1. Introduzione
“Ciò che riduce il mio corpo in cenere,
è la fiamma di un inganno chiamato colpa.
Ciò che riduce il mio cuore in cenere,
è la fiamma dell'odio che piange chiedendo vendetta.
Ricolma di fame, di malvagità, di sospetto e di stragi,
oh, l'era dell'oscurità nata dal fondo del pozzo,
ora si diffonderà nel mondo col marchio della Morte Nera.”
(La canzone del Crepuscolo)
宵闇の唄 th
from Sound Horizon's “7 Story Märchen”
Questa è un'opera di finzione.
Tuttavia, ciò non implica che tutto il suo contenuto sia finto.
Le fiabe attraversano le menti, da cui nascono e in cui muoiono. Viaggiano tra le terre, penetrano negli occhi, mutano forma e linguaggio, ma la loro funzione non cambia mai. Chiunque egli sia, il lettore di fiaba non potrà rinunciare a quell'esperienza unica ed edificante che tale genere letterario può offrirgli. La sua piccola e monotona realtà quotidiana si tramuta d'un tratto in un mondo dove niente è più ordinario e tutto si predispone in funzione di un disegno più ampio.
Da qui scaturiscono una crescita personale e la costruzione di un mondo fittizio in grado di condizionare fortemente la formazione dell'individuo. Una volta entrato in contatto con la fiaba e il suo potere, anche il mondo reale non può fare a meno di predisporsi in modo conforme a quello fantastico e lasciarsi così manovrare dalla magia della finzione. La realtà viene filtrata dalle lenti dell'immaginazione e conseguentemente catalogata in forme predefinite derivanti dal mondo fantastico delle fiabe. Ci troveremo così ad avere a che fare con obiettivi da raggiungere, nemici da sconfiggere e amori da far trionfare.
Come una fiaba nasce dal bisogno di descrivere ciò che non potrà mai essere e di creare un mondo scelto e non imposto, così questo lavoro si propone di illustrare i tratti fondamentali di questo genere letterario per pura scelta e passione. L'idea nasce dalla creatività musicale del compositore Revo, leader e fondatore della band giapponese Sound Horizon. Le sue storie, narrate attraverso la musica, si dispongono come orizzonti costellati di personaggi e situazioni derivanti dalla più fervida e stravagante immaginazione. Dalle sue creazioni è
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nata in me la curiosità di approfondire il vero significato che si cela dietro ai racconti di finzione, e il bisogno di analizzare a quale pubblico fossero originariamente indirizzati. Il percorso pertanto tratterà una breve storia della fiaba e dei suoi scrittori più celebri, passando attraverso lo studio strutturale del Formalismo russo e il raffronto con il mito, approdando infine alla realtà cinematografica e alla sua personale reinterpretazione delle fiabe più famose.
2. Caratteristiche della fiaba
La fiaba è una narrazione originaria della tradizione popolare, caratterizzata da racconti medio-brevi e incentrata su avvenimenti e personaggi fantastici coinvolti in storie che spesso presentano un sottinteso intento formativo o di crescita personale. È diffusa l'opinione per cui le fiabe siano tradizionalmente pensate per intrattenere i bambini, ma non è del tutto corretto: tutto sommato si tratta di un genere letterario che funge da piacevole intrattenimento per chiunque e “le fiabe raccontate davanti al fuoco” sono ed erano gradite da adulti e bambini di qualsiasi età o sesso. In Europa si è diffusa una lunga tradizione orale legata a questi racconti, e diversi autori hanno iniziato persino a riscriverne alcuni ricalcando gli stilemi delle fiabe tradizionali. Fra gli scrittori che maggiormente hanno contribuito all'espansione del genere ricordiamo i fratelli Grimm, Collodi sul fronte italiano, Hans Christian Andersen in Danimarca e James Matthew Barrie in Inghilterra. Come accennato, le fiabe hanno un'origine popolare: descrivono la vita della povera gente, le sue credenze, le sue paure, e venivano raccontate da pastori o pescatori attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle. Esse ricalcano spesso alcuni aspetti del reale sotto la veste di racconto puerile e presentando un infallibile lieto fine: il Pollicino perduto nel bosco, la Cenerentola maltrattata dalle sorellastre e dalla matrigna, o la Biancaneve che scappa e si rifugia nel bosco sono alcuni esempi della quotidianità del XIX e XX secolo.
2.1 Il linguaggio e il tempo fiabeschi
Essendo raccontata da un esponente del popolo, come un pastore o un pescatore, la fiaba presenta un linguaggio molto semplice e a volte un po' sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e formule popolari. Viene utilizzato il discorso diretto perché le battute dei dialoghi permettono al narratore di impostare
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la voce a seconda del personaggio parlante e tenere in tal modo viva l'attenzione degli ascoltatori. Sono frequenti e quasi obbligatorie le ripetizioni di uno stesso evento, sia allo scopo di allungare la storia, sia per renderla più chiara e misteriosa. Le formule di inizio e chiusura dei racconti sono in genere sempre le stesse («C'era una volta...» e «...così vissero per sempre felici e contenti») e sono frequenti anche formule magiche e filastrocche. Tutti questi elementi permettono una migliore penetrazione dei contenuti ed una più persistente memorizzazione.
Per quanto concerne l'unità temporale, all'interno della fiaba troviamo un tempo astorico, irregolare e surreale. Non è possibile collocare le vicende in un'epoca storica ben precisa e sono spesso frequenti dei flash back che narrano di persone o oggetti “perduti”, o comunque di avvenimenti spiacevoli verificatisi nel passato. Solitamente la narrazione si struttura sulla base di antiche leggende al fine di stimolare la fantasia e la creatività del bambino, senza però mancare di istruirlo a non confondere la realtà con l'immaginazione.
2.2 Il contributo dei fratelli Grimm
I fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, vissuti a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare, in particolar modo sulla fiaba. Secondo le teorie dell'epoca, i due fratelli partono dalla convinzione che ogni popolo abbia un'anima che si esprime al massimo della propria purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti. Tuttavia, col passare del tempo, i popoli hanno perduto in parte alcune di queste forme espressive, conservatesi solamente negli strati sociali inferiori. In quest'ottica, le fiabe si configurano come i resti dell'antica cultura unitaria di un popolo e costituiscono una fonte preziosa per la sua ricostruzione.
Nel 1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder und Hausmärchen (fiabe per bambini e fiabe domestiche), contenenti un totale di centocinquantasei racconti che costituiscono il punto di partenza per lo studio delle fiabe e delle narrazioni popolari. Mentre in un primo momento essi partirono dalla convinzione che tutte le fiabe fossero di origine tedesca, nel 1819 rividero tale affermazione presupponendo che esistesse un passato indoeuropeo comune a tutte le fiabe e che ne avrebbe spiegato le numerose affinità.
Le storie dei fratelli Grimm hanno spesso un'ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll e lupi in cui
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accadono terribili fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca. L'unica opera di depurazione che sembra essere stata messa consapevolmente in atto dai Grimm riguarda i contenuti sessualmente espliciti, piuttosto comuni nelle fiabe del tempo e ampiamente ridimensionati nella narrazione dei fratelli tedeschi.
2.3 Mito e fiaba: ottimismo contro pessimismo
L'intero corpus delle fiabe che appartengono da anni alla tradizione culturale dei popoli ha portato spesso all'identificazione totale tra la fiaba e il mito. Ma esistono realmente dei punti di contatto tra queste due realtà? Claude Lévi-Strauss, antropologo strutturalista francese, nella sua opera Antropologia strutturale due riflettendo sugli scritti del formalista russo Vladimir Propp afferma l'impossibilità di separare nettamente i due generi. Egli sostiene, piuttosto, che sia possibile constatare come dei racconti, che hanno il carattere di fiabe in una società, sono miti per un'altra, e viceversa. Tuttavia l'autore precisa che mentre i miti si basano su forti opposizioni interne di carattere cosmologico, naturale e metafisico, le fiabe presentano opposizioni più lievi, generalmente di carattere sociale o morale; inoltre, poiché la fiaba è una trasposizione attenuata di tematiche la cui versione amplificata è caratteristica del mito, essa offre “maggiori possibilità di gioco”. Tutto ciò non implica tanto la subordinazione di un genere all'altro, quanto la tendenza a vedere la fiaba come un mito in miniatura, le cui stesse opposizioni sono riproposte in maniera ridotta. Dal punto di vista tematico, sia il mito che la fiaba sono caratterizzati da un forte impianto assiologico: le parole e le regole dei discorsi operano su due piani, uno letterale e un altro propriamente simbolico, dove i termini diventano elementi di significazione in relazione a un sistema significativo supplementare. Ecco quindi che “il re e il pastore” diventano sinonimi di “alto e basso” e di “ricco e povero”.
Non esistono soltanto analogie essenziali tra i miti e le fiabe; è possibile riscontrare anche numerose differenze intrinseche. Benchè in entrambe le realtà siano presenti gli stessi personaggi esemplari e le stesse situazioni, si individua un approccio fondamentalmente diverso nel modo in cui gli eventi miracolosi sono comunicati. La sensazione dominante che deriva dalla lettura di un mito è quella che ci porta a pensare che gli eventi narrati siano assolutamente unici, che non
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sarebbero mai potuti capitare a un comune mortale, che siano grandiosi, ispiratori e di sacra meraviglia. Per contrasto, benché gli eventi narrati nelle fiabe siano spesso insoliti e assai improbabili, sono sempre presentati come ordinari, come qualcosa che potrebbe accadere a chiunque durante una passeggiata nel bosco. Ma una differenza ancora più importante fra i due tipi di storie ci è fornita dal finale, che nei miti è quasi sempre tragico, mentre nelle fiabe è sempre lieto. Il mito è pessimistico, la fiaba è ottimistica, per quanto possano essere tremendamente seri certi aspetti della sua storia. È questa decisiva differenza che distingue la fiaba da altre storie dove succedono fatti altrettanto fantastici, indipendentemente dalla causa del lieto fine, che può consistere nelle virtù dell'eroe, nel caso o nell'interferenza di una figura soprannaturale.
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