Concetti Chiave
- La tragedia di Manzoni rompe con la tradizione classica, introducendo il genere della tragedia storica che si fonda sulla fedeltà al contesto storico reale.
- Manzoni rifiuta le unità aristoteliche, sostenendo che limitano l'autenticità dei personaggi e delle loro passioni, creando un "falso" drammatico.
- Il coro nella tragedia manzoniana funge da spazio lirico per esprimere la visione personale del poeta, simile alla funzione nella tragedia greca.
- La tragedia "Adelchi" esplora il tema della storia come trionfo del male, con personaggi ideali come Adelchi ed Ermengarda destinati alla sconfitta a causa della ragion di Stato.
- Adelchi incarna il dissidio romantico tra ideali nobili e una realtà politica corrotta, con la sua morte che rappresenta un riscatto morale in chiave cristiana.
Indice
Novità della tragedia manzoniana
Anche la tragedia Manzoni attua una rottura rispetto alla tradizione.
Il primo elemento di novità è la scelta della tragedia storica. I personaggi e i loro conflitti sono collocati in un determinato contesto storico, ricostruito con fedeltà. Manzoni rimaneva fedele al “vero” storico: non serve inventare fatti, perché nel reale passato degli uomini vi è il più ricco repertorio drammatico. Per creare la poesia basta ricostruire un fatto storico nella sua dinamica interna, investigando con l'invenzione poetica i pensieri e i sentimenti dei protagonisti.
In vista del culto del “vero” storico, Manzoni rifiuta le unità aristoteliche. Riteneva che il poeta fosse costretto a esagerare in maniera artificiosa le passioni e i caratteri, dovendo terminare una vicenda in limiti di tempo e luogo troppo stretti. Da ciò nasce il “falso” della tragedia classicistica, che non consente di costruire caratteri autentici, individuali, pieni di sfumature.
Il terzo elemento di novità è costituito dall'introduzione del coro, che però ha più la funzione di quello della tragedia greca, cioè una personificazione idealizzata dei pensieri e dei sentimenti che l'azione doveva ispirare al pubblico reale. Il coro manzoniano costituisce un “cantuccio” lirico in cui lo scrittore possa esprimere la propria visione e le proprie reazioni soggettive. Così, il poeta era sottratto alla tentazione di introdursi nell'azione e di prestare ai personaggi i propri sentimenti.
Trama e temi dell'Adelchi
La tragedia Adelchi (1822) racconta il crollo del regno longobardo in Italia nell’VIII secolo, sconfitto dai Franchi di Carlo Magno. Manzoni, affascinato dalla sorte del popolo latino, oppresso prima dai Longobardi e poi dai Franchi, aveva studiato non i vincitori e dominatori, come da tradizione, ma i vinti, gli oppressi.
La Chiesa, che si sentiva minacciata dalla presenza longobarda in Italia, chiedi aiuto al re dei Franchi, Carlo Magno. Quest’ultimo era sposato con Ermengarda, figlia di Desiderio, re dei Longobardi, ed è costretto a ripudiarla, con la scusa di non aver ricevuto figli maschi. Desiderio rifiuta l’ordine di Carlo Magno di restituire delle terre sottratte al papa Adriano I, facendo scoppiare la guerra. Ermengarda si ritira nel convento di Brescia, per dimenticare l’amore per Carlo, ma alla notizia delle sue nuove nozze muore di dolore. Intanto, grazie al tradimento dei duchi, le truppe franche riescono a entrare a Pavia, capitale del regno longobardo e il principe Adelchi tenta in vano di resistervi. Desiderio è fatto prigioniero e Adelchi, ferito e morente, chiede al vincitore pietà per il vecchio padre.
La tragedia si regge sul conflitto tra l’uomo d’animo elevato, generoso e puro, e la ragion di Stato. Oppone i personaggi “politici”, Desiderio e Carlo, mossi solo dall’interesse della ragion di Stato e dalla passione di dominio, e i personaggi ideali, Adelchi ed Ermengarda, puri, tormenti (Adelchi dissidio romantico interiore: senso di dovere vs ciò che vorrebbe), inadatti a vivere nel mondo e destinati alla sconfitta, che possono trovare nella morte l’unico riscatto delle ingiustizie vissute. La tragedia affronta un tema centrale della visione manzoniana: la storia come trionfo del male, in cui gli uomini giusti sono destinati inevitabilmente alla sconfitta.
Il dissidio romantico di Adelchi – atto III scena I
Lo scudiero Anfrido annuncia che i Franchi sembrano in ritirata ad Adelchi, che lamenta di non poter affrontare in battaglia Carlo e vendicare l’offesa arrecata alla sorella. Anfrido tenta di consolarlo ricordandogli che a lui spetta la gloria di aver respinto i Franchi.
Nel dialogo con lo scudiero emerge il dissidio interiore di Adelchi: aspira a compiere imprese nobili, ma la politica e i tradimenti lo costringono ad agire contro i suoi ideali. Questo contrasto tra animo puro e realtà degradata è tipico del Romanticismo manzoniano e riflette il pessimismo cristiano, secondo cui la storia è segnata dalla violenza e dalla degradazione, e gli individui nobili non trovano posto nel mondo venendo inevitabilmente esclusi o sconfitti.
Questo conflitto tra aspirazioni e realtà rende Adelchi un personaggio pienamente romantico, condannato alla sofferenza e all’inevitabile sconfitta proprio dal suo privilegio spirituale, vicino agli eroi tragici di Alfieri e Werther. Tuttavia, Adelchi non è un ribelle: il suo rifiuto del male resta interiore, consapevole dell’inevitabile fallimento del suo gesto. Appartiene alla categoria degli eroi vittime, l’altra faccia dell’eroe romantico, destinati alla sconfitta e alla morte, anziché al titanismo eroico.
Tuttavia, in chiave cristiana, la sua morte rappresenta un riscatto morale e spirituale, una possibilità di trovare giustizia e pace nell’altra vita, lontana dalla corruzione terrena. Il conflitto romantico tra ideale e reale si risolve sul piano dell’eterno, dove l’eroe può trovare la sua vera patria.
Coro atto III
L’esercito franco ha invaso il territorio dei longobardi, mettendoli in fuga. Nel coro il centro d’interesse è costituito dalle reazioni del popolo latino, ovvero gli italici, alla notizia della sconfitta degli oppressori. Manzoni ricostruisce pensieri e sentimenti dei tre popoli protagonisti: le paure e le incertezze dei latini sullo sfondo di una patria in rovina, il turbamento e la fuga e dei longobardi preoccupati per la sconfitta, la nostalgia per la patria e la speranza di conquista dei franchi, che hanno sopportato fatiche e disagi per conquistare la vittoria.
Ma l’attenzione è rivolta, più che ai due popoli contendenti, alla sorte del volgo disperso (senza nome), ignorato dalla storia ufficiale. Viene presentato il punto di vista del popolo latino, che osserva la battaglia e spera in una soluzione positiva per sé. La parte finale invita a riflettere (“Udite!”), evidenziando la vanità delle speranze del popolo latino. Pone una domanda retorica agli italici: i franchi possono mai aver abbandonato le loro case, le loro mogli e i loro averi e affrontato pericoli solamente per liberarli? Spiega che franchi e longobardi finiranno per dividersi le ricchezze (tranne memoria) e che solo questo può essere il triste destino di chi non conquista autonomamente la propria libertà.
Manzoni attualizza il passato, fondendo il motivo storico con il messaggio politico: i destinatari reali del suo ammonimento sono gli italiani suoi contemporanei, affinché non contino sull’aiuto dello straniero ma conquistino autonomamente la propria libertà.