Maturità 2018: i maturandi preparano "l'arsenale" per gli esami. Ecco i modi preferiti per (tentare di) copiare

Marcello G.
Di Marcello G.

I maturandi si stanno preparando per affrontare l’esame di Stato. Ma, se molti di loro cercheranno di essere il più ‘puliti’ possibile, 1 studente su 10 sa già che copierà. E un altro 22% è pronto psicologicamente a farlo, ma spera di non averne bisogno. A sostenerlo sono i 6mila ragazzi di quinto superiore intervistati da Skuola.net. Coscienza a posto, comunque, per la maggior parte dei maturandi: il 29% farà tutto da solo, il 35% al massimo chiederà un aiuto volante al vicino di banco. A spingerli a seguire le regole, forse, le statistiche ufficiali del Miur: negli ultimi anni praticamente tutti – nel 2017 furono il 99,5% del totale - hanno superato l’esame senza problemi. Perché, quindi, copiare?

Copiare alla maturità: i tradizionalisti puntano sui vecchi foglietti

Ma, come detto, c’è una piccola fetta di irriducibili che sta lavorando per predisporre l’attrezzatura da battaglia. Seguendo due strade, spesso parallele: la tradizione e l‘innovazione. Nel primo caso non c’è dubbio che i classici appunti scritti a penna siano il pilastro su cui si basa la strategia dei copioni. I metodi più diffusi per camuffarli? I soliti: il 22% si segnerà delle note a margine sul vocabolario, un altro 22% si imbottirà di micro biglietti infilandoli un po’ ovunque (nelle tasche, nei calzini, ecc.). Il 12%, invece, tenterà di scambiarsi i fogli protocollo con i compagni per condividere le informazioni. Il 9% si appunterà sulla pelle ciò che immagina gli servirà. L’8% proverà a nascondere in bagno gli appunti da consultare. Ma, tra tappi delle penne, custodie delle calcolatrici e etichette delle bottiglie la fantasia dei maturandi varca ogni confine.

Copioni tecnologici: smartphone, chat e calcolatrici le loro ‘armi’ preferite

E dove non arriva l’inchiostro, c’è la tecnologia che corre in soccorso degli studenti in difficoltà. In teoria i dispositivi informatici, salvo rare eccezioni, non dovrebbero entrare nelle aule d’esame. La realtà, però, è ben diversa. Anche se, in questi casi, la discrezione è d’obbligo. Così quasi 1 “copione” su 4 punta sugli auricolari dello smartphone, per rimanere in contatto con l’esterno senza dare troppo nell’occhio. Il 15%, invece, cercherà di sfruttare la possibilità di portare le calcolatrici di ultima generazione (gli studenti dello scientifico sono in prima linea) per tentare di connettersi a Internet. Il 14% terrà il telefono sotto mano per andare sul web o sui social network. Approccio passivo per un altro 11%, che attenderà le soluzioni via messaggio o mail. Smartphone che, per l’8%, si troverà in bagno, nascosto da qualche parte. Mentre il 6% ha già creato dei gruppi WhatsApp per collaborare durante le prove. Una quota simile (6%), infine, si affiderà agli smartwatch.

La paura di essere scoperti frena i suggerimenti

A proposito di collaborazione: a prescindere dal tentativo individuale, quanti alla vigilia della maturità si dicono disposti a passare il compito al collega se gli verrà chiesta una mano durante l’esame? La platea si spacca in tre correnti di pensiero: il 32% lo farà senza problemi, il 38% solo se chi chiederà aiuto gli sta simpatico, il 30% eviterà per il timore di essere scoperto. E proprio il ‘fattore paura’ è quello che rende gli studenti più egoisti. Visto che, in condizioni normali, più di 4 ragazzi su 5 non avrebbero problemi a suggerire la soluzione: durante le normali verifiche svolte nel corso dell’anno, il 45% dice di aver fatto copiare tutti indistintamente e il 38% di aver suggerito agli amici più stretti. Solamente il 17% anche in quel caso è stato frenato dalla paura.
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