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La vittoria dell'umiltà nell'episodio del perdono di Padre Cristoforo

Nell'episodio che possiamo chiamare del perdono, allorché padre Cristoforo, prima di partire per la nuova destinazione, si reca in casa del fratello dell'uomo che ha ucciso per chiedergli scusa, la figura dell'umile frate grandeggia, forse come non mai, su quelle delle persone presenti, fino quasi ad annientarle se non forse la sua stessa carità a risollevarle da terra, dove le aveva gettate il meschino desiderio di vendetta e l'orgoglio di casta. Pensiamo a tutti i preparativi fatti perché la festa dell'umiliazione riesca perfetta: i parenti radunati al completo per assistere allo spettacolo. Una folla varia, dai vestiti sgargianti, ridicoli, incomodi, che si muove come in un grande quadro secentesco, il cui personaggio principale veste, però, un umile saio francescano. Ma poi, non appena egli appare, basta il suo solo atteggiamento umile, sì, ma non vile, a conciliargli l'animo dei presenti e basta che la sua voce pronunci, con un avvento che viene diritto al cuore e che non ha nulla di studiato e di retorico, le parole di scusa, perché nella atmosfera preparata allo schermo, vibri subito una commozione sospesa con quell'uditorio divenuto attonito, muto, attento. Le parole del frate continuano sullo stesso tono di semplicità e di naturalezza, perché partono da un'intima persuasione. Ed è proprio questa persuasione, che non ha bisogno di essere accompagnata da violente manifestazioni esterne di dolore, a far presa sull'animo dei presenti. Quel passaggio istintivo del "voi" al "lei", quell'alternarsi del gentiluomo nel vedersi davanti il frate inginocchiato, quel risollevarlo stringendolo tutto fra le mani e infine il gesto spontaneo con cui egli gli getta le braccia al collo e lo bacia, ci mostrano con quale progressione veramente potente il Manzoni conduca il racconto. E il grido commosso, che vince il riso di scherno preparato per l'occasione, e che erompe dal cuore di tutti i presenti, alla sola parola "perdono", ci dice come la festa dell'orgoglio si sia trasformata, per merito del povero frate e del suo amore cristiano, in una glorificazione dell'umiltà. La commozione si scioglierà in una serena cordialità e nella soddisfazione delle coscienze. Perfino i discorsi penderanno un tono diverso dal consueto. Ed è questa, forse, la vittoria più grande compiuta da fra Cristoforo: quella di aver fatto comprendere la dolcezza del perdono e la soddisfazione di sentirsi più umani.

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