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Tappe del percorso di Renzo a Milano


Durante il viaggio da Monza vede il duomo e rimane incantato dall’ottava maraviglia, ma poi si volta a guardare il Resegone e a ripensare al paesello e alla vita che lascia. Prosegue poi per la sua strada senza più voltarsi.
Incontra un agiato abitante e gli chiede la strada. È sorpreso dalla risposta cordiale ricevuta.
Entra dalla porta che gli era stata indicata, sorpreso dal fatto che i gabellieri non gli facciano domande.
Vede il pane e la farina per strada. Pensa di essere giunto nel paese di cuccagna.
Incontra la famiglia che porta il pane e la farina rubata e ne è felice, perché pensa che la carestia non sia realmente grave come si pensa.
Arriva al convento, ma non trova padre Bonaventura e il portinaio non lo lascia entrare nel convento, suggerendogli di andare in chiesa a pregare finché non fosse arrivato il frate.
Si incammina, ma viene risucchiato dal vortice della folla in tumulto.
Osserva da spettatore passivo ciò che accade, criticando chi ha distrutto il forno delle grucce.
Si lascia convincere della colpevolezza del vicario.
Interviene deliberatamente ai tumulti, schierandosi con i moderati.
Rimane sconvolto al pensiero di uccidere un uomo, benché colpevole, e afferma i principi della pietà cristiana e della razionalità.
Viene accusato di essere un traditore della patria.
Riconosce Ferrer e comincia ad aiutarlo a passare.
Pensa che per ottenere qualcosa basti farlo entrare in testa alla folla.
Durante l’arringa alla folla afferma che la giustizia non è uguale per tutti ma esercitata solo a vantaggio dei potenti.
Denuncia una lega di birboni.
Propone una mobilitazione collettiva per risolvere i problemi (fra cui anche il suo).
Si lascia ingannare da uno sbirro in borghese, che lo conduce all’Osteria della luna piena.
Mostra il pane trovato all’ingresso di Milano e viene scambiato per un ladro.
Si rifiuta di fornire le proprie generalità all’oste.
Ormai completamente ubriaco, cede alla trappola che gli tende lo sbirro e gli dice il suo nome.
Il mattino successivo viene svegliato dal notaio venuto per arrestarlo.
Si accorge che il notaio ha paura dei tumulti e cerca di prendere tempo.
Sfrutta il momento migliore per farsi aiutare dalla folla a scappare.
Osserva i vari passanti prima di scegliere quello che gli ispira più fiducia.
Esce dalla città con circospezione.
Si incammina verso Bergamo senza prendere la strada maestra.
Si ferma a una piccola osteria di campagna e chiede alla vecchia ostessa il nome di un paese vicino a Bergamo ma nel ducato di Milano.
Riparte e arriva a Gorgonzola, dove si ferma in un’osteria a mangiare.
Ascolta la versione dei fatti raccontata dal mercante milanese.
Mantiene l’autocontrollo e appena può se ne va dall’osteria senza chiedere la strada per l’Adda.
Replica mentalmente alle accuse del mercante.
Ha paura della solitudine e del buio. Nel bosco la natura gli evoca immagini spettrali.
Prega per salvarsi, poi rimane in silenzio e sente il mormorio dell’Adda.
Passa la notte in una capanna abbandonata. Prega e prova a prendere sonno, ma rimane sveglio tutta notte.
Alle sei si avvia all’Adda, dove un pescatore lo traghetta sull’altra riva, dove saluta con rabbia il territorio milanese.

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