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Dall’epos al romanzo

Passato, presente e futuro di questo genere in perenne divenire

Fabiana Lanzetta

Liceo classico “Pitagora”

Maturità 2007/08

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E per orientarsi…

Ambito letterario-filosofico

Introduzione ai temi trattati

  • L’unicità del romanzo
  • Epos e romanzo, due modelli a confronto
  • Alle origini del genere romanzesco..
  • Ma che cos’è realmente il romanzo? Interroghiamoci sulla sua
  • Essenza..

Sezione: Qualche cenno su Manzoni…

Verso un’inesorabile fine o verso un nuovo inizio?

  • Note
  • Bibliografia
  • 2

Introduzione ai temi trattati

Nel corso della storia ed in particolare negli ultimi secoli si è sviluppato un ampio dibattito teorico e critico, con lo scopo di definire in che rapporto si situano reciprocamente l’epica e il romanzo, o ancor meglio sulla possibilità d’esistenza di uno stesso legame tra quest’ultimi.

Inoltre sicuramente degno di approfondimento è il problema inerente alla definizione di un genere in una così incredibile continua evoluzione, come quello del romanzo.

Tra gli studiosi che si sono esposti su questi problemi e hanno cercato di indagare la reale essenza di questo genere, tanto difficile quanto affascinante ritroviamo uno dei pensatori forse più significativi del ventesimo secolo, Michail Bachtin, le interessanti tesi del ceco Milan Kundera e le idee di filosofi che si sono esposti circa il problema delle sorti del genere romanzesco e della comunicazione, linfa vitale del medesimo.

In questa che non vuole essere la solita analisi sui generi padri del romanzo, ridotta all’elencazione degli stessi, ma un viaggio nell’orizzonte romanzesco per scoprirne le origini e l’essenza mi sono cimentata, spinta dalla mia passione per la lettura ed il mio amore per i classici, anche meno famosi al fine di una esperienza conoscitiva travolgente.

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L’unicità del romanzo

Lo studio del romanzo risulta molto complicato, data l’unicità dello stesso.

Esso infatti rappresenta un genere letterario unico in quanto il solo in divenire ed ancora incompiuto, grazie alle sue infinite possibilità plastiche.

Mancante di un canone, indagare il romanzo vuol dire studiare una lingua viva, giovane, a differenza di quello che accade con gli altri generi letterari, rispetto ai quali, del resto, per lungo tempo questo ha condotto un’esistenza non ufficiale, non essendo considerato nell’ambito della grande letteratura.

Ciò di fatto si evince nelle grandi poetiche del passato, da Aristotele a Orazio a Boileau, le quali ignorano tutte il romanzo fino alle poetiche scientifiche, eclettiche e descrittive, del XIX che almeno riconoscono quest’ultimo.

Qui di seguito un passo di Aristotele, il quale non include la semplice narrativa d’invenzione in quella che lui definisce poetica, all’inizio del suo omonimo scritto:

“Περι ποιητικη=ϕ αυ)τη=ϕ τε και των ει≠δων αυ)τη=ϕ, ηℵν τινα δυ/ναµι

ν εℵκαστον ε℘ξει, και πωϕ δει⊆ συνι↵στασθαι του∴ϕ µυ/θουϕ ει≠ µε/λλε

ι καλωϕ εℵχειν η( ποι↵ησιϕ, ε℘τι δε∴ ε)κ πο/σων και ποι↵ων ε)στι µορι

↵ων, ο(µοι↵ωϕ δε∴ και περι των α℘λλων οℵσα τη=ϕ αυ)τη=ϕ ε)στι µεθο

/δου, λε/γωµεν α)ρχα/µενοι κατα∴ φυ/σιν πρωτον α)πο∴ των πρω↓των. ε)π

οποιι↵α δη∴ και η(τη=ϕ τραγ%δι↵αϕ ποι↵ησιϕ ε℘τι δε∴ κωµ%δι↵α και η

( διθυραµβοποιητικη∴ και τη=ϕ αυ)λητικη=ϕ η( πλει↵στη και κιθαριστικη

=ϕ πα=σαι τυγξα/νουσιν ου⊕σαι µιµη/σειϕ το∴ συ/νολον:∀”

Traduzione:

“Dell’arte poetica considerata in sé e delle sue specie, quale effetto abbia ognuna, come si debbano metter su i racconti [10] se la poesia deve riuscir bene, ed ancora da quante e quali parti è costituita e similmente di quante altre questioni son proprie di questa ricerca, diremo incominciando secondo l’ordine naturale dapprima dalle prime.

L’epopea e la tragedia ed ancora la commedia e il ditirambo ed anche gran parte [15] dell’auletica e della citaristica, tutte, prese nel loro assieme, si trovano ad essere imitazioni” .

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Ed in seguito un passo da tener presente in seguito:

Ουδεν γαρ αϖ εξοιµεν ονοµασαι κοινοϖ τουσ Σωφροϖοσ και

“

Χεϖαπξου µιµουσ και τουσ Σωκρατικουσ λογουσ ουδε ει τισ δια

τριµετρων ε ελεγειων η των αλλων τινων των τοιουτων ποιοιτο την µιµησιν∀.”

“Giacché non sapremmo come chiamare con un unico nome i mimi di Sofrone e di Senarco assieme ai discorsi socratici, e lo stesso è per le imitazioni fatte con trimetri giambici o con versi elegiaci o con qualche altro metro di questo genere” 2

.

In quanto genere in divenire, il romanzo riflette il divenire della realtà stessa, esso non fa altro che esprimere meglio di ogni altro genere letterario le tendenze del divenire del mondo moderno, essendo a questo consustanziale.

Ha, non a caso, come sottolinea Bachtin, il potere di anticipare il futuro sviluppo di tutta la letteratura, conquistando il predominio su tutti gli altri generi, contribuendo al loro rinnovo, contagiandoli di divenire e di apertura.

È solo perciò attraverso lo studio di questo, benché difficile che sia, che si può aspirare ad una comprensione approfondita della teoria e della storia della letteratura.

In realtà, nonostante tutti gli sforzi possibili in questa direzione, non essendo stabilità e canonicità, caratteristiche del romanzo non sembrerebbe realizzabile una teoria sullo stesso.

Tuttavia non solo molti romanzieri hanno cercato di dare definizioni normative del romanzo nelle prefazioni dei loro scritti, come Rosseau nella Novella Eloisa, Wieland in Agatone, Wezel in Tobia Knaut, partecipando tutti al vivente divenire di questo genere, ma significative sono anche una serie di enunciazioni (come quelle di Fielding nel Tom Jones o nel Saggio su romanzo di Blanckenburg), che riflettono questo eterno movimento del romanzo in una sua fase essenziale nel XVIII.

Esposte queste enunciazioni in una serie di richieste, tra le quali principalmente la necessità di non mostrarsi “poetico” come gli altri generi, di avere un protagonista non eroico né tragicamente nè dal punto di vista dell’epos e in continuo divenire all’interno della stessa trama dell’opera, essendo infine in grado di elevare il romanzo alla stessa dignità di cui godeva l’epos nel mondo antico, esse fanno emergere quanto il romanzo si presenti come un genere critico ed autocritico, in grado di rinnovare il senso della letterarietà del tempo.

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Epos e romanzo, due modelli a confronto

Sebbene, come già ho precisato, non si possa ridurre ad alcun modello il romanzo, pena la sua perdita di valore Bachtin cerca di individuare nel suo saggio Epos e Romanzo le sue peculiarità di fondo, che rendono questo così plastico, mutevole, in grado di reggere le sorti della letteratura.

Il filosofo e critico russo scrive di sue tre caratteristiche fondamentali: 1)la sua tridimensionalità stilistica, legata alla coscienza plurilinguistica che si realizza in esso; 2)il mutamento radicale delle coordinate temporali del personaggio letterario del romanzo, ed infine 3)la nuova zona di costruzione del personaggio letterario nel romanzo, ossia il presente, l’età contemporanea nella sua incompiutezza.

Quanto al primo punto il plurilinguismo ha avuto sempre luogo, ma esso non costituì mai un fattore creativo come accade in epoca contemporanea (Basti pensare al greco letterario classico, quando la coscienza creativa si realizzava soltanto in lingue pure chiuse, sebbene esistessero generi letterari plurilinguistici come la tragedia).

A distinguere il romanzo dagli altri generi letterari sono proprio la sua formazione e la sua crescita in un età, caratterizzata a sua volta da un processo di reciproca illuminazione e azione delle varie lingue, sia nazionali, sia dialettali, ecc..

Per questo il romanzo da un punto di vista stilistico e linguistico è come se reggesse le sorti del processo di rinnovamento e sviluppo della letteratura, essendo quindi il plurilinguismo il suo elemento naturale.

Relativamente alle altre due peculiarità di questo genere letterario, ora Bachtin ritiene fondamentale un confronto del romanzo con l’epos mediante prima un’analisi accurata di quest’ultimo.

L’epopea, è determinata da tre aspetti costitutivi principali: 1) il suo oggetto è il passato epico nazionale; 2) la sua fonte è la tradizione nazionale; 3) il mondo epico è separato dal presente.

Scorrendo questi punti essenziali, si può notare come questo genere antico, sia tanto chiuso, quanto completo, compiuto mentre il romanzo rappresenta tutt’altro, se non addirittura il contrario, ovvero uno slancio verso l’incompiutezza.

Ciò lo si comprende esaminando attraverso questi punti su cosa si focalizzi l’epos; ebbene non sulla conoscenza, come ritiene di fondamentale importanza anche Kundera, ma sulla memoria, sul ricordo di un passato “assoluto” svoltosi in un tempo altrettanto “assoluto” e quindi non soltanto un qualcosa di intoccabile, di sacro, ma anche di lontano dal presente, da un età contemporanea con la quale non verrà mai a confrontarsi .

L’esperienza, la conoscenza, la pratica determinano il romanzo, elementi totalmente esclusi nell’epopea.

È come se esistesse nel caso di quest’ultima un confine assoluto che ostacola il confronto attivo, vivo e quindi la

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riflessione fra realtà presente imperfetta e realtà assoluta, perfetta del passato epico tradizionale.

Sono proprio questo passato e la tradizione che rendono autosufficiente e compiuto l’epos nel suo valore, nel suo senso e nei contenuti.

(Per questo motivo, ad esempio, ogni parte, ogni episodio di un epopea potrebbe essere rappresentata come un tutto, iniziando e terminando così il racconto epico dove lo si desidera.

Cosa impossibile nei romanzi, dove lo specifico interesse per il seguito è possibile solo grazie alla vicinanza e al contatto di questi alla realtà).

La tradizione, in particolare, rende il mondo epico inaccessibile ad un valutazione ed ad un punto di vista personale,nonché della sfera umana che acuisce il senso della distanza epica e quindi della venerazione da parte sia dei cantori, che degli ascoltatori nei confronti dell’epos stesso.

Epopea, la cui raffigurazione artistica diviene inoltre sub specie aeternitatis, dove il tempo diviene una categoria gerarchica assiologico-temporale.

Per i posteri, spiega Bachtin, si crea un’immagine, degna di essere raffigurata ed essa si forma nell’anticipabile piano della lontananza dei posteri stessi; diviene insomma fondamentale la memoria futura del passato, il passato assoluto nell’epos si arricchisce di nuove immagini di un mondo che non fa altro che contrapporsi per principio ad ogni passato transeunte, a spese del presente, il tutto lontano dal tempo reale e dinamico dell’età contemporanea, considerata “inferiore”.

Questa percezione del tempo e la gerarchia dei tempi compenetrano anche tutti i generi letterari alti dell’antichità e del medioevo, dato il carattere ufficiale dell’idealizzazione del passato, elemento grazie al quale essi aspirano a raggiungere così la compiutezza e manifestano così la loro classicità, che li contraddistingue come generi non romanzeschi.

Solo in età ellenistica si assisterà, come segno di cambiamento dei tempi alla nascita di un epica nuova, destinata ad una cerchia ristretta di lettori selezionati, senza che quella tradizionale scomparisse.

Uno degli autori che più incarneranno l’ideale di un epos nuovo sarà Apollonio Rodio, il quale nelle sue Argonautiche infrangerà sistematicamente il modello epico tradizionale operando una profonda trasformazione e rielaborazione di episodi e temi omerici nel loro primo significato.

Ciò si evince nell’attribuire da parte del poeta alessandrino una forte rilevanza ad una figura femminile quale Medea ed ancor più nell’aver affidato all’amore della stessa le sorti della spedizione narrata nel poema.

Ecco alcuni versi tratti dall’episodio del vello d’oro:

ε℘νθα δ∋ ο( µε∴ν ξρυ/σειον α)πο∴ δρυο∴ϕ αινυτο κωαϕ,

“

κου/ρηϕ κεκλοµε/νηϕ, η( δ∋ ε℘µπεδον ε(στηυι⊆α

φαρµα/κ% ε℘ψηξεν θηρο∴ϕ κα/ρη, ει≠σο/κε δη/ µιν

αυ)το∴ϕ ε(η∴ν ε)πι νη=α παλιντροπα/ασθαι ≠Ιη/σων

7

η℘νωγεν: λει⊆πον δε∴ πολυ/σκιον α℘λσοϕ Αρηοϕ.

ω♦ϕ δε∴ σεληναι↵ηϕ διξοµη/νιδα παρθε/νοσ αιγλην

υ(ψο/θεν α)νε/ξουσαν υ(πωρο/φιον θαλα/µοιο

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Dall'epos al romanzo

Autore: Fabiana Lanzetta

Scuola: Liceo classico

Descrizione: Nel corso della storia e in particolare negli ultimi secoli si è sviluppato un ampio dibattito teorico e critico, con lo scopo di definire in che rapporto si situano reciprocamente l'epica e il romanzo, o ancor meglio sulla possibilità d'esistenza di uno stesso legame tra quest'ultimi. Inoltre sicuramente degno di approfondimento è il problema inerente alla definizione di un genere in una così incredibile continua evoluzione, come quello del romanzo. Tra gli studiosi che si sono esposti su questi problemi e hanno cercato di indagare la reale essenza di questo genere, tanto difficile quanto affascinante ritroviamo uno dei pensatori forse più significativi del ventesimo secolo, Michail Bachtin, le interessanti tesi del ceco Milan Kundera e le idee di filosofi che si sono esposti circa il problema delle sorti del genere romanzesco e della comunicazione, linfa vitale del medesimo. In questa che non vuole essere la solita analisi sui generi padri del romanzo, ridotta all'elencazione degli stessi, ma un viaggio nell'orizzonte romanzesco per scoprirne le origini e l'essenza mi sono cimentata, spinta dalla mia passione per la lettura e il mio amore per i classici, anche meno famosi al fine di una esperienza conoscitiva travolgente

Materie trattate: letteratura italiana (Manzoni), letteratura greca, letteratura latina, greco, latino, francese

Area: umanistica

Bibliografia

  • Saggio Epos e Romanzo, tratto da Estetica e romanzo (Voprosy literatury i estetiki, 1975) di Michail Bachtin. Traduzione di Clara Strada Janovic. Biblioteca Einaudi.
  • L'arte del romanzo (1988) di Milan Kundera. Traduzione di Ena Marchi. Adelphi edizioni.
  • Il piacere di narrare: Il testo narrativo in Petronio e Apuleio (2002) di Elena Sada. Carlo Signorelli Editore
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