Mongo95 di Mongo95
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Per il tema dell’azione viene inquadrato da Manetti nello stesso paradigma di riferimento utilizzato trattando di corpo, anima, e interità del corpo: è innegabile la miseria umana ma gli aspetti positivi superano quelli negativi. L’operare genera problematiche, ma ciò che ci fa ottenere è ben superiore.
In questo modo alla dimensione di sommità, di piena realizzazione delle nostre potenzialità, che in Pico implicava un abbandono della terrenità, mentre in Manetti essa è conservata, grazie proprio alla dimensione dell’agire che ci tiene in se stessa ancorati alla dimensione umana. Ma per poter celebrare pienamente l’uomo, Manetti non può tralasciare la dimensione della fede, della spiritualità. Quindi si accostano azione e conoscenza, giungendo ad un ulteriore elemento, cioè la contemplazione.
Manetti intende rivolgersi in particolare agli uomini che hanno maggiore capacità decisionale, le cui azioni hanno maggiore peso, esortandoli ad agire nella direzione del bene. Costoro sono stati posti in tale situazione di eccellenza, ma devono avere cura della virtù. Cioè la virtù cristiana, che praticata di continuo in modo effettivo, non astrattamente, ci avvicina al divino. Quindi “intedere e agire”, le due dimensioni dell’eccellenza umana, pensiero e azioni, intelligendi et agendi. Doppia dimensione che rispecchia compiti comuni a quelli dell’Onnipotente, fatte le dovute distinzioni.

Però, se si sarà beati, lo si sarà solo se si aggiunge la contemplazione, la dimensione estatica.

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