maikli di maikli
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La sera del 10 Novembre del 1628 Renzo, proveniente da Monza, giunge nel capoluogo lombardo presso porta Venezia, qui si volta indietro, vede all'orizzonte "il suo Resegone" e, assalito da sconcerto e dolore, si sente rimescolare il sangue nelle vene. Renzo è totalmente estraneo ai fatti eccezionali che la città va preparando e rimane ingenuamente sorpreso dai fatti anomali che si trova di fronte, ad esempio i gabellieri che lo lasciano passare senza fermarlo, le strisce bianche di farina per strada, i pani sparsi qua e là per terra e la gentilezza del viandante a cui chiede la strada per il convento di padre Bonaventura. Dopo aver saputo la direzione da prendere, Renzo, lungo la strada, non riesce a capire cosa stia succedendo: non si rende conto che è in corso una rivolta e che la gente sta dando l'assalto ai forni, e pensa invece di essere arrivato nel paese della cuccagna. Raccoglie tre pani da terra con la promessa che se avesse trovato il proprietario glieli avrebbe pagati. Da ciò si evince la spontanea onestà e la semplicità istintiva di Renzo che fa contrasto con l'immoralità di una famiglia che torna a casa carica di pane e farina dopo un saccheggio. Giunto al convento chiede di padre Bonaventura, ma gli viene risposto che è assente, così, spinto dalla curiosità e attratto dai tumulti cittadini, decide di andare a vedere cosa stia succedendo in città. Curioso ma ormai consapevole che quello è un giorno straordinario, si avvicina alla folla che stava assalendo il “ forno delle grucce”. Protestavano per il rincaro del pane deciso dalla giunta in seguito alle lamentele dei fornai per il prezzo politico del grano, alla metà del suo valore di mercato, stabilito da Ferrer per evitare che il costo continuasse a crescere a causa della grave carestia. Il giovane, nonostante pensi che la distruzione non possa portare all'abbondanza, si fa largo tra la folla fino a raggiungere l'ingresso del forno. Poco dopo si diffonde la voce che un altro forno è stato devastato e allora la calca si dirige da quella parte portando con sé l'ingenuo Renzo. Quando la calca vi giunge, il forno è sprangato è ben difeso, quindi si diffonde una "maledetta voce" che istiga ad assaltare la casa del” vicario di provvisione”, dove Renzo andrà di sua spontanea volontà. Mentre la folla si dà da fare per scardinare la porta della casa del vicario, Renzo per la prima volta espone ad alta voce il suo pensiero, opponendosi a quanti sono a favore di uno spargimento di sangue. Le parole del giovane provocano la furibonda reazione di un vecchio che lo accusa di essere una spia del vicario, e subito la voce si diffonde tra la folla. Renzo scopre a sue spese come sia incauto contraddire l'opinione che la maggior parte privilegia e riesce a cavarsela solo grazie all'arrivo di Ferrer. Il vecchio e apprezzato cancelliere, giunto per trarre in salvo il vicario, affascina l'ingenuo Renzo che lo vede come politico corretto e a favore del popolo; infatti gli si fa incontro e collabora con quanti cercano di fare largo per consentire alla carrozza di passare. In Renzo vediamo agire un sentimento di generosità, ma soprattutto di giustizia e l'ottimistica e ingenua volontà di contribuire ad un mondo rinnovato, fondato su nuove e giuste basi. Ferrer, rassicurata la folla, trae in salvo il vicario. Partita la carrozza, la folla si disperde e le persone si radunano in piccoli crocchi dove si incrociano i commenti sui fatti accaduti. Renzo si imbatte in un gruppo di persone che discutono sui fatti del giorno e non riesce a trattenersi dal dire anche il suo parere. Ne nasce un discorso che assomma gli eventi a cui ha assistito, alla sua personale vicenda di umile che ha subito un sopruso: il giovane parla di giustizia, sostenendo la necessità di leggi uguali per tutti. Le avventure del giorni, le azioni della folla, fanno insorgere nell'ingenuo Renzo l'idea che la giustizia possa realizzarsi molto semplicemente attraverso l'affermazione di una volontà comune concorde. Viene dunque messa in evidenza la semplicità del giovane che crede che l'esistenza di una buona legge basti ad assicurare il bene comune. Il discorso di Renzo attira l'attenzione di un” birro “che avvicina Renzo quando il giovane chiede indicazioni per un osteria offrendosi di accompagnarlo. Entrati nell'osteria, l'oste inquadra sia il” birro” che Renzo il quale, essendo in compagnia di un poliziotto non può che esserlo anche lui o essere una sua preda; l'oste lo capirà appena Renzo aprirà bocca in quanto dirà di aver preso del pane dalla strada. Queste parole vengono travisate dagli altri clienti dell'osteria che rispondono con una fragorosa risata. Il birro avverte l'oste di preparare una stanza per la notte per Renzo. L’oste dunque chiede le generalità, ma l'ingenuo montanaro si rifiuta di dirgliele cominciando un discorso sulla scrittura. Il” birro”, invece, riesce a farsele dire con l'astuzia e se ne va. Così l'oste porta Renzo, ormai ubriaco, nella sua stanza e prende i soldi che gli spettano. L’oste è costretto ad andare a denunciare i fatti della sera stessa imprecando contro l'ingenuità del giovane. Arrivato al palazzo di giustizia viene a sapere che il “notaio criminale” è già a conoscenza della storia. L’indomani mattina Renzo viene bruscamente svegliato dalle guardie armate e dal notaio venuti per arrestarlo. Renzo si riprende lentamente e comincia a rendersi conto delle leggerezza commesse la sera prima, ma, ancora una volta, si nota l'ingenuità del montanaro che chiede di parlare con Ferrer. Il notaio cerca di convincere Renzo con toni gentili di seguirlo, sperando di non incontrare durante il tragitto nuovi tumulti; sarà infatti la folla, poco dopo a consentire la fuga al giovane. Una volta che si è allontanato Renzo vorrebbe chiedere informazioni sulla via da percorrere per uscire da Milano, ma assume un atteggiamento accorto e prudente ben diverso da quello del giorno prima e cerca accuratamente a chi chiedere informazioni. Sceglie un passante che va di fretta che sembra non aver tempo da perdere per fare domande. Venuto a conoscenza della giusta direzione da seguire, s’incammina. La vista dei resti bruciati del forno assaltato, il pensiero del consiglio , che egli non aveva seguito, di sostare al convento, gli procurano un senso di smarrimento . Ricorrendo solo alle sue forze e all’astuzia che sta lentamente acquisendo, Renzo deve raggiungere Bergamo, dove abita il cugino Bartolo. Arrivato alla porta Orientale Renzo la trova presidiata, ma riesce ugualmente a passare con facilità. Lasciata prudentemente la strada maestra, percorre vie secondarie e intanto ripensa alle vicende che gli sono capitate. Intenzionato a dirigersi verso un paese a confine tra gli stati di Milano e Venezia, Renzo si sofferma presso una casupola ai margini di un piccolo borgo. Qui una vecchia gli offre un pasto e gli dà indicazioni per raggiungere il vicino paese di Gorgonzola. Arrivatovi entra in un’osteria dove, avendo fatto tesoro dell’esperienza negativa avuta a Milano, evita di mettersi in mostra, dà risposte vaghe ed evasive, fa intendere di andare di fretta per evitare inutili discussioni. Le chiacchiere oziose stanno per languire ed esaurirsi, quando arriva un nuovo ospite, un mercante, che le ravviva in modo assai particolare. I discorsi del mercante interessano anche il silenzioso Renzo, che vedrà rappresentate le sue avventure personali come in uno sgradevole specchio deformante. Le parole del mercante scatenano in Renzo un tumulto di pensieri e reazioni; così, quando il discorso si conclude, il giovane esce rapidamente dall’osteria. Imbocca dunque una strada stretta, e la notte e la solitudine sembrano farsi più fitte via via che avanza. Mentre Renzo nel buio parla tra se, l’ambiente diventa sempre più selvatico; le presenze umane sono inesistenti; solo una vegetazione incolta gli fa compagnia, ma è una compagnia a momenti paurosa per il giovane. Lo smarrimento semplice e intenso del montanaro in quella notte fredda e in quella solitudine assoluta, è accompagnato dalla stanchezza, dalla frustrazione, dall’ansia, dalla paura che gli danno l’impulso di fuggire di corsa. Soverchiato dal suo carico di afflizione e stanchezza, deve fare ricorso al fondo più tenace della sua personalità. Durante il suo sostare a raccogliere le poche energie rimaste, in quel silenzio, sente la voce sommessa, ma confortante dell’Adda che dà coraggio al giovane il quale ritrova se stesso e il suo animo si rasserena. Insieme all’Adda gli appare in distanza la città di Bergamo. Dopo alcuni primi momenti di eccitazione, egli mostra lucidità e prudenza nel non farsi travolgere dall’entusiasmo e a “sangue freddo”, pensa saggiamente a come trascorrere quel che resta della notte, frenando la voglia di essere già al di là del fiume e pensando al modo migliore per riposare un poco. Trova un rozzo abituro dove si distende, si copre con la paglia e prega. Prima di addormentarsi si riaffacciano i problemi; è difficile, infatti, per il giovane trovare qualcosa cui aggrapparsi in un momento tanto disperato. Ma il ricordo dei propri valori affettivi lo consolano. Passata la difficile notte, le avvisaglie del nuovo giorno presentano un Renzo determinato e concentrato sui prossimi obiettivi. Il giovane passa i campi e attraversa di nuovo il bosco, giunto sulla riva dell’Adda vede la barchetta di un pescatore e gli fa cenno che approdi. Passato il fiume, si riaffacciano pensieri odiosi, ma anche nuovi, si fanno finalmente incontri più sereni e tranquilli. Dalla riva opposta, Renzo si volge indietro a guardare Milano e l’ apostrofa con un’espressione di congedo:<<sta lì, maledetto paese>>. Il superamento del fiume rappresenta per il personaggio il superamento di una soglia di maturità: Renzo, da ingenuo montanaro, diventa un uomo prudente e riflessivo.

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