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Manzoni

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1775 dal conte Pietro Manzoni e Giulia Beccaria. La differenza d’età tra il padre e la madre è notevolissima ma pare fosse un matrimonio riparatore. Si dice che Giulia fosse in cinta da Giovanni Verri. La differenza d’età tra queste persone porta presto al loro divorzio. Giulia va a vivere in Francia. In questo periodo Alessandro è ancora in collegio perché il padre è molto conservatore e rigido e decide subito di mandarlo subito nei collegi dei padri Comaschi. Quando esce, all’età di 16 anni, dove ha avuto una rigida cultura classica, Alessandro decide di raggiungere la madre, accompagnata da un certo Carlo Imbonati, che muore quando Manzoni arriva a Parigi. L’artista scriverà poi un’opera per la sua morte: “In morte a Carlo Imbonati”. Alessandro ha vizi dei nobili, come le donne e il gioco. La prima fase della vita di Manzoni è trascorsa in dei salotti culturali dove la mamma è invitata. Essa è la figlia del famoso illuminista italiano che scrive “Dei diritti e delle pene”. La madre ha una mentalità molto più aperta del padre. La gioventù di Alessandro Manzoni è segnata dall’agnosticismo. Ha un’avversione nei confronti dei sacerdoti e della chiesa in generale. In Francia conosce la moglie, Enrichetta Blondel, con cui farà 8 figli. La moglie conduce Manzoni alla conversione. Lo scrittore entra in contatto con i dogmi del cattolicesimo. In questa fase di studio c’è anche la madre, Giulia Beccaria. Questa conversione di Manzoni arriva in un momento in cui iniziano a manifestarsi delle crisi e delle fobie. Una di queste è l’agorafobia (paura degli spazi aperti). Cominciano a manifestarsi ora queste fobie e non si sa se la conversione avviene per paura o perché veramente ci crede. Alla fine però ci crede davvero, tanto che cambia sia il modo di vivere che quello di operare. Le sue opere successive sono intrise di religiosità tanto che il suo lavoro subisce un fermo che dura 3 anni. Quando ricomincia a scrivere le sue opere sono tutte piene di provvidenza, religione, conversione. Anche l’ode a Napoleone, “Il 5 maggio”, scritta per la morte dell’imperatore, scrive che la mano della provvidenza lo porta in paradiso, in quanto si converte. Nel 1810 Manzoni e la moglie lasciano Parigi e si trasferiscono a Milano. Dopo la conversione le prime opere di Manzoni sono gli inni sacri.

A Parigi Manzoni e la moglie frequentano un ambiente giansenista (dottrina che pensa che il peccato originale abbia orientato l’uomo verso il male. Esso non può raggiungere la salvezza da solo ma necessita dell’aiuto di Dio; questo va contro la fede cattolica che dice che l’uomo può arrivare al bene frequentando la chiesa e facendo opere di bene) che li porta alla conversione. La moglie era calvinista e l’influenza di un frate aiuta lei e la famiglia a convertirsi. L’importante della conversione di Manzoni è l’impronta che si ha nelle sue opere. Queste sono ora intrise di cristianità, tanto che per 3 anni dopo la conversione non scrive più niente. Dopo questa pausa scrive gli inni sacri, che dovevano essere 12 e dovevano percorrere tutte le festività cattoliche. Ne riesce a scrivere solo 5 ma quelli che scrive sono pieni di cristianità e questo atteggiamento nei confronti della chiesa si distacca dal suo pensiero precedente. Manzoni si allontana anche dalla classicità della letteratura e critica la visione dei neoclassici che vedevano la cultura greca e romana come il massimo esempio di civiltà. Dice che i romani sono stati crudeli nel costruire il loro impero; hanno distrutto moltissime popolazioni. Rivaluta invece il medioevo, vedendolo come il massimo esempio di civiltà in quanto c’era un’enorme influenza della chiesa.

Dopo la conversione Manzoni ha una nuova concezione della storia e della letteratura; su quest’ultima ha la teoria del vero, dell’utile e dell’interessante; per lui la letteratura deve basarsi su questi 3 concetti. Essa dev’essere verosimile (I promessi sposi si basano su delle vicende storiche reali), utile, che significa che deve servire alla popolazione come insegnamento morale o linguistico ed è per questo che le opere di Manzoni sono scritte per il popolo (il linguaggio che lo scrittore utilizza si abbassa a quello del popolo); al tempo si stava già pensando ad una lingua unica in Italia; la lingua universale italiana deve essere il fiorentino. Manzoni si trasferisce quindi a Firenze. La letteratura deve catturare l’attenzione del lettore.
Manzoni scrive anche opere patriottiche, anche per sottolineare il momento storico. Una lirica civile che scrive è il “5 maggio”, per celebrare la morte di Napoleone Bonaparte, morto il 5 maggio 1821. Quando viene la notizia della morte del condottiero si precipita a scrivere l’opera. Scrive della conversione di Napoleone. Anche in queste opere patriottiche troviamo la tendenza spirituale di Manzoni. L’elemento fondante del cattolicesimo secondo Manzoni è la provvidenza che aiuta gli umili. Dopo la conversione Manzoni mette in evidenza gli umili, mentre prima esaltava le gesta eroiche. Egli ora dice che un’opera per essere verosimile deve parlare del popolo, della sua storia e le sue sofferenze. Gli umili sono al centro della letteratura manzoniana. Non solo un linguaggio adeguato alla comprensione di tutti ma anche mettere in scena la storia che hanno fatto gli umili. Scrive anche le odi civili e patriottiche, inserendo anche qi la provvidenza, e le tragedie. Queste ultima hanno anch’esse una novità: sono verosimili; Manzoni pone al centro della tragedia anche la storia vera. Una delle tragedie più famose è l’Adelchi. Il protagonista Adelchi è figlio di Desiderio, re dei longobardi. La tragedia parla della caduta dei longobardi per mano dei franchi di Carlo Magno. La guerra deriva dal fatto che i longobardi arrivano a minacciare il papa. I franchi di Carlo Magno vanno in aiuto del papa riuscendo a sconfiggere i longobardi, che perde il potere in Italia. Viene incoronato Carlo Magno come imperatore e come difensore della cristianità, mettendo in piedi il Sacro Romano Impero. Adelchi è il fratello di Ermengarda, sposa di Carlo Magno, che viene ripudiata. L’ultima novità della tragedia Manzoniana è l’inserimento del coro. Esso è un cantuccio che si riserva l’autore per esprimere il suo pensiero.
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