Concetti Chiave

  • La liberazione di Lucia è celebrata dal paese come una duplice vittoria: la sua libertà e la sconfitta dell'ingiustizia da parte del Cardinale Borromeo.
  • Il Cardinale Borromeo è il protagonista del riscatto, cercando di trasformare anche don Abbondio in un mediatore positivo per la giustizia.
  • La trasformazione morale dell'Innominato è contrapposta all'immobilità di don Abbondio, che rimane isolato dalla gioia collettiva.
  • Lucia, nonostante sia al centro della celebrazione, si ritira nella solitudine a causa del suo voto alla Vergine, mancando alla festa del villaggio.
  • Donna Prassede rappresenta una caricatura della carità, con persuasioni errate e un legame diseguale con Lucia, riflettendo pregiudizi e tattiche autoritarie.

Le mediazioni positive raggiungono il paese

La salvezza di Lucia e vissuta coralmente dalla folla del paese che acclama una duplice vittoria: quella che ha portato Lucia ad essere liberata e quella del Cardinale Borromeo che ha sconfitto l’ingiustizia. All’arrivo trionfante del prelato tra la gente, corrisponde, come se ci trovassimo su di un campo di battaglia, la partenza di don Rodrigo, la cui fuga manifesta chiaramente il riconoscimento della sconfitta. In questo modo, l’alleanza in difesa della giustizia ha sconfitto il male e gli ha fatto percorrere a ritroso il suo cammino, dal castello dell’Innominato al palazzotto di don Rodrigo, fino a colpire la fonte stessa della congiura e ristabilire il diritto nel paese oppresso.
Protagonista del riscatto è il cardinale, al centro della festa: Federigo non si accontenta della fuga del nemico, ma vuole fare luce fino in fondo sul male, percorrendone la trama fino a raggiungere il primo complice che l’ha permessa,, il sacerdote don Abbondio. Il colloquio con lui cercherà di condurre fin lì il trionfo della giustizia, esortando il complice a trasformarsi in mediatore positivo.

Il limite delle mediazioni positive

Come alla trasformazione dell’Innominato, si contrappone l’immobilità morale di don Abbondio, così anche a questa rivincita corale del bene non mancano delle ombre.

Don Abbondio e Lucia

Don Abbondio costituisce ancora un ostacolo, chiuso com’è fra pareti protettive che lo sottraggono alla festa gioiosa del popolo, e isolato nella difesa del suo “io” anche durante il colloquio con il cardinale. Ma anche ad altri, per ragioni diverse è impossibile aderire alla festa. Lucia, con il suo segreto di voto alla Vergine, si chiude in una solitudine che invano cerca di tradurre, dentro di sé, in un silenzio dei ricordi e dei sentimenti: al trionfo momentaneo che viene celebrato nel villaggio, manca proprio la partecipazione della protagonista, che tuttavia, si trova idealmente al centro.

Donna Prassede

Al rapporto fra la madre e la figlia subentra, intanto, quello, molto diverso, fra Lucia e donna Prassede: essa dovrebbe permettere il contatto con un nuovo e più sicuro nucleo familiare, ma si rivela, come già con Gertrude, un legame disuguali. Donna Prassede rappresenta la caricatura della carità che nasconde sussiego, aridità e ignoranza e che produce male agendo “a fin di bene”. Le sue persuasioni (“s’era subito persuasa…… Teneva essa per certo ….”) sono del tutto fuori strada, eppure per colmo dell’ironia, concordi con il proposito di Lucia di staccarsi da Renzo. Il discorso riflette indirettamente quello interiore del personaggio, fatto di interpretazione dogmatiche e progetti autoritari: la saggezza spicciola dei proverbi è chiamata a confermare i pregiudizi attraverso i quali la signora deforma la realtà e svolge la sua laboriosa tattica di accerchiamento. Fra tanti intermediari operosi, mossi dal cardinale, questa è l’intermediaria paradossale che sollecita vessa stessa il suo ruolo senza essere capace di viverlo.
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