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Il pranzo di Babette di Karen Blixen

Questo racconto scritto da Karen Blixen è ambientato in un paesino sul fiordo norvegese alla fine del 19° secolo. Esso sembra quasi diventare il centro del mondo quando vi giungono personaggi da vari luoghi lontani. Il paese si chiama Berlevaag e sembra essere fuori dal suo fluire, come incantato con le casette dai vivaci colori e le usanze sempre uguali. Nel racconto non ci sono vere e proprie descrizioni della casa, essendo l’attenzione del narratore concentrata soprattutto sulla storia piuttosto che sui singoli personaggi e sull’ambiente. Qui vivono Martina e Filippa, figlie del fondatore di una setta religiosa luterana e così chiamate in onore di Martin Lutero e del suo amico Filippo Melantone. Le due sorelle, che in gioventù hanno rifiutato, con grande pena, l’amore l’una del giovane ufficiale Loewenhielm e l’altra del famose cantante francese Achille Papin, ormai anziane vivono seguendo ancora i dettami del padre: rifiuto dei piaceri terreni, semplicità, rigore, spiritualità e cura dei poveri. Il padre, decano e reverendo, fondò una propria comunità di seguaci e allevò con purezza le sue due figlie, ricche di qualità e di doti. Al loro servizio, sotto consiglio di Papin, c’è Babette, cuoca del Cafè Anglais e fuggita da Parigi per salvarsi dai massacri seguiti alla fine della Comune del 1871 che le hanno portato via il marito, il figlio e gli amici. Silenziosa e dall’animo profondo, conquista la stima e l’affetto di tutti. Il suo arrivo sarà la forza scatenante che andrà a muovere la stagnante energia del villaggio. Da questo momento assume una grande importanza la cucina, infatti è proprio con il suo arrivo che si installa. La cucina diventa il suo regno e il centro della casa, perché da lì si irradia l’influsso benefico di Babette sulle finanze della famiglia. Quando incominciano ad arrivare casse di vini e strani ingredienti, la cucina appare l’antro di una maga. Dopo dodici anni di vita con le due sorelle, Babette scopre di aver vinto diecimila franchi grazie al biglietto della lotteria che un amico di Parigi le rinnova ogni anno. Credendo che, ora, Babette tornerà in Francia, Martina e Filippa non si sentono di negarle l’unica richiesta avanzata in tanti anni: cucinare e offrire, con il proprio denaro vinto, un pranzo celebrativo in occasione del centesimo anniversario della nascita del decano, loro padre, ormai diventato una guida spirituale per tutto il paese. In un mondo di moralismi e di regole controllate, dove i desideri e gli istinti venivano controllati e complessi nel minimo necessario, Babette introduce la passione, le emozioni e il gusto per il bello attraverso questo pranzo che cambierà il destino del villaggio e dei suoi abitanti. Il pranzo sarà a base di: brodo di tartaruga, blinis demidoff al caviale, cailles en sarcophage, insalata di indivia, formaggi misti, frutta mista, babà al rhum con frutta candita, caffè e vini prestigiosi. I personaggi sembrano liberarsi da una sorta di qualche catena che li lega da 35 anni: cominciano a rivelarsi cose mai dette prima e una nuova linfa vitale sembra pervadere nuovamente i rapporti tra le persone. Alla fine, solo il vecchio generale antico innamorato di una delle due sorelle, riesce, incredulo, a capire il reale valore economico del pranzo. Babette introduce la gioia di una vincita, lascia che emozioni e meraviglia irrompano nelle restrizioni e nella quotidianità anestetizzata dalle grandi emozioni. Il pranzo che Babette organizzerà sarà al di fuori di ogni abitudine sensoriale ed emozionale per gli abitanti del villaggio. Babette, per l’occasione, ha infatti ordinato il cibo più raffinato, le salse, le spezie, le tovaglie di lino e i piatti di ceramica direttamente da Parigi. Un’invasione di colori, di bellezza, di armonia, di piacere e di gusti raffinati squarciano il velo dell’umile e modesto stile di vita del paese che aveva impedito alle due donne di cogliere il gusto della vita, di coltivare la loro arte o i loro amori. La storia si dipana il eleganti simmetrie, due fanciulle pure e bellissime in un villaggio sperduto e senza tempo, due giovani brillanti del gran mondo la cui vita cambierà per sempre, un’enigmatica domestica francese. Gli arabeschi dei destini dei personaggi si intrecciano per un istante e poi sembrano allontanarsi definitivamente. L’atmosfera si fa autunnale, i personaggi invecchiano, l’armonia si guasta, le antiche passioni sembrano vane. La vita della piccola comunità continua con le cadenze dell’abitudine. Il destino gioca la sua carta a sorpresa. Le traiettorie disperse di Martina, Filippa, Achille Papin, il generale Loewenhielm, il piccolo villaggio e il gran mondo al di fuori, si riuniscono nella figura di Babette, e nel suo meraviglioso pranzo, che può essere suddiviso in tre momenti: attesa del pranzo, pranzo stesso e miracolo del pranzo. Il primo momento si caratterizza da un’accoglienza non positiva del pranzo da parte di Martina e Filippa. Dopo una vita trascorsa ll’insegna della frugalità e del rifiuto di ogni gioia mondana, un vero pranzo francese si carica del valore di potenziale pericolo e di occasione di peccato. La grossa tartaruga che viene recapitata a casa loro diventa l’emblema della mostruosità e dell’orrore che può scaturire da questo convivio. Infatti le sorelle “si vedono sopraffatte da quel pranzo francese, avvenimento di natura e portata incalcolabili”. Martina esprime la sua preoccupazione ai membri della confraternita fondata dal padre e si promettono che “quel giorno avrebbero taciuto a proposito di cibi e bevande”. Ad accentuare la tensione dell’atmosfera ci sono anche i dissapori degli appartenenti alla confraternita, che sembrano incatenati ai vecchi rancori e screzi. Il momento del pranzo inizia con Babette in cucina che impartisce lezioni a un giovanotto che serve i commensali. Ad ognuno viene riempito un bicchierino. Tutti i membri della Confraternita ricordano il voto di non pronunciare parola sul cibo, e si distingue un ospite straniero: il generale Loewenhielm che, trentuno anni prima, in quella stessa casa, aveva intravista una vita più alta e più pura insieme a Martina e, di fronte all’impossibilità di realizzare quell’ ideale se ne era andato dichiarando: “qui ho davvero capito che il destino è duro e che in questo mondo esistono cose impossibili”. Questa sera l’uomo di successo, l’uomo di mondo, che ha ottenuto tutto eppure è tormentato, vuole la conferma di aver fatto, allora, la scelta giusta. E’ l’unico a commentare quanto gli viene servito, a cominciare da quel bicchierino, che riconosce come miglior Amontillado che abbia mai assaggiato; lo stesso vale per la minestra: brodo di tartaruga. Si noti il suo pacato stupore: assaggiando il vino “sussultò”; poi lo posa “sbalordito”. E, a rendersi conto che il brodo è di tartaruga, “fu preso da uno strano panico e vuotò il bicchiere”. Intanto gli altri, che hanno voto di non parlare riguardo al cibo, iniziano a conversare; la tensione si scioglie, i vecchi rancori si allontanano. Anche il generale conversa, ma alla vista della nuova portata ammutolisce dicendo a se stesso:”inaudito! Questo è blinis Demidoff”, mentre gli altri commensali consumano quel piatto con l’indifferente calma di chi lo mangia tutti i giorni. Ed ecco un altro vino, questa volta spumeggiante, che a tutti sembra una sorta di limonata, tranne che al generale, che riconosce un Veuve Cliquot del 1870. E quando l’annuncia al suo vicino, la risposta è un commento sul tempo. Intanto, nonostante il voto, “i convitati si sentivano alleggerire di peso e di cuore più mangiavano e più bevevano”. Ed ecco il culmine del pranzo, cailles en sarcophage (quaglie in sarcofago) che riportano il generale al Cafè Anglais di Parigi, dove assaggiò quello stesso piatto cucinato “dal più grande genio culinario dell’epoca”, una donna. Lui non sa che quella donna è di là, in cucina, come non lo sanno ancora Martina e Filippa. Prima di congedarsi il generale, come se avesse raggiunto l’illuminazione che stava cercando, saluta Martina e le dice il contrario di quello che le affermò 31 anni prima:”stasera, cara sorella, ho imparato che in questo mondo qualsiasi cosa è possibile”. L’ultimo momento è il miracolo del pranzo, ovvero il miracolo della riconciliazione: il generale si riconcilia con se stesso, comprendendo che l’incontro con Martina lo ha segnato in maniera indelebile e che, spiritualmente, ha trascorso con lei tutti i giorni della sua vita. Anche gli altri si riconciliano tra loro: i taciturni diventano loquaci, i sordi incominciano ad ascoltare, i dissapori del passato rimangono confinati nel loro tempo, ora esiste soltanto un presente pieno di grazia. Lo stesso vale per Babette, che ha speso tutti i diecimila franchi perché quello è il prezzo di un pranzo per dodici al Cafè Anglais. Rimarrà in Norvegia, senza soldi, eppure ricca, perché ha potuto realizzare ciò che è più importante per un artista: esprimersi al meglio, come le disse un giorno Achille Papin, il famoso cantante innamorato di Filippa. C’è anche lui, quella sera, evocato dalle parole di Babette e mai fuggito dai pensieri di Filippa. E tutto sembra trovare un senso, ogni cosa terrena ha il sapore dell’eternità, perché spirito e carne non sembrano più così distanti.

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