Maturità '97, come erano gli esami quando sono nati i maturandi

Marcello G.
Di Marcello G.

esami di maturita 1997

In questi giorni migliaia di studenti italiani si stanno preparando per sostenere gli Esami di Stato; la maggior parte di loro è nata nel 1997, quando la prova di licenza superiore si chiamava ancora “esame di maturità” e le modalità di svolgimento erano assai diverse da quelle di oggi.
Per il consueto appuntamento settimanale con la trasmissione radiofonica Buongiorno Dr.Feelgood - in onda su Virgin Radio dal lunedì al venerdì, dalle 6.40 alle 10.00 - Skuola.net vi porta a fare un viaggio nel passato, fino alla maturità 1997, l’anno in cui nacquero i maturandi di oggi.

MOLTE LE DIFFERENZE RISPETTO A OGGI - La maturità ‘97 fu una delle ultime che si svolse con lo storico sistema che per 30 anni rappresentò l’incubo maggiore di ogni studente. Alla fine di quell’anno, infatti, fu votata la riforma con cui venne introdotto l’esame che conosciamo oggi. Ma come era la “vecchia maturità”? Innanzitutto cambiava il voto: il massimo non era 100 ma 60 (da ottenere solo con le prove d’esame, senza calcolo dei crediti scolastici), mentre la sufficienza era posta a quota 36; un traguardo agognato da molti. Perché una delle caratteristiche della maturità nata negli anni ’60 era la sua difficoltà, non tanto per le materie in sé quanto per le condizioni ambientali. La riforma, infatti, non cambiò solo il sistema di punteggio ma anche la composizione delle commissioni: oggi è paritaria (metà commissari interni e metà esterni), allora vedeva un solo commissario interno e per il resto era tutta esterna (4 commissari + il presidente); in pratica il candidato era accerchiato e il suo professore poteva fare ben poco per salvarlo in caso di difficoltà.

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UNO SCRITTO "TRADIZIONALE" - Sostanzialmente diverse erano anche le prove scritte: per il tema d’italiano, l’attuale prima prova, il Ministero sceglieva 3 tracce comuni per tutti gli indirizzi scolastici a cui si doveva aggiungere una quarta traccia, diversa a seconda del percorso di studi. Il secondo scritto, invece, era sostanzialmente simile prevedendo la prova caratterizzante d’indirizzo (liceo classico, scientifico, istituto tecnico, professionale, ecc.). Non c’era la terza prova.

UN ORALE DA INCUBO - Anche se il vero scoglio era rappresentato dall’orale: un colloquio di fronte a persone sconosciute (tranne l’unico docente interno) su 2 materie, una scelta dallo studente e l’altra dalla commissione, su una rosa di quattro materie proposte dal Ministero in base ai programmi dell’ultimo anno. Apparentemente una prova più semplice di oggi (che si svolge su tutte le materie); nei fatti non proprio, presupponendo una conoscenza molto approfondita delle materie da parte del candidato.

LE TRACCE DELLA MATURITA' 1997 - Ma quali furono le tracce della maturità ’97? Per la prova d’italiano non c’era la differenziazione per tipologie ma si doveva svolgere un tema “classico”. Quell’anno, a chi sceglieva la traccia di letteratura, venne chiesto di fare un confronto tra la poetica di Giacomo Leopardi (autore ottocentesco) e di Eugenio Montale (poeta del ‘900, molto gettonato anche dopo la riforma). Le altre due opzioni “comuni” si concentravano, invece, sul rapporto cultura-politica (partendo da una frase di Norberto Bobbio) e sulla Seconda rivoluzione industriale. Al liceo classico, come traccia supplementare, capitò l’analisi del pensiero di Aristotele; mentre allo scientifico uscì la filosofia di Newton. Alla seconda prova, infine, i maturandi del classico si dovettero cimentare con la versione di latino; per loro un brano tratto dal De otio di Seneca.

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