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Pinocchio


Appare a puntate su “Il giornale per i bambini”, diretto da Ferdinando Martini a partire dal luglio 1881, con il titolo “Storia di un burattino”. La pubblicazione dei primi due capitoli ha un grande successo così in seguito ne escono 15, fino all'ottobre di quello stesso anno. Nel frattempo Collodi collabora anche ad altri giornali, “Il giornale per i bambini e “Cordelia: il giornale per le giovinette italiane”. Nel primo quotidiano pubblica storie dedicate all'infanzia per i figli della nuova borghesia dell’Italia post risorgimentale. Sono storie che devono definire le tappe dell’educazione e hanno come obiettivo morale l’insegnare come fare per potersi definire un buon cittadino della patria appena formata. In particolare devono vigere i valori della laboriosità, del conformismo e dell’obbedienza all'ordine costituito. Torna su Pinocchio nel 1882, dandogli il titolo attuale “Le avventure di Pinocchio” e continuando con la pubblicazione delle puntate fino a giugno (capitoli 16-19). C’è poi un’altra interruzione e la pubblicazione riprende nel novembre, quando escono i capitoli restanti (30-34), fino al gennaio del 1883. Il libro viene poi pubblicato in volume dall'editore Felice Poggi di Firenze.
Collodi dà inoltre un grande contributo come pubblicista.

Collodi si trova in una società di nuova formazione che ne aveva abbastanza di conflitti e rivoluzioni e voleva tornare all'ordine. Egli quindi si colloca dentro questa nuova ideologia e nuovo conformismo.

Romanzo Storico e Romanzo di Formazione
Romanzo Storico  opera narrativa ambientata in un’epoca passata, che si propone di ricostruire e di far rivivere al lettore. Prende avvio da una situazione iniziale di equilibrio, nella quale interviene un ostacolo che impedisce la realizzazione del desiderio. Si passa attraverso peripezie che ritardano lo scioglimento finale e ci sono degli oppositori. Definisce la costruzione della coscienza nazionale, della collettività. Racconta un vissuto individuale che però si riflette l’intero destino collettivo.
Romanzo di Formazione  genere letterario riguardante l’evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta, insieme con la sua origine storica. In passato lo scopo del romanzo di formazione era promuovere l’integrazione sociale del protagonista; adesso invece è quello di raccontare le emozioni, i sentimenti e i progetti.
In entrambi si ha a che fare con la rappresentazione della memoria storica, collettiva, individuale.
Individualismo è la parola chiave che accomuna i due generi.

Pinocchio oltre a essere di fantasia, è un libro un po’ crudele, che ha un’educazione crudele. E’ il libro della fame, dell’avventura e del pellegrinaggio. Infatti Pinocchio discende direttamente dalla tradizione picaresca, da La vida de Lazarillo de Tormes, testo in castigliano che ne segna l’inizio. Nel Pitocco di Francisco de Quevedo troviamo dei Picari che ostentano una nobile origine che in realtà non hanno; in Pinocchio Geppetto disegna una pentola e un fuoco sulla parete, per dare l’illusione di cibo e calore, dove in realtà non ce n’è.

Tutta la miseria, gli stenti, la fame, il freddo e il dolore provati da Pinocchio durante il suo percorso sono le conseguenze della disobbedienza e quindi sono meritate. da notare le parole del grillo e della fatina: I ragazzacci cattivi fanno sempre una brutta fine, finiscono sempre in ospedale, in prigione, o peggio moriranno di stenti.
Pinocchio è un libro crudele nei confronti dei poveri, degli sconfitti, per i quali non ha pietà né carità.
La figura della fame è opposta a quella del mangiare e divorare. Per esempio troviamo la figura della fame nel passaggio in cui Pinocchio è scappato di casa, ha fatto finire Geppetto in prigione e non riesce a trovare da mangiare. Mentre la figura del divorare si evince nei seguenti passaggi:
1. Pinocchio rischia di essere usato come legna da Mangiafuoco;
2. Rischia di essere messo in padella a friggere dal pescatore;
3. Viene mangiato dai pesci che lo liberano dalla pelle d’asino;
4. Viene ingoiato dal pescecane.

Si pensa che il titolo del romanzo derivi da Pina (pigna) oppure da Pidocchio (poveraccio, senza un soldo). Pinocchio come libro dell’ingiustizia, dove vengono puniti solo gli innocenti; per esempio nel terzo capitolo, quando Geppetto viene punito dopo che Pinocchio è scappato; e anche nel diciannovesimo, quando Pinocchio si fa derubare dal gatto e la volpe. Pinocchio però è anche il libro della mendicità, delle strade tra i campi, delle truffe di strada e di piazza. Ne sono un esempio il Gatto e la Volpe, personaggi con capacità di recita, che raccontano una loro storia per intrappolare le loro vittime (la volpe zoppica ma non è zoppa, il gatto non è cieco e il Campo dei Miracoli non esiste). Nel libro è presente l’ostilità per i mendicanti, infatti Pinocchio quando li rincontra malridotti, dice loro: Se siete poveri, ve lo meritate.

FINE EDUCATIVO DEL ROMANZO
Il fine educativo del romanzo è svolto nei capitoli dal 24 al 33. Nel 24 Pinocchio arriva all'Isola delle api industriose, dove ritrova la fatina cresciuta. L’isola è immaginaria, lì il lavoro è tutto, e si contrappone perciò ad Acchiappacitrulli dove Pinocchio è ingannato dal Gatto e la Volpe e al paese dei Balocchi, dove non si lavora e c’è solo divertimento. Il suo itinerario educativo si estende proprio su queste due polarità: 1. Mancanza di responsabilità ed etica (Paese dei Balocchi)
2. Etica e responsabilità del lavoro (Isola delle api industriose)
Le pene previste per chi trasgredisce sono severe (trasformazione in asino).

LA MORTE NEL ROMANZO
Pinocchio subisce varie morti simboliche e rinascite: viene impiccato, ingoiato dal pescecane, trasformato in un asino, usato come bestia da circo, si infortuna durante uno spettacolo teatrale, viene comprato da un uomo che ne vuole fare pelle di tamburo, da un altro che lo vuole annegare; viene divorato dai pesci e poi rinasce.
Anche il grillo parlante e la fatina muoiono e rinascono. Gli unici personaggi che non hanno rinascita sono Lucignolo, che morirà di stenti e fatiche, e le faine, quando Pinocchio le denuncia al contadino mentre cercano di rubare le galline.

IL FINALE DEL ROMANZO
Il Pinocchio che conosciamo è quel bimbo spudorato, avventuroso, vitale, sventato; è questo il suo successo, e non il rappelle à l’ordre con cui si chiude. Questo fa pensare che la crudeltà surreale della storia poteva indicare l’esatto contrario di quanto pareva. I puntini di sospensione alla fine del libro sembrano voler dire che la storia dovesse ancora cominciare.

La prima edizione del libro si chiudeva con l’impiccagione del burattino, non era adatto ai bambini. Poi la storia fu ripresa e riadattata, proseguendo nel fantastico. Uccidere Pinocchio sembra un tentativo di Collodi di eliminare un personaggio che non si adatta al modello borghese, almeno all’inizio del libro.
I puntini di sospensione alla fine indicano un nuovo inizio, forse di una vita disciplinata e borghese, oppure indicano che quel burattino rimarrà sempre vivo nel suo ricordo, come una forza attiva, nonostante ora sia diverso. In Pinocchio esiste il mondo della fame, della miseria e della crudeltà che viene attraversato come in un sogno. Rimane una parentesi che una volta chiusa, ci riporta alla vita che avevamo, nel sicuro mondo borghese. Ma esiste anche l’altro mondo, quello del rischio, del pericolo, della vita vera, attraverso cui costruire la propria personalità e diventare uomini.

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