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La vigna di Renzo

Renzo, con in cuore la segreta speranza di poter ritrovare Lucia, lascia, ancora debole per la peste, la casa di Bortolo e si dirige verso il suo paese. Ma solo a sera ne scopre le prime case nascoste fra il verde, e la vista di quei luoghi amati e familiari ravviva in lui tutto quanto ha cercato di dimenticare. Ogni particolare si rifà vivo nella sua memoria, tutti i ricordi del passato gli si affollano alla mente, turbano il suo cuore, lo rattristano. E gli par di sentire, come un'eco dolorosa, i tocchi delle campane a martello che rimbombano tristi e paurosi la sera della fuga, rivede il lago sotto la luna, Lucia piangente. E' Lucia che egli spera di ritrovare sana e salva al paese. Lucia che gli è apparsa, come una dolce e assillante visione, nelle notti insonni quando la sua fronte scottava per la febbre e più grave era il suo male. Com'è triste ripetere ora il nome della donna amata, quanto di lei non si hanno notizie!

Dopo avere avuto da don Abbondio, incontrato per caso, notizie molto spaventate e confuse di Agnese e di Lucia, Renzo si dirige verso la casa di un amico. Ma dovevano passare necessariamente davanti alla sua vigna, ecco che uno spettacolo desolante appare ai suoi occhi: di quella che un giorno era una delle più belle vigne del paese, non resta se non un fitto di sterpi ricoperti da erbe selvatiche che, come una coltre pesante, soffocano tutto. Alberi, arbusti, piante sono state spezzate, strappate dai vicini, tutto calpestato, sciupato. A tratti, da quel mare di erbacce, che si aggrovigliano su tutto contorcendosi come serpi, si vedono emergere i nuovi virgulti dei peri, dei peschi, dei susini. E' tutto un alternarsi, un succedersi, un soverchiarsi di verdi, che farebbero la delizia di un pittore: quello aspro del loglio e dell'amaranto, quello pacato delle felci, quello pallido e tenue delle acetoselle. E su tutto questo sfondo compatto e confuso si alzano impettiti o reclinati gli steli dei fiori selvatici di cento colori, di cento forme, di cento grandezze, bianchi, rossi, gialli, azzurri. L'uva turca con le sue larghe foglie verdi già orlate di rosso, protende su questa fitta vegetazione le ricchezze delle sue bacche porporine che non la loro pesantezza fanno incurvare i tralci.
Ma Renzo non ha nessuna voglia d'entrare. Il suo occhio si è posato per un istante su tutto con una sorta di stupefatta meraviglia. Poi, subito lo ha preso il pensiero della sua casa. E verso essa si avvia, lasciando col cuore vuoto quel mare di erbe e di spine.

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