Maturità 2007/2008
Liceo socio-psico-pedagogico
Duca d’Aosta
Tesina
Classe V^As
Cazzagon Anna
Indice
- La magia nella magia. Pag 3
- La fiaba “The tale of the three brothers” dal libro “Harry Potter and the Deathly Hallows”. Pag 5
- La fiaba “La storia dei tre fratelli” dal libro “Harry Potter e i doni della Morte”. Pag 7
- L’analisi della fiaba secondo lo schema di Propp. Pag 9
- La mia analisi. Pag 10
- …e il finale, la morale nascosta. La fine che nessuno si aspettava. Pag 11
- Bibliografia. Pag 12
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La magia nella magia
Iniziamo con una domanda: Perché il bambino ha bisogno della magia delle fiabe?
Perché le fiabe lasciano che il bambino faccia lavorare la propria fantasia e decida se e come applicare a se stesso quanto viene rivelato dalla storia circa la vita e la natura umana, in quanto essa ha un tipo di svolgimento che si conforma al modo in cui il bambino pensa e percepisce il mondo: la visione della fiaba concorda con la sua.
Il pensiero del bambino rimane animistico fino all’età della pubertà.
Per un bambino di otto anni, il sole è vivo perché fa luce (citando un esempio di Piaget), oppure un sasso ha vita in quanto rotola giù da un pendio; per lui non esiste una linea di separazione fra oggetti e esseri viventi, e qualunque cosa abbia vita è molto simile alla nostra.
Secondo la visione umanistica l’essere trasformato in un sasso significa rimanere muto e immobile per un certo periodo di tempo, quindi, per lo stesso ragionamento è credibile che gli oggetti muti si mettano a parlare, diano consigli e si uniscano all’eroe nei suoi vagabondaggi. E, dato che, in qualsiasi cosa dimori uno spirito simile a tutti gli altri spiriti, tale intrinseca verità identità rende credibile che un uomo possa tramutarsi in un animale o viceversa. Per cui visto che non esistono linee di separazione fra esseri viventi e esseri inanimati, anche quest’ultimi possono diventare vivi.
A soli tre anni un bambino è alle prese con il problema dell’identità personale, e le fiabe lo aiutano a rispondere a questi pressanti interrogativi.
Per molti adulti queste risposte sono più fantastiche che veritiere, ma per i bambini il più delle volte le spiegazioni reali sono incomprensibili per il bambino che lo porta ad uno sconforto emotivo, mentre solo le spiegazioni al suo livello di capacità di comprensione riescono effettivamente a convincerlo.
Ad esempio se un bambino ha imparato da una fiaba che un personaggio da cattivo diventa buono per magia, può pensare che anche nella realtà tutto ciò sia possibile: un compagno che gli fa paura può diventare un amico fedele. Credere nella “verità” della fiaba gli dà il coraggio di non ritrarsi intimorito di fronte agli ostacoli reali.
In conclusione, un bambino finché non si sente del tutto sicuro nel suo mondo reale, deve restare aggrappato a qualche potenza superiore, una specie di angelo custode che vegli permanentemente su di lui.
Ma perché parliamo di magia? Perché la fiaba che ho scelto di analizzare è tratta dal settimo libro della saga di Harry Potter (“Harry Potter e i doni della morte”), ed è intitolata “La storia dei tre fratelli”. 3
J.K. Rowling, l’autrice della fortunata saga sul maghetto, l’ha scritta ispirandosi ad una fiaba russa sconosciuta ai più, in cui un genio regala a tre topini tre oggetti magici diversi.
Questa fiaba appartiene ad una raccolta chiamata “Le storie di Beda il Bardo”, in cui, l’autore scrive fiabe per piccoli maghi.
Prima di addentrarci nella fiaba vera e propria, voglio fermare l’attenzione del lettore, sul motivo per cui i libri della scrittrice inglese sono diventati così popolari soprattutto fra i bambini e ragazzi.
La Rowling è riuscita a far tornare alla lettura, la generazione dei cellulari, di internet e dei videogiochi. Moltissime persone hanno scritto trattati sul fenomeno. Insomma, Harry Potter piace, a grandi e piccini.
Quello che dicono i pedagogisti sul motivo per cui piace la magia l’abbiamo già scoperto, ma le sensazioni reali che un libro del genere può dare non si trovano raccontate nei manuali, ma si possono solo provare.
Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Dietro la fiaba
Autore: Anna Cazzagon
Descrizione: si tratta di un'analisi di una fiaba totalmente nuova e per molti ancora sconosciuta. Infatti, essa è tratta dall'ultimo libro della saga di Harry Potter.
Materie trattate: psicologia, inglese, pedagogia, filosofia.
Area: umanistica
Sommario: La magia nella magia
Iniziamo con una domanda: Perché il bambino ha bisogno della magia delle fiabe?
Perché le fiabe lasciano che il bambino faccia lavorare la propria fantasia e decida se e come applicare a se stesso quanto viene rivelato dalla storia circa la vita e la natura umana, in quanto essa ha un tipo di svolgimento che si conforma al modo in cui il bambino pensa e percepisce il mondo: la visione della fiaba concorda con la sua.
Il pensiero del bambino rimane animistico fino all'età della pubertà.
Per un bambino di otto anni, il sole è vivo perché fa luce (citando un esempio di Piaget), oppure un sasso ha vita in quanto rotola giù da un pendio; per lui non esiste una linea di separazione fra oggetti e esseri viventi, e qualunque cosa abbia vita è molto simile alla nostra.
Secondo la visione umanistica l'essere trasformato in un sasso significa rimanere muto e immobile per un certo periodo di tempo, quindi, per lo stesso ragionamento è credibile che gli oggetti muti si mettano a parlare, diano consigli e si uniscano all'eroe nei suoi vagabondaggi.
E, dato che, in qualsiasi cosa dimori uno spirito simile a tutti gli altri spiriti, tale intrinseca verità e identità rende credibile che un uomo possa tramutarsi in un animale o viceversa. Per cui, visto che non esistono linee di separazione fra esseri viventi e esseri inanimati, anche questi ultimi possono diventare vivi.
A soli tre anni un bambino è alle prese con il problema dell'identità personale, e le fiabe lo aiutano a rispondere a questi pressanti interrogativi.
Per molti adulti queste risposte sono più fantastiche che veritiere, ma per i bambini il più delle volte le spiegazioni reali sono incomprensibili per il bambino, che lo porta ad uno sconforto emotivo, mentre solo le spiegazioni al suo livello di capacità di comprensione riescono effettivamente a convincerlo.
Ad esempio, se un bambino ha imparato da una fiaba che un personaggio da cattivo diventa buono per magia, può pensare che anche nella realtà tutto ciò sia possibile: un compagno che gli fa paura può diventare un amico fedele. Credere nella “verità” della fiaba gli dà il coraggio di non ritrarsi intimorito di fronte agli ostacoli reali.
In conclusione, un bambino finché non si sente del tutto sicuro nel suo mondo reale, deve restare aggrappato a qualche potenza superiore, una specie di angelo custode che vegli permanentemente su di lui.