Estratto del documento

Il rapporto tra arte e scienza

- pag. 2 – Introduzione: problematizzazione della questione;

Excursus storico; l’apparente separazione delle “due culture”.

- pag. 5 - Filosofia: il periodo positivista assolutizza la scienza

Comte e il positivismo

- pag. 6 – Inglese: i pericoli dell’assolutizzazione della scienza

Huxley: “Brave New World”

- pag. 7 - Storia: la condizione di artisti e scienziati durante i totalitarismi del XX secolo

- pag. 10 - Italiano: frutti e conseguenze socio-culturali del progresso [Pirandello:

“I quaderni di Serafino Gubbio”

- pag. 11 - Intermezzo: l’intuizione degli stretti legami attraverso un’analisi attenta e profonda.

- pag. 12 - Fisica: la nuova concezione dello spazio-tempo [La

Relatività ristretta

- pag. 14 - Arte: la rivoluzione cubista dello spazio [Picasso: “Les

Demoiselles d’Avignon”]

- pag. 16 - Matematica: la “bellezza delle equazioni”, la sezione aurea e il suo rapporto con la serie di Fibonacci

- pag. 18 - Scienze: storia e strumenti delle rappresentazioni del cosmo

- pag. 21 – Intermezzo: la situazione odierna. I nuovi termini della questione.

- pag. 22 - Latino: la letteratura come divulgazione scientifica

Plinio il Vecchio

- pag. 24 – Conclusioni: arte e scienza sono quell’“unicum”

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indivisibile che costituisce la cultura universale

- pag. 25 – Note e bibliografia Fumarola Giuseppe

Il rapporto arte-scienza

Introduzione

La meravigliosa complessità della realtà che ci circonda ha da sempre affascinato l’animo umano, che in ogni tempo ha nutrito il desiderio recondito di comprendere gli sfuggenti meccanismi che regolano i fenomeni naturali, così come il bisogno di riprodurre questi ultimi secondo percezioni e interpretazioni personali.

L’occhio osservatore dell’uomo, nel corso dei secoli, è stato continuamente influenzato dal progresso raggiunto dalla civiltà; il susseguirsi delle scoperte, insieme alla creazione di nuove discipline, ha gradualmente portato allo sviluppo di due diverse tipologie di rappresentazioni. Da un lato, una conoscenza razionale, che in maniera analitica, attraverso procedure ampiamente verificate, ricerca una verità univoca, certa ed inconfutabile, tale da schematizzare il mondo in leggi oggettivamente valide; dall’altro, l’espressione soggettiva, filtrata attraverso i sensi o l’emotività, di chi intende proporre una visione personale. Due dimensioni, dunque, apparentemente opposte, i cui raffronti produrrebbero inconciliabili antinomie filosofiche.

In controtendenza alle aspettative, invece, analizzando il rapporto che intercorre tra queste nel corso della storia, si evince come esse siano strettamente legate ed esprimano focalizzazioni diverse su questioni comuni. Un approfondimento sulle nascoste interconnessioni che legano queste realtà, può rivelarsi di notevole utilità a livello sociale.

Nel mondo in cui ogni giorno viviamo ci si rende conto che la distinzione è diventata ormai implicita nella forma mentis delle persone, così come nelle istituzioni, la cui struttura, unita ad un ormai statico costume sociale, certo non aiuta a ricomporre quella che sempre più appare come una frattura tra due realtà inconciliabili.

Fin dai banchi di scuola, infatti, i ragazzi vengono indotti a distinguere materie umanistiche e materie scientifiche, secondo una rigida classificazione causata a volte anche da obsoleti sistemi di insegnamento; una separazione, questa, che poi si ripete nel momento in cui gli adolescenti sono chiamati a proseguire i propri studi tramite la scelta di una facoltà i cui insegnamenti, generalmente, non contempleranno nemmeno in minima parte quelli relativi alla “fazione avversa”.

Discende, dunque, come naturale conclusione, l’astio con cui letterati e scienziati spesso si guardano vicendevolmente, contribuendo, in tal modo, ad allargare il divario che li separa, e ad allontanare ulteriormente la possibilità di una “riappacificazione”

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tra quelle che Charles Percy Snow, in una conferenza tenuta nel 1966 nel “Le due culture”.

Senato dell’Università di Cambridge definì. È evidente che alle soglie del terzo millennio è anacronistico, ancorché controproducente per ciò che concerne la crescita economico-sociale, protrarre ancora queste nella mente e negli usi delle persone queste retrive distinzioni; al contrario, sarebbe opportuno riconoscere quanto in realtà l’arte e la scienza abbiano in comune, per essere in grado di comprendere pienamente lo sviluppo e le innovazioni della società, per realizzare un mondo più moderno.

Si rende dunque necessario riconoscere il rapporto che effettivamente sussiste tra arte e scienza, le quali altro non sono se non rappresentazioni simboliche che l’uomo utilizza per descrivere l’unica realtà in cui viviamo.

Rifacendosi alle considerazioni proposte da Renato Barilli, queste si potrebbero visualizzare come rami diversi di uno stesso albero, che nascono dal comune tronco della tecnica; il mondo artistico si interessa maggiormente dei connotati estetici e sensibili, cercando di pervenire ad una sintesi totalizzante di quanto osservato; la scienza, invece, si occupa perlopiù dei processi logici, cercando di interpretare analiticamente l’oggetto d’esame.

Un rapido excursus storico potrebbe dar prova di quanto affermato, dimostrando, al contempo, come fin dal periodo classico i due rami siano strettamente intrecciati e come nel corso del tempo, si sia giunti all’apparente divisione nella mentalità odierna.

Nella Grecia del V sec. a.C., Democrito, Talete e tutti i grandi filosofi si occupavano della ricerca dei principi cosmogonici, ma erano loro stessi a porre i fondamenti della matematica. Pitagora, in particolare, assumendo il numero come archè, edifica su questo concetto tanto la propria visione dell’universo, quanto il sistema musicale greco, fondando la successione degli intervalli su una struttura di rapporti matematici.

All’interno della polis ateniese si sviluppano i concetti di simmetria e proporzione, intesi come nozioni geometriche e allo stesso tempo come ideali estetici, come dimostra il “Canone” di Policleto, trattato matematico-estetico sulla raffigurazione scultorea del corpo umano.

Questa mancanza di distinzione tra arte e tecnica è dimostrata anche dal fatto che entrambe erano indicate col termine τέχνη, che dunque designava la capacità, intesa come conoscenza delle regole, mediante le quali era possibile produrre un oggetto, costruire un edificio; ingegneri e astronomi erano gli Egizi, che hanno legato indissolubilmente la pietra delle costruzioni al cielo e alle stelle; le leggi dell’ottica hanno ispirato Ictino quando, progettando il Partenone, “corregge” le forme delle colonne per

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accompagnare l’armonia dello sguardo.

Nel periodo umanistico-rinascimentale, questa sintesi tra le discipline è ancora ben presente, sebbene con una sostanziale differenza: le prime schematizzazioni medioevali tra arti comuni e arti liberali hanno creato la consapevolezza di una distinzione tra le materie; queste, però, continuano a coincidere ed unificarsi nella realizzazione delle opere e risultano rinvigorite dai nuovi studi sulla matematica, le cui regole divengono il pilastro fondante e comune a tutte le esperienze artistiche di questa età (pittura, letteratura, musica...).

Personalità emblematica di tale spirito è Leonardo da Vinci,

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eccezionale pittore, geniale scienziato e tecnologo di straordinario potenziale inventivo, la cui intera opera è un fitto intreccio di arte, scienza e tecnologia al servizio della conoscenza e della rappresentazione; i suoi disegni (lo studio dei volti, dell’acqua...) mostrano un’abilissima preparazione tecnica unita ad una sorprendente consapevolezza anatomica; le macchine costruite, o anche solo progettate, sono brillanti esempi di come, congiungendo sapere artigianale e teorie fisiche, anche gli ingranaggi più complessi possano funzionare.

Esemplare è anche la figura di Filippo Brunelleschi, artista-scienziato fiorentino, del quale tutta l’opera artistica, architettonica e teorica può essere letta come una ricerca di relazioni geometriche, culminante nella nascita della prospettiva, intesa come insieme di procedure per riprodurre l’immagine di una figura nello spazio tridimensionale su un piano bidimensionale.

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Il linguaggio della matematica trionfa anche nelle opere letterarie, come testimonia la prosa di Galilei, che, trattando di argomenti cosmologici, deve necessariamente adottare la chiarezza del linguaggio scientifico, ma non per questo rinuncia all’eleganza e alla retorica tipici di uno stile più lirico.

Non da meno sono le composizioni musicali, tanto vocali quanto strumentali, anch’esse basate su rapporti numerici, che spesso velano preziosi simbolismi e procedimenti “retorici” riconoscibili solo tramite le analisi formali; ne siano da esempio i “Preludi e fughe” per clavicembalo di J. S. Bach o i meno conosciuti

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mottetti del fiammingo G. Dufay.

Oggi, invece, si tende superficialmente a credere che scienza e arte percorrano strade divergenti, senza trovare punti di incrocio; questa visione deriva dal notevole scisma che effettivamente in età moderna ha separato le varie discipline.

Già da Cartesio, con la rivoluzione scientifica del 1600, le prime scoperte della chimica, dell’astronomia e della fisica quali oggi le conosciamo hanno realizzato una netta cesura con il mondo estetico, che in quei tempi intratteneva la nobiltà con le voluttuose forme e sonorità barocche.

Pochi secoli più tardi, il divario aumenta ancora di più: le strabilianti tecnologie della rivoluzione industriale e la nuova logica del profitto sono ben lontane dagli evanescenti temi romantici e delle filosofie idealiste; William Blake accusava gli scienziati di aver ridotto ad atomi l’esperienza trascendente del divino, dall’altra parte Darwin riteneva Milton sciocco e Shakespeare noioso.

Il vero e proprio culmine di questa separazione è stato raggiunto durante la grande rivoluzione industriale ottocentesca, nel quale la curva

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esponenziale del progresso, basato sulle moderne innovazioni tecniche strideva in forte contrasto con il contemporaneo gusto romantico, seguito da artisti e poeti che sempre più si riconoscevano esclusi dai meccanismi di una rinnovata società, dominata dal capitalismo borghese e che, a sua volta, vedeva i propri interessi rappresentati dall’ideologia positivista.

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Filosofia: il positivismo - Comte

Il decollo ottocentesco del sistema industriale, della tecnica, degli scambi e dell’estensione della cultura su larga scala produsse un clima di generale fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo e nelle potenzialità della scienza; un’ondata di ottimismo si diffuse tra le classi dirigenti e capitalistiche.

Il positivismo, ideologia tipica della borghesia liberale dell’Occidente e della moderna società industriale, è espressione culturale delle speranze e ideali ottimistici; sua componente caratteristica è l’assolutizzazione della scienza, unica conoscenza possibile della realtà, poiché costituita, quest’ultima, esclusivamente da fatti naturali, connessi con leggi necessarie, studiabili con metodo scientifico.

Tale visione comporta l’esclusione del mondo spirituale (arte, religione, moralità) quale autonomo ed originale rispetto alla natura, ma riduce la realtà a fatti retti da leggi che escludono la libertà. Positivo diventa quindi tutto ciò che è concreto, sperimentale e reale contro ciò che è astratto, metafisico, che esalta sentimento e arte.

La filosofia diventa enunciazione dei principi comuni alle varie scienze; la sua nuova funzione è quella di riunire e coordinare i risultati delle singole scienze, per realizzare una conoscenza unificata.

Il metodo scientifico va esteso a tutti i campi, anche ciò che riguarda uomo e società, producendo una nuova scienza: la sociologia; progresso della scienza diventa la base del progresso umano e lo strumento per ottenere la riorganizzazione globale della vita in società.

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Auguste Comte è il fondatore del positivismo sociale, come dimostrato dai suoi scritti più importanti: “Trattato di sociologia”, “Corso di filosofia positiva” (1842).

Dottrina fondamentale del suo pensiero è la Legge dei tre stati e la corrispondente organizzazione politica:

  • Lo stadio Teologico o fittizio, con l’immaginazione indaga la natura degli esseri, le cause prime e finali, spiegandole con agenti divini soprannaturali, corrisponde alla monarchia teocratica e al periodo militare-medioevale.
  • Lo stadio Metafisico o astratto, con ragione speculativa indaga la natura degli esseri umani, le cause prime e finali, spiegandole attraverso le forze astratte (essenze) all’interno della realtà, corrisponde alla sovranità e al periodo popolare-illuminismo.
  • Lo stadio Positivo o scientifico, con la ragione scientifica studia il modo in cui la natura si manifesta, i fatti e le loro relazioni (poiché sa di non poter conoscere il perché), spiegandoli attraverso leggi invariabili, corrisponde alla regolamentazione della società industriale nell’età contemporanea.

Comte crea anche il prospetto generale di tutte le conoscenze scientifiche, ordinandole secondo il principio della complessità crescente e della generalità decrescente, che coincide con l’ordine storico del loro sviluppo e con l’ordine pedagogico del loro apprendimento (Astronomia, fisica, chimica, biologia e sociologia); la Matematica è la base di tutte le altre scienze, la logica è il metodo concreto impiegato da ogni branca del sapere, la Psicologia non è considerata una scienza.

La sociologia è la scienza più importante, alla quale le altre sono subordinate; essa deve concepire i fenomeni sociali come soggetti a leggi naturali, che ne rendano possibile la previsione; racchiude politica, etica, economia e diritto.

Si compone di:

  • Statica sociale, la quale studia gli elementi comuni e permanenti a tutte le società (famiglia, proprietà...).
  • Dinamica sociale, che studia le leggi che presiedono alla trasformazione e allo sviluppo della società.

La scienza è diretta a stabilire il dominio dell’uomo sulla natura; la scienza, infatti, scopre leggi, le quali consentono di fare previsioni, cosicché l’azione dell’uomo possa volgere la natura a proprio vantaggio.

La meta del progresso scientifico è la sociocrazia, regime fondato sulla sociologia, modello di società guidata dai ceti produttivi più illuminati (scienziati e tecnici), per garantire il positivismo, quale stadio di sviluppo che garantisce al massimo la pace sociale, da fanatismo metafisico e teologico.

Inglese: “Brave New World” - Huxley

Bad effects of a dangerous use of science is the matter of Aldous Huxley’s most

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important work: “Brave new world”. Huxley, strictly linked to the world of science (he was born in a family of biologists), turned into a writer as he, because of problems with his eyes, was unable for a scientific career.

His first publications were poetries, short fictions and satirical portraits of the society, but his masterpiece, “Brave new

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world” (1932), is a novel of ideas, mixture of dystopian science fiction and philosophical essay.

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Plot

In the 7th century After Ford, the development of science and technology has created a rigidly controlled global state, where social stability is determined by a scientific caste system.

Human beings are created in laboratories and divided in categories which determine their function and status. World is ruled by a hierarchical society: Alpha and Betas (ruling class), Gammas (middle class), Delta and Epsilon (work-force); satisfaction is given by mindless entertainment, “soma” drugs and sexual promiscuity.

The protagonist and narrator is Bernard Marx, a secret Alpha flaw, who, visiting a savage reserve, meets John, a natural child who had been educated by his mother.

Taken to London, John is fascinated by the efficiency of the new world, but is disturbed by ethical injustices, so he goes living alone as an outsider, but becomes amusement for tourists; finally, to solve his situation he decides to commit suicide.

Features

Huxley, thanks to his familiar background, is able to use a crystal clear scientific language, to veil the satirical criticism of an utopian world which proves itself negative (dystopian) for instant gratification, absence of free will and personal identity and enslavement (people are forced to be happy with their position).

John, who talks with Shakespeare quotations, represents the ancient good values which the new world has denied, destroying the humaneness.

Some scientific techniques described in the book were present at Huxley’s age, as the instrument of mind conditioning, taken from the Pavlovian experiments; many others, which were created by Huxley’s imagination, would have become true some years later (genetic manipulation, human cloning).

Still today we’re conditioned by mass media, which spreads mindless distractions from real life, while young generations often use drug or sexual promiscuity as entertainment.

We can say that Brave new world has been a prophetic book which has warned us about a world where science development and ethical consciousness are not at the same level.

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Sintesi

Introduzione Arte e Scienza, tesina

La seguente tesina di maturità tratta del rapporto fra l'arte e la scienza. La tesina abbraccia anche i seguenti argomenti nelle varie discipline scolastiche: Comte e il positivismo - l'assolutizzazione della scienza in Filosofia; Huxley - "Brave new world" - i pericoli dell’assolutizzazione della scienza in Inglese; la condizione di artisti e scienziati durante i totalitarismi del XX secolo in Storia; Pirandello - "I quaderni di Serafino Gubbio operatore" - frutti e conseguenze socio-culturali del progresso in Italiano; la relatività ristretta, la nuova concezione dello spazio-tempo in Fisica; Picasso - “Les damoiselles d’Avignon” - la rivoluzione cubista dello spazio in Arte; la “bellezza delle equazioni”, la sezione aurea e il suo rapporto con la serie di Fibonacci in Matematica; Storia e strumenti delle rappresentazioni del cosmo in Scienza; Plinio il Vecchio - "Naturalis Historiae" - la letteratura come divulgazione scientifica in Latino.

Collegamenti

Arte e Scienza, tesina

  • Filosofia: Comte e il positivismo - l'assolutizzazione della scienza
  • Inglese: Huxley - "Brave new world" - i pericoli dell’assolutizzazione della scienza
  • Storia: la condizione di artisti e scienziati durante i totalitarismi del XX secolo
  • Italiano: Pirandello - "I quaderni di Serafino Gubbio operatore" - frutti e conseguenze socio-culturali del progresso
  • Fisica: La relatività ristretta, la nuova concezione dello spazio-tempo
  • Arte: Picasso - “Les damoiselles d’Avignon” - La rivoluzione cubista dello spazio
  • Matematica: la “bellezza delle equazioni”, la sezione aurea e il suo rapporto con la serie di Fibonacci
  • Scienze: Storia e strumenti delle rappresentazioni del cosmo
  • Latino: Plinio il vecchio - "Naturalis Historiae" - la letteratura come divulgazione scientifica
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