Concetti Chiave

  • Il viaggio di Renzo a Milano è paragonato a un'odissea eroica, simile a un viaggio nel regno dei morti, dove deve affrontare pericoli per ritrovare Lucia.
  • Renzo, spaesato e sospettato come untore, si muove attraverso una Milano devastata dalla peste, incontrando diffidenza e paura tra la popolazione.
  • La misericordia di Renzo emerge quando aiuta una donna e i suoi bambini, in un contesto di desolazione e morte, dimostrando la sua umanità.
  • La figura della madre di Cecilia rappresenta un'immagine di pietà e dignità in contrasto con lo scenario di morte e disperazione che la circonda.
  • Renzo affronta il divario tra realtà e apparenza, essendo ingiustamente accusato di essere un untore, ma riesce a sfuggire grazie all'aiuto inaspettato dei monatti.

Il nuovo viaggio di Renzo

Il nuovo viaggio di Renzo a Milano è la tappa più difficile della sua vicenda: esso è simile al tradizionale viaggio pieno di rischi che l’eroe delle leggende alla ricerca di qualcosa compie nella terra dei morti. Infatti, Renzo deve scendere fino nel cuore della morte per ritrovare Lucia e risalire con lei alla vita; infatti, deve lasciare il villaggio e le vie a lui familiari per orientarsi nel lazzaretto, città ai limiti del mondo dei vivi. I dati delle due cronache si traducono in scene vissute, con aperture su spazi sempre più vasti e con crescendo di angoscia (dalla caricatura dell’antieroe col nodoso bastone fino alla disperazione euforica dei malati sconvolti dalla peste). Il quadro è animato da contrasti incessanti: all’abiezione subentra la fede, alla morte si sovrappongono anomale impennate di vita.

Renzo a Milano

Arrivato nella città lombarda, Renzo è disorientato come al tempo del suo primo arrivo a Milano; successivamente chiederà aiuto, come allora, a un suo passante, imbattendosi in un nuovo clima di sospetto: altro gesti, luoghi e situazioni richiameranno quelli una volta, pur nella rovina della peste. Ad un certo punto, in mezzo ad un’atmosfera grigia e velata, simile ad una folta nebbia, sente un tintinnio di campanelli, segno che i monatti si stavano avvicinando. Alle impressioni visive (= “il fumo oscuro e denso”, “il cielo velato”) si aggiungono quelle acustiche, dapprima deboli, nell’uscire dal silenzio, poi sempre più nette, a mano a mano che l’orizzonte si apre. Di nuovo, ricompare il termine “montanaro” riferito a Renzo sempre nei rapporti con la città. L’incontro ripropone il tema degli equivoci a cui è soggetto Renzo, inesperto del mondo cittadino, e per giunta forestiero in una società in cui proprio gli estranei sono i primi sospettati di essere “untori””.

La misericordia

Andando avanti, Renzo si imbatte in una donna con alcuni bambini piccoli che è stata chiusa in casa perché il marito è morto di peste. Egli l’aiuta dandole due pani che aveva in tasca e le prometta che informerà del suo caso chi potrà aiutarla. Torna così, il motivo della pietà di Renzo, pronto ancora a soccorrere gli affamati, come già all’arrivo nel Bergamasco. L’offerta compensa, nell’intento di Renzo, la sottrazione delle pagnotte di pane nel giorno di S, Martino ed dà il via ad una serie di opere di misericordia del protagonista. Dopo una descrizione raccapricciante di un quartiere di Milano, dove i corpi putrefatti dei morti di peste giacciono in mezzo alla strada, esalando un fetore insopportabile, al vertice del climax di voci disperate, giunge il suono sacro della campana, chiamata, come già in altre parti del romanzo, ad accompagnare e a dar sollievo al dolore umano. A quel rintocco, le immagini d’angoscia si convertono in immagini di speranza e un nuovo climax di suoni, ora discendente, scandisce lo spegnersi delle grida che si trasformano in preghiera e in bisbigli. In questo quadro di desolazione si inserisce il quadro della madre di Cecilia.

La madre di Cecilia

Proprio dal fondo della scena di scelleratezza coi monatti che trascinano il peso dei cadaveri, all’improvviso si innanza una singolare immagine di pietà: diversamente dagli altri, la donna non chiama nessuno; in contrasto con quanto la circonda, non attende i monatti i casa, ma è lei stessa, senza parole, a muoversi verso il carro per comporvi il corpo della sua piccola . Gli altri morti sono diventati dei pesi cenciosi, oggetto di mercato da parte dei monatti, ma la bambine è “tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestitino bianchissimo”, tenuta in braccio come se fosse ancora in vita. La descrizione è molto lenta, essenziale e supera ogni forma di patetico e di esteriorità.

La storia e il racconto: il punto di vista sui fatti

A contatto con Renzo, emergono tutti i volti della peste, crogiolo in cui confluiscono l’istinto e la cultura, l’odio e l’amore, il pregiudizio e l’impegno, la disperazione e la speranza. Attraverso lo sguardo del personaggio, la peste si fa strada nel racconto: filtrata prima dalle cronache, essa diventa lo sfondo su cui Renzo si muove soffrendo e sperando, e infine la forza che lo travolge tendendogli agguati. Dapprima il personaggio è testimone di una situazione già descritta dal narratore nelle sue linee generali, ma ne coglie soltanto qualche aspetto, decifrandolo in parte. In un secondo tempo, Renzo è coinvolto nell’insidia e si trasforma da osservatore in protagonista, al centra di un dramma imprevisto. Infatti, Renzo giunto alla casa di don Ferrate per avere notizie di lucia, apprende che la ragazza è stata contaminata dalla peste e si trova al lazzaretto. La donna che gli ha dato la notizia affacciandosi alla finestra ha chiuso subito i battenti, per cui Renzo per avere altre informazioni e arrabbiato per la maniera con cui è stato accolto, si mette a battere con forza contro la porta. Una vecchia poco distante, lo prende per un untore e Renzo si salva gettandosi sopra un carro funebre.

Il divario realtà apparenza: Renzo è creduto un untore

Ancora una volta, Renzo, danneggiato dall’apparenza, è soggetto ad un grave equivoco e viene, a due riprese, ingiustamente accusato: per lo sconosciuto dal nodoso bastone e per i cittadini sospettosi e fanatici la sua colpa è evidente. Ignaro delle proporzioni raggiunte in città dal pregiudizio nei confronti degli untori, Renzo è così esposto ad un rischio mortale, rafforzato dal concorso delle leggi, a cui di nuovo si sottrae con la fuga. E come una volta l’ha salvato la folla, forza ambigua piena di contraddizioni, così ora sono i monatti, corrotti e alleati della morte a offrirgli liberazione e vita.
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