Sostiene Pereira


“Sostiene Pereira è uno dei più famosi romanzi psicologici di Antonio Tabucchi. Egli, nato a Pisa nel 1943 e vissuto sia in Italia che in Portogallo, ha scritto molti romanzi, tra cui “Rebus”, “Notturno indiano”, “Un baule pieno di gente” e “Requiem”, grazie ai quali gli è stato conferito il premio Campiello e Viareggio Rapaci. Il suo capolavoro però è considerato “Sostiene Pereira”, scritto nel 1994 e tradotto in film e interpretato dall’attore Marcello Mastroianni.
Esso è ambientato nel 1938 a Lisbona durante l’opprimente dittatura di Salazar, e segue il percorso di cambiamento interiore del protagonista, il giornalista Pereira, che da una situazione di completo disinteresse verso la vita del Paese, lo porterà a denunciare uno tra i quotidiani massacri autorizzati e a fuggire poi verso la Francia.
Il libro ha come sfondo storico il regime autoritario di Antonio de Oliveira Salazar. Quest’ultimo, prima ministro delle finanze e poi anche capo del governo, instaurò una dittatura corporativa e paternalista chiamata Estrado Novo, che durò ininterrottamente per trentasei anni, dal 1932 al 1936. Durante questo periodo la polizia la faceva da padrona, reprimendo ogni tentativo di ribellione o anche semplicemente di esprimere un giudizio negativo sulle idee politiche del regime. La gente era privata della libertà di esprimersi pubblicamente e di conseguenza di essere informata, infatti, per conoscere gli avvenimenti politici all’interno del paese o all’estero, bisognava acquistare un giornale straniero o ascoltare le chiacchiere nei locali pubblici. Ciò è testimoniato dal personaggio di Manuel, il cameriere del Café Orquidea al quale Pereira chiede spesso informazioni.
Chi invece osava andare contro le autorità, veniva perseguitato ed ucciso, a meno che, come fece anche Pereira, non fuggisse in Francia, paese che ha dato asilo a uomini politici e intellettuali contrari ai regimi dittatoriali e ha consentito loro di proseguire o partecipare alla resistenza.
Per quanto riguarda l’analisi dei personaggi, il protagonista è Pereira, direttore della pagina culturale del “Lisboa”, un giornale indipendente e apolitico ma con tendenze cattoliche.
È un uomo sulla cinquantina, grasso e cardiopatico e amante della letteratura francese. La sua vita scorre lenta, monotona e triste, molto legata ai ricordi della giovinezza e della moglie morta qualche anno prima. Questo perché non è ancora riuscito ad elaborare il lutto, tanto da parlare a voce alta con il ritratto della donna e da pensare sempre alla morte e alla resurrezione della carne. In questo modo vive, o meglio sopravvive, proiettato nel passato che non riesce a lasciarsi alle spalle, e di conseguenza non partecipa attivamente alla vita politica e sociale del suo paese nonostante sia un giornalista.
All’improvviso, però, nella sua vita entra un giovane, Francesco Monteiro Rossi. Di origine italiana, questo dinamico e ribelle ragazzo viene notato dal giornalista che gli propone un lavoro come scrittore di necrologi anticipati presso la sua redazione. Quello che però doveva essere un rapporto tra direttore e tirocinante, si trasforma in realtà quasi in un rapporto padre-figlio. In effetti, Pereira, a causa della malattia e della morte prematura della moglie, non aveva avuto figli, e così, sia per la giovane età del ragazzo, sia per la sua aria che generava nel giornalista pena e compassione, non se la sente di lasciarlo, anzi lo mantiene di tasca sua, anche dopo aver saputo che fa politica attiva e clandestina tra gli antifascisti. È importante il fatto che Monteiro immetta all’interno dei suoi articoli elogi alla Spagna e alla guerra, poichè sta a significare che era quasi impossibile scrivere un giornale senza un’influenza politica, specie in quel periodo. Tuttavia Pereira, che non vive affatto il presente, pretende dal giovane apprendista che scriva non il cuore, ma con la testa.
La figura di Monteiro è affiancata da quella di Marta, la sua ragazza, una giovane molto bella, chiara di carnagione, con gli occhi verdi, i capelli color rame, “le braccia tornite e le spalle dolci e ben squadrate”. Appare molto spigliata e determinata, la “democratica degli anni Trenta d’ispirazione marxista e socialista”, che rappresenta l’ideologa che coinvolge il fidanzato nelle sue scelte e spinge Pereira ad aprire gli occhi sulla realtà. In questo è aiutato anche dalla signora Delgado, una donna ebrea incontrata sul treno che lo incita a fare il suo dovere d’intellettuale esprimendo sul giornale il suo pensiero su quello che stava succedendo in Europa.
A questo punto Pereira comincia a porsi delle domande sul suo effettivo ruolo di giornalista e sulla sua funzione nella società. Fino ad ora era stato sempre estraneo agli avvenimenti storici e politici del Portogallo, anche perché vi era una tale rassegnazione e consapevolezza dell’impossibilità di espressione delle proprie idee, che la sola idea di scrivere un articolo che denunciasse i soprusi del regime non lo sfiorò minimamente. Adesso però capisce che forse la sua vita non è valsa a niente, che gli studi a Coimbra e i tanti anni da cronista e poi direttore di una pagina culturale, non avevano più senso. È questo il grande tema del pentimento, del rinnegamento di una vita che per certi aspetti si può dire sprecata.
Al giornalista, così confuso e smarrito, viene in aiuto il dottor Cardoso, suo dietologo e psicologo presso la clinica talassoterapia di Parede, un uomo tra i trentacinque e i quaran’anni, con un pizzetto biondo e gli occhi celesti. Egli lo aiuta a spiegarsi ciò che sta avvenendo dentro di sé illustrandogli la teoria della confederazione delle anime, sostenuta da Janet e Ribot. Secondo questi due intellettuali francesi, in ogni persona esiste un “io” egemone dominante su molti altri, che spesso viene spodestato da un altro: nel caso di Pereira, l’”io” egemone legato al passato e alla morte viene sta per essere rimpiazzato da quello che invece s’interessa al passato e al futuro non solo della propria vita, ma anche di quella della sua Lisbona.
Il protagonista allora asseconda questo cambiamento, elaborando così una sua idea politica molto simile a quella di Monteiro e Marta che lo porta inevitabilmente a scontrarsi con il direttore del giornale, che rappresenta il personaggio del regime. Successivamente ha l’occasione di aiutare prima il cugino di Monteiro, combattente del fronte repubblicano spagnolo giunto in Portogallo per reclutare persone per la guerra civile in Spagna, e poi lo stesso Rossi che, ricercato, si nasconde in casa sua fino a quando tre uomini, trovatolo, lo uccideranno a manganellate. Uno spirito di vendetta infuoca allora l’animo di Pereira che, in nome della libertà di espressione dei propri ideali, della libertà di ribellarsi al regime, del dovere di informare i cittadini degli abusi e le torture della polizia segreta, denuncia tutto in un articolo pubblicato sul Lisboa e scappa nella regione francese. In questo gesto è riassunto tutto i senso del libro: farci capire che bisogna sempre combattere per i propri ideali, anche a costo di mettere in pericolo la propria vita, come hanno fatto Monteiro, Marta e Pereira, e che non bisogna farsi condizionare da nessuno e in nessun modo o scoraggiarci al peniero che il nostro intervento sarebbe inutile: anche se questi tre personaggi non hanno cambiato la storia, hanno sicuramente dato un contributo, anche se modesto, al processo di liberazione del popolo portoghese.

Il punto forte del romanzo è l’espressione “Sostiene Pereira”, ripetuta ossessivamente fino a sei volte per pagina e che da anche il titolo al libro. Questa è una tecnica molto particolare, poiché ci fa subito capire che si tratta della testimonianza di una persona e che quindi il narratore è esterno alla vicenda ed impersonale perché non conosce nient’altro che ciò che il protagonista gli ha riferito. Molte volte infatti sono ripetute frasi come “…ma di questo Pereira non vuole parlare…”oppure”….Ma preferisce non dire come continuava perché il suo sogno non ha niente a che vedere con questa storia, sostiene.”

La fabula non coincide con l’intreccio perché, pur non essendo presenti dei flashback, è utilizzata la tecnica del riassunto, ad esempio a pag.131. per il resto, il romanzo risulta avere un ritmo narrativo lento, monotono e costante nella descrizione di tutte le giornate, che appaiono prive di emozioni come lo stesso protagonista, ad esclusione dell’ultimo capitolo in cui il ritmo acquista più velocità e si conclude con la frase “Era meglio affrettarsi, il Lisboa sarebbe uscito fra poco e non c’era tempo da perdere” che lascia i lettori in sospeso con la curiosità di conoscere la “nuova vita” di Pereira. I personaggi che Pereira conosceva già prima del tempo della storia, sono presentati direttamente in azione e solo attraverso i dialoghi o i pensieri del giornalista riusciamo a capire la loro personalità, mentre di quelli che entrano per la prima volta nella sua vita durante l’agosto del 1938, il narratore ci descrive l’aspetto fisico e in parte quello caratteriale. La tecnica utilizzata per riportare le loro parole è quella del discorso diretto, privo però dei classici due punti e virgolette, ad esempio: “Buongiorno signor direttore, disse Pereira”, oppure nel capitolo 24 quando i tre poliziotti irrompono nella casa del protagonista.
Le sequenze sono in gran parte narrative e dialogiche, ma non mancano quelle descrittive sia per i personaggi che per gli ambienti.
Il romanzo, scorrevolissimo grazie ad un dialogo continuo che non si interrompe mai, è scritto in modo semplice, con un linguaggio non particolarmente ricercato, anche se sono presenti riferimenti a testi ottocenteschi e a vari autori francesi del primo Novecento, ed è privo di figure retoriche. È caratterizzato da proposizioni paratattiche ripetutamente ostacolate dalla proposizione incidentale “Sostiene Pereira” di cui si è già parlato.
La mia valutazione è molto positiva, infatti, tra i libri finora letti, è uno di quelli che mi ha appassionato di più. Con la sua semplicità, Pereira riesce a trasmettere molto di più che i classici eroi degli altri romanzi, perché è un personaggio vero, semplice, un uomo comune, tormentato dai problemi della vita e che si incarna in ognuno di noi nel momento in cui ci troviamo di fronte ad una scelta difficile.
Grazie ad esso ho potuto acquisire nuove conoscenze sulla storia del Portogallo, la sua cultura, il suo paesaggio, e la sua politica durante la dittatura di Salazar. Inoltre, grazie ai riferimenti sulla letteratura francese, ho potuto scoprire grandi scrittori come Bernanos, Claudel, Mauriac, Mauritain e tanti altri. Ma la cosa che mi ha colpito di più è la “confederazione delle anime” alla quale io ho cominciato a credere!

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