L’ordine dei frati cappuccini nella storia del Seicento

L’ordine dei frati cappuccini occupa uno spazio molto importante all’interno del romanzo. L’ordine ebbe origine nel Cinquecento come ramo dei francescani; i due rami erano i conventuali e gli osservanti che, in seguito saranno chiamati “frati minori”. I loro modello di vita si basava sulla devozione a Sam Francesco, la povertà assoluta che prevedeva soltanto la possibilità di fare una questua di cui un esempio ci è fornito da fra’ Galdino nel capitolo III, e le prediche itineranti. Nel 1528, papa Clemente VIII riconobbe loro il privilegio di indossare un abito di panno rozzo, col cappuccio cucito all’abito (da cui deriva il nome di “cappuccini”), di predicare ovunque e di seguire la regola di san Francesco: In modo molto efficace si dedicarono all’opera di rinnovamento della Chiesa dopo la Riforma protestante, distinguendosi soprattutto nel cercare di ricondurre al cattolicesimo coloro che aveva scelto l’adesione alle teorie di Lutero, nel diffondere il pensiero cristiano nelle terre di missione e nell’aiuto alle classi più diseredate soprattutto in occasione di gravi calamità. A tal proposito, il romanzo ci fornisce un esempio nella figura di padre Cristoforo e di padre Felice che operano assiduamente nel lazzaretto a sostegno degli appestati.

Il Manzoni e i Cappuccini

Il Manzoni prova molta simpatia per questo ordine di religiosi: essa traspare dal racconto dell’organizzazione del lazzaretto di Milano e dagli esempi di dedizione edificante nei confronti del prossimo. Tuttavia, questo non impedisce allo scrittore di accennare, seppur brevemente, alla dura disciplina del noviziato (cap. VII), a cui, invece in “Fermo e Lucia” egli dedica molto più spazio.

I cappuccini presenti nel romanzo

Questi personaggi sono numerosi. Alcuni rivestono un ruolo fondamentali, altri sono semplicemente nominati ed hanno un ruolo di comparsa
Padre Cristoforo: vive nel convento di Pescarenico ed è il confessore di Lucia. È un uomo di circa sessant’anni, ma dall’aspetto austero, ma segnato dalle privazioni e dagli effetti della penitenza che gli sono imposte dall’Ordine francescano. Nonostante questo, ha un temperamento fiero che ha conservato alcuni tratti del coraggio di cui ha dato prova nella giovinezza. A questo personaggio, che ha un ruolo chiave nel romanzo, lo scrittore riserva una lunga disgressione avente per oggetto le motivazioni che lo portarono a prendere gli ordini. Con carità e grande fiducia nella Provvidenza divina egli interviene sempre per aiutare i due promessi sposi. Dopo aver sciolto Lucia dal voto fatto alla Vergine, muore dopo aver contratto la peste nel pieno esercizio delle sue opere caritatevoli nei confronti degli appestati
Bonaventura da Lodi: cappuccino del convento di Milano a cui Renzo si dovrà rivolgere, una volta fuggito da paese, dietro raccomandazione di padre Cristoforo
Padre Felice (al secolo Felice Casati). E’ il cappuccino a cui il Tribunale della Sanità ha affidato il compito di organizzare il lazzaretto. Nel capitolo XXXVI, tiene una predica agli appestati che sono riusciti a guarire e guida la loro processione. Egli esorta i suoi uditori a ringraziare il Signore e a fare buon uso della vita che Dio ha voluto loro conservare, esortandoli a condurre un’esistenza improntata alla carità verso il prossimo. È un uomo non più giovane che gode una grande fama di carità, ma anche di fermezza d’animo.
Padre Provinciale. Lo incontriamo a pranzo col conte zio, occasione per parlare di padre Cristoforo. A seguito di tale colloquio, il Padre Provinciale decide di trasferire a Rimini padre Cristoforo
Padre commissario dei cappuccini di Milano. Fa le veci del padre provinciale, dopo la morte di quest’ultimo ed è lui che propone la nomina di padre Felice, come responsabile dell’organizzazione del lazzaretto.
I padri guardiani. Nel romanzo, ne incontriamo tre: il guardiano del convento presso il quale si è rifugiato Ludovico, dopo il duello. Con molta diplomazia ed abilità riesce a calmare gli animi della famiglia dell’uomo ucciso in duello da Ludovico; il guardiano del convento di Monza, amico di padre Cristofori; il guardiano di Pescarenico: è lui che comunica a padre Cristoforo la decisione dei Superiori del trasferimento a Rimini
Padre cappuccino infermiere: è colui che si reca nell’infermeria del convento dove giace Ludovico ferito per consolarlo e rassicuralo con buone parole.

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