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La comunicazione

Istituto Superiore “S. Staffa” – Trinitapoli

Esame di Stato a.s. 2012-2013

Liceo Socio-Psico-Pedagogico

Candidata: Miriam Francesca Capuano

Classe: 5^C

Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell'essere umano.

Paulo Coelho, Manuale del guerriero della luce, 1997

Il significato della comunicazione

Quando parliamo di comunicazione in genere intendiamo tutta quella serie di azioni e atteggiamenti che ci portano a trasmettere un qualcosa all'altro. Il termine comunicazione significa “mettere in comune”, “far conoscere”. Secondo Grice “la comunicazione è un processo costituito da un soggetto che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa”. Già in tempi remotissimi la comunicazione era fondamentale: si pensi ad esempio alle pitture rupestri, uno dei mezzi di comunicazione dei popoli primitivi.

Procedendo avanti nel tempo la comunicazione si è sempre di più perfezionata, arrivando al linguaggio verbale e successivamente a quello scritto, che ci ha permesso di conoscere gli stili di vita, gli usi, i costumi e il modo di pensare degli uomini delle società che ci hanno preceduto. Nell'ultimo secolo il concetto di comunicazione si è molto allargato, passando dal semplice e quotidiano parlare tra persone alla trasmissione di informazioni attraverso la pubblicità, i giornali e i mass media.

La comunicazione durante il fascismo

Con l'avvento del fascismo e la presa del potere da parte di Mussolini, i mezzi di comunicazione di massa vennero utilizzati per radicare all'interno del tessuto sociale un'adesione che non fosse ottenuta soltanto con la repressione, ma fosse anche espressione di consenso. Vennero adoperati per incidere sulla vita quotidiana degli italiani così da farsi accettare da ampi strati della popolazione, compresi i ceti popolari urbani e rurali. La stampa, soprattutto quella periodica (quotidiani e riviste), venne completamente “fascistizzata” e posta sotto il controllo di appositi uffici governativi; vennero emanate disposizioni che stabilivano quello che si doveva o non si doveva pubblicare (vennero ridimensionate le rubriche di cronaca nera) e imponevano il modo in cui si dovevano presentare le notizie, con l'impaginazione, il rilievo e le fotografie.

Dall'inizio degli anni Trenta il regime utilizzò assiduamente la radio e il cinema, i nuovi mezzi audiovisivi capaci di inviare messaggi e coinvolgere settori della popolazione prima difficilmente raggiungibili dalla comunicazione come le popolazioni rurali, gli analfabeti e i semianalfabeti a quel tempo ancora numerosi in Italia. A partire dal 1929 vennero trasmessi i “giornali radio”, posti al servizio dell'obiettivo del regime, strettamente sorvegliati da un “Comitato superiore di vigilanza sulle radiodiffusioni”.

Fu dedicata particolare attenzione alla diffusione della radio nelle campagne, allo scopo di dotare tutte le scuole rurali di un apparecchio radiofonico in grado di funzionare come “voce del regime”. Nel 1934 venne estesa la radiodiffusione alle scuole elementari che già raggiungeva i contadini attraverso l'Ente Radiorurale. Nell'ufficio dei direttori scolastici venne installato il Radiorurale, un apparecchio collegato alle aule grazie a un sistema di amplificatori.

Dal 1924 furono stabiliti rapporti sempre più stretti fra il cinema e il potere politico. All'Istituto Luce era affidato il compito di diffondere l'istruzione di base e di svolgere opera di propaganda attraverso il nuovo mezzo cinematografico. Nacquero così i film Luce, notiziari proiettati obbligatoriamente nelle sale cinematografiche a partire dal 1926, che divulgavano simultaneamente in tutto il territorio nazionale le opere del regime e mettevano in risalto la figura di Mussolini, nell'intento di creare il “mito del duce”, personaggio trascinatore e infallibile. Vennero prodotti serie di film eroici che esaltavano le virtù guerriere degli italiani e dei fascisti.

Quest'azione di propaganda venne svolta in condizioni di monopolio, in quanto non era ammessa nessuna voce di opposizione. Grazie da un lato alla repressione e dall'altro all'azione propagandistica lo Stato fascista riuscì a raggiungere alla metà degli anni Trenta un livello di consenso relativamente elevato, per quanto passivo e statico.

La propaganda nazista

Dal 1933 anche il regime nazista, come tutti i governi totalitari, utilizzò la repressione e la propaganda come strumenti per inquadrare i tedeschi nel regime. Nel 1933, Goebbels venne chiamato a rivestire la carica di Ministro della Propaganda del primo gabinetto Hitler, carica che manterrà ininterrottamente fino alla fine del Terzo Reich.

In tale veste Goebbels assunse il controllo totale di ogni ramo dell'informazione e della vita culturale e sociale tedesca (stampa, cinema, teatro, radio, sport), ovunque applicando con rigore i principi della “morale nazista” e divenendo così il vero e proprio “dittatore della cultura” del Terzo Reich. Fu il principale artefice delle campagne di “arianizzazione” rivolte contro l'«arte degenerata» moderna e contro la «scienza ebraica, massonica e bolscevica», che costrinsero all'esilio centinaia di artisti e scienziati, ebrei e non.

I fascisti tendevano a distinguersi perfino da caratteristiche fisiche e comportamentali quali, ad esempio, il volto sbarbato e un corpo allenato (simbolo di una vita attiva e sportiva); il modo di camminare che doveva imprimere sicurezza: movimenti veloci e scattanti; un proprio modo di salutare: braccio e mano tesi in avanti, il cosiddetto saluto romano obbligatorio nelle circostanze ufficiali e nelle parate.

Rimangono famosi i roghi di libri che egli organizzò a Berlino istigando gli studenti nazionalsocialisti a perlustrare e saccheggiare le biblioteche alla ricerca di opere proibite dal regime. Durante la guerra, e specialmente dopo i primi rovesci al fronte che resero critica la situazione della Germania, l'abile opera di propaganda portata avanti da Goebbels con perizia e fanatismo riuscì in buona parte a convincere il popolo tedesco ad accettare i sempre più numerosi sacrifici che gli erano imposti.

Egli creò un nuovo modo di fare propaganda, ancor oggi largamente utilizzato, basato sulla continua ripetizione di notizie parziali o palesemente false rigidamente controllate dal vertice: il futuro «radioso» della Germania, la crudeltà degli alleati che chiedevano una «resa incondizionata», le «armi miracolose» sono solo alcuni dei temi utilizzati che contribuirono ad alimentare la resistenza quando l'esito della guerra, dopo gli iniziali successi, era già compromesso e ad allontanare l'ora della disfatta.

La libertà di stampa nella Repubblica italiana

Il Ventennio fascista, dall'emanazione delle leggi fascistissime del 1925, sarà caratterizzato dalla censura e dalla sospensione di tutte le pubblicazioni periodiche contrarie al fascismo; tutte le pubblicazioni non approvate e autorizzate dal governo vennero considerate illegali. Dopo la fine della guerra e la caduta del fascismo, con la vittoria della Repubblica decisa dal referendum del 2 giugno 1946, l'Assemblea Costituente approvò il 22 dicembre 1947 la Costituzione della Repubblica Italiana, tuttora in vigore.

Il particolare momento in cui ha operato la Costituente, all'uscita da un ventennio in cui la libertà era stata completamente violata, aveva spinto una larga maggioranza dei Costituenti ad individuare nella libertà di stampa uno dei cardini del nuovo stato democratico.

Il primo comma dell'art. 21 della Costituzione Italiana stabilisce in modo ampio e rivolto a tutti, la libertà di esprimere il proprio pensiero, non solo con la parola, ma con qualunque altro mezzo di diffusione.

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Proprio la fine delle guerre ha portato tutte le popolazioni coinvolte a una maggiore riflessione sull'utilizzo della propaganda e dei mezzi di comunicazione, facendo nascere sentimenti di odio e di paura di un eventuale ritorno agli anni bellici.

La comunicazione di massa e gli intellettuali

La diffusione delle comunicazioni di massa, lo sviluppo dell'industria culturale trasformano la condizione degli intellettuali e degli stessi scrittori. La creazione di una cultura di massa e, nei regimi fascisti, l'intervento diretto da parte dello Stato tendono a coinvolgere gli intellettuali che possono o accettare le nuove condizioni di lavoro o sottrarvisi per riaffermare il valore universale della cultura.

Da un lato, quindi, gli intellettuali vengono subordinati all'industria culturale e alle direttive dello Stato, diventando dei “salariati”; dall'altro una parte di essi proclama che la letteratura è una condizione esistenziale da viversi con dedizione religiosa.

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Sintesi
tesina sulla comunicazione ieri e oggi

Sintesi tesina sulla comunicazione

"Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell'essere umano". Con questa frase tratta dal libro "Manuale del guerriero della luce" di Paulo Coelho, è possibile definire il migliore mezzo di comunicazione del mondo, lo sguardo dell'essere umano.

La seguente tesina di maturità ha quale intento quello di descrivere il tema della comunicazione, prendendo in analisi la censura e la propaganda tra arte e letteratura, inoltre in Pedagogia si analizzano i mass media, la funzione da questi svolta. In ambito filosofico la tesina permette di collegare il tema della comunicazione con la comunicazione filosofica e l'uso che ne fanno filosofi come Jakobson, Bachtin, Goffman. In Arte viene presa in analisi invece la corrente surrealista, con Magritte e infine in Biologia si prende in analisi il linguaggio e l'apparato respiratorio.

Collegamenti

Tesina sulla comunicazione

  • Italiano e Storia: La censura e la propaganda.
  • Pedagogia: I mass media.
  • Filosofia: La comunicazione filosofica (Jakobson, Bachtin, Goffman, Eco).
  • Arte: Il surrealismo e Magritte.
  • Biologia: Il linguaggio e l'apparato respiratorio.
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