Indice

  1. Introduzione
  2. Lecco e i dintorni
  3. Il fiume Adda
  4. Gorgonzola
  5. Milano

Introduzione

I luoghi geografici relati alle vicende di Renzo e Lucia si concentrano intorno a Lecco, a Monza, in Brianza e a Milano (per due volte).

Lecco e i dintorni

Le vicende iniziali dei protagonisti hanno scenario Lecco e i dintorni anche se lo scrittore non li cita mai direttamente. L’unica località di cui è riportato il nome è Pescarenico, dove ha sede il convento dei frati cappuccini. Si tratta di un quartiere di Lecco che sorge sulla riva sinistra dell’Adda. Nel romanzo, viene descritto come un piccolo gruppo di case abitate per la maggior parte da pescatori, e “addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare.» Da questo villaggio Lucia si allontana per sfuggire alle attenzioni di don Rodrigo, attraversando l’Adda e salutando con malinconia. i luoghi che la videro crescere e che l’avrebbero vista sposata con Renzo nella nuova casa.
A Olate, un quartiere di Lecco, ma nell’ Ottocento separato dalla città, troviamo la presunta casa di Lucia, con un cortiletto davanti a cui si accede da un portone e cinto da un alto muro da cui spunta la chioma di un albero di fico. Olate si trova presso il monte Albano, una propaggine del monte Resegone, anch’esso citato nell’incipit «Dominato da questi pensieri, passò davanti a casa sua, ch'era nel mezzo del villaggio, e, attraversandolo, s'avviò a quella di Lucia, ch'era in fundo, anzi un po' fuori. Aveva quella casetta un piccolo cortile dinanzi, che la separava dalla strada, ed era cinto da un murettino.» Questo è Renzo che torna a casa di Lucia dopo aver saputo da don Abbondio che il matrimonio non potrà essere celebrato per volontà di don Rodrigo.
Ad Acquate un altro quartiere di Lecco si trova la chiesa di cui don Abbondio era parroco.
Nella descrizione del castello dell’Innominato, il Manzoni fa riferimento al castello di Vercurago, a strapiombo sull’Adda. Invece Acquate e Olona sono sovrastate dal “Palazzaccio” di don Rodrigo.
Nel convento di Gertrude che si trova a Monza Agnese e Lucia trovano rifugio. Esso è stato abbattuto nel 1956 e di esso non resta più nulla, se non la chiesa annessa.

Il fiume Adda

Nel romanzo, il fiume Adda è di estrema importanza e viene citato più volte. Non segna soltanto il confine fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, ma per Renzo è anche il simbolo della salvezza. Quando Renzo fugge da Milano per trovare un riparo dal cugino Bortolo, Bergamo, per seguire il giusto percorso tende l’orecchio per individuare il rumore dell’Adda che scorre; quando, dopo aver trascorso una notte fra paura e speranza in una capanna di fortuna, si ritrova sulle sponde del fiume, riconosce l’Adda come una voce consolatrice di un amico. “L’ Adda ha buona voce”, dice; il fiume è come personificato e alla sua visto il giovane ritrova il coraggio e la forza di continuare.

Gorgonzola

Nella fuga verso Bergamo dopo la sommossa dell’11 novembre, Renzo si ferma in un’osteria di Gorgonzola, in cui un mercante racconta i fatti avvenuti il giorno prima, modificandoli e facendo passare Renzo come un capo popolo, degno della forca. Questa è una tappa fondamentale nel percorso del protagonista e si trova circa 6 miglia dall’Adda.
Il Manzoni conosceva bene la zona perché la madre possedeva una casa di campagna nelle vicinanze. Oggi, in una piazza di Gorgonzola è stata posta una lapide che ricorda l’episodio dell’incontro di Renzo con il mercante, all’interno dell’osteria

Milano

Occorre premettere che il primo itinerario attraverso la citta lombarda costituisce una sorta di percorso di formazione di Renzo che da ingenuo montanaro passa ad essere un uomo accorto, vigile e consapevole.
Nel romanzo, Milano appare per la prima volta alla fine del capitolo XI: Renzo entra in città attraversando Porta Orientale, oggi Porta Venezia dopo aver lasciato Lucia nel contento di Monza. Da qui si dirige verso il convento dei cappuccini, ma non trovando il frate a cui consegnare la lettera datagli da padre Cristoforo, decide di fare un giro in città.
Procedendo, arriva al Duomo e rimane estasiato di trovarsi di fronte a tanta bellezza. Quindi arriva nell’odierno Corso Vittorio Emanuele, al quel tempo Corsia dei Servi dove avviene l’assalto al forno delle Crucce: siamo all’11 novembre, giorno di S. Martino. Quindi segue la folla in piazza Cordusio dove tiene un discorso alla folla sul tema della giustizia, attirando, così, l’attenzione degli sbirri; passando da Piazza dei Mercanti, nota la statua di Filippo re di Spagna, trasformata in Bruto durante la Rivoluzione francese e successivamente abbattuta dagli Austriaci. Non distante, si trova anche il palazzo del Vicario di Provvisione che il popolo vorrebbe linciare per non aver saputo gestire la carestia e il prezzo del pane. Da qui, Renzo, in compagnia dal sedicente Ambrogio Fusella, uno sbirro travestito da popolano, si reca all’ osteria della Luna Piena, dove cena e passa la notte. Riuscito a fuggire all’arresto, fugge in direzione di Porta Orientale per incamminarsi, con molta circospezione verso l’Adda.
Las seconda volta che Renzo torna a Milano è per cercare Lucia ed entra in citta da Porta Nuova. Prende la via che lo conduce al canale del Naviglio che oggi porta il nome di Porta Nuova e si ferma all’incrocio con strada Santa Teresa, oggi via Moscova. Percorsa la strada S. Marco, raggiunge piazza S. Marco e arriva all’incrocio tra via Montenapoleone e via Pietro Verri, alla ricerca della casa di don Ferrante; qui, viene a sapere che Lucia si trova al Lazzaretto. Preso per un untore, riesce a salvarsi salendo su di un carro di monatti i quali conducono al Lazzaretto, seguendo il Corso di Porta Orientale, dove incontra padre Cristoforo e Lucia in compagnia della ricca vedova.

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