle categorie quindi che vanno contro la razionalità tipica del Seicento.
Inizialmente non si tratta di una istituzione medica, nonostante il nome, ma di una istituzione amministrativa con poteri autonomi. Nel 1650 un parigino su cento vi si troverà rinchiuso.
Gradualmente viene a perdersi l’individualità del soggetto ed il folle, il povero ed il criminale vengono posti sullo stesso piano: tutti e tre sono visti come una minaccia per la comunità. È però anche la prima volta che la società si fa carico della follia in quanto tale.
1800: nascita del manicomio
Dopo la massificazione che ha caratterizzato i secoli precedenti, con l’arrivo dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese si ha finalmente una separazione tra i folli ed i criminali e riprendono le teorie scientifiche sulla follia come vera e propria malattia, pensando anche al trattamento in termini medici.
Fu Philippe Pinel a separare i folli dai criminali creando il primo manicomio, istituzione che si basa su obbiettivi di cura dei pazienti e di ricerca medica. È tuttavia ancora forte il legame con i reclusori del passato a causa della persistenza dell’idea di controllare i malati, soggetti che la società ancora non accetta e tenta di escludere.
Prima metà del 1900: nascita della psicoanalisi
Nel 1904 viene in Italia formulata la prima legge nazionale sull’assistenza psichiatrica. Essa però parla più del mantenimento di un ordine pubblico che dell’assistenza sociale vera e propria, anteponendo la protezione sociale alle cure mediche di cui i pazienti necessiterebbero. I ricoverati sono quindi persone ritenute pericolose e “di pubblico scandalo”. Il paziente psichiatrico assomiglia molto ad un detenuto ed il suo ricovero viene stabilito dalla Magistratura o dalla Questura locale. Spesso l’internamento era a vita e ciò è
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dovuto al fatto che il direttore del manicomio fosse responsabile del paziente dimesso dal punto di vista penale e civile.
L’istituzione manicomiale perfeziona sempre più le proprie tecniche di reclusione arrivando ad isolare non solamente i pazienti, ma anche se stessa, divenendo così una Istituzione totale specializzata nella funzione sociale di “contenitore della follia”, ma priva di un programma di cura e di riabilitazione.
Verso la fine degli anni Trenta cominciano a diffondersi le terapie di shock, secondo l’ipotesi che un trauma elettrico ipoglicemico potesse avere effetti terapeutici.
Nello stesso periodo storico, in cui l’istituzione manicomiale resta pressoché immobile e vittima di pregiudizi sociali, si avvia la più grande rivoluzione storica nel campo della psicologia ed il primo nome da ricordare è quello del neurologo austriaco Sigmund Freud.
Il cambiamento però non è portato avanti da una sola persona o solamente dalla nascita della psicoanalisi; esso comprende anche studi di antropologia e della fenomenologia, che permettono di comprendere meglio il concetto di identità personale, del rapporto tra individuo e società e di delimitare i confini tra salute e malattia mentale.
Seconda metà del 1900
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta viene introdotta la somministrazione di psicofarmaci i quali, indipendentemente dagli esiti curativi, hanno l’effetto di attenuare i sintomi e dunque di rendere controllabili i momenti di crisi. Risultano essere un ulteriore strumento di controllo sul paziente.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Genialità e Follia
Autore: Ciurla Diana
Descrizione: genialità e follia sono da sempre un binomio che affascina l'umanità ; vittima anch'io del fascino che i tarli della mente sanno esercitare, ho riunito in poche pagine alcuni dei geni dell'arte e della letteratura, mettendo in evidenza come la follia
Materie trattate: Italiano, Storia, Inglese, Arte, Filosofia
Area: umanistica
Sommario: Italiano- Alda Merini (Il dottore agguerrito nella notte); Arte-Jackson Pollock; Filosofia-Sigmund Freud; Inglese- Virginia Woolf; Storia- Storia dei manicomi. Tutti gli argometi trattati hanno per filo conduttore la pazzia, o comunque lo stato mentale delicato degli autori, passando per una breve storia di quelli che sono stati i manicomi dal medio evo alla legge Basaglia e toccanto l'ambito filosofico-psicoanalitico con Freud.