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Esame di Stato a.s. 2007/08 ITIS E. Fermi

Eugenio Montale

L’uomo e la poesia

Del Prete Tiziana 5AIF

Vita e opere

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre del 1896. La famiglia è appartenente alla borghesia agiata in quanto il padre è comproprietario di una ditta di importazione di prodotti chimici.

Nel 1915 si diploma ragioniere, ma il grande sogno della sua giovinezza è il canto lirico che studia in questi anni. Intanto comincia a scrivere per riviste e giornali e nel 1922 pubblica le sue prime poesie, con il titolo di Accordi, presso la rivista “Primo tempo”.

Nel 1925, Montale dà alle stampe la sua prima raccolta di liriche Ossi di seppia, la cui poesia invita il lettore a riflettere sulle contraddizioni dell’esistenza e sul “male di vivere”.

Nel 1927 il poeta si trasferisce a Firenze dove nasce la raccolta di poesie Le occasioni, che esce nel 1939. Il titolo indica che la vita offre sempre spunti per riflettere e capire che il vivere dell’uomo è sconfitta e solitudine.

Durante il periodo fiorentino, Montale lavora dapprima presso la casa editrice Bembard (1927-29), poi come direttore del Gabinetto Vieusseux e della sua biblioteca (1929-1938). Dopo essere stato licenziato, in quanto non iscritto al partito fascista, vive di traduzioni e di collaborazioni giornalistiche. Sempre in questo periodo Montale frequenta il caffè delle “Giubbe Rosse” dove incontra molti illustri intellettuali, tutti collaboratori della rivista “Solaria”.

Nel corso della sua vita a Firenze Montale si avvicina a Dante grazie alla conoscenza con la studiosa americana Irma Brandeis. I due vivono una irregolare storia d’amore per qualche anno, finché la donna non deve tornare negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali, che la minacciano in quanto ebrea. È proprio ad Irma Brandeis che Montale dedica Le occasioni, cantandola nelle sue poesie con il nome di Clizia.

Dopo la caduta del fascismo il poeta inizia a collaborare sempre più frequentemente con il “Corriere della Sera”, del quale verrà poi assunto come redattore nel 1948.

Montale nel 1948 si stabilisce a Milano ed entra in contatto più direttamente con la realtà industriale e il mondo moderno. Attraverso queste esperienze, che si riflettono nella sua poesia fra il 1945 e 1954, cresce la delusione nei confronti del mondo moderno, della meccanizzazione e della massificazione della vita, che a suo avviso mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa della poesia. E infatti, dopo l’uscita di La bufera e altro, considerato il libro più vario, ricco e inquieto dell’intera produzione poetica montalianа, Montale sembra rinunciare a scrivere versi. Comincia un silenzio poetico che dura dieci anni.

Sul piano privato, il biennio 1949-50 è segnato dall’amore per la giovane poetessa Luisa Spaziani, cantata con il nome di Volpe. Nel 1962 sposa Drusilla Tanzi (Mosca) con cui conviveva da vari anni e che muore l’anno successivo. È proprio la rielaborazione del lutto della moglie che lo induce a ricominciare a scrivere versi nel 1964.

Tra il 1964 e 1971 s’infittiscono i riconoscimenti, in Italia e all’estero. Nel 1965 Montale partecipa alla cerimonia di apertura del Convegno internazionale per i settecento anni dalla nascita di Dante, leggendovi un’importante relazione. Nel 1967 riceve la laurea honoris causa a Cambridge e, in patria, la nomina a senatore a vita.

Come autore di versi, Montale dà inizio a una nuova stagione poetica. Le poesie scritte per la morte della moglie e numerose altre di argomento invece satirico, polemico, comico, diaristico rivelano una svolta in senso prosastico. D’altronde, per il poeta, non è più possibile una poesia alta nella società massificata.

Nel 1975 Montale riceve il Premio Nobel per la letteratura.

Muore a quasi 85 anni il 12 settembre del 1981 a Milano. Il funerale di stato si svolge alla presenza del Presidente della Repubblica Pertini e del Presidente del Consiglio Spadolini.

La poetica di Montale

I temi

  • Il male di vivere, il male dell’esistenza, cui il poeta contrappone la “divina Indifferenza”. (Spesso il male di vivere ho incontrato)
  • La ricerca estenuante per trovare un varco verso l’essenza delle cose, la rottura della catena causa-effetti. (Vedi I limoni)
  • Il paesaggio aspro e assolato della Liguria. Le cose, gli oggetti.
  • Il dramma dell’incomunicabilità, della solitudine angosciosa. (Meriggiare pallido e assorto)
  • Il trascorrere inesorabile del tempo che cancella il passato e il desiderio di far rivivere i ricordi lontani, i fantasmi dell’amore.

Il linguaggio e il lessico

Il linguaggio di Montale è nuovo, spesso aspro, intonato al dramma dell’esistenza, alla fatica di vivere.

Talvolta mescola vocaboli specifici o tecnici con parole letterarie o comuni, ma orchestrandoli in accordi di suoni. Gli oggetti e le cose sono espressione di sentimento che vagheggia all’interno o “simbolo” di una specifica sensazione esistenziale. E proprio dalle cose egli attinge “l’occasione” per fare emergere frammenti di ricordi.

La sintassi

Talvolta Montale utilizza strutture ampie per esprimere il suo colloquio con le cose e con sé stesso.

Il verso e l’aspetto fonico

Montale ricerca soprattutto la musicalità, il ritmo martellato, il fluire di suoni a volte aspri per intonarli alle “cose” che osserva o spia o ascolta.

La metrica

La metrica è quella tradizionale; spesso la piega alle sue esigenze razionali o poetiche.

Ossi di seppia

Ossi di seppia è la prima raccolta di poesie di Montale. Il libro esce nel 1925 in un momento di svolta politica e culturale. La prima edizione fu edita da Godetti, mentre la seconda da Ribet nel 1928.

Significato del titolo

Il titolo rinvia all’immagine marina degli “ossi di seppia”, già presente nell’Alcyone di D’Annunzio.

Essi possono galleggiare felicemente nel mare (simbolo della felicità naturale) oppure essere sbattuti sulla spiaggia come inutili relitti. La prima possibilità, vagheggiata in alcune poesie più giovanili, risulta sempre più difficile da attuarsi; tende a imporsi, invece, la seconda situazione: come l’“osso di seppia” gettato sulla terra, il poeta è esiliato dal mare, escluso dalla natura e dalla felicità.

Percorso del libro

Ossi di seppia delinea un percorso: al momento felice dell’incanto – coincidente con l’infanzia e con una adesione panica alla natura – è seguito il disincanto della maturità.

All’uomo non resta che accettare la vita su una terra desolata e su un universo disgregato e franante, ma deve accettarla senza viltà.

Lo stile e il linguaggio

Montale fa la scelta di uno stile aspro e arido che vorrebbe aderire alla realtà delle cose al di là dell’inganno delle convenzioni ideologiche e linguistiche.

La struttura del libro: le quattro sezioni

Ossi di seppia si suddivide in quattro sezioni, che si intitolano “Movimenti”, “Ossi di seppia”, “Mediterraneo”, “Meriggi e ombre”.

Non chiederci la parola

È il primo componimento della sezione “Ossi di seppia”. È una sorta di manifesto o di dichiarazione di poetica rivolta al lettore (il tu, a cui il testo è indirizzato). In questa poesia si riflette il clima di crisi di inizio ’900 nel campo della letteratura e della poesia, infatti Montale denuncia, in questo componimento, la difficoltà di essere poeta. Il poeta non può dare perciò messaggi positivi, quindi può solo comunicare la difficoltà e la negatività della sua posizione.

Metrica: tre quartine formate da versi di varia lunghezza, con rime ABBA, CDDC, EFEF (la prima del v. 7 è ipermetra).

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dich

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Eugenio Montale, l'uomo e la poesia

Autore: Tiziana Del Prete

Descrizione: questa tesina parla di Montale sia come uomo che come poeta, incentrandosi sulle sue tre famose raccolte poetiche e su alcuni aspetti interessanti di vita privata.

Materie trattate: italiano

Area: umanistica

Sommario

Vita e opere

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre del 1896. La famiglia è appartenente alla borghesia agiata in quanto il padre è comproprietario di una ditta di importazione di prodotti chimici.

Nel 1915 si diploma ragioniere, ma il grande sogno della sua giovinezza è il canto lirico che studia in questi anni. Intanto comincia a scrivere per riviste e giornali e nel 1922 pubblica le sue prime poesie, con il titolo di Accordi, presso la rivista "Primo tempo".

Nel 1925, Montale dà alle stampe la sua prima raccolta di liriche Ossi di seppia, la cui poesia invita il lettore a riflettere sulle contraddizioni dell'esistenza e sul "male di vivere".

Nel 1927 il poeta si trasferisce a Firenze dove nasce la raccolta di poesie Le occasioni, che esce nel 1939. Il titolo indica che la vita offre sempre spunti per riflettere e capire che il vivere dell'uomo è sconfitta e solitudine.

Durante il periodo fiorentino, Montale lavora dapprima presso la casa editrice Bemporad (1927-29), poi come direttore del Gabinetto Vieusseux e della sua biblioteca (1929-1938). Dopo essere stato licenziato, in quanto non iscritto al partito fascista, vive di traduzioni e di collaborazioni giornalistiche. Sempre in questo periodo Montale frequenta il caffè delle "Giubbe Rosse" dove incontra molti illustri intellettuali, tutti collaboratori della rivista "Solaria".

Nel corso della sua vita a Firenze Montale si avvicina a Dante grazie alla conoscenza con la studiosa americana Irma Brandeis. I due vivono un'irregolare storia d'amore per qualche anno, finché la donna non deve tornare negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali, che la minacciano in quanto ebrea. È proprio ad Irma Brandeis che Montale dedica Le occasioni, cantandola nelle sue poesie con il nome di Clizia.

Dopo la caduta del fascismo il poeta inizia a collaborare sempre più frequentemente con il "Corriere della Sera", del quale verrà poi assunto come redattore nel 1948.

Montale nel 1948 si stabilisce a Milano ed entra in contatto più direttamente con la realtà industriale e il mondo moderno. Attraverso queste esperienze, che si riflettono nella sua poesia fra il 1945 e 1954, cresce la delusione nei confronti del mondo moderno, della meccanizzazione e della massificazione della vita, che a suo avviso mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa della poesia.

E infatti, dopo l'uscita di La bufera e altro, considerato il libro più vario, ricco e inquieto dell'intera produzione poetica montaliana, Montale sembra rinunciare a scrivere versi. Comincia un silenzio poetico che dura dieci anni.

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