Tracce maturità 2018: 5 possibili su Manzoni prima prova

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Di Redazione

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La prima prova maturità 2018 aprirà i tanto temuti esami. Mancano ormai pochi mesi all'appuntamento. Se vi state chiedendo quale autore potrebbe uscire tra le tracce di prima prova 2018, un nome plausibile è Alessandro Manzoni. Che sia per l'analisi del testo o per il saggio breve, è possibile trovare alcune tematiche ricorrenti nelle sue opere che potrebbero essere oggetto di esame. Ma quali sono? Vi elenchiamo qui i temi possibili tra le tracce maturità 2018 su Manzoni. Che la divina provvidenza sia con voi in questa maturità 2018!

1. La provvidenza


La presenza della Divina Provvidenza è talmente fondamentale per Manzoni che all'opera dei “Promessi Sposi” viene spesso dato il nome di “opera della provvidenza” . Nello stretto rapporto tra fede e ragione, che caratterizza sia le religiosità che la poetica letteraria del Manzoni, la Provvidenza è l’ordine razionale secondo cui nella storia umana nel suo complesso e nelle singole vicende individuali si manifesta la volontà divina. Le sofferenze che gli uomini subiscono a causa delle ingiustizie non possono mai essere tragiche se si ripone fiducia nella provvidenza divina. Chi vuole compiere il male è guardato dallo scrittore non con disprezzo ma con ironia, appunto perché il credente sa in anticipo che il corso della storia non può essere modificato dalle singole azioni negative degli uomini.

2. La Storia


Un’altra possibile traccia su Manzoni può riguardare il ruolo della Storia dell'umanità. Diversamente da quello che aveva fatto nelle tragedie, Manzoni introduce nel romanzo i “Promessi sposi” la parte storica per interpretare il destino degli umili, i quali sono travolti dagli eventi e sono resi vivi dalla loro partecipazione involontaria ad essi, perché sono proprio quegli avvenimenti storici che li tolgono dalla loro condizione di anonimi.

3. Il pessimismo


Manzoni ebbe una concezione dolorosa della vita, come Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi. Tuttavia il suo pessimismo non è di natura filosofica, come quello degli altri due celebri autori citati, ma è di natura morale perché coinvolge la responsabilità individuale dell’uomo, il quale, pur comprendendo la malvagità del dolore e del male, ama causarne agli altri per egoismo, nella speranza di allontanarli da sé.
Per Manzoni l'uomo vive in sciagure, violenze, dolori, ingiustizie e sopraffazione.
L'autore afferma che il mondo è pieno di passioni, ma è caratterizzato da rapporti tra uomini con errori come l'egoismo del singolo. I rimedi che egli individua per combattere l'egoismo sono i seguenti:
- Non si deve cercare conforto nelle cose terrene.
- Bisogna ascoltare gli insegnamenti del Vangelo che sono il coraggio morale diviso in giustizia, libertà, amore verso il prossimo e la dirittura d'animo anche nelle sofferenze.

4. Il potere


Il potere, secondo Manzoni, era distribuito in maniera piramidale. I membri dell'aristocrazia sono accusati di condurre una vita gaudente e dissipata che li porta a compiere abusi e ingiustizie, spesso in nome di una malintesa concezione di decoro e onore nobiliare. Manzoni espone anche una critica alla nobiltà riguardante i meccanismi del potere connessi all'aristocrazia, tanto nei comportamenti privati quanto nell'esercizio della pubblica autorità in cui gli uomini di Stato dimostrano gravi mancanze, talvolta dovute a semplice incompetenza e inadeguatezza.

5. La giustizia


Manzoni, nei Promessi Sposi, ironizza spesso sui meccanismi della burocrazia e della giustizia. Fin dalle prime pagine del romanzo, presenta una società violenta, dove le questioni non si discutono in termini di torto o di ragione, ma in termini di forza. I principali responsabili di questa drammatica situazione sono, secondo l'Autore, i vari signori e signorotti locali, che, disponendo di un'elevata influenza sulle istituzioni giudiziarie e protetti da piccoli eserciti personali di bravi, eludono con facilità le leggi per far valere il proprio potere d'oppressione sulla popolazione.  Il clima d'ingiustizia e di violenza è quindi determinato dall'ancora forte potere feudale, personificato nella figura di don Rodrigo, e dalla totale inefficacia dell'apparato giudiziario spagnolo, la cui organizzazione burocratica, lenta e macchinosa, non riesce a garantire ai cittadini la protezione necessaria.  Anche gli intellettuali e gli uomini di chiesa sono asserviti alla causa del potere e sono costretti ad accettarne le logiche di sfruttamento. 

Francesco Mendez

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