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Traccia Maturità 2013. Analisi del testo. Tipologia A. Claudio Magris, L'infinito viaggiare scaricato 910 volte

Ecco la traccia e lo svolgimento dell'analisi del testo assegnata all'esame di Stato del 2013.

Traccia:
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Soluzione:

1. Comprensione del testo.
L'autore nel brano sottolinea che, punto cardine di ogni tipo di viaggio, è quello di atrraversamento di una frontiera (o di un confine, in senso più generale) per ritrovarsi "dall'altra parte". Ci sono, in questa operazione, due aspetti fondamentali da tenere in considerazione: il primo è che ogni frontiera non è rigida e immutabile, né tantomeno invalicabile, ma è una sorta di membrana cellulare che si può attraversare in ogni istante, ritrovando, dall'altra parte, concetti nuovi ma anche informazioni che ci appartengono, che fanno parte di una cultura ed una identità comune in cui razza, religione e costumi differenti, si fondono, diventando parte integrante della propria identità socio-culturale. Il secondo, forse anche più importante, è che, proprio per questo carattere di "modificabilità" dei confini, le situazioni non rimangono mai fisse e immobili, ma mutano di continuo: l'esempio portato dall'autore è quello del confine tra l'Italia e la Slovenia, un tempo luogo annesso al nostro Paese e quindi terra che, per l'autore stesso, ancora bambino, rappresentava una semplice propaggine del luogo che egli stesso definiva "casa" ma che, dopo la fine della Grande Guerra e il passaggio delle terre slave sotto il controllo della Cortina di ferro, divennero un luogo "sconosciuto" e lontano, non tanto fisicamente quanto più culturalmente. Il brano si conclude osservando che la "relatività" nel guardare il confine, a seconda che ci si trovi da un lato o dall'altro della "frontiera", porta gli individui della stessa "riva" a provare diffidenza verso quelli della riva opposta e ciononostante, la semplice creazione di un ponte di collegamento, potrebbe far sì che "popoli" fino ad allora "distanti" solo ideologicamente si ritrovino a condividere una serie di "comunioni" che vanno ben oltre le proprie aspettative.


2. Analisi del testo
2.1 In generale, il lessico usato all'interno del brano è mediamente "complesso": è presente una alternanza, abbastanza frequente, di termini maggiormente aulici e metafore basate su una prosa sufficientemente articolata, con frasi brevi e dirette, molto semplici. In alcuni casi, il linguaggio risulta abbastanza familiare (soprattutto nella seconda parte del brano) e, in generale, il tono è quello di un racconto, di quelli, per intenderci, che un "nonno" potrebbe fare ai propri nipoti, ricco di morale e di significati etici. All'interno del brano sono presenti molte similitudini e, in particolare, alla chiusura, l'autore usa una metafora del "fiume" per intendere il concetto di confine che separa i popoli.

2.2 Per l'autore la frontiera, più che un confine fisico e reale, è una semplice delimitazione mentale: le frontiere non sono rigide mura invalicabili, ma labili pareti (simili a quelle cellulari) attraverso le quali è possibile passare, quasi in maniera osmotica, riuscendo a entrare, in questo modo, con ciò che ci è estraneo e che si trova dall'altra parte. Frontiera non è sinonimo di barriera invalicabile ma, anzi, di ostacolo "superabile" e da "superare" al fine di poter acquisire una nuova coscienza di sé, sia culturale che sociale.

2.3 Sebbene sia fortemente presente il concetto di viaggio inteso nel suo senso classico, come di spostamento fisico da un luogo all'altro, l'autore sottolinea, più o meno marcatamente, quanto il viaggiare sia uno stato mentale, basato sull'idea di spostare in una direzione ben precisa le proprie convinzioni: il viaggio non è semplicemente la "visita tursistica" fatta fotocamera alla mano e biglietto nel taschino, ma piuttosto è un mettersi in gioco, sperimentare, cercare, scoprire, anche senza una programmazione preventiva, lasciarsi andare nell'esplorare ciò che è diverso da noi fino a trovare comuni radici e identità.

2.4 Al fine di comprendere la frase di chiusura del brano, è necessario spiegare la metafora usata dall'autore. Il fiume, qui, rappresenta il concetto di frontiera più "ostica" da attraversare: senza gli strumenti adeguati, anche i più temerari potrebbero trovare la morte o dovrebbero arrendersi alla possibilità di passare sulla riva opposta. Le stesse rive descritte in tale metafora sono viste come le classiche "due facce di una stessa medaglia", i due aspetti contrari eppure comuni che identità culturali diverse potrebbero condividere. Ecco allora il senso della frase finale: quando finalmente le due rive vengono messe a contatto, si scopre che tutte le differenze immaginate, tutte le diffidenze, tutte le paure provate verso i nostri "vicini" crollano poiché, per quanto appartenenti a razze e culture differenti, ci sono radici comuni e storie che ci rendono tutti, volenti o nolenti, membri di una medesima "famiglia". E quando finalmente si acquisisce questa consapevolezza, finalmente si riesce a comunicare con tutto ciò che ci circonda, entrando in uno stato di pace e serenità interiore poiché, ciò che fino a poco prima ci faceva paura perché diverso da noi, si rivela, invece, specchio della nostra coscienza e termine di paragone per poter comprendere meglio non solo ciò che ci circonda ma anche, e soprattutto, ciò che abbiamo dentro.

2.5 Ho sempre creduto che viaggiare fosse molto più che mettersi in auto e prendere una direzione (più o meno programmata): libri, immagini, racconti, da qualche decennio il progresso tecnologico apportato da Internet, ci permettono di esplorare lughi distanti da noi e conoscerne i segreti. Ma al di là del senso pratico, viaggiare è qualcosa che si deve fare per se stessi, a prescindere dal desiderio di recarsi a Parigi per salire sulla Torre Eiffel o alle Maldive per sfoggiare un'abbronzatura invidiabile con gli amici. Da appassionato di fumetti, libri, cinema e serie televisive, adoro perdermi, anche stando seduto comodamente nella mia poltrona preferita, in viaggi che prescindono dal movimento fisico (sarà anche un po' per ozio): quando leggo di storie ambientate in città reali, o in mondi lontani, sconosciuti e misteriosi, quando osservo immagini del "monumento sotto casa" o di costruzioni fantastiche ai confini dell'Universo, non posso fare a meno di pensare che il viaggio in sé per sé è costituito anche solo dal semplice desiderio di conoscere ed esplorare. E in questa ottica, viaggiare per me è stato sempre un concetto fortemente legato all'idea di mettersi in gioco, di scoprire me stesso, di non avere pregiudizi verso il contatto con il nuovo e il diverso. Nella mia vita ho viaggiato per vari motivi, e quasi sempre, quando ne avevo l'occasione, ho cercato, per il breve tempo in cui sono stato "fuori dal mio territorio" di fare mie le usanze, i modi, gli atteggiamenti dei "popoli" che mi ospitavano (fossero essi dall'altra parte del mondo o a 10 chilometri da casa mia). Viaggiare è un atto necessario e vitale per proseguire nel proprio cammino in questo Mondo, ed è qualcosa che chiunque dovrebbe sperimentare, almeno una volta.


3. interpretazione complessiva
Viaggiare, inteso come scoperta, è un bisogno umano: sia per comprendere se stessi, sia per comprendere ciò che ci circonda, a prescindere se lo si faccia fisicamente o solo attraverso l'intelletto. Magris, in questo brano, pone l'attenzione su un concetto che, nell'ultimo secolo e mezzo, è stato il motore non solo per la letteratura Mondiale, ma anche per altre forme di comunicazione di massa (cinema, musica, fumetti, televisione) e per la vita "scientifica, sociale ed economica" del pianeta. Il Mondo in cui viviamo, grazie ad internet, è diventato un Grande-Piccolo Paese, un luogo in cui incontrare l'abitante di un'isola della Polinesia agli antipodi dall'Italia non è più quasi impossibile ma, anzi, è una realtà di ogni giorno. La caduta di frontiere e la costituzione di Mercati Unici, ci porta a confrontarci con altre realtà e a scoprire che, per quanto la Storia di ogni singola Nazione sia differente, siamo tutti accomunati da idee e filosofie simili. La diversità è solo una frontiera mentale, e quelle fisiche, architettoniche, geografiche sono, in realtà, mere ostruzioni che, con la forza di volontà o la tecnologia, possono essere facilmente superate. Nella Letteratura italiana del Novecento, autori come Pirandello hanno sempre considerato l'aspetto del viaggiare come uno sforzo della mente a cercare di intraprendere un percorso nuovo e diverso, che portasse i protagonisti delle sue opere (si pensi a "Il treno ha fischiato", "Ciaulà scopre la Luna" o il più famoso "Mattia Pascal") a scoprirsi esseri nuovi, capaci di intraprendere imprese che fino a poco prima credevano al di fuori della propria portata. Altro simbolo letterario per quanto riguarda il viaggio è Ulisse: sin dall'Odissea, fino a dante Alighieri, passando per poeti illustri come Ungaretti e Foscolo, o autori più introspettivi, quali Joyce in Inghilterra, il Re di Itaca ha rappresentato l'icona non solo dell'uomo spinto dal desiderio di approdare in porti nuovi (interpretazione abbastanza semplicistica del personaggio) ma anche, e soprattutto, dell'individuo che, assetato di conoscere, decide di affrontare e liberarsi dei confini che lo costringono, al fine di scoprire tutto ciò che è possibile, portando la consapevolezza del proprio Io a livelli quasi divini. E questa tematica del viaggiare e superare le frontiere per riscoprirsi e comprendersi e conoscere la propria essenza è alla base di tante filosofie New Age e di correnti letterarie che dagli anni Sessanta ad oggi hanno sfornato opere di indubbio prestigio: dal "Sulla strada" di Kerouac, al "Gabbiano Jonathan Livingston" di Richard Bach, da "Il signore degli Anelli" di Tolkien fino al meno conosciuto ma indubbiamente d'effetto, "Guida Galattica per Autostoppisti" di Douglas Adams. E non solo la letteratura: anche il cinema e la televisione, attraverso opere di fantasy o ambientate nel mondo che conosciamo, hanno sfornato storie che mettevano sempre il viaggio e la scoperta di se stessi al primo posto. Infine, anche nel mondo del fumetto, questa tematica risulta fondamentale: gli eroi Bonelliani quali Tex o Martyn Mystère viaggiano, da un capo all'altro dei rispettivi mondi (l'America della frontiera e l'intero Pianeta Terra) alla ricerca di nuove avventure e nuove storie che, inevitabilmente, divengono loro retaggio culturale e parte integrante del proprio Io; così come buona parte delle opere shounen (fumetti per ragazzi) giapponesi ha nell'aspetto del viaggio, intrapreso dall'eroe seguito dal suo gruppo di amici/compagni, l'argomento fondamentale per spiegare tematiche profonde come quella della crescita adolescenziale, del passaggio all'età adulta e della perdita dell'innocenza a favore del guadagnare una conoscenza più matura del mondo.

Soluzione a cura di Ciampax

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