La madeleine di Marcel Proust


Quello che noi siamo oggi è frutto di una lenta costruzione ed è il risultato non solo della nostra storia individuale, ma anche di quella della nostra famiglia, della nostra città e della nostra civiltà. La nostra identità si fonda sulla memoria di ciò che siamo stati, e per conoscere noi stessi dobbiamo esplorare le nostre radici. Ricordare equivale a gettare un ponte tra passato e presente ma spesso, purtroppo, non è sufficiente pensare ai momenti già vissuti per rievocarne l’intensità perché, con il trascorrere del tempo, il loro ricordo sbiadisce. Vi sono però situazioni straordinariamente evocatrici, un profumo, un sapore, una musica che, quando meno ce l’aspettiamo, possono riportare improvvisamente alla luce tutto un mondo sepolto nella mente. È una sorta di memoria involontaria che scatta generalmente in conseguenza di stimoli sensoriali e in un attimo ci rimanda ad atmosfere conosciute restituendocene la profondità. In queste occasioni la divisione tra passato e presente non è più così netta: essi si confondono e li avvertiamo fusi in un unico tempo interiore, diverso per ognuno di noi e, soprattutto, diverso dal tempo convenzionale scandito dagli orologi.
Alla ricerca del tempo perduto è un ciclo di sette romanzi: dalla parte di Swann, All’ombra delle fanciulle in fiore (che vinse il premio Goncourt nel 1919), I Guermantes, Sodoma e Gomorra, e infine, usciti postumi, La prigioniera, Albertine scomparsa, il tempo ritrovato. In questi romanzi non esiste una vera e propria trama e non è possibile farne un riassunto. Compare un io narrante l’autore stesso che tenta di sottrarre all’oblio l’enorme deposito di ricordi della sua vita. Egli rievoca la sua infanzia, i luoghi di villeggiatura, gli anni giovanili, la vita mondana, i viaggi e gli amori, infine la maturità e la malattia. Ne risulta un quadro interessante della buona società francese durante la Belle époque, l’epoca compresa ta la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale. Il ritmo della narrazione è lento e dilatato, e al centro dell’attenzione vi è sempre il tempo, con il suo incessante fluire, che il narratore cerca di catturare affinché non venga “perduto”.
Marcel Proust proviene da una famiglia della buona borghesia parigina, fin dalla prima gioventù ebbe modo di frequentare i numerosi salotti e i gruppi intellettuali della capitale, dimostrando un precoce talento per la letteratura. Dopo il servizio militare si iscrisse ai corsi universitari di diritti e scienze politiche e iniziò a collaborare con testate giornalistiche, pubblicando i suoi primi racconti (I piaceri e i giorni, 1896) e lavorando a un romanzo autobiografico pubblicato postumo con il titolo Jean Santeuil. Allo scoppio del caso Dreyfus (un capitano ebreo condannato ingiustamente per spionaggio), che metteva in luce l’antisemitismo degli ambienti militari, si schierò al fianco degli intellettuali democratici che chiedevano la riapertura del processo.
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