GioviG. di GioviG.
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Il romanzo "Sostiene Pereira", pubblicato nel 1994 e dal quale è stato tratto un film interpretato da Marcello Mastroianni, è una delle opere più celebri del pisano Antonio Tabucchi, scomparso recentemente ed a lungo docente di Lingua e Letteratura Portoghese all'università di Siena.
Protagonista del racconto è il dottor Pereira, responsabile della pagina culturale del Lisboa, un quotidiano pomeridiano della capitale omonima. Un giorno, sfogliando distrattamente una rivista letteraria, si accorge di un interessante articolo sulla morte, tratto dalle tesi d'esame di un certo Francesco Monteiro Rossi, laureatosi da poco in filosofia all'Università di Lisbona. Vista la necessità di un collaboratore esterno che scrivesse per lui necrologi anticipati per i grandi scrittori dell'epoca, Pereira decide di incontrarlo per discutere con lui di una eventuale assunzione. Avendo un impellente bisogno di guadagnare qualche soldo, il ragazzo si dichiara da subito pronto a scrivere per Pereira. Monteiro Rossi gli fornisce, però, articoli con uno sfondo politico palesemente contrario al regime. Pereira li giudica impubblicabili ma lo paga comunque, forse riconoscendo in lui il figlio che non ha mai avuto. Verso la fine di luglio Pereira si reca alle terme per incontrare il suo direttore, che gli lascia carta bianca per la produzione della sezione culturale. Qui incontra anche Silva, un suo vecchio compagno di studi, con il quale ha un interessante scontro ideologico - politico. Sul treno che lo riporta a Lisbona, Pereira conosce poi la signora Delgado, ebrea di origini portoghesi, ansiosa di lasciare il vecchio continente, non più sicuro per la sua gente, per raggiungere gli Stati Uniti. La donna lo incita a fare qualcosa per cambiare la situazione del paese, magari sfruttando la sua professione di giornalista; Pereira risponde che non può fare niente a causa del controllo e della censura del regime. Una volta tornato in città, l'uomo incontra Monteiro Rossi e lo aiuta a nascondere il cugino, ricercato dalla polizia perché favorevole ai rivoluzionari iberici, così come lo stesso Monteiro e Marta, la fidanzata di quest'ultimo. Agli inizi di agosto, su consiglio del proprio medico, Pereira si trasferisce alla clinica talassoterapica di Parede, dove fa la conoscenza del dottor Cardoso, il quale lo aiuta a riscoprire se stesso e a ritrovare il coraggio per fare ciò che si crede sia giusto fare, senza pensare alle conseguenze e con il rischio di perdere tutte quelle sicurezze su cui era basata la sua vita sino a quel momento. Dopo qualche settimana, Cardoso, giunto a Lisbona, lo informa di voler andare in Francia , data la situazione portoghese di quel periodo, e chiede a Pereira di seguirlo oppure di farsi coraggio e andare a cercare il suo giovane amico di Alentejo. Da qualche tempo, infatti, Monteiro Rossi si era recato lì assieme al cugino per reclutare uomini da impiegare nella lotta a fianco degli spagnoli. Il dottor Pereira incontra anche Marta che, nel frattempo, ha modificato il suo aspetto e il suo nome, trasformandosi in Lise Delaunay. Scopre così che sia la ragazza sia Monteiro Rossi sono nei guai. Intanto il telefono della redazione culturale del Lisboa e della sua abitazione vengono messi sotto controllo. Il direttore del giornale gli chiede di poter parlare con lui; lo rimprovera per aver pubblicato un romanzo patriottico francese dell'Ottocento e g,i impone gentilmente di lasciar perdere gli autori francesi, per i quali il Portogallo non nutre molte fantasie, a favore di quelli patriottici portoghesi. Nel pomeriggio riceve la visita inaspettata di Monteiro Rossi che, braccato dalla polizia, gli chiede ospitalità. La sera stessa, dopo una segnalazione della portinaia, insospettitasi dopo una telefonata giunta a Pereira, la polizia suona alla porta del giornalista che, dopo aver cercato di opporsi a questo sopruso, è costretto a lasciare il giovane nelle mani dei tre aguzzini, i quali, non ottenendo risposta alle proprie domande, lo pestano a morte. Questo drammatico fatto restituisce a Pereira il coraggio di sostenere i propri ideali e, con l'appoggio del dottor Cardoso, fa pubblicare sul Lisboa un articolo di denuncia nei confronti dei metodi sbrigativi e violenti della polizia, fortemente critico nei confronti del regime e a causa del quale sarà costretto ad abbandonare il proprio paese e a rifugiarsi in Francia.

Gli eventi narrati hanno come sfondo l'estate del 1938 e più precisamente il mese di agosto, all'inizio della dittatura di Antonio de Oliveira Salazar, mentre è in pieno svolgimento la guerra civile spagnola dopo il golpe del generale Francisco Franco, appoggiato dai fascisti italiani, dai nazisti tedeschi e dalle truppe portoghesi salazariste. Man mano che si procede nella lettura del romanzo, gli avvenimenti sono scanditi dallo scorrere continuo, quasi ritmico, dei giorni, senza dilatazioni temporali o flash-back. Fabula e intreccio coincidono perfettamente dall'inizio alla fine del romanzo. L'azione procede per una serie di quadri che, con un progressivo allargamento della visuale, permettono di gettare lo sguardo non solo sullo sviluppo caratteriale del personaggio principale ma anche, gradualmente, sul contesto socio-politico-culturale della sua esperienza, collegando la crisi di valori di un individuo con quella di una società intera.
Teatro delle vicende è Lisbona. Spazi chiusi e spazi aperti si alternano sapientemente, con una predominanza dei primi (redazione culturale del Lisboa, casa di Pereira, Cafe Orquidea), la cui ripetitiva frequentazione denota staticità anche a livello psicologico da parte del protagonista. La casa, la redazione sono i luoghi del ricordo e della nostalgia; in casa, ad esempio, ancora aleggia il fantasma della moglie defunta. Questi ambienti sono anche una sorta di scudo che isola Pereira dal mondo reale e dal presente.
Uomo molto colto, ammiratore della cultura francese e amante della letteratura ottocentesca di questo paese, Pereira è il responsabile della redazione culturale del giornale portoghese "Lisboa". Un tempo giornalista d'assalto, curatore della cronaca nera di importanti giornali del suo paese, è ora relegato, a causa dell'età e di continui problemi di salute (obesità, problemi cardiaci), al ruolo di direttore tuttofare della pagina culturale del Lisboa. Questo ruolo non è certo un peso per Pereira poiché svariate vicende personali e l'età che avanza hanno assopito la sua anima, un tempo viva e vigile sulla realtà, riducendola ad un fantasma lontano e indefinito, capace di accontentarsi di vivere una vita-ombra. Sembra non chiedere altro alla sua vita e si trascina stancamente tra casa, redazione e Cafe Orquidea. Pereira è un cattolico, seppure corteggi l'eresia per la sua diffidenza nei confronti della resurrezione della carne. Laureatosi brillantemente all'università di Coimbra molto tempo prima del tempo in cui si svolge la narrazione, Pereira sembra non aver mai oltrepassato quegli anni o, pur avendolo fatto, lo ha fatto solo perché obbligato. Gli anni di Coimbra sono gli anni migliori della sua vita, gli anni in cui ha conosciuto colei che sarebbe diventata sua moglie e gli anni in cui pensava alla vita più che alla morte. Pereira è fortemente attratto da quest'ultima. Questa sua inclinazione verso la morte è dovuta all'esistenza che egli si è creato e alla vita che ha trascorso fino ad ora, segnata indelebilmente dalla prematura scomparsa della amata consorte. Proprio quando Pereira sta per arrendersi a questa routine avviene qualcosa di inatteso, destinato a dare una svolta irreversibile alla sua vita: l'incontro con Monteiro Rossi.
Francesco Monteiro Rossi è il giovane di origini italiane, laureato in filosofia, autore della tesi sulla morte da cui Pereira rimane profondamente colpito. Monteiro è un ragazzo giovane e vivace, amante della vita più di qualsiasi altra cosa, sentimentale e istintivo. Colpisce subito Pereira, che non sa ciò che il ragazzo significherà nella sua vita. Ha l'età del figlio che Pereira avrebbe voluto avere e che invece non ha mai avuto. Più che Monteiro, però, la vera figura chiave è Marta, la fidanzata del giovane italo - portoghese. Marta è una figura di donna nuova per l'epoca in cui vive e come tale pertanto può essere scomoda per chi le sta attorno. Fortemente idealista, la ragazza è attratta morbosamente dalla politica e finisce così per trascinare il giovane Monteiro nelle sue illusioni, senza pensare a quello che ne potrebbe conseguire. Marta è sicura di conoscere la verità, è pronta a dare la vita per ciò in cui crede e questa sua passione è così contagiosa da riuscire a provocare il risveglio del distaccato Pereira.
Altro personaggio fondamentale è il dottor Cardoso, della clinica talassoterapica in cui Pereira trascorre un breve ma intenso periodo. Cresciuto ed istruitosi in Francia, amante come Pereira della cultura di questo paese, Cardoso cattura subito la fiducia del protagonista ed intrattiene con lui lunghe conversazioni che aiutano Pereira a conoscersi e a dare delle risposte a molti dei dubbi che lo assillano. Il medico sostiene la tesi della confederazione delle anime e della presenza di un io egemone che di volta in volta sovrasta gli altri. Altri personaggi influenti ma pur sempre secondari sono Celeste la portiera-spia, il direttore del giornale, Manuel il cameriere informatore, i tre uomini che si spacciano per agenti della polizia politica e la signora Delgado, la donna ebrea che dà una prima e importante scossa alla coscienza del protagonista.
La storia è raccontata da un narratore esterno che la espone facendo credere che gli sia stata a sua volta riferita dal protagonista. Questo aspetto relativo allo stile dell'opera è messo in evidenza tramite l'utilizzo molto frequente della frase "sostiene Pereira", che sembra esprimere anche i dubbi che l'autore nutre sulla veridicità di ciò che racconta. Il linguaggio usato da Tabucchi è piuttosto semplice e caratterizzato da proposizioni paratattiche. I tempi verbali sono espressi al presente, mentre l'azione si svolge in passato rispetto al tempo della narrazione. I discorsi diretti dei personaggi vengono registrati senza la punteggiatura tradizionale. La lentezza espressiva con cui Tabucchi si esprime sta a significare la monotonia quotidiana che circonda Pereira. Il narratore non è onnisciente in quanto racconta le cose seguendo il punto di vista del protagonista.

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