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Titolo I dodici abati di Challant
Autore Laura Mancinelli
Anno di prima pubblicazione 1981

Notizie sull’autore
Laura Mancinelli è nata a Udine nel 1933. Docente di Letteratura tedesca medievale alla Facoltà di Lettere di Torino, ha svolto importanti attività di saggista e traduttrice di classici come I Nibelunghi e Tristano. A causa della sclerosi multipla, nel 1994 si è vista costretta ad abbandonare la professione di insegnante per dedicarsi completamente alla scrittura. Oltre a I dodici abati di Challant, ha pubblicato altre 24 opere.
Genere letterario
Il testo appartiene al genere letterario del romanzo storico.
Contenuto e trama
Il duca Franchino di Mantova eredita il feudo del marchese Alfonso di Challant, poiché marito della figlia defunta di quest’ultimo, Eleonora. Il testamento di Alfonso include una condizione per il successore: la totale castità. A sorvegliare le azioni del duca giungono al castello dodici abati, ma la successione di varie situazioni misteriose e altrettanto particolari personaggi porterà alla morte di tutti gli abati. L’ultimo, l’abate Ildebrando, convinto che il castello dei Challant sia luogo di perdizione e male, lo incendia, provocandosi la morte ma causandone la distruzione. I fatti sono narrati in ordine cronologico e fabula e intreccio coinciderebbero se non fosse per le rare e velate anticipazioni. La storia è molto interessante: pur essendo ripetitiva in quanto quasi ogni capitolo termina con la morte di un abate, gli eventi che la precedono sono sempre diversi ed intriganti.

Narratore
Il narratore è esterno ed onnisciente, la narrazione è in terza persona. Condivido questa scelta perché la piena conoscenza dei particolari da parte del narratore invoglia ancora di più il lettore ad andare avanti per scoprire la verità. Inoltre i personaggi sono analizzati profondamente anche se la narrazione è in terza persona.
Ambientazione
La vicenda si svolge chiaramente in epoca medievale, come dimostratosi dal classico luogo del castello, nel quale si sviluppa l’intera narrazione. C’è un sostanziale equilibrio tra luoghi chiusi e aperti, in quanto i personaggi si spostano sia all’interno del castello, sia nell’ambiente circostante. Spesso l’ambiente ha un collegamento con un’azione imminente (per esempio il prato dove fiorivano i colchici e la morte dell’abate Umidio). Ogni personaggio è mirato a rappresentare una classe sociale differente, che risulta una componente piuttosto importante nel corso della vicenda (ci sono servi, garzoni, nobili, persone di ceto medio…) anche se non sembra essere motivo di tensione tra i personaggi.
Personaggi
Sebbene all’inizio il protagonista sembra essere il duca di Mantova, durante la narrazione il riflettore si sposta continuamente su diversi personaggi. Ogni capitolo ha un diverso protagonista. Per questo motivo c’è una grande quantità di personaggi rilevanti: i dodici abati, il duca di Mantova, la marchesa di Challant, le varie madonne presenti nel castello, Venafro, Cicco, la Pretessa, il mercante di Venezia, il trovatore, il filosofo, persino il gatto Mirò. I più importanti restano il duca, Venafro e la marchesa. Il duca di Mantova è un ragazzo biondo, esile e dagli occhi azzurri, che avrebbe voluto fare il menestrello (vista l’abilità nel suonare la viola). Un uomo perennemente innamorato anche se incapace d’amare, geloso, triste perché vedovo, che si pente di aver accettato il possesso del feudo. È molto geloso della marchesa Bianca di Challant, una donna bella, libera, dolce. È poco religiosa ma molto giusta, incarna perfettamente il suo nome ed è piuttosto pacata. Venafro è simile alla marchesa Bianca in merito alla pacatezza e alla dolcezza. Esperto di botanica, si presenta come un uomo saggio dai capelli, i baffi e gli occhi neri. Ciò che lo distingue è l’aura di mistero che lo circonda: nessuno sa nulla di lui, eccetto qualche vago collegamento con la leggendaria Isabella d’Aquitania. Particolare è l’assenza di un vero e proprio antagonista: la morte dei dodici abati cambia sempre forma, motivo e colpevole.
Aspetti narratologici; punto di vista e ritmo
Il narratore adotta diversi punti di vista. Il ritmo è piuttosto lento e la narrazione è colma di enigmi e suspense che spingono il lettore a procedere con la lettura del romanzo. Ci sono poche sorprese vere e proprie poiché dopo qualche capitolo il lettore si aspetta la morte di un altro abate.
Aspetti stilistici
Il linguaggio originale del romanzo è semplificato nel testo di Edizioni Angolo Manzoni, perciò nel complesso è piuttosto semplice. Si possono trovare alcune difficoltà nel lessico antiquato, tuttavia esse non rendono meno scorrevole o piacevole la lettura. I periodi sono in prevalenza lunghi e le congiunzioni sono abbondanti. Sono presenti molti dialoghi. Lo stile dell’autrice è vivace e poetico, due componenti che danno vita ad un’espressione molto gradevole .
Tematiche
Le tematiche che si possono ricavare dal romanzo sono quelle dell’etica personale e del rapporto sociale: praticamente ogni evento descritto nel racconto è dettato dall’etica dei personaggi e il testo insegna che molte volte il nostro rapporto con le persone va rivalutato al fine di migliorare la nostra stessa vita e quella altrui.
Osservazioni conclusive
Il romanzo mi è piaciuto perché sono presenti in esso molti insegnamenti di vita derivati dalle voci dei vari personaggi più o meno vivaci del racconto. Tuttavia l’ambientazione non è tra le mie preferite: solitamente e anche in questo caso l’ambientazione medievale tende ad annoiarmi. Devo dire, però, che l’autrice è stata capace di incuriosirmi attraverso i vari enigmi posti alla fine di ogni capitolo. A parte tutto lo consiglierei per un desiderio di lettura non troppo impegnativa e piacevole.

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