Istituto omnicomprensivo “L. Da Vinci” tesina di
Maturità
A.S. 2015/2016
Elena Fantucci: il colore
Il colore
I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni
Cit. Pablo Picasso
La visione a colori non è solo un’esperienza piacevole, ma anche un processo che aiuta a percepire nella scena molti più dettagli di quanti non sarebbe possibile con una semplice visione in bianco e nero.
Purtroppo non tutte le persone possiedono il grande dono della vista, ma grazie allo strabiliante sviluppo della tecnologia, potranno in futuro anche loro godere parzialmente o totalmente di questa facoltà; grazie alla rivoluzionaria protesi retinica, che con un paio di occhiali, una fotocamera e un impianto nella parte interna dell’occhio, chi ha perso la vista può tornare a recuperare alcune funzioni. ARGUS II ha dato vita al concetto di occhio bionico.
La protesi retinica ha portato pazienti non vedenti a individuare “lettere grandi”. Funzionano grazie a una telecamera che cattura le immagini e le proietta all’interno dell’occhio bionico: un chip che raccoglie le informazioni e le rielabora. Finora, l’unico modello approvato è proprio Argus II.
Per ora solo 60 persone hanno testato la protesi, ma in un futuro, si spera che si possa andare oltre; è stato progettato per le persone affette da “retinite pigmentosa”, una malattia degenerativa che porta inevitabilmente alla cecità.
La cecità
La cecità consiste in una percezione ottico-visiva ridottissima o nulla, infatti denominata cecità parziale e cecità totale. Può essere congenita, può derivare da gravi affezioni dell’apparato visivo oppure da un trauma.
La prima causa di cecità nel mondo è la cataratta. Si tratta di una malattia che rende opaco il cristallino, la lente naturale elastica contenuta nei nostri occhi che, deformandosi grazie al muscolo ciliare, consente la messa a fuoco delle immagini sulla retina.
Un’altra importante causa di cecità è il glaucoma, così come anche la degenerazione maculare legata all’età (AMD). Quest’ultima malattia è attualmente la prima causa di cecità nei paesi economicamente sviluppati (41% dei non vedenti), a cui segue il glaucoma (16%).
Nei paesi poveri invece, la cataratta rappresenta il problema principale perché, pur essendo operabile, non si dispone di mezzi economici sufficienti per curarla né di un numero sufficiente di specialisti.
Negli stessi Stati poveri i vizi refrattivi non corretti sono la seconda causa di cecità (19%), perché gli occhiali generalmente non sono disponibili né, tanto meno, ci sono medici oculisti che li possano prescrivere.
Le cause di cecità possono essere divise in malattie e traumi. Nel primo gruppo rientrano, il più delle volte, patologie di cornea, cristallino, retina (come le malattie che colpiscono la macula) e nervo ottico.
Nel secondo gruppo invece, rientrano traumi provocati da un corpo estraneo contundente oppure causati da un forte impatto, sostanze caustiche, raggi del sole non filtrati o riflessi, ecc.
Per evitare di andare incontro alla cecità fototraumatica non bisogna mai fissare direttamente il sole. Se si decide di farlo, bisogna usare dei filtri speciali per i raggi ultravioletti, ancora più potenti di quelli abitualmente impiegati negli occhiali scuri.
Ma la domanda che ci poniamo
È: come fa l’occhio a percepire
I colori?
Tutto sta in particolari recettori che stanno sulla retina, a forma di cono e di bastoncello, questi ricevono l’entità luminosa venendone stimolati e inviano un segnale ad altri neuroni che poi inviano nuovamente il segnale alla corteccia celebrale occipitale.
In pratica all’interno del nostro occhio sono distinguibili tre tipi di coni che corrispondono a tre bande differenti, corrispondenti a determinate lunghezze d’onda. I coni rossi assorbono meglio le lunghezze d’onda più lunghe, i coni verdi quelle intermedie ed i coni blu quelle più corte.
I coni funzionano bene solo in ambienti illuminati, infatti, in condizione di oscurità si cessa di percepire colori, ma solo intensità di illuminazioni differenti.
Tutto ciò è racchiuso nello spettro visibile che è una parte dello spettro elettromagnetico che cade tra il giallo e il marroncino includendo tutti i colori percepibili a occhio umano che danno vita alla luce.
Lo spettro elettromagnetico
Lo spettro elettromagnetico indica l’insieme di tutte le possibili frequenze delle radiazioni elettromagnetiche.
Le radiazioni elettromagnetiche, in generale, sono un trasferimento di energia che può essere modellizzato sotto forma di onde elettromagnetiche, caratterizzate a loro volta da una lunghezza d’onda e da una frequenza.
Poiché la lunghezza d’onda e la frequenza di una radiazione sono inversamente proporzionali, tanto minore sarà la lunghezza d’onda, tanto maggiore sarà la frequenza e quindi l’energia del fotone.
Pur essendo lo spettro continuo, è possibile una suddivisione puramente convenzionale ed indicativa in vari intervalli o bande di frequenza, dettata a partire dallo spettro ottico.
L’intervallo possibile in frequenza o equivalentemente in lunghezza d’onda va da zero a infinito, mantenendo la relazione di proporzionalità inversa tra le due grandezze.
La lunghezza d’onda λ è definita come:
Dove, al numeratore, è la velocità di propagazione della luce pari a 300.000 km/s e, al denominatore, la frequenza dell’onda.