Liceo Scientifico, Classico e delle Scienze Sociali
Tito Lucrezio Caro
Via Alfieri 58, Cittadella (PD)
Cosa si cela dietro la fotografia?
L’importanza della mano che tiene la macchina, dell’occhio e della mente che la dirigono.
Stocco Emanuela
Classe 5^B
A. S. 2006/07
Mappa concettuale
Cosa si cela dietro la fotografia?
La parola fotografia ha origine da due termini greci: photos e graphia.
Letteralmente quindi fotografia significa scrivere (grafia) con la luce (fotos), ed è per questo che si può considerare un linguaggio senza scrittura.
Obiettivo: in questo elaborato immaginerò di scomporre una macchina fotografica nei suoi elementi principali, per dimostrare come la fotografia non sia solo una forma d’arte, ma sia anche legata ai diversi ambiti, tra cui quello scientifico e quello della letteratura, e come il suo scopo fondamentale sia quello di documentare e testimoniare la realtà che ci circonda. In tutte le sue sfere la fotografia ritrae in modo oggettivo la realtà, ma paradossalmente ciò non sempre garantisce la veridicità dell’immagine: per questo analizzerò anche i messaggi che si nascondono dietro la fotografia.
Ritratto: la fotografia nasce in sostituzione del ritratto.
Connected with the pictures of Thomas Ruff
“The picture of Dorian Gray”
Pellicola e lente
Pellicola: importante la risposta invenzione in impressionista campo scientifico sulla tela: la per l’osservazione tecnica degli astri: il impressionista telescopio spaziale Hubble
Fotografo o cronista: colui che assiste all’evento e che lo testimonia tramite la foto, l’articolo o il filmato.
Pier Paolo Pasolini e il film “Uccellacci e uccellini”.
La tecnica impressionista
“Caricare una pistola con parecchi tubi di colore da sparare sulla tela, terminando poi con una firma.” (Anonimo)
La scoperta della fotografia, all’inizio del XIX secolo, sembra dover segnare la fine della pittura, grazie ad una rappresentazione precisa e fedele della realtà che raggiunge, quindi, uno degli scopi che si è posto la pittura. Ci si rese subito conto, infatti, che nessun pennello avrebbe mai potuto eguagliare quell’impeccabilità di osservare, registrare e imprimere la memoria tramite la fotografia.
In questo periodo, molti pittori trasformano, infatti, i loro studi in atelier fotografici a conferma della tesi di Nadar (1820-1910), il quale affermava che l'industria fotografica costituiva il rifugio di pittori mancati e pigri.
La fotografia ha origine dagli sviluppi nel campo dell’ottica, con l'invenzione della camera oscura, e dal progresso nel campo della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. Le sue prime applicazioni per la fotografia iniziano con Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l'invenzione della fotografia.
Nel 1813 egli inizia a studiare i possibili perfezionamenti da apportare alle tecniche litografiche e in collaborazione con il fratello Claude, comincia a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d'argento, tanto che nel 1816 ottiene la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d'argento. Poiché l'immagine non è fissata completamente, Niepce è indotto a studiare la sensibilità alla luce di numerose altre sostanze, tra cui il bitume di Giudea che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda in seguito a esposizione alla luce.
J. N. Niepce: Vista della camera a Le Gras, 1826. Il tempo d'esposizione di otto ore causa l'impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra sia da sinistra.
La pellicola fotografica
Le immagini, inoltre, vengono fissate e conservate sulla pellicola fotografica, che è costituita da diversi strati: la base è realizzata da materiale plastico al quale è sovrapposto uno strato di antialone per evitare riflessi interni. Inoltre il materiale fotosensibile è legato alla pellicola tramite la gelatina. Nelle pellicole in bianco e nero è presente un solo strato di emulsione fotosensibile, mentre per le pellicole colore sono necessari tre diversi strati sensibili a causa delle diverse frequenze di luce visibile per formare l’immagine e sono disposti nel seguente ordine: rosso, verde e blu.
Le immagini delle fotografie rimangono sulla pellicola, mentre nella pittura gli artisti fanno uso della tela; ed è soprattutto nel periodo impressionista che i pittori utilizzano una tecnica simile a quella fotografica, che cerca di suggerire l'aspetto della realtà in un determinato momento non attraverso il chiaroscuro plastico, ma con un ardito accostamento di pennellate che si completano otticamente per mezzo della luce.
L’Impressionismo è l’interpretazione del mondo espressa dall’occhio di chi vede e dalla mano di chi dipinge.
L’Impressionismo e la fotografia
Il termine impressionismo appare per la prima volta con intenzione di scherno nel 1874, sul giornale satirico Le Charivari, e deriva la parola dal titolo di un quadro di Claude Monet: Impression, soleil levant (Parigi, Museo Marmottan). Il quadro è stato esposto alla mostra privata apertasi a Parigi il 15 aprile 1874 nelle sale del fotografo Nadar, a dimostrazione che impressionismo e fotografia si muovevano nella stessa direzione, con uguali metodi, ma risultati opposti.
“Prima impressione che l'apparenza delle cose suggerisce”, questo è il motto dei pittori impressionisti, i quali rifiutano l’arte accademica per seguire una tendenza realistica volta a prediligere il paesaggio per analizzare e dare fondamentale importanza alla resa della luce e dei colori en plein air. La grande specificità del linguaggio pittorico impressionista è l'uso del colore e della luce, ossia gli elementi principali della visione: l'occhio umano percepisce inizialmente la luce e i colori e, attraverso la sua capacità di elaborazione, distingue le forme e lo spazio in cui sono collocate. Nella pittura impressionista si riscontra un’indifferenza del soggetto e una predilezione per la rappresentazione del paesaggio. Gli elementi principali che caratterizzano il dipinto, e che lo contraddistinguono gli uni dagli altri, sono la luce, l’ora del giorno e la stagione. Questi fattori saranno sempre diversi e per questo gli artisti faranno uso di una tecnica rapida, capace di catturare quella particolare rifrangenza, rendendo così il quadro unico e irripetibile. Gli impressionisti rendevano l’immagine da loro ritratta in modo poco nitido e granuloso per ricordare le prime immagini fotografiche, la loro tecnica consiste nel dipingere a piccoli tratti giustapponendo i colori ed eliminare i contorni delle figure, in questo modo soltanto le differenze cromatiche suggeriranno i volumi.
Il risultato finale è quello della percezione soggettiva del pittore e non sempre una resa oggettiva della realtà, quale è invece l’obiettivo della fotografia.
Si può quindi dedurre come la pittura impressionista e la fotografia siano molto simili per quanto riguarda lo studio della luce, ma come raggiungano diversi risultati: l’impressionismo coglie solo il rifrangersi della luce e del colore sul paesaggio, che da vicino sembra un insieme caotico di pennellate, e che invece da lontano ha lo stesso effetto di precisione e realismo che ha la fotografia.
Un nuovo metodo d’osservazione
Elaborato
In questo elaborato immagino di scomporre una macchina fotografica per dimostrare come la fotografia non sia solo un'opera d'arte, ma sia legata ad aspetti scientifici e letterari per testimoniare la realtà che ci circonda.
Materie trattate: Arte, astronomia, italiano, inglese