L’Uomo Nero di Sergej Esenin


Scritta in un momento di grande crisi interiore che sarebbe sfociata nel suicidio, L’Uomo Nero è una sorta di amara resa dei conti del giovane poeta con se stesso. Egli si vede seguito e perseguitato da un “Uomo Nero”, elegante e beffardo, che gli ricorda tutte le sue disillusioni e scava con ferocia nei suoi sensi di colpa. Ironico e spietato, l’Uomo Nero lo prende in giro nei suoi ricordi più intimi e nei suoi affetti più profondi. Alla fine, esasperato, il poeta lancia il suo bastone contro il persecutore, e lo specchio infranto di fronte a lui ci rivela quello che avevamo già intuito: l’Uomo Nero è lui stesso, la sua parte più profonda e tormentata che non lascerà mai e continuerà a perseguitarlo fino alla fine.
Sergej Esenin figlio di contadini, scrive poesie in un contesto di grande fervore culturale: la Russia immediatamente precedente la Prima guerra mondiale e poi dei primissimi anni della rivoluzione bolscevica. In questo periodo pittori, poeti, uomini di teatro e di cinema sognano di creare un’arte nuova, rivoluzionaria, liberatrice e popolare. Esenin partecipa con grande fervore al processo di cambiamento in atto, discute le sue ide con altri artisti, sperimenta tecniche e linguaggi. La sua poesia è emotiva, piena di immagini inconsuete e di colori, sentimentale con originalità e forza. Tuttavia, dopo i primi anni della rivoluzione il clima culturale diventa opprimente: il regime sovietico vuole controllare gli intellettuali e impone uno stile grigio e vecchio che crede rappresenti la rivoluzione, il “realismo sovietico”. Molti intellettuali vanno incontro a un destino di terribile persecuzione. Esenin, che ha già gravi problemi personali legati all’alcolismo, non resiste e si uccide a Mosca, dove si era trasferito.
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