Riforma Maturità, come cambiano le prove d’esame: addio analisi del testo?

Marcello G.
Di Marcello G.

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Come molti già sapranno, il ministero dell’Istruzione ha deciso di riformare l’esame di maturità. Nei piani del Miur si vogliono snellire le prove finali e dare maggior peso alla carriera scolastica dei maturandi. Questo non vuol dire necessariamente che la maturità vera e propria sarà più semplice. E in ogni caso gli studenti, per ottenere un punteggio alto, dovranno impegnarsi durante tutti gli ultimi tre anni delle superiori. Ma attenzione: le novità partiranno solo dalla maturità 2018. Chi si dovrà cimentare con l’esame di Stato 2017 lo farà ancora con le vecchie regole. Ma come saranno strutturare le nuove prove di maturità?

Maturità 2018, le prove scritte saranno due


Tutti pronti a salutare la terza prova? Perché nella maturità del futuro le prove scritte torneranno ad essere due, come in passato. La prima prova, quella d’Italiano, come sempre sarà uguale per tutti gli indirizzi. La seconda, invece, sarà sempre più caratterizzante i differenti corsi di studio (licei, tecnici, professionali e le loro ramificazioni). Dopo neanche 20 anni, dunque, addio al quizzone; una prova che ha sempre diviso per il fatto di essere elaborata dalle singole commissioni e, proprio per questo, esposta a disparità di giudizio.

Maturità, sparisce l’analisi del testo?


Leggendo tra le righe dei primi documenti in circolazione sulle modifiche della maturità, pare proprio che l’analisi del testo, forse l’opzione della prima prova più temuta dai maturandi, possa andare in pensione o comunque essere relegata a un ruolo di secondo piano. Nel decreto, infatti, si legge che la prova d’Italiano consisterà nella redazione di un testo di tipo argomentativo riguardante diversi temi (ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico), senza citare esplicitamente la traccia di tipologia A (analisi di un testo letterario). Tuttavia, si introduce anche la possibilità di strutturare la prova in più parti, per consentire la verifica anche di altre competenze (quale la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre che la riflessione critica). Grande novità l'ingresso, per la prima volta, della filosofia come materia possibile oggetto (anche) di una traccia del tema d'italiano. Insomma, dal 2018 la prima prova potrebbe essere differente da quella che conosciamo, ma per saperne di più dovremo aspettare le indicazioni del ministero; per ora è solo un'ipotesi. Dopo l'approvazione definitiva della riforma, infatti, un ulteriore decreto del Ministro disciplinerà nel dettaglio lo svolgimento dell'esame.

La seconda prova di maturità, possibili più materie nella stessa traccia


Poche, invece, le novità in arrivo per la seconda prova, quella ‘d’indirizzo’. Servirà ancora a valutare le competenze specifiche acquisite dai candidati nel corso del ciclo scolastico. Potrà essere in forma scritta, grafica o scritto-grafica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica ed avrà per oggetto una o più discipline, differenti a seconda dell’indirizzo. Questo vuol dire che, partendo dalla materia scelta dal Miur, la traccia si potrà sviluppare chiedendo agli studenti di applicare conoscenze rientranti nei programmi di altre materie (ad esempio, la prova di fisica potrebbe richiedere la soluzione di problemi matematici). Ciò non vuol dire che la terza prova viene inglobata dalla seconda, ma che nella seconda prova potrebbero comparire due o più materie, purché logicamente coerenti tra loro. Negli istituti professionali, in più, una parte della seconda prova potrebbe essere predisposta dalla commissione, tenendo conto delle specificità di questo tipo di scuola.

Il colloquio orale, la tesina sarà sull’alternanza scuola lavoro


Altra grande innovazione della nuova maturità è l’ingresso dell’alternanza scuola lavoro nel cuore delle prove d’esame. Il colloquio orale, infatti, potrebbe essere strutturato in due parti: nella prima si cercherà di superare l’impianto nozionistico attuale e si cercherà di capire le capacità di ragionamento degli studenti (partendo un'analisi di un testo, di un documento, di un progetto); nella seconda, invece, il candidato dovrà illustrare una relazione che faccia capire le competenze acquisite durante il tirocinio formativo obbligatorio (valutato anche per costruire il punteggio finale). La tesina cambia dunque volto, abbandonando la veste teorica che ha avuto sinora e diventando sempre più pratica, quasi professionale.

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