I quasi adatti di Peter Hoeg


Noi esploriamo il mondo con i sensi ed essi ci insegnano i concetti di tempo, di spazio e di auto percezione, senza i quali non potremmo costruire la nostra identità. Ma che cos’è che ci permette di definirci “persone” e di distinguerci dagli altri esseri viventi? Forse l’uso del linguaggio. Helen, la bambina sordomuta del brano di Helen Keller, esce da un’esistenza buia, fatta tutt’al più di fugaci sensazioni, solo quando acquista la consapevolezza delle cose attraverso le parole che le definiscono. Parlare significa innanzitutto dare un ordine alla realtà, incasellare il flusso caotico di percezioni, ed è un’esigenza innata, che non ha bisogno di essere imposta ai bambini. La bimba del brano possiede una lingua tutta sua, in parte mutuata dagli adulti e in parte inventata, di cui si serve per ordinare le informazioni che riceve nel corso della giornata. Alla bambina dovrà essere insegnato piuttosto il codice convenzionale, ovvero la lingua adoperata dalla comunità in cui cresciamo, ma non la capacità di ricomporre il caos della realtà riplasmandolo in un cosmo (dal greco “kosmós”, “ordine”) ordinato e rassicurante.
I quasi adatti è un’opera ispirata all’infanzia dell’autore, cresciuto in un istituto speciale per disadattati.
Il romanzo è un’agghiacciante testimonianza sui metodi coercitivi e violenti adottati nelle scuole danesi degli anni Sessanta per ottenere il reinserimento sociale dei bambini autistici e caratteriali. I ricordi dello scrittore, rievocati con straordinaria lucidità, s’intrecciano alle vicende del presente, in cui lo scrittore ormai adulto riflette sul suo rapporto con la moglie e la figlia. Ne risulta una narrazione particolare, in cui mancano le coordinate spaziali e temporali sebbene tutto il racconto sia impostato sul problema della percezione del tempo e dello spazio, che tanto ha condizionato l’infanzia dell’autore: “il tempo è una sfera formata da lingua, colori, odori, suoni e sensazioni, una sfera in cui uno convive col mondo, uno strumento con cui si può ordinare e comprendere il mondo, che è uno dei motivi di sopravvivenza. Ma se il tempo diventa troppo rigido, allora diventa un motivo per annientare se stessi”.
Peter Hoeg nato a Copenhagen, è considerato uno dei più grandi scrittori danesi contemporanei. È stato marinaio, attore, ballerino prima di dedicarsi completamente alla letteratura. Dopo aver scritto racconti e romanzi apprezzati in Danimarca, come I quasi adatti, ha raggiunto la celebrità anche all’estero con il best seller Il senso di Smilla per la nave, un complesso thriller psicologico ambientato tra Danimarca e Groenlandia, da cui è stato tratto un film con Julia Ormond e Gabriel Byrne. In seguito ha pubblicato La donna e la scimmia, storia d’amore e fiaba postmoderna, e Storie di sogni danesi, una magica saga familiare, scritta, come tutte le sue opere, in una prosa lieve e delicata che sconfina nella poesia.
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