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Alessandro Manzoni

Biografia

Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785. Era nipote di Cesare Beccaria, illuminista e autore dell’opera “Dei delitti e delle pene”.
Manzoni studiò in un colleggio cattolico, dove trascorse la sua infanzia, fino all’età di 16 anni. La rigida educazione a cui fu costretto lo portò all’allontanamento dalla religione. Intorno ai 20 anni raggiunse la madre a Parigi, dove visse per due anni. Nel 1808 sposò Enrichetta Blondel, da cui ebbe nove figli. La profonda religiosità della moglie lo portò a riavvicirarsi al cattolicesimo. Nel 1848 firmò la richiesta di aiuto inviata da Carlo Alberto agli stati italiani. Nel 1861 diventò senatore durante il regno di Vittorio Emanuele II.
La vita di Manzoni fu rattristata da molti dolori. La perdita della moglie nel 1833 fu seguita da quella di molti dei suoi figli. Il 2 gennaio 1837 sposò la seconda moglie, Teresa Borri, che morì nel 1861. Dei figli solo due morirono successivamente al padre.

Manzoni morì nel 1873, cadendo dalla scalinata della Chiesa di San Fedele.
Nel 1874, Giuseppe Verdi diresse la “Messa di Requiem” in onore di Manzoni.

Opere

Alessandro Manzoni è il maggiore rappresentante del romanticismo.
Le sue opere principali sono “Gli inni sacri”, opera costituita da cinque composizioni poetiche che celebrano le solennità più importanti della Chiesa, “Le odi”, a cui appartengono “Il cinque Maggio” e “Marzo 1821”, “Il Conte di Carmanola” e “Adelchi”, due opere tragiche, e “I Promessi Sposi”, romanzo storico che ha reso famoso Manzoni. In quest’opera si fa spesso riferimento ad alcune vicende storiche realmente accadute, come la carestia del 1628, la sommossa milanese del novembre 1628, il passaggio dell’esercito dei Lanzichenecchi che parteciparono all’assedio di Mantova, la guerra per la succesione al ducati di Mantova e del Monferrato, la peste del 1630 a Milano e in Italia.

Il romanzo storico

Il romanzo storico, è un genere letterario nato nel 1819. È caratteristico delle opere di Walter Scott, autore dell’opera “Ivanhoe”.
Si affermò in Italia solamente verso la fine del 1820.
L’opera più importante di questo genere scritta da un italiano è “I Promessi Sposi”, di Alessandro Manzoni.
Manzoni snoda la vicenda dei promessi sposi sullo sfondo della guerra per la successione al ducato di Mantova, sulla sommossa di San Martino a Milano, sulla carestia che ne seguì, sulla discesa dei Lanzichenecchi in Italia e sulla conseguente epidemia di peste. L’autore ricorda personaggi storici realmente vissuti, come l’Innominato, il cui nome si pensa possa essere legato alla persona di Leonardo Visconti, la Monaca di Monza, Virginia Di Leyva e il cardinale Federigo Borromeo.

A differenza dei romanzi di Scott, l’opera manzoniana, presenta una precisa ricostruzione storica del passato e una approfondita analisi psicologica e morale dei personaggi.

I Promessi Sposi

In un paese della Brianza abitano i promessi sposi Renzo e Lucia. Il matrimonio è fissato per l'otto novembre 1628. Un signorotto locale, don Rodrigo, si invaghisce di Lucia e scommette col cugino, don Attilio,  che in tempi brevi, se ne sarebbe impadronito e l'avrebbe portata al castello.
Una sera, in una stradina nei pressi del lago di Como, don Abbondio viene fermato da due bravi, inviati da don Rodrigo, che gli intimano di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia. Don Abbondio, intimidito, si dichiara pronto ad obbedire.
Il mattino seguente, Renzo, appreso che il matrimonio deve essere rinviato, si rivolge all’avvocato Azzecca-garbugli, noto per avere risolto difficili casi. L’avvocato, quando si rende conto che Renzo è vittima del temuto don Rodrigo, rifiuta l’incarico e senza fornire spiegazioni lo caccia fuori di casa.
Nel tentativo di risolvere la faccenda, Lucia invia un messaggio di aiuto a fra Cristoforo.
Fra Cristoforo, figlio di un facoltoso mercante, in seguito all’uccisione in duello di un nobile con il quale era venuto a diverbio, per espiare alla propria colpa s'era fatto frate, cambiando il proprio nome da Lodovico in Cristoforo.

Fra Cristoforo, dopo essersi incontrato con Lucia e Agnese, madre di quest’ultima, decide di raggiungere don Rodrigo per convincerlo a desistere dal suo proposito. Don Rodrigo scaccia il frate che lo accusa di perseguitare Lucia. Fra Cristoforo prima di lasciare il palazzo incarica un vecchio servitore di informarlo delle mosse del suo padrone. Agnese informa i promessi sposi che per realizzare il loro sogno è sufficiente, secondo l’uso del tempo, presentarsi con due testimoni davanti al curato e manifestare l’intenzione di sposarsi. Renzo trova i testimoni in Tonio, cui promette di pagare un debito che costui ha col curato, e nel fratello di lui, Gervaso.
In seguito al fallimento della missione di Fra Cristoforo, Lucia, prima titubante, acconsente all'idea della madre, per cui si reca con Renzo e i testimoni alla casa di don Abbondio.
Quella che segue è la «notte degli imbrogli». Il tentativo di matrimonio «a sorpresa» fallisce quando don Abbondio, liberatosi dagli intrusi, dà l'allarme spingendo il campanaro, Ambrogio, a suonare le campane a martello. Mentre il gruppo di Renzo cerca scampo nella campagna, i bravi trovano vuota la casa di Lucia dove si sono recati per rapirla. Nel frattempo un ragazzetto, Menico, inviato da padre Cristoforo, a sua volta avvisato dal vecchio servitore, riesce ad avvertire Renzo, Agnese e Lucia che Fra Cristoforo li attende al convento per farli fuggire.
Renzo va a Milano, Lucia e Agnese si dirigono al monastero di Santa Margherita di Monza, dove vive, godendo di particolari privilegi, la monaca Gertrude, costretta dalla nobile famiglia a intraprendere la vita religiosa.
La monaca ha una relazione con un vicino: il losco nobiluomo Egidio.
Don Rodrigo viene informato del fallimento del tentativo di rapimento dal Griso, il capo dei suoi bravi, che, dopo avere fatto alcune indagini, scopre che Lucia si trova a Monza.
Renzo giunge a Milano dove è in atto la rivolta di San Martino, realmente accaduta l’11 novembre 1628, quando il popolo, esasperato dalla fame assaltò i forni. Renzo assiste al saccheggio del «forno delle grucce», si lascia coinvolgere dalla folla in rivolta e, trovatosi in mezzo a un gruppetto di persone, per sfogarsi delle sofferenze che sta patendo, tiene un discorso sulle ingiustizie dei potenti. Un tale si offre di accompagnarlo in un’osteria dove riesce a carpirgli le sue generalità dopo che il giovane ha abbondantemente bevuto.
L'oste denuncia la presenza di Renzo al palazzo di giustizia, dove sanno già tutto del giovane, poiché, quel tale che gli aveva fatto da guida, altri non era che un poliziotto in borghese. Renzo, sospettato di essere uno dei capi della rivolta, è raggiunto da due poliziotti che lo ammanettano e lo portano via. Renzo chiede aiuto alla folla in tumulto per cui gli sbirri, impauriti, decidono di rilasciarlo.
Riuscito a lasciare Milano nonostante sia ricercato, oltrepassa l’Adda, che segna il confine con il territorio della Repubblica di Venezia, e giunge al paese del cugino Bortolo.
Viene presentato al padrone del filatoio, dove lavora il cugino, e assunto come lavorante.
Agnese, preoccupata per la mancanza di notizie, cerca Renzo al paese, dove apprende che fra Cristoforo è stato trasferito a Rimini per via delle richieste che il conte Attilio ha avanzato al potente conte zio.
Il potentissimo Innominato, convinto da Don Rodrigo a far rapire Lucia, manda il più capace dei suoi bravi, il Nibbio, da Egidio, che induce Gertrude a far uscire Lucia dal convento. I bravi, guidati dal Nibbio, rapiscono Lucia e la portano al castello del loro signore.
Le lacrime di Lucia turbano l’Innominato che durante la notte, mentre la ragazza fa voto di consacrarsi alla Madonna se verrà liberata, è assalito da una profonda crisi.
Giunge in un paesino vicino il cardinale Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano. Federigo, uomo di nobile famiglia, si era avviato al ministero ecclesiastico fin da giovane. Si dedica ai poveri, agli infermi, ai derelitti, manifestando bontà, giovialità e cortesia verso gli umili.
L’innominato, essendo a conoscenza del rispetto e della venerazione che il popolo dimostra verso il cardinale, dopo essersi assicurato che nessuno possa disturbare Lucia, raggiunge il cardinale fra lo stupore e il sospetto dei molti preti che lo vedono arrivare.
Federigo accoglie l’Innominato che, pentitosi dei tanti infami crimini commessi, è indotto a convertirsi.
Il cardinale, conosciuta la vicenda di Lucia, invia il terrorizzato don Abbondio in compagnia del terribile signore, al castello dove Lucia viene liberata e successivamente ospitata da una ricca signora, donna Prassede. L'Innominato, nel frattempo, avverte i suoi uomini che potranno restare al suo servizio solo se intenzionati a cambiare vita. Don Rodrigo, per evitare di incontrare il cardinale, lascia il paese e raggiunge Milano.
A Milano dopo la rivolta di San Martino viene ribassato il prezzo del pane ma seguono l’esaurimento delle scorte, la carestia e la miseria. Per potere dare aiuto alla popolazione le autorità decidono di radunare i bisognosi nel lazzaretto. A causa del cibo adulterato e della mancanza d’acqua la mortalità cresce a tal punto che si comincia a parlare di pestilenza. Finalmente, con il nuovo raccolto il popolo ha di che sfamarsi, ma giunge la guerra a cui segue la calata e i saccheggi da parte dei lanzichenecchi che portano in Italia la peste.
Per sfuggire ai saccheggi, don Abbondio, Perpetua e Agnese si rifugiano nel castello dell'Innominato, dove confluisce, ben protetta, la gente della zona.
Don Rodrigo colpito dalla peste è tradito dal Griso e consegnato ai monatti, i raccoglitori dei morti e dei contagiati. Renzo, che ha superato la malattia, ora che nessuno si cura più di lui, si mette in cerca di Lucia, e, recatosi al paese, apprende da don Abbondio che Perpetua è morta insieme con molti altri, che Agnese è presso parenti a Pasturo e che Lucia è a Milano ospitata da donna Prassede.
Giunto a Milano, Renzo si reca al lazzaretto, l'ospedale degli appestati, dove ha saputo che si trova Lucia.
Qui incontra Fra Cristoforo e Don Rodrigo che ormai sono sul punto di morte.
Dopo una affannosa ricerca, Renzo incontra finalmente Lucia. L'amarezza per la riconferma del voto fatto alla Madonna, è risolta dall'intervento di padre Cristoforo, che scioglie Lucia dal voto.
Mentre un temporale pone termine all’epidemia di peste, Renzo si reca dapprima dal cugino a Bergamo per cercare una casa e poi al paesello dove attende il ritorno di Lucia ormai guarita. Nel frattempo padre Cristoforo, donna Prassede e don Ferrante muoiono e la monaca di Monza, sospettata di atroci delitti, è internata in un monastero di Milano, dove si ravvede e conduce una vita di durissima, ma volontaria, espiazione.
Quando Lucia e Agnese ritornano al paese, Don Abbondio si decide finalmente a sposare i due giovani. Renzo, liberato dai problemi con la giustizia, si trasferisce con Lucia e Agnese a Bergamo, dove la famiglia e gli affari prosperano.

I Personaggi

Renzo

Renzo è un ragazzo che, rimasto orfano quando era ancora piccolo, si è dovuto abituare per forza di cose a badare a se stesso con un onesto lavoro in grado di potergli dare un minimo di sicurezza insieme alla sua Lucia, la futura sposa. È una persona molto semplice che ha un carattere buono ma allo stesso tempo impulsivo: spesso ha scatti d'ira improvvisi che hanno però una durata sempre molto breve. Intelligente e furbo trova qualche difficoltà appena si trova a dover affrontare qualche problema al di fuori del suo piccolo paese. Ha sempre molta fiducia nel prossimo, ma se si accorge di subire delle ingiustizie si ribella con grande irruenza. Si adira molto con Don Rodrigo, suo rivale in amore, ma grazie al suo grande equilibrio e per mezzo della sua naturale fede in Dio, alla fine lo perdona.

Lucia

E’ una ragazza semplice e di nobili sentimenti, si ritrova invischiata in mezzo ad una serie di imprevedibili intrighi creati a danno suo e di Renzo. Le sue uniche efficaci armi di difesa sono quelle della fede unite alla preghiera ed al lavoro; l'unione di questi ingredienti la portano ad avere sempre una grande forza interiore per superare tutte le avversità riacquistando sempre un equilibrio e pace interiore.

Agnese

È una donna di una certa età che ha una discreta esperienza delle cose mondane, ha un carattere deciso e sbrigativo ma allo stesso tempo impulsivo nei giudizi e questo la porta a volte a sbagliare. Prova un grande amore per la figlia Lucia: chiacchierona e spontanea in tutte le situazioni si adopera facendosi forza del suo ottimismo per aiutare la figlia a raggiungere la felicità.

Don Abbondio

E’ un uomo pauroso e debole, troppo preoccupato a risolvere i propri problemi, vede ostacoli e insidie anche dove non ci sono, e si crea pregiudizi e timori infondati, rinchiudendosi in un ottuso egoismo. Non è ne buono ne cattivo e si rivela anche un personaggio comico.

Fra Cristoforo

La figura del frate è quella di un uomo che, prima di entrare in convento ha fatto le sue esperienze di vita dedicandosi insieme al padre alla difesa dei più deboli rimasti vittime di un sopruso da parte di potenti aristocratici. Un famoso duello, conseguente a questo atteggiamento, lo porterà a scoprire la sua vocazione religiosa. E' la figura simbolo della lotta tra il bene e il male che sostenuta sempre da una fede infinita avrà come scopo quello dell'ottenimento della giustizia divina nell'aiuto verso i bisognosi.

Don Rodrigo

Questo personaggio è un nobile dell'epoca che si innamora di Lucia e vorrebbe a tutti i costi averla per sé. Conosce solo la legge del più forte e per questo crede di potere e dovere ottenere anche con la prepotenza ciò che vuole, contando sull'appoggio di persone influenti, grazie alla sua elevata posizione sociale, che gli garantiscono l'impunità. Allo stesso tempo non sempre ha il coraggio delle sue azioni e deve trovare qualcuno più cattivo di lui per compierle, come ad esempio l'Innominato a cui si rivolge per mettere in atto il piano del rapimento di Lucia. Ma a causa del pentimento e della conversione dell'Innominato, sarà costretto ad andarsene e a nascondersi, fino a quando la peste lo colpirà duramente conducendolo alla morte nel lazzaretto di Milano.

Gertrude

Detta anche La monaca di Monza, accoglie Lucia nella sua fuga dal paese natio per sfuggire a Don Rodrigo. Divenuta suora non per scelta ma per imposizione è di fatto una donna infelice e soggetta facilmente al peccato, non avendo la forza interiore propria tipica dell'ordine religioso di cui è entrata a far parte.

Cardinal Federigo Borromeo


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Arcivescovo di Milano va in visita al paese dell'Innominato nei giorni di Pentecoste. Con condotta esemplare applica scrupolosamente i principi della religione cattolica animato sempre da grande forza di volontà e intelligenza. Considerato uno degli uomini più colti dell'epoca, è allo stesso tempo molto umile e si trova a dover lottare quotidianamente contro il suo stesso ambiente per affermare i principi in cui crede, dedica la sua esistenza alla carità e allo studio.

Innominato

Figura più complessa del romanzo è un personaggio realmente esistito nel quale l'autore riversa il dramma spirituale che trova le sue radice nelle inesplorate profondità dell'animo umano. L'Innominato è un uomo malvagio e ad esso il potente cui Don Rodrigo si rivolge per rapire Lucia. Ma l'incontro con Lucia provoca nell'Innominato prima una seria crisi spirituale poi una luce che lo porterà ad una trasformazione integrale e quindi alla conversione che avverrà quando, preso dal rimorso per avere imprigionato Lucia nel castello, medita il suicidio ma ripensando ad alcune parole dette da Lucia a Dio si salva intravedendo così la via della misericordia e del perdono.

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