Mascotto Chiara Classe VC
Tesina di maturità
Liceo Scientifico Balbo
Anno scolastico 2008/2009
Ho sviluppato questo elaborato interdisciplinare attorno alla storia di “Alice nel paese delle Meraviglie”.
Questo tema ha suscitato il mio interesse perché non si tratta solo della favola da tutti conosciuta e ammirata, ma di un romanzo dietro cui sono celati molti aspetti della cultura a molti ignoti.
Il viaggio percorso da Alice, infatti, ha in sé innumerevoli riferimenti all’arte, alla scienza e alla matematica.
La sua influenza non è da registrarsi puramente nell’ambito della favola e o del cartone animato, ma anche nell’arte: molti sono gli artisti, soprattutto italiani, che, nell’ultimo secolo, hanno raffigurato la storia di Alice. Primo fra tutti Salvador Dalì, noto per le rappresentazioni dell’inconscio. Oltre al celebre esponente del surrealismo ho scelto Emanuele Luzzati, anch’egli illustratore della favola, in quanto cittadino onorario del paese di Conzano, in cui vivo da diversi anni.
Oltre alla notevole importanza della favola, ho approfondito anche nello specifico il suo autore: Lewis Carroll infatti non è solamente uno scrittore, ma anche un matematico e un fotografo. Egli è quindi l’esempio di come sia possibile conciliare, all’interno di una stessa persona, interessi in ambiti apparentemente contrastanti: arte e scienza risultano dunque aspetti di una stessa medaglia.
Un po’ come è stato per il suo autore, anche la storia non è solo un viaggio all’interno dei sogni di una bambina: nella letteratura del Novecento questa favola è stata ripresa per far compiere ai lettori viaggi all’interno della matematica e della fisica. In particolare, ho analizzato il libro “Alice nel paese dei quanti” in cui il “Paese delle meraviglie” è questa volta il mondo della meccanica quantistica, Quantilandia, come lo chiama il suo autore Robert Gilmore.
Infine, facendo ricorso all’analogia e prendendo spunto da un articolo della NASA, ho esaminato quello che è per noi il “Paese delle meraviglie”: lo spazio. Come Alice osservò un mondo nuovo attraverso lo specchio, anche noi, grazie all’utilizzo dei telescopi, possiamo esplorare una realtà tutta nuova, che per certi aspetti sembra quasi un sogno.
Sommario
- Alice nel paese delle meraviglie Pag. 1
- Viaggi attraverso i paesi delle meraviglie Pag. 5
- Lewis Carroll e il suo ruolo di matematico Pag. 8
- Alice nel paese dei quanti e la meccanica quantistica Pag. 14
- L’universo attraverso lo specchio: i telescopi Pag. 24
- Bibliografia
Un buon libro fa apparire quello che senza quel libro forse non sarebbe mai stato visto.
(Robert Bresson)
Introduzione
Nell’assolato pomeriggio di venerdì 4 luglio 1862 due reverendi che insegnavano a Oxford (Charles Dodgson e Robinson Duckworth) portarono tre bambine (Lorina, Alice ed Edith Liddell) a fare una gita in barca sul Tamigi. Non era la prima volta, ma fu diversa da tutte. Le sorelline erano particolarmente irrequiete, e pretesero che venisse loro raccontata una storia insensata. Dodgson improvvisò, come era solito fare, e la favola fu tanto attraente che Alice gli chiese di metterla per iscritto. Il reverendo accondiscese, “per accontentare una bimba che amava”, e dopo qualche mese le presentò un manoscritto illustrato, Le avventure di Alice sottoterra.
Che cosa successe in seguito non si sa. Probabilmente la cosa stava raggiungendo massa critica, viste le tendenze di entrambi. Da un lato, il trentenne reverendo aveva un debole piuttosto sospetto per le bambine, ed amava fotografarle nude e sbaciucchiarle, salvo poi scandalizzarsi se scopriva che erano più grandicelle di quanto avesse creduto. Dall’altro lato, la decenne Alice era anche fin troppo sveglia per la sua età: un giorno, ad esempio, invitò un adulto (Ruskin) a prendere il tè a casa sua mentre i genitori erano in gita, provocando un imbarazzo generale quando questi tornarono in anticipo a causa del maltempo. Certo è che, pochi mesi dopo la gita in barca, la madre costrinse di colpo Alice a distruggere tutte le lettere che Dodgson le aveva scritto, e impedì a lui di rivederla: i due si rincontrarono soltanto trent’anni dopo, nel 1891 (Alice lo aveva invitato al battesimo del primo figlio, qualche anno prima, ma lui non le aveva neppure risposto).
Dodgson non dimenticò comunque la sua giovane musa, e nel 1865 pubblicò una versione riveduta e corretta della storia, con il nuovo titolo Alice nel paese delle meraviglie, e sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll: un’inversione plurima, sia linguistica che posizionale, dei suoi nomi (Charles Ludwige). Vide così la luce uno dei più singolari libri della letteratura, a cui si aggiunse nel 1871 un seguito: Attraverso lo specchio, e ciò che Alice vi trovò. In realtà, le Alici di quest’ultimo sono due: la Liddell, alla quale Dodgson aveva raccontato storie ispirate agli scacchi mentre imparava a giocare, e la Raikes, lontana cugina della Liddell, che Dodgson aveva introdotto ai misteri della riflessione speculare nel 1868. Nel 1876 Carroll pubblicò una terza grande e intraducibile opera, The hunting of the Snark, “La caccia allo snualo”, anch’essa dedicata ad una bambina: Gertrude Chataway, l’unica delle sue amichette con cui il reverendo mantenne un rapporto affettuoso per tutta la vita. Il poema è singolare in molti aspetti, non ultimo il processo compositivo. Carroll ebbe infatti, durante una passeggiata, l’ispirazione del famoso ultimo verso (for the Snark was a Boojum, you see, “perché, vedi, lo Snualo era un Boojum”), e da esso partì per costruire dapprima l’ultima strofa, e poi via via l’intero poema, a ritroso.
L’ultima fatica letteraria di Carroll fu il romanzo Silvia e Bruno, pubblicato in due parti nel 1889 e 1893, e dedicato a Isa Bowman, la bambina che impersonò Alice in teatro, e che fu la sua seconda preferita. Anche quest’opera fu costruita a ritroso, adattando questa volta la trama ai dettagli: cercando, cioè, di amalgamare in un tutto strutturato decine di brandelli di idee e di sogni (“effetti senza causa”) che Carroll aveva collezionato per anni. L’artificiosità del procedimento, unita ad un troppo esplicito intento moralizzatore, finì però per produrre un’opera noiosa e poco riuscita, che è stata definita “uno dei più interessanti fallimenti della letteratura inglese”.
La composizione del romanzo
Nonostante l’apparente caos del racconto, i due libri di Alice sono profondamente strutturati. Anzitutto, si articolano entrambi in una serie di 12 capitoli ciascuno, come i 24 preludi e fughe del Clavicembalo ben temperato di Bach o i 24 Preludi di Chopin. Il poema che apre Alice usa per tre volte la parola “little” (che significa “piccola” e suona come “Liddell”) nella prima strofa, e racconta la fatidica gita sull’acqua. Il poema che conclude lo Specchio ritorna sull’argomento con nostalgia, e costituisce un acrostico: le prime lettere dei 21 versi formano il nome ALICE PLEASANCE LIDDELL, mentre ALICE compare per esteso all’inizio dell’undicesimo verso, nella strofa centrale che la descrive come “un perseguitante fantasma, mobile sotto il cielo, mai vista da occhi svegli”.
Alice nel paese delle meraviglie è ambientato all’esterno in estate, il 4 maggio 1859, giorno del settimo compleanno della bimba: e, infatti, sulla copertina della versione manoscritta che Dodgson le regalò, era incollata una fotografia di lei a sette anni, scattata da lui stesso.
Attraverso lo specchio è ambientato all’interno in inverno, a sei mesi esatti di distanza, il 4 novembre 1859: Alice ha dunque esattamente sette anni e mezzo, e Humpty Dumpty le fa notare che se qualcuno non le avesse dato una mano, cioè se il seguito della storia non fosse stato scritto, si sarebbe fermata a sette anni. In ciascuno dei due libri hanno un ruolo preminente i giochi: le carte e il croquet in Alice, e gli scacchi nello Specchio. Gli eventi di quest’ultimo costituiscono le mosse di una partita descritta nella prefazione, e Alice è un pedone bianco che attraversa l’intera scacchiera, interagendo sempre soltanto con pezzi che stanno in caselle adiacenti alla sua. Ruscelli e siepi separano fisicamente tra loro le caselle in orizzontale e in verticale, e il passaggio di Alice da una casella all’altra viene indicato nel testo da tre righe di puntini. Alla fine Alice raggiunge la sponda opposta della scacchiera, diventa regina, cattura la Regina Rossa e dà scacco matto al Re Rosso.
In entrambi i libri, oltre ad Alice, è presente Dodgson stesso. In Alice nel paese delle meraviglie come Dodo, che deriva da “Do-do-dodgson” e allude alla sua balbuzie. In Attraverso lo specchio come il Cavaliere Bianco che, in un capitolo appropriatamente intitolato “È una mia invenzione”, accompagna Alice a regina, cioè alla maturità, e si allontana tristemente. Altri personaggi che compaiono in entrambi i libri sono Re e Regine, il Cappellaio Matto e Dinah, il gatto delle sorelle Liddell (che nel finale si scopre era Humpty Dumpty, così come i due gattini bianco e nero con cui si apre e si chiude la storia erano le due Regine: per questo le poesie di Specchio parlano sempre di pesce).
Paragone fra Alice Liddell e l’Alice del racconto
Alice Liddell ed il personaggio di «Alice» del libro sono molto differenti. L’idea diffusa secondo cui il personaggio di «Alice» sia fortemente ispirato ad Alice Liddell fu contestata da Charles Dodgson stesso che, verso la fine della sua vita, dichiarò che «Alice» era un personaggio totalmente immaginario e non era basato su di una bambina in particolare o realmente esistita. Ad ogni modo una cosa è certa: Alice Liddell non ha ispirato i disegni di «Alice» nell’edizione originale, John Tenniel l’illustratore non l’aveva mai incontrata. Anzi, egli disse che Charles Dodgson aveva lui inviato delle fotografie di un’altra bambina (Mary Hilton Badcockpour) da cui ha poi tratto l’ispirazione. Questa tesi non è mai stata provata e ad oggi non è dato di sapere a chi il disegnatore si ispirò davvero. In fin dei conti rimangono numerose incertezze circa l’influenza reale di Alice Liddell sui racconti di Charles Dodgson. Ma un elemento lascia pensare che i libri le fossero almeno dedicati.
Nel XII ed ultimo capitolo del libro Through the Looking-Glass, and What Alice Found There (Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò) figura un acrostico, poema che, letto dall’alto in basso concentrandosi sulla prima lettera di ogni verso, forma il nome «Alice Pleasance Liddell».
Sintesi del libro
Alice si sta quasi addormentando dalla noia, seduta all’aperto con sua sorella maggiore, quando vede un Bianconiglio che guarda l’orologio e parlotta fra sé. Lo segue giù per una tana di coniglio molto profonda e finisce sottoterra, in una saletta con una porticina chiusa a chiave che conduce a un bel giardino. Alice mangia e beve cose che le fanno cambiare di dimensione, però non riesce ad attraversare la porticina ed entrare nel giardino. Quando diventa enorme, piange di frustrazione e infine si rimpicciolisce, si ritrova a nuotare in un mare fatto delle sue stesse lacrime. Nel mare, incontra molte creature, fra cui un Topo. Le creature e Alice riescono a uscire dal mare e ad asciugarsi, ma Alice viene subito lasciata sola. Alice trova la casa del Bianconiglio e ridiventa grande bevendo uno strano liquido. Spaventa il coniglio e i suoi vicini e ridiventa molto piccola sventolandosi con un ventaglio. Poi Alice incontra un Bruco che sta fumando la hookah. Il Bruco irrita Alice chiedendole di recitare una poesia, cosa che al momento non le riesce. Il Bruco informa Alice che mangiare da una parte del fungo su cui è seduto, la farà crescere, ma mangiare dall’altra parte la farà rimpicciolire. Alice sta ancora provando a diventare della misura giusta per raggiungere il giardino. Arriva ad una casetta nel bosco, dove risiede una Duchessa, con il suo bambino bruttino, la sua Cuoca ribelle, e il suo Gatto del Cheshire. La cucina è piena di pepe e di piatti tirati per la rabbia. Alice prova a salvare il bambino da tutto quel pandemonio, ma il bambino si trasforma in un porcellino, così deve lasciarlo andare. Appare il Gatto del Cheshire, sogghigna ad Alice, e le raccomanda di visitare il Cappellaio Matto o la Lepre Marzolina. Il Gatto del Cheshire appare e scompare all’improvviso. Finalmente, scompare gradualmente e rimane solo il suo sogghigno.
Alice va a casa della Lepre Marzolina, dove è in corso una festa. Alice si siede a tavola con la Lepre, il Cappellaio, e il Ghiro. Li trova maleducati e se ne stanca presto, così se ne va. Decide di attraversare una porta in un albero e si ritrova ancora una volta nella saletta con la porticina che porta al giardino. Questa volta riesce ad entrare. Nel giardino trova tre giardinieri che stanno dipingendo di rosso delle rose bianche. Hanno paura che la Regina di Cuori tagli loro la testa. Ad un tratto appare la Regina di Cuori con il suo seguito di carte da gioco. La Regina invita Alice a giocare a croquet, e Alice prende parte ad un gioco molto singolare. Qui scopre che la Duchessa deve essere decapitata. La testa del Gatto del Cheshire appare sul campo da gioco causando un parapiglia. La Duchessa in persona viene chiamata dalla prigione a risolvere l’assunto ed inizia a parlare con Alice della morale di ogni cosa. La Regina decide allora che Alice deve andare a trovare la Finta Tartaruga, scortata dal Grifone. Alice apprende la storia della Finta Tartaruga ed assiste ad un ballo chiamato Quadriglia dei Gamberi. Alice riprova a recitare una poesia con ben poco successo. Il Grifone riaccompagna Alice in tribunale, dove sta iniziando il processo. Il Fante di Cuori è accusato di aver rubato le torte della Regina. Per Alice è molto eccitante essere in tribunale ed ascoltare la testimonianza del Cappellaio e della Cuoca. Alice stessa è chiamata a testimoniare dopo essere di nuovo inesplicabilmente cresciuta. Alice è impertinente ed il Re le ordina di lasciare il tribunale, ma lei rifiuta. È scandalizzata dall’ingiustizia del procedere della corte e provoca la Regina, che ordina anche la sua esecuzione. Alice dice alla corte ed ai giurati che non sono nient’altro che un mazzo di carte, ed essi si alzano per attaccarla. A questo punto, Alice si rende conto di aver dormito per un bel po’ di tempo in grembo a sua sorella. Le racconta del suo sogno meraviglioso e poi rientra per il tè. La sorella è rapita dal sogno ed immagina Alice da grande, conservando intatto il suo senso infantile del meraviglioso.
Il seguito… Attraverso lo specchio
Come nel precedente libro il racconto è pieno di allusioni a personaggi, poemetti, proverbi e avvenimenti propri dell’epoca in cui Dodgson vive. Mentre il primo libro gioca sul tema delle carte da gioco questo gioca sul tema degli scacchi, per i quali l’autore fornisce uno schema di gioco all’inizio del libro.
Numerose edizioni hanno posto i due libri in un unico cofanetto e hanno in comune i famosi disegni di Sir John Tenniel, che probabilmente faranno parte di uno dei primi testi illustrati rilasciati dal progetto Gutenberg.
In questo libro Alice, sempre curiosa e coraggiosa, attraversa uno specchio per diventare una pedina in un assurdo giuoco di scacchi e incontra nuovi personaggi come Tweedledee e Tweedledum.
Alice diventa una pedina del gioco degli scacchi (“Il Pedone Bianco - Alice - gioca e vince in undici mosse”) e gli eventi che la vedono protagonista costituiscono le mosse di una partita descritta nella prefazione dall’autore stesso. Ruscelli e siepi separano verticalmente e orizzontalmente il terreno, trasformando la strada che percorre la piccola Alice in una vera e propria scacchiera, in base alla quale la ragazzina può parlare solo con chi le sta vicino. Tre righe di puntini nel testo indicano il movimento di Alice da una casella all’altra, in una partita in cui la protagonista alla fine della storia raggiungerà la sponda opposta, catturando la Regina Rossa e dando scacco matto al Re Rosso, proprio come si era vantata con la sua gattina nelle pagine iniziali del libro. Carroll propone al lettore un vero e proprio problema di scacchi che fa da ossatura alla narrazione. I pezzi della scacchiera si trasformano in personaggi stravaganti, come la Regina Bianca, descritta come una pedina distrattissima, che una volta fugge dal Cavaliere Rosso invece di mangiarlo; la Regina Rossa, come quella bianca, corre indaffaratissima da una parte all’altra, mentre i mariti sono fermi e impotenti, proprio come negli scacchi veri; i Cavalieri spesso cadono dalla sella, richiamando nell’andatura la mossa sulla scacchiera di questo pezzo che è di un passo in linea retta seguito da un altro in diagonale. Ogni volta che Alice avanza, il mondo intorno a lei cambia. “Non sappiamo chi muova gli scacchi – scrive Pietro Citati nell’introduzione al libro edito dalla Mondadori - sopra l’immensa scacchiera, distinta, come la terra, da siepi, ruscelli, prati, stagni, boschi e campagne. Ma, ogni volta che uno dei giocatori sposta una pedina, la narrazione si interrompe di scatto, e il paesaggio e i personaggi si dissolvono. Entriamo in un nuovo spazio-tempo: un treno nasce dal bianco tipografico e vi scompare, una bottega diventa una barca e un gruppo d’alberi, il russare della Regina Rossa e della Regina Bianca cede a un’aria musicale”. L’autore utilizza il gioco degli scacchi per raccontare una storia, così come nel primo libro aveva fatto con il gioco del carte e con quello del croquet. L’obiettivo di Alice diventa non farsi mangiare dagli altri pedoni ma andare avanti cercando il lato opposto della scacchiera, pronta a diventare lei stessa regina dando scacco al re avversario.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Alice nel paese..della letteratura, arte e scienza
Autore: Mascotto Chiara
Descrizione:
Materie trattate:
Area: scientifica
Sommario: