“Sostiene Pereira”


Concepito in una sera di settembre del 1992, “Sostiene Pereira” è un romanzo pubblicato nel 1994 da Antonio Tabucchi, scrittore, traduttore e saggista italiano, vissuto e morto a Lisbona. Proprio Lisbona fa da sfondo a questo romanzo, ambientato nel 1938, nel pieno del regime salazarista. Il dottor Pereira è un giornalista portoghese che ha abbandonato la cronaca nera, per gestire la pagina culturale di un quotidiano pomeridiano, il Lisboa. Non sapendo come impostarla, in quanto poco esperto, e in assenza del suo direttore, durante una giornata estiva molto calda, si trova a leggere un saggio filosofico sulla morte. Questo è un argomento molto delicato e allo stesso tempo inquietante per lui, poiché ha perso la moglie da qualche anno, malata di tisi e della quale, ribadisce più volte, non vuole parlare. Da quando se n’è andata, oltre ad essere diventato cardiopatico, prossimo alla vecchiaia e privo di ambizioni, Pereira ogni giorno parla con il suo ritratto, raccontandole della sua vita monotona e chiedendole consigli. Parla a sua moglie anche di Francesco Monteiro Rossi, un giovane italo-portoghese laureato e autore del saggio sulla morte; Pereira, colpito dalle parole di questo, lo contatta per offrirgli un posto come collaboratore esterno della pagina culturale del giornale, proponendogli di scrivere alcuni necrologi anticipati, affinché il giornale sia pronto nell’eventualità della morte di alcuni grandi scrittori del tempo e il ragazzo accetta senza titubanze. Tuttavia, egli non consegna necrologi relativi alla morte degli scrittori indicati dal suo capo, bensì di altri, come Gabriele D’Annunzio o Marinetti, in cui critica la loro adesione al fascismo; i suoi elaborati vengono ritenuti impubblicabili da Pereira, poiché sarebbero scomodi e facilmente censurabili, se non addirittura pericolosi. Nonostante ciò glieli paga -anche se verrà a sapere che i necrologi vengono in realtà scritti dalla sua ragazza Marta, che ha spirito rivoluzionario- e cerca anche di aiutarlo economicamente, poiché Monteiro, oltre ad essere orfano, è molto povero. Tra i tanti favori che gli concede, aiuta Bruno, cugino del giovane e membro di una brigata, a trovare un rifugio in cui nascondersi. Poco tempo dopo Pereira conosce il dottor Cardoso, medico direttore della clinica talassoterapica di Parede (dove il giornalista si reca per curare la sua cardiopatia) e amante della letteratura francese; oggetto di dialogo, allora, non sono solo cure e argomenti clinici: dottore e paziente intrattengono lunghe conversazioni sui libri e sulla vita, stringendo infine amicizia. Pereira parla con Cardoso del senso di inquietudine che prova da un po' di tempo e il medico gli espone una teoria, ipotizzata da psicologi francesi: la teoria della confederazione delle anime. Secondo tale teoria, ogni persona non ha una sola anima ma una confederazione di anime su cui ne domina una, un io egemone; talvolta può accadere che una di queste anime si rafforzi al punto da spodestare l'io egemone e prendere il sopravvento, determinando così una vera e propria metamorfosi; l'inquietudine di Pereira potrebbe essere quindi il preludio di un grande cambiamento. Nel finale del romanzo, gli eventi precipitano. Pereira incontra Marta un’ultima volta e a stento la riconosce: ella ha infatti cambiato aspetto, poiché, insieme a Monteiro Rossi, sparito da molto tempo, si sta nascondendo da qualcuno. Un pomeriggio Rossi si presenta alla porta di Pereira, che accetta di proteggerlo, mettendo inoltre al sicuro alcuni passaporti falsi che il ragazzo porta con sé. L’indomani, tre uomini in abiti civili, armati di pistole e che si fingono poliziotti, fanno irruzione nell’appartamento del giornalista, lo minacciano e lo obbligano a consegnar loro Rossi. Trovato il giovane nello studio, lo picchiano fino a ucciderlo. In quel momento Pereira prende consapevolezza della realtà del regime in cui vive: le violenze, il clima di intimidazione, la pesante censura a cui è sottoposta la stampa. Tutte cose cui non aveva fino ad allora fatto caso, isolato com'era dalla vita reale, concentrato solo sul pensiero della moglie, sulla letteratura e sulla paura della morte. Scrive - e, per la prima volta sul Lisboa firma anche col proprio nome – un articolo in cui denuncia le violenze e l’omicidio di Rossi. Con la complicità del dottor Cardoso, che si finge al telefono il capo della censura, Pereira riesce a far passare l’articolo in tipografia e ad assicurarsi la pubblicazione. Pereira torna a casa e sceglie, tra i documenti falsificati lasciatigli da Monteiro Rossi, un passaporto francese. Prepara una valigia con lo stretto necessario, compresa la cartella coi necrologi mai pubblicati, e si affretta a partire. Da intellettuale abitudinario e pigro, Pereira diventa, quindi, un impegnato oppositore della dittatura. Da antieroe, dunque, egli arriva a compiere un gesto di "eroismo" e di ribellione al regime, che diventa un importante momento di riscatto.
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