Maturità '98, com’era l’esame quando nascevano i maturandi di oggi?

Marcello G.
Di Marcello G.

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Letteratura dell’Ottocento, scoperte mediche, prima guerra mondiale, domande approfondite, facce sconosciute che t’interrogano, un clima da Santa Inquisizione. Che cosa sono? Gli elementi principali della maturità ’98. Un esame davvero insidioso, in cui ottenere un volto alto dai commissari di maturità era un’impresa. Sono passati 19 anni e, in quegli stessi giorni, stavano nascendo molti degli studenti che dovranno affrontare le tracce di maturità tra qualche settimana. Solo che, nel frattempo, è cambiato parecchio nello schema dell’Esame. Ma ripercorrere le tappe attraverso cui si articolava la ‘vecchia maturità’ potrebbe essere d’aiuto agli studenti più agitati. Quella sì che era qualcosa di terribile. Ecco perché.

Le differenze maggiori? Il voto e la composizione delle commissioni

La maturità che arrivò alla fine dell’anno scolastico 1997/1998 era un’altra cosa rispetto a quella di oggi; una lontana parente. A partire dal voto: oggi chi arriva a 60 storce la bocca, chi lo otteneva allora esultava per anni. Il punteggio, infatti, era espresso in sessantesimi (e non in centesimi come ora). Il 36 era l’obiettivo minimo ma, a differenza di adesso, anche chi usciva dalla superiori con una sufficienza stiracchiata probabilmente se l’era dovuta sudare. Perché il sinonimo della maturità di una volta era solo uno: difficoltà. Se non altro per il clima che si respirava: un solo commissario interno e ben cinque esterni (quattro docenti più il presidente). Tra l’altro il voto si decideva tutto in sede d’esame; i crediti scolastici non c’erano ancora. Un aspetto che contribuiva a far decollare l’ansia.

Maturità ’98, le tracce della prima prova scritta

Già osservando gli scritti si può capire molto: 4 tracce a disposizione, tutte toste, molto generali (anche troppo), che lasciavano poco spazio alla fantasia. Tre di queste erano comuni a tutti gli indirizzi, un’altra era diversa a seconda del tipo di studi effettuati. Ai candidati del ’98 fu chiesto, ad esempio, di analizzare il romanzo italiano dell’Ottocento (con richiami dei testi fondamentali); di dissertare sulle principali scoperte medico-scientifiche di quel periodo (opportunamente documentate e illustrate); di ricostruire il quadro politico-economico-sociale dell’Italia alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Ai ragazzi del classico, invece, fu proposto di sviluppare i temi dell’amicizia e dell’amore secondo la letteratura greca e latina. Mentre quelli dello scientifico avevano di fronte una traccia sul rapporto tra scienza e verità.

Esame orale vero spauracchio dei vecchi maturandi

Scritti che continuavano solo con la seconda prova – la terza non era stata ‘inventata’ – forse quella più simile rispetto ad oggi. Per la cronaca: al classico uscì Greco con la versione di un brando di Demostene, allo scientifico i tradizionali problemi (2 sui 3 proposti) di matematica. Ma era l’antipasto per il momento più temuto: l’orale. Molto di più di un semplice colloquio: due materie tra le quattro indicate dal Ministero per ogni indirizzo, a seconda del programma dell’ultimo anno (una scelta dal maturando, l’altra dalla commissione) e una lunga serie di domande che praticamente svisceravano ogni argomento dalla A alla Z. Per di più di fronte a una commissione di perfetti sconosciuti (tranne l’unico prof interno presente). Oggi è vero che ci sono tutte le materie ma le domande sono decisamente più facili e la metà della commissione conosce bene i candidati. Quanto basta per far dormire sonni tranquilli ai ragazzi alle prese con la maturità 2017.
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