ITG A. Volta Pavia
Maturità 2013
Luca Montagna
Indice
Introduzione e storia delle cascine
Diritto: l'imprenditore agricolo
Storia: le emigrazioni degli italiani
Italiano: Giovanni Verga
Inglese: The Green Belt
Topografia: spianamento corpo franoso
Le cascine lombarde
Introduzione e storia delle cascine lombarde
La cascina a corte
La cascina a corte, o più semplicemente cascina, è una struttura agricola tipica della Pianura Padana lombarda e in parte piemontese ed emiliana, dove si usa prevalentemente il termine di corte colonica.
Si tratta di una grossa fattoria al centro di un'azienda agricola di decine di ettari, normalmente almeno 40-50, ma a volte superiore ai 100.
All'interno della cascina sono presenti stalle, fienili, sili, granai, caseifici, pozzi-fontane, forni, magazzini, mulini ed abitazioni dei contadini riunite in un'unica struttura.
Tali strutture sono sparse in mezzo alla campagna, lontane qualche chilometro dai centri abitati.
La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro è situata la corte, il cortile o aia, attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli.
Nelle cascine più grandi si possono incontrare anche due o tre corti, cortili; in tal caso sono dette “a corte multipla”.
In alcuni casi le cascine più grandi hanno anche il mulino, l'osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola.
Laddove sono più isolate, le cascine tendono ad assumere l'aspetto di “fortezze”, data la presenza di grosse mura perimetrali.
Data la loro collocazione soprattutto in Lombardia, le cascine a corte sono state definite anche come cascine lombarde.
Il nome della cascina deriva dal cognome del proprietario-fondatore dell'azienda agricola, o dal nome di qualche cappella, chiesa o monastero situati nelle vicinanze o nella cascina stessa.
L'organizzazione della cascina
Questa struttura ha dimensioni notevoli ed un tempo ospitava varie famiglie di contadini. Di solito non si superavano le 25 famiglie.
Il numero dei nuclei familiari variava a seconda della grandezza dell'azienda agricola legata alla cascina.
La cascina raramente era gestita dal proprietario. Costui dava in affitto l'azienda ad un “fittavolo” che l'amministrava come se fosse il padrone per tutto il periodo del contratto.
Normalmente in ogni comune vi erano 4-5 famiglie di fittavoli che spesso vivevano in casolari isolati, per una media di circa 20 famiglie ogni 100 km2.
Il fittavolo o il proprietario della cascina, spesso non viveva nella fattoria. Nel caso in cui però ciò avveniva, la sua abitazione era l'edificio più grande posto al centro della cascina.
Il fittavolo rispondeva solo ed unicamente al padrone col quale aveva un rapporto di fiducia.
Il fittavolo riceveva il doppio del compenso rispetto ai suoi sottoposti.
Il contadino che in cascina controllava l'esecuzione dei lavori su ordine del fittavolo o del padrone era il fattore.
Il fattore era infatti il responsabile dell'intera azienda agricola ed organizzava il lavoro degli altri agricoltori.
Un tempo, quando la maggior parte dei contadini era salariato fisso, salariato precario o mezzadro, sotto contratto di mezzadria, il fattore faceva le veci del fittavolo o del padrone dell'azienda.
Il fattore però non sempre viveva in cascina, ciò accadeva normalmente nelle cascine più grandi.
Data la quantità di contadini che lavoravano in cascina, questi svolgevano lavori specializzati.
Normalmente vivevano in cascina i contadini che svolgevano una mansione essenziale per l'azienda agricola.
Le figure principali residenti in cascina
- Campari: si occupavano della manutenzione della roggia e dei canali d'irrigazione.
- Bergamini: si occupavano del bestiame, in primo luogo della mungitura.
- Casari: preparavano il formaggio.
- Contadini: si occupavano di vari lavori, ma in primo luogo del taglio del fieno per il bestiame.
- Bifolchi o cavallanti: avevano lo stesso ruolo, ossia dell'aratura, erpicatura e dissodamento dei campi tramite l'ausilio d'animali da lavoro. Il loro nome cambiava a seconda dell'animale che avevano a disposizione: i bifolchi avevano una coppia di buoi, mentre i cavallanti 1 o 2 cavalli. Essi si preoccupavano anche delle pariglie e della cura degli animali da lavoro a loro affidati.
- Campagnoni: c'erano in alcune cascine e s'occupavano della gestione delle acque.
Oltre a queste categorie c'erano garzoni di vario genere: famigli, manzolai, stallieri, fa tutto, mietitori ecc.
Nelle cascine più grandi c'erano anche artigiani di vario genere, maniscalco, sellaio, falegname, muratore, fabbro ecc.
Tra i salariati stagionali vi erano: mietitori, tagliariso, mondine ecc.
I contratti agricoli in cascina
I fittavoli, che erano veri e propri borghesi agrari, avevano un contratto di 9-12 anni.
Durante tutto il periodo del contratto fungevano da “padroni” e, per i contadini che lavoravano e vivevano in cascina, il proprietario dell'azienda era come se non esistesse, dato che questo spesso viveva in città e loro erano vincolati contrattualmente al fittavolo.
I contratti agricoli dei contadini che vivevano e lavoravano in cascina erano: la masseria e il lavoro salariato pagato fisso o a giornata.
I contratti di masseria tradizionale vedevano vincolate dalle 4 alle 6 famiglie coloniche che coltivavano i fondi in parte a mezzadria ed in parte a fitto.
La parte di terreno coltivata a mezzadria fruttava al fittavolo o al proprietario circa 1/2 o 1/3 del raccolto.
I salariati fissi risiedevano in cascina, essi avevano un contratto di un anno che scadeva normalmente a S. Martino, 11 novembre.
In tal caso essi avevano di diritto per contratto: il lavoro, l'alloggio, il vitto, l'orto ed il combustibile.
Nel caso fossero bergamini o bifolchi-cavallanti anche al porcile con 1 o 2 maiali.
I salariati saltuari, detti anche braccianti, avventizi o giornalieri, invece risiedevano nei paesi, nei villaggi e nelle borgate agricole.
In qualche raro caso vivevano in case sparse sui terreni appartenenti alla cascina. In tal caso pagavano un canone d'affitto.
Accadeva spesso che, se vi era surplus di lavoro, durante i raccolti, s'assumevano temporaneamente contadini salariati che risiedevano per breve tempo in cascina.
Qualora vi erano braccianti agricoli che dovevano lavorare per un prolungato periodo di tempo, questi avevano un locale apposito della cascina dove alloggiare.
Significativo in tal senso è il caso delle cascine la cui azienda era dedita alla coltura del riso.
Una volta l'anno infatti venivano assunte, per un breve periodo, le mondine per la monda del riso.
La produzione agricola
Le tenute agricole delle cascine sono caratterizzate dalla produzione cerealicola, grano, mais, riso, orzo, alternata da quella foraggera per consentire l'allevamento bovino.
Fino al 1950 circa, le aziende aventi la cascina come unità produttiva, avevano 1/3 o 1/4 dei terreni a marcita, e sul restante alternavano rotazioni quinquennali o settennali tra cereali autunnali, grano, orzo, segale, cereali primaverili, riso, mais, avena, miglio e sorgo, e maggese.
L'intera produzione del riso nella Pianura Padana, che costituisce il 60% della produzione europea, è caratterizzata dalla cascina, come unità produttiva.
Data la loro collocazione geografica nella pianura irrigua ed alla presenza di fontanili e rogge, le cascine si son spesso specializzate nel sistema delle marcite che ha consentito la diffusione dell'allevamento bovino, attuato contemporaneamente all'agricoltura.
Questo binomio allevamento-agricoltura sullo stesso territorio è stato il punto di forza dell'agricoltura lombarda a partire dal 1700.
Molte cascine situate presso corsi d'acqua si dedicano alla pioppicoltura.
Infatti la Pianura Padana è molto ricca di pioppeti che costituiscono l'unico caso di arboricoltura in Italia.
Un tempo, oltre alla pioppicoltura, era assai diffusa anche la coltivazione dell'olmo e del gelso, quest'ultimo veniva piantato per l'allevamento dei bachi da seta.
Non mancavano però robinie, platani, salici, ontani e querce.
Le tenute agricole delle cascine, divennero presto all'avanguardia tant'è che le innovazioni agricole avvenute in Inghilterra nel XVIII secolo erano già in parte utilizzate dalle cascine padane da qualche secolo.
Storia dalla nascita ai giorni nostri
I precursori storici della cascina a corte si trovano nella villa rustica romana.
Al X secolo risalgano le prime strutture agricole che hanno portato alla cascina a corte.
Le prime notizie di cascine, all'epoca dette “cassine”, risalgono al XIII secolo.
La trasformazione delle antiche “cassine” alla struttura con le caratteristiche riscontrabili ai nostri giorni, avvenne fino al XVIII secolo.
La diffusione massima delle cascine avvenne tra il 1700 ed il 1800, epoca a cui risalgono la maggior parte degli edifici attuali.
A partire dal 1750 circa infatti, le cascine si diffusero tantissimo in quanto la struttura stessa della cascina era perfetta per la razionalizzazione della produzione.
Oggi le cascine più antiche risalgono al 1400/1600.
È infatti alla fine del XV secolo che nasce la cascina così come la conosciamo oggi.
In questo secolo avviene la trasformazione dell'allevamento bovino-equino transumante a quello stanziale.
Quando vennero espropriati terreni agricoli alla Chiesa, vari monasteri si trasformarono in cascine.
A partire dal 1900 esse sono state progressivamente abbandonate sia per effetto dell'abbandono delle campagne che ha caratterizzato il Novecento, sia perché i contadini ritennero più confortevole e sicuro vivere nei centri abitati, piuttosto che in mezzo alla campagna.
Oggi, molte cascine sono state abbandonate o, a seguito dell'urbanizzazione, si son trasformate in parrocchie, scuole, edifici comunali, villette a schiera, ristoranti ed hotel.
Tuttavia la loro presenza nelle campagne è ancora assai diffusa, anche se spesso le famiglie contadine preferiscono vivere nei centri abitati.
Spesso, se sono di una certa dimensione, le cascine hanno uno spaccio che vende al dettaglio direttamente al consumatore i prodotti dell'azienda, sono le cosiddette “farmers markets”.
Diffusione
Le cascine sono molto diffuse in tutta la Pianura Padana della Lombardia, del Piemonte centrale e orientale ed in piccola parte dell'Emilia-Romagna.
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Introduzione tesina sulle cascine lombarde
Questa tesina di maturità descrive le cascine lombarde. La cascina a corte, o più semplicemente cascina, è una struttura agricola tipica della Pianura Padana lombarda e in parte piemontese ed emiliana, dove si usa prevalentemente il termine di corte colonica. Si tratta di una grossa fattoria al centro di un'azienda agricola di decine di ettari, normalmente almeno 40-50, ma a volte superiore ai 100. All'interno della cascina sono presenti stalle, fienili, sili, granai, caseifici, pozzi-fontane, forni, magazzini, mulini ed abitazioni dei contadini riunite in un'unica struttura. Tali strutture sono sparse in mezzo alla campagna, lontane qualche chilometro dai centri abitati. La pianta di questa struttura è quadrangolare. Al suo centro è situata la corte, il cortile o aia, attorno alla quale si trovano i vari edifici agricoli. Nelle cascine più grandi si possono incontrare anche due o tre corti, cortili; in tal caso sono dette "a corte multipla". In alcuni casi le cascine più grandi hanno anche il mulino, l'osteria, una piccola chiesa e a volte perfino una scuola. Laddove sono più isolate, le cascine tendono ad assumere l'aspetto di "fortezze", data la presenza di grosse mura perimetrali. Data la loro collocazione soprattutto in Lombardia, le cascine a corte sono state definite anche come cascine lombarde. Il nome della cascina deriva dal cognome del proprietario-fondatore dell'azienda agricola, o dal nome di qualche cappella, chiesa o monastero situati nelle vicinanze o nella cascina stessa. La tesina inoltre permette anche dei collegamenti interdisciplinari.
Collegamenti
Tesina sulle cascine lombarde
- Diritto: L'imprenditore agricolo.
- Storia: Le emigrazioni degli italiani.
- Italiano: Giovanni Verga.
- Inglese: The green belt.
- Topografia: La risoluzione del problema assegnato all'esame di abilitazione alla professione.