Francesco Bertoldi
Autore
Studenti lavorano al Capolavoro

La risposta è netta, ed è bene dirlo subito: no, il Capolavoro non va presentato all’orale della Maturità 2026

Non è una novità, né un cambio di rotta dell’ultimo minuto. È sempre stato così. Eppure, anno dopo anno, tra circolari interpretate male, indicazioni informali delle scuole e passaparola tra studenti, il dubbio torna a galla. 

Anche perché il nuovo orale 2026 – più strutturato, con materie definite e meno margine di improvvisazione – ha riacceso l’ansia su cosa “portare” davanti alla commissione.

Vale quindi la pena mettere ordine. All’orale si presenta il Curriculum dello Studente, documento ufficiale su cui la commissione può fare riferimento. Il Capolavoro non ne fa parte, non confluisce nel Curriculum e non è oggetto di valutazione d’esame. Il suo spazio è un altro: l’E-Portfolio, che ha una funzione orientativa e formativa, non certificativa.

Detto questo, esistono alcune precisazioni importanti che possono fare la differenza, soprattutto per chi vuole giocarsi bene il colloquio.

Indice

  1. Cos’è davvero il Capolavoro dello studente
  2. Capolavoro e orale di Maturità 2026: cosa dice la normativa
  3. Curriculum dello Studente sì, Capolavoro no: la distinzione chiave
  4. Quando il Capolavoro diventa “fortemente consigliato” (ma non obbligatorio)
  5. Usarlo all’orale: quando può fare davvero la differenza

Cos’è davvero il Capolavoro dello studente

Il Capolavoro è un prodotto (di qualsiasi tipo) scelto dallo studente per rappresentare competenze e abilità maturate durante il percorso di studi. 

Non deve per forza essere un lavoro “scolastico” in senso stretto: può nascere in classe, ma anche fuori. Conta ciò che racconta in termini di competenze e di esperienza, non il contesto in cui è stato realizzato.

Il Capolavoro viene caricato nell’E-Portfolio sulla piattaforma Unica ed è pensato come strumento di autovalutazione e orientamento, utile anche in prospettiva post-diploma. 

Gli studenti dell’ultimo triennio possono caricarne più di uno nel corso degli anni, proprio perché l’obiettivo non è “fare bella figura all’esame”, ma costruire una narrazione consapevole del proprio percorso.

Capolavoro e orale di Maturità 2026: cosa dice la normativa

Sul piano formale, non ci sono zone grigie. Le indicazioni ministeriali sono esplicite: il Capolavoro non è oggetto del colloquio di esame di Maturità e non confluisce direttamente nel Curriculum dello Studente, documento su cui la commissione può basarsi durante l’orale.

Questo valeva per la Maturità 2025 e vale per la Maturità 2026, anche alla luce delle novità introdotte sul colloquio. Il Capolavoro resta fuori dall’esame, punto.

Attenzione però: fuori dall’esame non significa irrilevante. Ed è qui che nasce gran parte della confusione.

Curriculum dello Studente sì, Capolavoro no: la distinzione chiave

All’orale di Maturità lo studente porta (implicitamente) il Curriculum dello Studente, che raccoglie informazioni sul percorso scolastico, le attività svolte, le certificazioni, le esperienze significative. È su questo documento che la commissione può agganciare domande, spunti, approfondimenti.

Il Capolavoro non è parte del Curriculum. Sta nell’E-Portfolio, che ha una funzione diversa: orientare, non valutare. Pensarlo come un “pezzo d’esame” è un errore concettuale prima ancora che normativo.

Quando il Capolavoro diventa “fortemente consigliato” (ma non obbligatorio)

Nella pratica, però, può succedere altro. Alcune scuole o alcuni docenti spingono molto sul Capolavoro, arrivando a presentarlo come qualcosa di “quasi obbligatorio”. Formalmente non lo è. Nei fatti, però, può essere fortemente consigliato.

Perché? Non per compiacere la commissione, ma per aiutare lo studente. Un Capolavoro ben scelto può diventare, se lo studente decide autonomamente di citarlo, un ottimo grimaldello narrativo durante l’orale: permette di parlare di sé, delle proprie passioni, di esperienze significative, collegandole – se serve – alle materie d’esame, ma senza restarne prigionieri.

La scelta, è bene ribadirlo, resta dello studente. Nessuno può imporre la presentazione del Capolavoro all’orale. Ma usarlo consapevolmente può essere una mossa intelligente.

Usarlo all’orale: quando può fare davvero la differenza

Se menzionato di propria iniziativa, il Capolavoro può spostare il colloquio su un terreno più favorevole. Consente di uscire dai binari stretti del programma, mostra capacità di riflessione, consapevolezza del proprio percorso, maturità nel raccontarsi.

Non è una scorciatoia, né una furbata. È uno strumento. E come tutti gli strumenti funziona solo se è coerente, autentico e ben argomentato

In questo senso, il Capolavoro non serve all’esame: serve allo studente. E, indirettamente, può migliorare anche la percezione che la commissione ha di lui. Questo è il punto che spesso si perde nel rumore di fondo.

 

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