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I Simpson e la filosofia

Il libro di cui mi accingo a parlare, “I Simpson e la filosofia”, è una raccolta di diciotto saggi, curati da rinomati filosofi e docenti, che ha avuto sin dall’inizio un enorme successo: nel 2001, subito dopo la sua prima pubblicazione, ha venduto più di 200.000 copie ed è stato adottato perfino come libro di testo in alcune università degli Stati Uniti.
Quel che rende peculiare il libro, è il suo stile di scrittura: rigoroso, per quanto riguarda i temi filosofici affrontati, ma anche sarcastico e scanzonato, rimanendo in linea con la sitcom animata cui fa riferimento, creata dal fumettista statunitense Matt Groening, i Simpson.
La serie televisiva, ideata negli anni ottanta, conta in media quattro milioni di spettatori il giorno ed è entrata a far parte della cultura contemporanea a tal punto, che la famosa esclamazione contrariata di Homer, “D’oh!” è stata introdotta nell’Oxford English Dictionary.

Bisogna però specificare che, in questo libro, non è trattata la filosofia dei Simpson, o i Simpson come filosofia; ogni capitolo parla della filosofia e dei Simpson, solitamente nell’ordine seguente: il docente di turno introduce una tesi filosofica generale, spiegando quel che c’è da sapere sull’argomento, e in seguito cerca di metterla in relazione con un aspetto riguardante i Simpson.
I diciotto saggi sono divisi in quattro sezioni, di cui la prima è dedicata ai personaggi, con un testo per ciascun membro della famiglia, ed è senza dubbio la più scorrevole. Homer viene preso come spunto di riflessione sull’etica aristotelica, Bart è usato per comprendere meglio Nietzsche, la piccola Maggie può aiutarci a comprendere il valore del silenzio tra Occidente e Oriente e Lisa risulta utile per parlare dell’anti-intellettualismo americano. La seconda parte tratta invece dei temi simpsoniani, ed è più lenta, a causa forse del variare del tipo di scrittura da un saggio all’altro. La terza parte studia l’etica ed il comportamento nei Simpson, e risulta generalmente interessante; la quarta ed ultima, è dedicata ai Simpson e ai filosofi; è appassionante, ma può risultare a tratti complessa o può non essere capita a pieno da chi non è particolarmente preparato su Marx, Barthe o Heidegger.
Ne “I Simpson e la filosofia” sono continue le citazioni tratte dal cartone, che ci riportano alla mente spezzoni di puntate e battute divertenti, disegnano inevitabilmente sul viso del lettore, a maggior ragione se è un fan della serie, un sorriso, e rendendo la lettura più scorrevole.
Quest’opera ci fornisce un’analisi di quei personaggi che più reputavamo familiari, da prospettive insolite e inaspettate, presentandoceli in maniera diversa e spesso aiutandoci a capirli meglio.
I Simpson non è una qualunque sitcom, in quanto tratta temi seri come il razzismo, il rapporto tra i sessi, la politica e l’ecologia, argomenti che spesso possono risultare imbarazzanti, ma che in un ambiente più confortevole quale quello della commedia, sono affrontati con naturalezza; la commedia, come viene notato giustamente nell’opera presa in questione, rappresenta un modo utile per affrontare questioni così difficili, perché smorza un po’ la tensione che li circonda.
Inoltre i Simpson, avendo un’influenza su un pubblico straordinariamente vasto e vario, comunica importanti verità su temi profondi ad un elevato numero di persone, spingendole alla riflessione.
Naturalmente non tutti hanno l’umiltà di riconoscere che è possibile imparare qualcosa da ogni tipo di esperienza, anche guardando un cartone animato.
Concludendo, ho letto volentieri questo libro, e lo consiglierei a chi è interessato alla filosofia e a chi è interessato a guardare in modo differente alcuni aspetti riguardanti la “famiglia più gialla d’America”.

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